Garlasco in Tv, dalla bufala attribuita a Stasi alla perizia sulla camminata. Il Procuratore tuona: "Mai visto in 33 anni di Cassazione"

A Zona Bianca giovedì 16 luglio 2026 ampio approfondimento sul caso Garlasco, con l'intervista al Procuratore contrario alla condanna di Stasi e i nuovi indizi su Sempio

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Il mercoledì ormai da qualche settimana è sinonimo di "Zona Bianca", regolarmente in onda anche il 16 luglio 2026, con il consueto spazio di approfondimento dedicato al caso Garlasco.

Garlasco, Zona Bianca puntata 16 luglio 2026: la testimonianza del Procuratore e le reazioni

Si inizia con la seconda parte dell’intervista a Oscar Cedrangolo (una settimana fa era stata mostrata la prima) a Oscar Cedrangolo, Sostituto Procuratore Generale della Cassazione che aveva chiesto 11 anni fa di non condannare Alberto Stasi, nonostante rappresentasse l’accusa.

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Giuseppe Brindisi evidenzia l’esistenza di sette indizi che erano stati determinanti per la condanna nell’appello bis di Stasi, Cedrangolo li aveva smontati tutti, ma il giornalista vuole sapere da lui quale fosse quello a suo dire più fragile. "Quello che lei ritiene anello debole non era nessuno dei sette indizi di cui parlava la sentenza, ma era quello che l’appello bis riteneva il primo e grave indizio a carico dell’imputato, il tentativo di accreditare l’ipotesi di incidente domestico. Questo indizio, ritenuto il primo e grave, in realtà si rivelava una bufala, un vero e proprio travisamento processuale, così come si può dire di quello immediatamente successivo, sulle caratteristiche della porta della cantina di casa Poggi. Si disse ‘è diversa’, in realtà è totalmente diversa, non è uguale a tutte le altre porte, per cui questo sarebbe una specie di addebito per il fatto di essere a conoscenza della casa, quindi di sapere quale fosse la porta della cantina. Quella porta è uguale a tutte le altre, bufala o travisamento processuale, da cui è partita una valutazione palesemente in malam partem degli altri elementi considerati perché di quel castello accusatorio il primo grave indizio ha costituito da architrave. Tanto è vero che di questo elemento, come io precisai in requisitoria, le prime due sentenze non parlavano. perché i giudici di merito evidentemente conoscevano gli atti, viene tirato in ballo un ricorso del Pg e sponsorizzato dalla Cassazione, che invece gli atti non li conosceva, quindi largamente utilizzato dai giudici dell’annullamento con rinvio, che evidentemente non avevano letto le testimonianze dibattimentali dei Carabinieri Serra e Muscatelli, che sul punto specifico chiarirono che era farina del loro sacco l’idea dell’incidente domestico e che mai avevano tratto questa sensazione dalle cose che aveva detto Stasi. Anzi, Stasi nella telefonata al 118 parlò specificamente di una persona uccisa, ‘credo che l’abbiano uccisa, non sono sicuro, forse è viva’, ma mai è stato messo in dubbio che fosse di fronte a un omicidio. La Corte ha espunto dalla sentenza la parte relativa al primo grave indizio, ma non ha ritenuto di annullare la sentenza. Le posso garantire che in 33 anni di carriera in Cassazione non mi è mai capitata una cosa simile".

Il giornalista gli chiede quindi se sia sia fatto un’idea del motivo. "Ritorniamo al discorso iniziale, quello del sentimento popolare, dell’opinione pubblica, della spettacolarizzazione, degli effetti perversi del processo mediatico. La gente comune in vicende come questa ragiona di pancia, se la Corte avesse annullato la sentenza di condanna quale sarebbe stata la reazione? ‘Mah, come funziona questa giustizia?’. La prima volta Stasi è arrivato in Cassazione come innocente e non andava bene, poi è ritornato come colpevole e neanche va bene, ‘Ma cosa vuole questa Cassazione?’. Questo le spiega perché è fondamentale la premessa della requisitoria, ‘In Cassazione non si giudicano imputati, ma sentenze'".

Importante è il commento di Giada Bocellari, legale di Stasi, che lo segue da tempo: "Mi inchino a lui, come già la sua requisitoria, dimostra come abbia letto attentamente il fascicolo, questo gli fa onore. Si critica ancora tanto l’indagine della Procura di Pavia, come se il Procuratore Napoleone e il Sostituto Civardi fossero dei visionari, ricordiamo che in Cassazione il massimo esponente smontò pezzo per pezzo gli atti, avendoli studiati, ravvisando tutti i travisamenti, tra cui quello dell’incidente domestico. Quello è stato l’unico motivo accolto alla difesa Stasi dalla Cassazione, riconoscendo che i Carabinieri avevano chiarito che quella fosse una loro idea",

Brindisi prova a spiegare meglio: "L’appello bis condanna Stasi su una bufala, sostenendo che lui avesse parlato di incidente domestico, per questo Cedrangolo dice: ‘Come faccio io a non dire che è una bufala?’ . Per quella bufala sono arrivati lì, se non ci fosse non sarebbero arrivati",

