Gigi D'Alessio come Taylor Swift: il cantante perde la battaglia legale sui diritti dei suoi primi album, la decisione presa
Il cantautore incassa una sconfitta in primo grado nella lunga disputa con la sua storica casa discografica, ma la vicenda è tutt'altro che conclusa e l'appello è già stato annunciato.

Certo, Taylor Swift non è mai dovuto arrivare in tribunale per cercare di riottenere i suoi primi album, ma il tema dei diritti dei master delle prime ere musicali degli artisti in questi anni è diventato sempre più caldo. La battaglia legale che vede protagonista Gigi D’Alessio ha registrato un primo importante verdetto. Il Tribunale civile di Napoli ha infatti respinto le richieste avanzate dal cantautore nella controversia contro la sua prima casa discografica, Zeus Record, relativa ai diritti economici dei suoi sei album d’esordio. Una decisione che rappresenta soltanto il primo capitolo di una vicenda giudiziaria destinata con ogni probabilità a proseguire, dal momento che la difesa dell’artista ha già confermato l’intenzione di impugnare la sentenza davanti alla Corte d’Appello.
Gigi D’Alessio e la disputa con la casa discografica sui primi dischi della sua carriera
L’origine della controversia risale ai primi anni della carriera di Gigi D’Alessio, quando, tra il 1992 e il 1998, il cantante pubblicò con Zeus Record i suoi primi sei album: Lasciatemi cantare, Scivolando verso l’alto, Dove mi porta il cuore, Passo dopo passo, Fuori dalla mischia ed È stato un piacere. Si tratta dei lavori che hanno segnato gli esordi dell’artista napoletano, molto prima del grande successo nazionale che lo avrebbe consacrato tra i protagonisti della musica italiana.Secondo quanto emerso nel procedimento, nello stesso periodo furono sottoscritti anche i contratti di edizione musicale relativi alle opere contenute in quei dischi, con la conseguente gestione dei diritti economici legati al loro sfruttamento.
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Entra nel canale WhatsAppPerché il Tribunale ha respinto la richiesta
Negli anni successivi Gigi D’Alessio aveva deciso di rivolgersi ai giudici chiedendo la risoluzione di quei contratti, sostenendo che l’editore non avesse rispettato pienamente gli obblighi previsti dagli accordi. Tra i punti sollevati figuravano "la mancanza di rendiconto, l’assenza di compensi specifici per i diritti di sincronizzazione", cioè quelli derivanti dall’utilizzo dei brani in film o produzioni televisive, oltre a una presunta insufficiente attività di promozione e valorizzazione del catalogo musicale. Il Tribunale di Napoli, però, ha adottato un’interpretazione diversa. Nella sentenza i giudici hanno chiarito che il contratto di edizione musicale non può essere equiparato a un mandato, ma costituisce una cessione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera. Di conseguenza, l’obbligo di presentare rendiconti periodici non sussiste automaticamente, salvo che sia stato previsto espressamente nei contratti firmati dalle parti. I magistrati hanno inoltre ritenuto validi gli accordi stipulati all’epoca, osservando che prevedevano una precisa controprestazione economica e le percentuali sui diritti regolarmente gestiti attraverso la Siae.
La sentenza e il prossimo passo
La decisione ha quindi respinto la richiesta dell’artista di rientrare in possesso dei diritti relativi ai primi sei album e di ottenere la restituzione degli incassi collegati, rigettando allo stesso tempo anche la domanda avanzata dalla controparte che chiedeva una condanna per lite temeraria. Per Gigi D’Alessio è arrivata inoltre la condanna al pagamento di circa 10 mila euro di spese legali, conseguenza del rigetto delle sue domande in primo grado.
La vicenda, tuttavia, non può considerarsi conclusa. L’avvocato Eugenio D’Andrea ha infatti annunciato il ricorso in appello, spiegando: "Sapevamo che l’azione giudiziaria era un po’ pionieristica, sarebbe stata una causa da apripista. Per D’Alessio è una questione di giustizia e di equità". Secondo la difesa, il rapporto tra artisti ed editori musicali meriterebbe oggi una lettura diversa, anche alla luce dell’evoluzione del mercato e dei più recenti orientamenti europei in materia di diritti d’autore. Sarà ora la Corte d’Appello a stabilire se questa interpretazione potrà modificare il verdetto di primo grado.