Giovannino Guareschi, su Rai 1 la storia dell’uomo dietro don Camillo e Peppone: geniale, determinato... spudoratamente libero

Il film TV di Rai 1 ripercorre la vita dello scrittore emiliano tra satira, battaglie politiche e amore per la sua terra.

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

La vita di Giovannino Guareschi, scrittore, umorista e giornalista tra i più popolari e controversi del Novecento italiano, arriva in televisione con il film TV "Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano", diretto da Andrea Porporati e in onda in prima visione su Rai 1 domenica 20 settembre 2026. A interpretare lo scrittore è Giuseppe Zeno, affiancato da Benedetta Cimatti, Andrea Roncato, Maurizio Donadoni, Salvatore Striano e Marco Fiori nei panni di Gino Cervi.

La storia prende avvio nel 1945, quando Guareschi torna in Italia dopo quasi due anni di prigionia nei lager tedeschi. Ritrovata la famiglia e la sua terra, la Bassa emiliana, riprende a scrivere e nel dopoguerra diventa una delle voci più pungenti della satira italiana. Nel 1945 fonda il settimanale Candido e nel 1948 pubblica il primo libro dedicato a don Camillo e Peppone, il parroco e il sindaco comunista protagonisti di un mondo fatto di contrasti politici, ironia e vita quotidiana.

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Dietro i suoi personaggi c’è però una vicenda personale segnata dalla guerra e dalle battaglie politiche. Nato nel 1908 nel Parmense, Guareschi viene internato dopo l’8 settembre 1943 per non aver aderito alla Repubblica Sociale Italiana. Durante la prigionia continua a scrivere e matura la frase "Non muoio neanche se mi ammazzano", diventata simbolo della sua determinazione.

La sua satira lo porta anche a scontrarsi con la politica. Nel 1954 pubblica su Candido due lettere attribuite ad Alcide De Gasperi, dando origine a una causa per diffamazione. Condannato, Guareschi trascorre 409 giorni nel carcere di San Francesco del Prato, a Parma.

Il film racconta così non soltanto l’autore di don Camillo e Peppone, ma un uomo profondamente legato alla famiglia, alla propria terra e alla libertà di esprimere le proprie idee. Guareschi muore nel 1968, a sessant’anni, ma i suoi personaggi continuano ancora oggi a rappresentare, attraverso ironia e contrasti, un pezzo della storia e dell’identità italiana.


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