Cedrangolo parla anche di alcuni testimoni che, a suo dire, non sono stati valutati come avrebbero dovuto: "Rimanere fedeli solo alle carte del processo in sede di legittimità è una necessità per emettere una decisione corretta. In quella sede il giudice dispone solo delle carte del processo, ma lei veramente può pensare di decidere se una persona sia colpevole o innocente senza averla mia vista in faccia, mai averla interrogata, di cui non ha mai potuto valutare le reazioni a una domanda o un commento? Consideri che non ha mai avuto la possibilità di sentire i testimoni, non sei quindi in grado di valutarne l’attendibilità. Nella vicenda in questione, ad esempio, nessuno ha chiarito cosa sia successo nell’ora di sospensione del verbale tra la prima parte della deposizione di Muschitta e la successiva, insolita e sospetta, ritrattazione. Al Procuratore Generale vengono inviati solo la sentenza impugnata e i motivi di ricorso delle parti processuali. Nel caso di specie, vista la peculiarità della situazione io ho acquisito tutte le sentenze precedenti, rendendomi conto dei vizi sottolineati in requisitoria".

La perizia sulla camminata e il ruolo nella condanna

Spazio a un altro dei pilastri su cui si basa la condanna Stasi, la perizia Testi (era stato ritenuto colpevole per le suole di scarpe pulite), analizzata dal crimonologo ed ex agente della polizia Marco Strano, che ha individuato diverse anomalie: "Il modello matematico costruito per simulare la condanna di Stasi non tiene in considerazione un elemento importante, la naturale, in parte conscia e in parte inconscia, attitudine a evitare alcune cose che danno ribrezzo. Ci sono degli spazi vuoti, è ipotizzabile che lui abbia messo i piedi nei punti in cui non c’era sangue. Nella perizia Testi si è ipotizzata una camminata lineare, con la persona che ha messo un piede davanti all’altro, non curandosi del sangue in terra. Le scarpe sono state sequestrate a Stasi 19 ore dopo il delitto, nel frattempo lui le aveva utilizzate su varie superfici, potrebbe anche averle pulite su alcuni zerbini, ma soprattutto in estate il sangue era secco. La persona che ha simulato la camminata di Stasi pesava circa 20 chili in più, ma soprattutto indossava scarpe di almeno due numeri in più. Il paradosso di queste perizie è che in questi studi ci sono elementi che possono essere utilizzati da Stasi per dimostrare la sua innocenza, la perizia Testi è una di quelle, ma anche le perizie informatiche".

Bocellari precisa: "Stasi ha pestato il sangue, a fare la differenza è lo stato di essicazione".

Lo scontrino di Sempio e il suo possibile alibi

In uno spazio dedicato a Garlasco non si può non parlare dell’ormai noto scontrino del parcheggio di Vigevano che Sempio aveva presentato un anno dopo il delitto per dimostrare dove fosse al momento dell’uccisione di Chiara Poggi. Ci sono tanti dubbi su come lui abbia portato in caserma il tagliando, anche se gli inquirenti sono convinti non sia suo.

Brindisi sottolinea come in quel momento lo scontrino potesse essere consideraun alibi, visto che si riteneva che l’omicidio fosse avvenuto in tarda mattinata, ma Liborio Cataliotti, il legale dell’indagato precisa: "Non è mai stato un alibi perché non consente di identificare chi lo ha fatto. Sono d’accordo con De Rensis, questo dato diventerebbe un indizio se la verità storica smentisse la versione resa da Sempio. Non è vero che la cella telefonica di Sempio ha sempre agganciato Garlasco, è successo nell’unica occasione in cui lui ha utilizzato il cellulare alle 9.58, anche se non è detto fosse ancora fermo, visto che la cella copre altri 750 metri. E’ stato provato che in assenza di traffico si possono fare quei 16 chilometri in 20 minuti, tempo compatibile con la sua versione. La mamma sostiene di avere detto lei al figlio di conservarlo, non si può dire che sia sospetto da parte sua".

Questa è l’occasione anche per ascoltare un’intercettazione della mamma di Sempio, impegnata a parlare con un’amica, a cui dice: "Andrea non ha fatto niente, era in casa con suo papà", Brindisi confessa la sua sensazione: "Mi ha fatto saltare sulla sedia".

Tutto questo si collega al rapporto tra la mamma dell’indagato e l’amico pompiere, con cui aveva la tendenza a messaggiare prima di un incontro, ed effettivamente ci sono una serie di contatti tra loro il 12 e 13 agosto 2007. Cataliotti spiega: "Nell’intercettazione la mamma si riferisce a quanto era emerso nel processo Stasi, l’orario della morte era ritenuto concomitante con il momento in cui il figlio era a casa con il papà. Per quanto riguarda il pompiere, nella seconda deposizione nega di avere mai visto la donna a Vigevano. Lui nega inoltre di essere uscito dalla caserma durante il turno di lavoro, non c’è stato quindi alcun incontro tra loro.


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