Garlasco in Tv, Sempio e la frase che può confermare il movente. Bocellari s'arrabbia: "Non staremo a prendere le botte"

Zona Bianca mercoledì 24 giugno 2026 ha dedicato un ampio spazio al caso Garlasco, focus sulle prove contro Sempio e i possibili sviluppi, oltre alle mosse della difesa Stasi

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Secondo appuntamento stagionale per "Zona Bianca", in onda mercoledì 24 giugno 2026, con un’ampia pagina dedicata al caso Garlasco, con interessanti approfondimenti. Presenti in studio gli avvocati di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, oltre al consulente di Sempio, Armando Palmegiani.

Garlasco, Zona Bianca puntata 24 giugno 2026: la frase di Sempio sui video intimi

Si parte con alcune delle intercettazioni di Andrea Sempio, inserite nell’informativa dei Carabinieri per indicare il quadro accusatorio delineato dalla Procura di Pavia, che lo ritiene l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi. Una di queste è del 9 febbraio 2017, i Carabinieri dell’epoca ritenevano le parole non attinenti, mentre nel 2025 si trova ben altro. Spiccano alcune frasi: "Si sono filmati perché hanno visto dei firmati porno", e "Ha sempre un impegno". A detta degli inquirenti, questi soliloqui sarebbero stato pronunciati perché lui era a conoscenza di almeno un video intimo tra quelli realizzati dalla vittima e Alberto Stasi. Non può che essere importante capire cosa ci fosse contenuto, c’è un dialogo tra i due fidanzati che potrebbe rimandare a una delle frasi del 38enne, ovvero "Il tato non ha mai tempo nel fine settimana".

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Presente in collegamento Daniele Occhetti, che ha avuto modo di vedere questi ormai noti filmati, in grado quindi di trovare eventuali collegamenti: "In questi video ricorrono le frasi indicate come pronunciate da Sempio, c’è una prima frase che rimanda a un momento di intimità tra Chiara e Alberto e a una situazione particolare tra loro, questa coincide con una prima parte del filmato, quella chiamata ‘Parte Terza’, e quella sul soggetto impegnato, presente nello stesso filmato. Se queste coincidenze corrispondono con un filmato visto da Sempio, allora il filmato è stato identificato perfettamente, la ‘Parte terza’, uno di quelli che Chiara aveva nel suo computer e che ha poi protetto".

Umberto Brindani evidenzia: "Questo smonta la teoria secondo cui nei soliloqui Sempio facesse riferimento a un podcast che stava ascoltando, se tutto questo è vero lui aveva visto e ascoltato il filmato intimo dei due. Mi domando, se questa cosa c’entri con il fatto che CD relativi alle intercettazioni siano stati negati alla difesa Stasi quando li aveva richiesti per ben due volte? Forse qualcuno sapeva cosa ci fosse dentro? Ne dubito, ma è lecito porsi una domanda".

Giuseppe Brindisi ci tiene a fare un’osservazione personale: "Ho ascoltato la parte in cui Chiara fa ad Alberto una reprimenda affettuosa, sono arrivato a una conclusione, quando si parte dal presupposto di credere colpevole una persona anche alcune frasi possono essere lette in un certo modo. Ma una battuta, secondo me, resta una battuta, da quei video non emerge nulla che fa pensare a una relazione compromessa, come per anni si è raccontato".

Il DNA e il legame con Sempio

Si passa a uno degli elementi a carico di Andrea Sempio, il famoso aplotipo, il DNA presente sulle unghie di Chiara Poggi, su questo c’è uno scontro forte tra consulenti. Francesco De Stefano, perito della Corte d’Appello, aveva estratto nel 2014 il materiale genetico ed effettuato le analisi, con risultati a suo dire non chiarificatori. Lui ha esaurito con i suoi test il materiale, rendendo impossibile replicare i test, ma su questo i genetisti continuano a dividersi. Pasquale Linarello, genetista di Stasi, aveva trovato compatibilità con il DNA di Sempio già nel 2016, su questo era concorde anche Marina Baldi, oggi però genetista di Sempio, per questo ritiene che quel materiale derivi da un contatto indiretto. Il perito Denise Albani, incaricato dalla Procura, nel dicembre 2025 ha escluso tutti i soggetti esaminati, a eccezione del 38enne, pur con opportuni limiti legati al suo lavoro, in riferimento a quanto accaduto nella prima analisi. L’informativa dei Carabinieri è arrivata a parlare di dichiarazioni false da parte di De Stefano, senza mezze misure. Rita Cavallaro spiega meglio: "Il Procuratore aggiunto Civardi ha spiegato la cosa a Sempio nell’interrogatorio, al variare dell’indagato, varia la valenza, dell’indizio. Quando era indagato Stasi, lui aveva dato il DNA, dopo quel prelievo diventa degradato, ma al processo diceva di non poter escludere Stasi. Ma se era degradato non doveva neanche andare avanti con l’esclusione".

