Giorgio Pasotti e Valentina Cervi tra non detti e verità taciute: il film promette grandi emozioni

Il nuovo film di Fabrizio Cattani, Io non ti lascio solo, arriva a Bari dopo il successo a Locarno

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Il palcoscenico del Bif&st di Bari accoglie una storia intensa e visivamente suggestiva che promette di emozionare il pubblico di ogni età. Si tratta di Io non ti lascio solo, l’ultima fatica cinematografica del regista Fabrizio Cattani, che vede come protagonisti Giorgio Pasotti e Valentina Cervi, insieme a Mimmo Borrelli, Andrea Matrone, Michael D’Arma e Judith Schiaffino. La pellicola arriva nel capoluogo pugliese forte del successo ottenuto nella selezione "Locarno Kids Screenings" del 78° Locarno Film Festival, confermandosi come un’opera capace di parlare con delicatezza e forza ai ragazzi quanto agli adulti. Il film, distribuito da Minerva Pictures, è atteso nelle sale italiane a partire dal prossimo 21 maggio.

Io non ti lascio solo: un’avventura nel cuore del bosco

La trama del film trae origine dal romanzo omonimo di Gianluca Antoni, edito da Salani; la sceneggiatura, curata dallo stesso Cattani con la collaborazione di Gianluca Antoni, Tommaso Santi e Antonio Prisco, segue le vicende del giovane Filo. Durante un violento temporale, Birillo, l’amato cane del ragazzo, scompare nei boschi mentre si trova con il padre. Senza esitare, Filo decide di partire di nascosto alla ricerca del suo compagno a quattro zampe, trascinando con sé il fedele amico Rullo. I due ragazzi si troveranno ad affrontare le tenebre e le proprie paure più profonde, incrociando lungo il cammino Guelfo Tabacci, un montanaro misterioso che vive isolato tra le vette. Quella che sembra una semplice ricerca si trasforma presto in un viaggio iniziatico, dove la scomparsa di Birillo nasconde segreti molto più complessi di quanto immaginato e dove l’amicizia diventa l’unica bussola sicura.

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Il regista Fabrizio Cattani parla dei temi del film

A detta del regista Fabrizio Cattani, "Io non ti lascio solo" affronta il tema della crescita, quello del rapporto e delle dinamiche tra genitori e figli, e quello dei non detti e delle verità taciute. Il tema più importante è però il dolore e come si debba affrontarlo, soprattutto quando si parla di perdita, e come questa venga recepita ed elaborata dall’adulto e dal bambino. I due ragazzini emergono, nei loro diversi caratteri, in maniera forte e felice, così come gli altri personaggi che ruotano intorno a loro: dal montanaro Guelfo al padre di Filo, ad Amélie, la ragazzina che li aiuterà a cercare Birillo. Lo stesso alternarsi temporale degli eventi, tra un ritorno al passato e il dispiegarsi del presente, coinvolge soprattutto dal punto di vista emotivo. Per non parlare del potente colpo di scena che spezza in due l’intera vicenda: da qui non si potrà far altro che tornare sui propri passi.

E rivedere questa favola noir con occhi diversi, gli occhi di bambini, che raccontano ciò che vedono, ciò che sentono e ciò che percepiscono con le categorie tipiche dell’infanzia: da qui il bosco, che diventa una foresta, a volte rifugio, a volte pericolo; da qui "l’orco" cattivo (il montanaro), da qui il senso dell’amicizia totalizzante, che sia per un cane o per l’amichetto; da qui la fantasia nell’interpretare gli eventi; da qui l’onnipotenza del bambino che, lottando con i "mostri", dispone di mille armi per sconfiggerli; da qui lo stupore innocente nell’apprendere verità troppo "da grandi"; da qui il modo di vivere il dolore, chiudendolo dentro di sé, comprendendolo a fatica.

"Io non ti lascio solo" vuole essere un inno alle fragilità e alle debolezze di ognuno di noi, e di quanto queste, se ben elaborate e gestite, rappresentino i nostri più grandi punti di forza. Ogni personaggio della storia rappresenta una parte di noi: quella razionale (Filo), quella emotiva (Rullo), quella bambina (Amélie), quella spaventosa (Guelfo), quella adulta (il padre). Solo affrontando con coraggio le sfide e la faticosa avventura di crescere possiamo scoprire che la loro accettazione e integrazione è l’unica strada che ci permette di trovare l’armonia interiore e la serenità.

Articolo di Marco Lucio Papaleo


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