Giovanna Rei: "Ida di Mare Fuori? Non vedevo l’ora di crescere per raccontare il dolore. Persi anche la voce, fare teatro mi ha salvato"

Dal ruolo di Ida nella serie Mare Fuori agli esordi tra fiction, cinema e sit-com: Giovanna Rei racconta la sua carriera

Andrea Aurora

Andrea Aurora

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Tra i nuovi volti della stagione più recente di Mare Fuori c’è l’attrice Giovanna Rei, che nella serie interpreta Ida, una madre segnata da una perdita devastante: la morte del figlio Matteo. Un personaggio intenso e doloroso, che porta sullo schermo il peso del lutto e il rapporto ambiguo con Tommaso, il ragazzo responsabile dell’omicidio del figlio.
Durante la lunga intervista che abbiamo avuto il piacere di farle, l’attrice ripercorre il lavoro sul personaggio, ma anche alcune tappe importanti della sua carriera: dagli esordi in Un posto al sole alla fiction Elisa di Rivombrosa, passando per la sit-com Camera Café e il cinema con L’ultimo Capodanno di Marco Risi.

Mare Fuori: "Ruoli come Ida arrivano quando sei più grande"

In Mare Fuori – Giovanna Rei – veste i panni di una madre che ha perso suo figlio e pensa di non aver fatto abbastanza per salvarlo. Cosa ti ha fatto dire sì al ruolo di Ida?

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«Ruoli come Ida arrivano quasi inevitabilmente quando un’attrice non è più giovanissima. Quando ero molto giovane mi proponevano soprattutto ruoli leggeri e ogni tanto mi innervosivo, perché pensavo: io sono anche altro. Per certi aspetti non vedevo l’ora di crescere per poter raccontare anche il dolore.

Il dolore, in realtà, ha sempre accompagnato la mia vita fin dall’infanzia. Io però ho sempre cercato di ribaltarlo, affrontando la vita con una filosofia molto ironica, molto sdrammatizzante. Ho trasformato quel dolore in forza, anche se dentro c’era.

Probabilmente ho sempre interpretato più facilmente ruoli brillanti perché ho una personalità molto vivace. Ma avere i tempi comici non è affatto scontato: è qualcosa su cui bisogna lavorare molto.

Per poter fare Ida invece devi essere una donna più grande, una donna della mia età, una cinquantenne che ha vissuto la vita. E poi chi non ha un dolore dentro? Che sia la perdita di una madre, di un padre, di una sorella o di un figlio.»

"Ida mi ha lasciato molta tristezza e tante domande"

Nei primi episodi vediamo Ida davanti alla tomba del figlio Matteo parlare con Tommaso. Come ti sei preparata per rendere il personaggio così autentico? E cosa ti lasciato questo ruolo?

«Questo personaggio mi ha lasciato tanta riflessione e anche molta tristezza. Mi sono chiesta più volte come possa una madre sopportare una cosa del genere.

Nelle prossime puntate succederà qualcosa che non posso spoilerare, ma mi sono domandata: come si fa ad avere davanti la persona che ha ucciso tuo figlio e non impazzire? Anche quando non lo sai razionalmente, forse l’inconscio qualcosa percepisce.

Io, per esempio, sto vivendo molto intensamente una vicenda di cronaca recente e mi chiedo come faccia una madre a non perdere completamente la ragione. Ci vuole una grande forza.»

Il lavoro sul set di Mare Fuori

Com’è stato lavorare con Manuele Velo?

«Manuele è un ragazzo sorprendente e di una bellezza unica, ma non si crogiola affatto in questa cosa. Mi ha impressionato perché è molto preparato ed è molto dentro la parte.

Lavorare con attori così è anche più facile, perché ci entri dentro con più facilità. Quando hai un partner efficiente, il tuo lavoro viene meglio e ti esprimi meglio.

E poi devo dire che sul set c’è davvero una bella atmosfera, molto rilassata, cosa che non è affatto scontata nelle fiction. Spesso i registi sono agitati, invece lì è stata davvero una bella esperienza

E con Carmine Recano, vi siete rivisti dopo aver lavorato insieme in Noi del Rione Sanità?

«Con Carmine siamo più o meno della stessa generazione e ci conosciamo da anni. In Mare Fuori non abbiamo scene insieme, ma ci siamo comunque salutati sul set.»

Il messaggio della serie ai giovani

Mare Fuori parla soprattutto ai giovani. Quale messaggio speri che arrivi al pubblico attraverso il tuo personaggio?

«Attraverso Ida forse arriva proprio l’idea di un amore materno che nasce anche davanti a un ragazzo che ha l’età del figlio .

In Mare Fuori si racconta la violenza, è vero, ma si racconta anche che chi sbaglia paga. In questo senso può essere anche educativo. È normale avere fragilità a quell’età, ma serve anche una struttura emotiva che si costruisce anche attraverso l’educazione

Il futuro tra Ida e Tommaso in Mare Fuori

Puoi anticiparci qualcosa su ciò che accadrà tra Ida e Tommaso?

«Questo non posso dirlo. Non posso fare spoiler.»

Gli inizi della carriera

Da giovanissima sei entrata nel cast di Un posto al sole. Che ricordo hai di quell’esperienza?

«Quando ho iniziato a lavorare nella soap era appena morta mia sorella. Vivevo un dolore atroce e questo mi portò persino a perdere la voce: non riuscivo più a esprimermi.

