Garlasco in Tv, svelato il dettaglio sull'Estathé e la bottiglietta d'acqua: "L'ordinanza smentisce il racconto della mamma di Sempio"
Ampio spazio dedicato al delitto di Garlasco nella puntata di Zona Bianca di giovedì 30 luglio 2026, focus su alcuni elementi che possono complicare la posizione di Sempio

Nuovo appuntamento con "Zona Bianca", in onda giovedì 30 luglio 2026, con l’ormai consueto spazio dedicato al caso Garlasco, volto a chiarire alcuni elementi che stanno generando non pochi dubbi nell’opinione pubblica, Particolare attenzione viene rivolta a come sia stata condotta la vecchia inchiesta, che ha poi portato alla condanna di Alberto Stasi.
Garlasco, Zona Bianca puntata 30 luglio 2026: il dettaglio sull’Estathé non convince
Nello studio di Giuseppe Brindisi si parte con un tema che può essere rilevante, il bric di Estathé trovato nella spazzatura di casa Poggi, sulla cui cannuccia è stato rinvenuto il DNA di Alberto Stasi, anche se ci sono diversi elementi che non tornano. Nel frigorifero, infatti, erano presenti altri quattro contenitori, chiusi e perfettamente integri, all’interno di una confezione da sei. Se si confrontano le due foto emerge però qualcosa di strano, perché le etichette di quelli nell’elettrodomestico sembrano diverse da quello nell’immondizia? In quelli in frigo, infatti, troviamo un riquadro bianco a fianco al codice a barre, che non vediamo però sul bric gettato nell’immondizia, riconducibile forse ai loghi della sponsorizzazione al Giro d’Italia 2007. La collaborazione tra le due realtà era partita a marzo, per poi concludersi a maggio, Chiara Poggi aveva acquistato quel thé cinque giorni prima di essere uccisa, come testimoniato da uno scontrino. Quello nel cestino, come accertato dall’incidente probatorio è stato prodotto a giugno 2007, quando la partnership con la corsa ciclistica era ormai terminata. Si tratterebbe quindi di due lotti di produzione differenti, cosa che spinge a chiedersi quale sia la provenienza di quello già consumato.
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Entra nel canale WhatsAppA parlare di una possibile alterazione della spazzatura erano stati i consulenti del fidanzato della vittima, i primi ad avere immortalato quel cestino il 3 ottobre 2007, sono loro ad accorgersi il 5 dicembre di un cambiamento all’interno, tanto da documentare quel sospetto con una fotografia. In realtà, qualche sospetto l’avrebbe avanzato anche Gennaro Cassese ("Me la ricordavo più piena", aveva detto), ai tempi Capitano dei Carabinieri di Vigevano durante l’analisi della pattumiera fatta il 15 aprile 2008, ben otto mesi dopo il delitto.
I dubbi di De Rensis e lo sfogo di Giuseppe Brindisi
Il primo a dire la sua sulle presunte divergenze è Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi: "Come me lo spiego? E’ una bella domanda, faccio fatica a dare una risposta, osservo questa differenza".
Giuseppe Brindisi ci tiene anche a fare un’importante puntualizzazione, dopo la multa che ha colpito nelle ultime ore il suo programma: "Chi lede la dignità di Chiara è chi osteggia questa indagine che non è nata per volere del mago di Giovinazzo. Possiamo dire che questa cosa non esiste!".
Importante è l’osservazione del direttore di "Gente" Umberto Brindani: "Il bric nella spazzatura non coincide con quelli nel frigo, ha sicuramente un’altra provenienza. Non coincide neanche come tempistica perché è stato prodotto dopo quelli nel frigo, da qui si deve partire. Ci sono tante anomalie, il ritardo nella repertazione e nell’esame della spazzatura, la sua stranezza, il piatto che una volta c’è e una no. Anche il DNA di Stasi è anomalo, c’è ma non ci sono le sue impronte digitali sul bicchiere, c’è il suo DNA ma non la sua saliva".
Arriva il commento dell’avvocato di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti, in riferimento a quanto era stato detto mesi fa da De Rensis, che aveva parlato di "colazione dell’assassino". "Io non imputo niente al collega, la posizione di Stasi mi interessa relativamente. Devo fare i complimenti a Luigi Grimaldi, che ha fatto una verifica meticolosa. Ci sono due dati da rimarcare, la repertazione dei residui è stata tardiva, questo è un errore dell’indagine tanto da non essere oggetto di verifica da parte della Procura nel processo Stasi. Mi fermo perchè non riguarda Andrea Sempio". L’ex avvocato di Sempio, Massimo Lovati, aveva invece manifestato il terrore che potesse esserci qualcosa nel sacchetto che riguardasse il suo ex cliente, lui conferma: "Certo, il sacchetto della spazzatura non è stato oggetto né dell’indagine del 2007, né del processo culminato con la sentenza di condanna di Stasi. La nuova indagine del 2025 ha lanciato questa trovata, questo per me è, perché non si va a cercare un cestino dopo 18 anni, per questo mi era venuto un incubo".