Giada Bocellari, avvocato di Stasi, commenta: "La Cassazione nel 2013 quando annulla l’assoluzione di Stasi evidenzia la rilevanza del DNA, sottolineando come fosse determinante per decidere. Lui però era il fidanzato della vittima, se la perizia avesse dovuto identificare il DNA dell’imputato, cioè Alberto Stasi, quella sarebbe stata la pistola fumante, questo sosteneva la Cassazione. Oggi visto che la sentenza è passata in giudicato dobbiamo rispettarla anche da questo punto di vista, quando l’indagato oggi è Sempio".

Brindisi ne chiede conto ad Armando Palmegiani, consulente di Sempio, in riferimento anche alle teorie cambiate nel tempo da parte di Marina Baldi: "Io posso dire quello che ho sempre affermato, ci sono forti similitudini. Noi abbiamo un database che viene usato con 6 mila Y. Se parliamo di un Y, noi possiamo dire che sia riconducibile, ma non sappiamo quanti siano davvero. L’Y è il DNA della famiglia, se vado nel mio paesello e ci sono tante persone con il mio cognome tutti potrebbero avere lo stesso Y". Brindisi non ci sta: "Ammettiamo che ci siano 5 mila persone con lo stesso Y, ma quante di queste erano a Garlasco il 13 agosto 2007? Questo è il limite di questo ragionamento".

Caso Garlasco, il ruolo dell’impronta 33

Non si può non parlare dell’impronta 33, che la Procura di Pavia attribuisce a Sempio. Su questo viene interpellato Armando Palmegiani, che tempo fa aveva inviato un parere pro veritate alla difesa Stasi, sottolineando che l’impronta fosse di Sempio per 15 minuzie, le stesse rivelate dalla Procura, mentre ora sembra avere cambiato idea. "Il 9 giugno faccio quel parere riportando la consulenza tecnica della Procura, successivamente, circa 20 giorni dopo comunico all’avvocato Bocellari di averla fatta vedere a un mio consulente di fiducia, che mi aveva detto non fosse identificabile. L’ho detto il 3 luglio, 3 mesi prima di diventare consulente". Bocellari ricostruisce la situazione: "Palmegiani dopo avere mandato il parere pro veritate mi manda un messaggio, precisa di non essere un dattiloscopista, quindi di non avere competenza per esprimersi su quello, mentre adesso ha firmato una consulenza dattiloscopica. Mi dice che secondo il suo amico non c’erano 15 minuzie, ma 10". Lui precisa: "Il mio amico dattiloscopista ha detto che non era identificabile, quindi l’ho comunicato".

Brindisi osserva: "Stiamo notando che i risultati delle consulenze vengono tirati da una parte all’altra, Garlasco segnerà un punto di forza, la scienza forense deve avere dati certi, non si può dire tutto e il contrario di tutto". Rita Cavallaro fa un ragionamento semplice: "ll dato scientifico va a supporto dell’ipotesi investigativa emersa nell’indagine, il singolo dato non fa niente, quindi anche il DNA. Si dice che il DNA identifica la linea paterna, benissimo, possono esserci 5 mila persone che ce l’hanno, ma quante di quelle hanno 15 minuzie uguali a Sempio? Quante di quelle 5 persone hanno fatto tre telefonate a casa di Chiara il 7 e l’8 agosto? Quante di quelle 5 mila persone hanno fatto un soliloquio dove parlavano di video nella penna senza che nessuno sapesse che il video fosse nella penna? Se prendiamo tutto singolarmente allora non mandiamo in galera nessuno, questa è l’ipotesi della Procura di Pavia, che utilizza i dati scientifici per supportare l’impianto".

Brindisi ci tiene a chiarire un aspetto di cui si è parlato nella scorsa puntata, la possibilità che la difesa Stasi si costituisca parte civile in un eventuale processo a carico di Sempio. Questa teoria era stata attribuita all’avvocato Bocellari, mentre era una conclusione a cui era arrivato Umberto Brindani. Il giornalista spiega meglio: "Io ho interpretato a modo mio quello che stava spiegando l’avvocato, lei non ha detto che lo faranno, anche se non l’ha smentito in modo plateale". La legale spiega: "Come le notizie nell’ultimo periodo, non sono né confermate né smentite, ho fatto un ragionamento spiegando che i due procedimenti, la revisione e quello di Sempio, sono separati. Noi siamo interessati innanzitutto alla revisione, ma anche al procedimento di Sempio, credo sia normale, quello che faremo vedremo. Ci sono altri soggetti di questa vicenda che hanno iniziato a occuparsi del nostro assistito facendo anche valutazioni che ci hanno infastidito, devo essere sincera, parlo ovviamente della difesa di Sempio. Io ne prendo atto, ma non saremo qui a prendere le botte".

Il conduttore annuncia l’intenzione di parlare meglio nella prossima puntata di insulti e minacce ricevuti da Rita Cavallaro "perché non possiamo tacere", Bocellari sottolinea: "Non ha ricevuto solidarietà unanime, dobbiamo dirlo", ma su questo Brindisi non ha dubbi: "Da noi ce l’ha e sarà così anche nelle prossime settimane"


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