Io studiavo architettura e ai tempi non pensavo affatto di fare l’attrice. In un certo senso mi sono ritrovata a farlo proprio perché avevo perso la parola. Mi ha aiutato a ritrovare un modo per esprimermi. Fare teatro, anche come semplice hobby, è terapeutico. Lo consiglierei a chiunque, offre una forte crescita personale e ti dà strumenti per gestire le emozioni. Se una persona ha problemi di autostima o sta affrontando qualcosa di molto difficile, può essere davvero un percorso formidabile

"Elisa di Rivombrosa? Betta Maffei l’ho resa più ironica"

In Elisa di Rivombrosa interpretavi la marchesina Betta Maffei. Ti sei divertita con quel personaggio?

«Mi sono divertita moltissimo. Betta era scritta come una scalatrice sociale, estremamente cinica.

A un certo punto dissi alla sceneggiatrice che quasi non riuscivo a interpretarla così cattiva. Lei mi rispose: "Falla a modo tuo". Così l’ho in parte adattata alla mia personalità e l’ho resa anche un po’ ironica.»

L’esperienza in Camera Café

Dal 2003 al 2008 hai interpretato la centralinista Giovanna in Camera Café. Com’è nata questa partecipazione e com’era il rapporto con i colleghi?

«È stato un mio colpo di testa. Conoscevo la sitcom francese perché ero fidanzata con un francese e quando mi proposero di partecipare alla puntata zero accettai subito.

È stata un’esperienza molto formativa: erano tutti piani sequenza, quindi non si poteva sbagliare. Se sbagliavi si rifaceva tutto da capo. I testi spesso arrivavano la mattina stessa e i ritmi erano serratissimi.

Il rapporto sul set era ottimo ma, come dicevo, non avevamo molti spazi e tempo per socializzare. Paolo e Luca in primis erano sempre sul set ed eravamo tutti molto concentrati su quello che dovevamo fare.»

Il ruolo del cuore

Tra tutti i personaggi interpretati qual è quello a cui sei più legata?

«Mi sono divertita moltissimo in Protagonisti, era tutto così surreale, tutto così fuori dagli schemi. Però, il personaggio del cuore resta Carmela di Anni ’50. In quella serie mi sentivo davvero a casa, tra la mia gente e i miei sapori.»

Il cinema e L’ultimo Capodanno

Al cinema hai lavorato in L’ultimo Capodanno di Marco Risi, oggi considerato un cult. Che ricordo hai di quell’esperienza?

«Questa è stata un’altra esperienza bellissima. Ricordo che il set era pieno di attori allora sconosciuti. C’erano Claudio Santamaria, Marco Giallini, Monica Bellucci, Giorgio Tirabassi e tanti altri che poi hanno fatto grandi carriere. Il più famoso, all’epoca, era Adriano Pappalardo. Marco Risi ebbe il coraggio di scegliere molti volti nuovi.»

Il film con Leo Gullotta

Nel film Quel posto nel tempo hai lavorato con Leo Gullotta affrontando il tema dell’Alzheimer.

«È una malattia terribile. Nel film il mio personaggio non vive direttamente la parte più drammatica della storia, perché la tragedia arriva dopo la sua morte. Ma resta comunque un tema molto forte

Il caso Enzo Tortora

Durante l’intervista si parla anche della serie Il caso Enzo Tortora – Dove eravamo rimasti?, in cui Giovanna Rei interpreta Nadia Marzano, una delle figure coinvolte nel processo che travolse il celebre presentatore Enzo Tortora.

Nel ricordare quel ruolo, l’attrice sottolinea come il personaggio fosse in una posizione molto delicata:

«Nel mio caso il personaggio viene interrogato e anche piuttosto tartassato, perché era la testimone chiave del processo. Però la vera vittima era Tortora. In realtà lei cercò in tutti i modi di scagionarlo, continuava a dire: "State sbagliando, io non lo conosco, non so chi sia"

Giovanna, ricordi direttamente quel periodo storico?

«Non ricordo davvero il periodo in cui esplose il caso. L’ho letto dopo. Ricordo che se ne parlava, perché fu arrestato e la cosa fece molto rumore, ma ero troppo piccola per comprenderla davvero.»

La riflessione si allarga poi al significato più profondo di quella vicenda giudiziaria.

«Quello che è successo a Tortora è una follia e potrebbe capitare a chiunque. È qualcosa su cui è meglio non soffermarsi troppo a pensare.»

Il ruolo più difficile

Qual è stato il ruolo più difficile da interpretare?

«Emotivamente mi ha colpito molto un piccolo ruolo in Noi del Rione Sanità. Si creò un’atmosfera potentissima, percepivo quelle vibrazioni fuori e dentro di me… sarà perché era notte, sarà perché eravamo in chiesa, sarà perché comunque quel tema, insomma, l’ho sfiorato.

Quando ero più giovane, per entrare in certe emozioni, arrivai addirittura ad ammalarmi e rinunciai a un film drammatico. Con l’età e l’esperienza maturata ho imparato a gestire meglio queste cose.»

Chi l’ha aiutata nella carriera

Chi l’ha aiutata di più nel suo percorso artistico?

«Non sono stata particolarmente supportata. Ho sempre fatto molto di testa mia. Se devo ringraziare qualcuno, direi i fratelli Vanzina, che mi diedero l’opportunità di iniziare da protagonista. Sono delle persone eccezionali, quando penso a Carlo provo sempre un grosso dolore perché è stata una persona fantastica.»

Alla fine dell’intervista, tra riflessioni sul dolore ma anche tante risate, insieme a Giovanna sottolineiamo un concetto che attraversa tutta la conversazione:

«Ogni avvenimento della vita, anche quelli brutti, con il tempo diventano tasselli di un puzzle. Tutto contribuisce a formare la persona che siamo.»


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