Spazio a un filmato realizzato quando era stata repertata la spazzatura alla presenza di Cassese, in sottofondo sembra esserci una voce che dice: "C’è l’Estathé?". A commentare è l’autore Tv Luigi Grimaldi, il primo a mettere in evidenza questi elementi: "E’ un sussurro, ma è inquietante, il fatto che ci ponga quella domanda ha dell’incredibile, solleva sospetti terribili. Quando le cose vengono fatte non molto male, ma troppo male ci si deve porre delle domande e cercare delle risposte. Indipendentemente dalla risoluzione del delitto, si apre un altro tema, la qualità delle indagini fatte. Fino al 3 ottobre 2007 non c’è traccia di quell’immondizia, niente che attesa che prima di quella data il barattolino fosse nel secchio, ed è un problema. Il manuale delle giovani marmotte, non occorre andare ai master, insegna che nelle prime 24-48 ore si repertano le immondizie, da lì si trovano elementi che ricostruiscono la vita nelle ultime ore. E’ il secchio dell’immondizia più pulito del mondo, il grumo di cibo per gatti fotografato a settembre poi non c’è più". Non solo, a supporto della sua teoria avanza un’ipotesi rilevante: "Prima del 3 aprile quel barattolino non esiste, non c’è traccia, né come fotografie, né come scrittura. Il mio sospetto è che a un certo punto servisse una prova forte contro Stasi, che rimediasse all’epic fail della sua prima scarcerazione (l’immobile era comunque sequestrato, ndr)".
A chiarire le cose è la Ferrero, l’azienda produttrice, devono essere acquistati necessariamente tre bicchierini, attaccati tra loro, che hanno un unico codice a barre. Cade l’idea che il bric singolo appartenga alla confezione.
Caso Garlasco, il "giallo" della bottiglietta d’acqua
Spazio a un altro tema, che può essere definito al centro di un giallo, quello relativo alla bottiglietta d’acqua che Sempio avrebbe bevuto la mattina del delitto mentre si trovava a Vigevano. Secondo quanto riferito dalla mamma, lui l’avrebbe bevuta del tutto perché i negozianti la consegnavano senza tappo, in virtù di un’ordinanza del Comune o della Prefettura. Lui stesso ha riferito di non ricordare quel dettaglio, ma di avere a mente di un provvedimento che imponeva questa mossa per ragioni di sicurezza.
La redazione di "Zona Bianca" ha voluto fare una verifica a riguardo presso la Prefettura di Pavia, agli atti non risulterebbe. Lo stesso controllo è stato fatto presso il Comune, qui nei registri viene rinvenuta un’ordinanza di quell’anno prevista in occasione della fiera prevista il 13 agosto, ma non c’è traccia all’interno della vendita di bottiglie senza tappo (il dispositivo comprende solo misure legate alla viabilità). I negozianti della Piazza indicata da Sempio, invece, sostengono di non averne memoria.
C’era un’altra ordinanza che parlava di tappi tolti alle bottiglie, ma era del 2019, in riferimento a un evento presso il Castello di Vigevano. Il primo a parlare dell’ordinanza era stato Cataliotti: "Invece di fare indagini difensive, forse avrei dovuto rivolgermi a lei, Brindisi, a cui mi lega un rapporto di stima e di simpatia, pur essendo pungente. L’ordinanza prefettizia è di tre mesi prima è il provvedimento che sta a monte, in vari contenziosi citati da banche dati si trova riferimento a impugnazioni a provvedimenti di quel periodo. Noi avevamo fatto un’indagine simile, non avevamo trovato elementi utili ad avvalorare la tesi della mamma di Sempio, ma non abbiamo avuto responso, quelli che mancano sono i provvedimenti conseguenti, stiamo aspettando altre risposte".
Interviene Giuseppe Brindisi:
"Abbiamo avuto una risposta definitiva dalla Prefettura, che ci autorizza a dire la non esistenza di un’ordinanza relativa ai tappi delle bottiglie".
Spunta anche un’intercettazione del marzo 2025, in cui Sempio e Lovati sono insieme in macchina, intenti a parlare della conoscenza del 38enne delle strade di Vigevano. "Da quanto non passo da queste strade di Vigevano – dice -. Quando avevo 17-18 anni venivamo qua". Ricordiamo che all’epoca del delitto di Chiara Poggi lui aveva 19 anni. Arriva il commento di Lovati: "Non mi ricordo di questo, ma che rilevanza ha? Le strade di Vigevano sono contorte, ogni tanto cambiano i sensi unici, per questo non si ricordava".