Garlasco in Tv, De Rensis non fa sconti: "Una parola che grida ancora vendetta". Perché una foto di Sempio che può cambiare tutto

A Zona Bianca mercoledì 8 luglio 2026 ampio spazio dedicato a Garlasco, tra i "Non ricordo" del Colonnello Cassese (oggi indagato) ai dubbi sulla condanna di Alberto Stasi

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Zona Bianca" è in onda regolarmente come ogni mercoledì anche l’8 luglio 2026 con uno spazio dedicato al caso Garlasco, con tutte le novità relative all’attuale inchiesta e non solo. E’ ufficiale la nomina di Walter Biscotti, legale di Gennaro Cassese, il comandante che si era occupato nel 2007 dell’indagine per l’omicidio di Chiara Poggi, accusato di false informazioni ai pm.

Garlasco, Zona Bianca puntata 8 luglio 2026: i "Non ricordo" di Cassese e i punti oscuri dell’indagine

"Forse qualcuno le ha detto che basta dire ‘Non ricordo’ e siamo a posto, non è così. Esistono le dichiarazioni false e le dichiarazioni reticenti", aveva riferito il procuratore aggiunto Civardi a Gennaro Cassese in occasione del suo interrogatorio del 27 giugno 2025, chiudendolo dopo la sua numerosa serie di "Non ricordo", sfruttata come risposta a diverse domande in merito a quanto accaduto in occasione della prima indagine.

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Il ruolo di Cassese è fondamentale, visto che lui aveva interrogato Alberto Stasi, ma anche Andrea Sempio. Quest’ultimo era stato ascoltato per la prima volta nel 2007, a ridosso dell’omicidio, per poi essere riconvocato in caserma il 4 ottobre 2008 perché dalla precedente deposizione sarebbero emerse incongruenze, come sottolineato il 9 gennaio da una nota dei Carabinieri. E’ in quell’occasione che viene concesso all’attuale indagato di lasciare la caserma e andare a casa a prendere l’ormai noto scontrino del parcheggio di Vigevano, usato secondo la nuova inchiesta per sostenere un falso alibi. L’interruzione non è però inserita nel verbale, anche se Cassese sostiene di non ricordare l’accaduto. E’ lo stesso Sempio a distanza di anni a ricostruire quello che è successo in un colloquio con il padre: "Ho detto: ‘Sono andato a Vigevano’, loro mi hanno detto: ‘Hai qualcosa, uno scontrino che..", io ho risposto: ‘Sì, lo scontrino ce l’ho’, loro hanno detto: ‘Ce lo dai? Vallo a prendere e riportalo’, e siamo andati tre volte avanti e indietro da Vigevano quel giorno". Non solo, in quella stessa mattina vengono ascoltati altri tre amici della comitiva di Marco Poggi, audizioni che risultano essere contemporanee a quella di Sempio, con verbali tutti firmati da Cassese. Quel giorno Sempio si sente male, viene chiamato il 118, ma non c’è traccia nemmeno di questo intervento nel verbale, Cassese ha detto: ‘Non ricordo’ anche su questo.

Giuseppe Brindisi sottolinea come gli obiettivi di chi stava indagando all’epoca sembrassero subitp chiari, a riguardo mostra una nota della Polizia Giudiziaria di Vigevano indirizzata alla pm Muscio, datata 9 gennaio 2008. Si riferisce alle tre telefonate fatte da Sempio a casa Poggi, indicando che "salvo diverso avviso si propone di escutere nuovamente Sempio Andrea facendogli presentare i motivi delle telefonate in esame". Questo spinge il giornalista a commentare: "L’inchiesta su Sempio di oggi scuote le coscienze, nel 2007 anche, si erano accesi su di lui i fari degli inquirenti, ma non se ne fece nulla già nel 2008". Arriva l’opinione di Antonio De Rensis, legale di Stasi: "I fari si possono accendere, ma si deve vedere dove si posizionano. Di quella giornata la cosa grave è che l’interrogatorio di Andrea Sempio inizia alle 10.30, finisce alle 14.40, firmato Cassese-De Vecchi. L’interrogatorio di Biasibetti inizia alle 11.25, quello di Capra alle 13.25, tutti con la stessa firma, questa è un’anomalia grave. Cosa dobbiamo pensare? Che questi Carabinieri saltassero da una stanza all’altra? Ho sentito Cassese dire che forse mentre Sempio si è sentito male lui era in un’altra stanza della caserma, è opportuno che i telespettatori sappiano che i Carabinieri hanno un’abitudine, se una persona si sente male nella Stazione il Comandante, se presente, va, perché è il primo responsabile".

