Giulia Molino si è rimessa in gioco: "Ad Amici, Maria De Filippi mi è stata vicina. Canto le mie insicurezze ma sogno Sanremo" - Intervista

Finalmente libera da ogni condizionamento, Giulia Molino torna con un pezzo lontano dal suo ambiente ma che l'ha fatta sentire bene. "Magico Latino" apre le porte a un nuovo progetto

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Se c’è una cosa che impari subito ascoltando Giulia Molino, è che con lei non esistono scorciatoie. La sua evoluzione musicale è un cantiere aperto, non un disegno a tavolino, dove la fragilità non viene mai messa da parte, anzi, diventa il motore di tutto. Con Magico Latino, l’ex finalista di Amici di Maria De Filippi ha compiuto qualcosa di spiazzante: ha preso la sua solita malinconia urban e l’ha portata a ballare, scoprendo quasi per caso – e con una buona dose di coraggio – che anche nelle sonorità solari può trovare la propria verità.

Ma per lei, che ha debuttato anche come attrice nel musical Mare Fuori, non è solo una questione di ritmo o di nuove produzioni; è che Giulia sta imparando a riappropriarsi di tutto il suo spazio, fisico ed emotivo. Ha dovuto studiare, rimettersi in gioco con la danza, capire che un palco non è solo un microfono da stringere forte, ma un posto dove poter finalmente essere libera. E vederla oggi, mentre pianifica già i pezzi dell’autunno con una maturità che solo chi ha scavato a fondo riesce ad avere, fa un certo effetto.

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La cosa più bella, però, è proprio lei. Perché parlare con Giulia Molino è un’esperienza che ti resta addosso, perché ha questa dote rara di non prendersi troppo sul serio nonostante il peso delle cose che porta dentro. Ha una voce che ride, una melodia spontanea che buca il racconto, alleggerendolo anche i passaggi più bui, come quelli legati al passato o alle insicurezze di un tempo. È oggi un’artista che non combatte contro i propri fantasmi ma li affronta con leggerezza, come chi non teme le proprie debolezze e come chi, finalmente, ha imparato a godersi il palco per quello che è: un posto dove essere, prima di tutto, se stessa.

Partiamo dal presente: sei tornata con un nuovo singolo, Magico Latino. Vorrei che mi raccontassi la genesi di questo brano.

Magico Latino è nato paradossalmente in pieno inverno, tra gennaio e febbraio. Non è nato con l’obiettivo di realizzare una hit estiva; è frutto di un momento di sperimentazione e divertimento puro tra me, Davide Napoleone in studio. Quando abbiamo finito di registrarlo, lo abbiamo riascoltato e ci siamo resi conto che era un pezzo estivo. È rimasto nel cassetto fino a ora, sapendo che sarebbe stato perfetto per la bella stagione.

Dici che è nato dalla sperimentazione, ma lo vedi come un’eccezione o come il punto di partenza per qualcosa di nuovo?

Ho già delineato il progetto futuro: ho chiuso un master di due brani che anticiperanno un progetto previsto per settembre. A livello di sound, si distaccano da Magico Latino e si rifanno più al filone di Va tutto bene, ovvero brani dove esploro emozioni di malinconia e tristezza, che sono quelle dove mi sento più me stessa. È lì che ho trovato la mia casa e dove il pubblico mi ha accolta. Magico Latino non è la mia "comfort zone", ma non escludo in futuro di tornare su sonorità simili; credo che la musica sia soprattutto divertimento e che sia importante gioire durante il processo creativo.

Parlando di incontri inaspettati, ti è mai capitata un’avventura estiva che poi è diventata una canzone?

Non direttamente, però quando scrivo cerco sempre di attingere dal calderone dei miei ricordi. Le avventure estive hanno un sapore diverso, un’emozione che esula dal quotidiano. Ho una persona di riferimento in testa, ma non ho dedicato il brano specificamente a lei; mi ha solo aiutato a trovare l’ispirazione.

Hai parlato di sfumature malinconiche: ti senti meglio quando sei triste o riesci a percepire leggerezza in quello che fai?

Purtroppo, questa è la "croce e delizia" degli artisti. Ne ho parlato con colleghi e, sebbene ci si senta degli alieni, spesso si crea una sorta di codipendenza verso le emozioni più cupe, come se fossero il motore necessario per creare arte. Citando Nicola Piovani, gli artisti trovano se stessi nei "momenti morti". Non vado in studio imponendomi di scrivere una hit; nei tempi morti ricerco quella verità che poi diventa arte.

Magico Latino ha un ritmo solare. Avresti mai pensato, in passato, di riuscire a cantare e ballare contemporaneamente?

Non rientrava nei miei obiettivi, non mi vedevo su un palco a ballare. Ma quando ho deciso di far uscire questo pezzo, ho dovuto prendere lezioni di danza. Questo è il bello del percorso: mettersi alla prova. Se questo brano è nato in studio, significa che quella parte esiste dentro di me, dovevo solo esplorarla.