il criminologo Simone Borile fa un’osservazione: "Il video mostra un’amnesia selettiva, ci sono elementi ricordati e altri no", De Rensis lo interrompe: "Su Stasi ricorda tutto". Borile prosegue: "Assistiamo a un dono di ubiquità, abbiamo tre interrogatori simultanei, poi altre deposizioni con soggetti che dichiarano di avere limiti tecnici nel loro operato. Una persona che assiste a distanza di 20 anni a queste testimonianze cosa deve pensare?".

Le contraddizioni sulla condanna di Stasi

Spazio alle dichiarazioni di Stefano Vitelli, avvenute pochi giorni fa in occasione di una manifestazione a Sarzana, figura cruciale nel caso Garlasco, visto che è stato il giudice che in primo grado aveva assolto Alberto Stasi, facendo leva su un principio cardine del nostro ordinamento, quello del ragionevole dubbio. "Il ragionevole dubbio deve essere fondato su circostanze emerse che ti fanno dubitare innanzitutto sui singoli indizi, poi più in generale sulla tenuta dell’ipotesi accusatoria – ha sottolineato –. E’ giusto far di tutto per arrivare possibilmente alla verità, allora vai e scegli la strada di approfondire. Sul computer era molto importante l’approfondimento, se fosse risultato che Stasi non avesse lavorato alla tesi sarebbe stato un indizio molto grave a suo carico. I periti, invece, sono arrivati a scoprire che lui aveva detto la verità, dalle 9.35 alle 12.20 aveva interagito alla tesi. La testimone aveva visto una bicicletta ma non quella dell’imputato, il dato scientifico e quello testimoniale vanno visti insieme, ma qui i due elementi non si incastravano. L’impronta sul dispenser non è Stasi con le mani sporche di sangue che si lava, è lui con le mani sporche di rosso di pomodoro perché la sera prima ha mangiato la pizza. Quel lavandino era sporco, senza sangue, ci sono i DNA della famiglia, i capelli, ma quindi siamo sicuri che l’assassino si sia davvero lavato in quel lavandino?".

Brindisi interroga il genetista Pasquale Linarello del team di Stasi in merito al DNA di Chiara Poggi sui pedali provando a dare una risposta definitiva: "Noi ci stiamo lavorando, non mi sento di dire la parola fine, il dottor Vitelli ha predisposto una serie di approfondimenti sui pedali, che hanno stabilito che non ci sia stato scambio dei pedali, nonostante se ne parli ancora. Si è stabilito che non c’è certezza che ci sia sangue, c’è il DNA di Chiara Poggi su quei pedali, ma noi ora stiamo valutando con il dottor Ricci tutti i dati grezzi che finalmente ci sono stati messi a disposizione dall’attuale Procura di Pavia, stiamo facendo degli approfondimenti in previsione di un processo di revisione nei confronti di Stasi. Ne vedremo delle belle, non c’è la parola fine. Su altri elementi cristallizzati nel 2007 c’è ben oltre il ragionevole dubbio, non ci sono certezze, i pilastri su cui è stata fondata la colpevolezza di Alberto Stasi forse riusciamo addirittura a sgretolarli". Arriva l’osservazione di Brindisi: "Addirittura".

Francesco Galassi, medico forense, dice la sua: "Nella condanna a Stasi si fanno sempre numerosi salti logici progressivi, manca l’evidenza biologica primaria progressiva della sua colpevolezza. Tutte le prove addotte negli anni sono contestate, contestabili, tenui, manca l’evidenza dura. Anche nella nuova indagine non è emerso nulla che vada ad avvalorare la sua colpevolezza, se prendiamo anche solo la questione del DNA sull’Estathé pensiamo che manca l’evidenza molecolare della suzione sulla cannuccia, questa non è stata dimostrata. Non abbiamo quindi le prove biologiche importante che decretino la sua colpevolezza. Nel nuovo quadro dobbiamo porci la domanda, con i nuovi indizi potremo mettere la mano sul fuoco ed essere certi che le cose sarebbero andate allo stesso modo? Io inviterei tutti a una maggiore apertura mentale e cautela metodologica". Su questo interviene Simone Borile: "E’ stato creato un movente, un’immagine su Stasi che è durata per vent’anni. Noi abbiamo dipinto un ragazzo sulla base di tutti i possibili dubbi, presunti indizi, suggestioni creando un’icona del male. Siamo attaccati addirittura all’assenza ipotetica di empatia, a uno sguardo gelido, questa analisi narrata per anni è stata totalmente confutata dalle ordinanze del Tribunale di Sorveglianza, che includeva valutazioni che lo dichiaravano come soggetto empatico, quindi non socialmente pericoloso".

De Rensis dice la sua: "Penso che si debba usare molta prudenza nei confronti dell’odierno indagato. Ma mi permetto di ricordare, perché a me interessa Stasi, a gran voce che il garantismo legittimo, giusto, sacrosanto di oggi non è esistito nel 2007 e nel 2008. Mi batterò sempre contro chiunque parla di atteggiamento aggressivo del pubblico ministero, il Procuratore aggiunto Civardi è una persona equilibrata, ne ho visti di più quando è stato fermato Alberto Stasi".

Subito dopo avere mandato l’intervista a Oscar Cedrangolo, il Procuratore che in Cassazione rappresentava l’accusa, ma aveva chiesto di non condannare Alberto Stasi (clicca qui per sapere cosa ha detto), Giuseppe Brindisi sottolinea come queste provochino "sincera emozione". Arriva il commento di De Rensis: "E’ superfluo fare i complimenti per questo, è un vero scoop giornalistico visto che il Procuratore non ha mai parlato. Chi come me, e i magistrati che mi conoscono lo sanno, ama la Magistratura, anche quella che mi condanna, l’incipit dovrebbe essere stampato e ricordato da tutti quelli che evocano la sentenza di condanna. La Cassazione giudica le sentenze, non gli imputati, stabilisce se una sentenza è scritta bene o male. Lui ha fatto riferimento all’incidente domestico definendolo bufala, mi fa piacere che un altissimo magistrato usi questo termine, quello grida ancora vendetta".

Brindisi è duro: "E’ una porcheria dire che Stasi abbia parlato di incidente domestico, sono stati i Carabinieri Serra e Muscatelli a farlo", nonostante questo sia inserito addirittura nella sentenza di condanna.

Il dettaglio finora trascurato sulle scarpe di Sempio

Si chiude con uno spazio dedicato all’informativa dei Carabinieri redatta nell’attuale inchiesta che vede indagato per l’omicidio di Chiara Poggi Andrea Sempio. Brindisi va a pagina 278, dove si fa riferimento a una dichiarazione del 38enne del giugno 2010, dove dice: "Sono rimasto flashato dal fascino delle scarpe a punta. Qualcuno sa darmi due dritte su marche italiane che producono calzature di questo genere? Finora ho trovato Winklepicker che, da quanto ho visto, produce scarpe stile punk/goth di bassa qualità".

Il conduttore fa notare che la marca citata realizza scarpe molto affilate, "guarda caso c’è una foto che lo ritrae insieme a Marco Poggi e ad Angela Taccia con scarpe Winklepicker molto strette, con la punta affilata". Parlarne è importante, visto che da settimane si sta discutendo sulla pianta del suo piede.

Arriva la chiosa del professor Galassi: "Non cito Cenerentola, mi limito a citare la letteratura scientifica internazionale. Tra tutte le misure podaliche che si possono scegliere la larghezza è quella peggiore per fare valutazioni di inclusione ed esclusione, con il passare del tempo la larghezza può cambiare, anche di molto. Il corpo dell’indagato è stato misurato sia con metodi antropometrici classici, sia con l’utilizzo di uno scanner modernissimo che riduce l’errore di misurazione al subimillimetrico. La difesa Sempio ha definito queste misure perfette, quindi mi chiedo di cosa stiamo parlando. La prova della scarpa non è più il gol standard della letteratura scientifica, c’è una sottobranca dell’antropologia forense, la podiatria forense, cerca di trovare un confronto tra la forma di un piede con l’impronta lasciata da una scarpa. La Procura gode di un vantaggio strategico evidente".

SASSOLINI PODCAST, INTERVISTA A NICCOLÒ CENTIONI – VIDEO INTEGRALE


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