Recentemente anche Noemi ha parlato di come le lezioni di ballo l’abbiano aiutata a sentirsi più sicura sul palco. Credi che avere consapevolezza del proprio corpo sia un valore aggiunto?

Assolutamente sì. È il motivo per cui ho voluto che il videoclip fosse ambientato al Club Venus, un locale che frequento assiduamente da due anni. È lì che ho scoperto la libertà di movimento e la sensualità del mio corpo. Noi cantanti "old school" siamo nati con il concetto di palco come luogo dove veicolare un’emozione solo con la voce, ma oggi il pubblico si aspetta uno show completo. Sentirsi a proprio agio con il proprio corpo è fondamentale: se non credi in te stesso, non lo farà nemmeno il pubblico.

A proposito di M’annammor ‘e me, a che punto sei nel tuo percorso di amor proprio?

Canto le mie insicurezze e tratto temi delicati come i disturbi alimentari perché dare forza agli altri è un modo per darne a me stessa. È un percorso complesso, ma la musica mi aiuta ad alleggerire questo macigno che mi porto dietro.

Ad Amici hai cantato Nietzsche, parlando dell’anoressia con una sincerità luminosa. Come ripensi a quella performance oggi che sei un’artista completa?

Nietzsche è un brano che porto ancora nei live. Purtroppo, il disturbo alimentare è qualcosa che ti resta addosso e che impari a gestire, come ho scritto nel mio libro Imparerai a conviverci, È una questione di convivenza. Ricevere messaggi da ragazzi e genitori che mi ringraziano è una vittoria quotidiana. È importante usare la musica come veicolo sociale, anche se fa male.

Senti di avere il dovere di sensibilizzare il pubblico su questi temi?

È una consapevolezza che ho maturato col tempo. Non lo vivo come un obbligo, ma come una responsabilità morale. Se ho un megafono, ho il dovere di farmi carico di certi messaggi. Lo faccio per dormire serena la notte.

Ricollegandomi a questo, il tuo ruolo in Mare Fuori è quello di un personaggio spigoloso e sofferente. Calarti in quei panni è stato curativo o difficile?

È stato curativo. Clara è una ragazza che ha raggiunto il suo sogno nonostante le difficoltà, e proiettare quella speranza nella mia vita è stato quasi catartico. È stato come indossare un vestito cucito su misura.

A livello attoriale vorresti fare altro o la musica rimane il tuo centro?

La musica rimane il centro, ma vorrei convertire questo modo di essere in altri ambiti dell’intrattenimento in futuro. Per ora, il sogno nel cassetto resta Sanremo.

La tua musica ha un’identità precisa o ti piace spaziare?

Mi piace spaziare tra urban e sonorità diverse. Sono cresciuta ascoltando Pino Daniele, che ha sempre sperimentato, e vorrei seguire la sua scia.

A chi dice che il rap e l’urban siano generi per soli uomini, cosa risponderesti?

Non rispondo nemmeno, perché è un concetto che si sta fortunatamente sdoganando. Basti pensare ad artisti come Anna, che è tra i più forti in Italia.

Tornando a Magico Latino e al dialetto napoletano: scrivi direttamente in dialetto o traduci?

Scrivo direttamente in dialetto. A volte mi hanno suggerito di tradurre per "restringere meno il campo", ma sono contraria: snaturerebbe il brano.

Perché, secondo te, anche chi non è napoletano prova emozioni così forti ascoltando questa lingua?

Perché la lingua napoletana ha una musicalità che trascende il messaggio verbale. È dolce, melodica e, unita alla produzione giusta, riesce a sfondare qualsiasi barriera linguistica.

Hai pubblicato Va tutto bene nel 2020, durante il lockdown. Com’è stato gestire il successo in un momento così difficile?

Onestamente non so se l’abbia gestito. L’ho vissuto in maniera poco lucida, cadendo in una forte depressione. Grazie alla terapia ho capito che non era una sfortuna solo mia, ma globale. Ripensarci fa ancora male, ma non si può restare a disperarsi; bisogna rimboccarsi le maniche e andare avanti.

È vero che Maria De Filippi è stata una vera consigliera durante Amici?

Sì, lei è stata molto vicina. Ad Amici piangevo ogni giorno per nervosismo o stanchezza e molti mi prendevano in giro chiamandomi "la solita napoletana". Maria però capiva che quello era il mio modo di vivere le emozioni; ho persino un tatuaggio che ricorda quel modo di sentire. Mi ha aiutato ad affrontare il percorso con maggiore serenità.

Cosa consiglieresti a chi, vivendo fragilità simili, si vergogna di chiedere aiuto

Chiedere aiuto è fondamentale. Sono tuttora in terapia e consiglio di affidarsi a professionisti, non solo ad amici o parenti. La terapia può essere la vera salvezza.

Un’ultima domanda: cosa direbbe la Giulia di oggi, libera e fresca, alla Giulia che ha vinto il Premio Lunezia nel 2020?

Le direi: "Guarda, stai ballando!". È l’apice della libertà. A quella Giulia direi: "Prendi lezioni di ballo prima, non aspettare l’occasione, e impara ad amare il tuo corpo subito".


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