Garlasco in Tv, gli scatti sulla scena e i cambiamenti mai spiegati. De Rensis: "Stasi fermato per una bufala, mai tornati indietro"

A Zona Bianca spazio al caso Garlasco il 13 agosto 2026, 19esimo anniversario del delitto di Chiara Poggi, focus sugli errori nella vecchia indagine e alcuni elementi sospetti

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Zona Bianca" è in onda con un duplice appuntamento anche questa settimana, ma la puntata del 13 agosto 2026, è certamente speciale, visto che ricorre il 19esimo anniversario dalla morte di Chiara Poggi. Si parte così con un breve filmato in cui è possibile vedere la ragazza uccisa a 26 anni, compreso un breve estratto della sua laurea. "Sono passati 19 anni dalla morte di Chiara Poggi. Questo anniversario cade in un momento particolare in cui nuove indagini hanno aperto nuovi scenari…", sono le parole di Giuseppe Brindisi in apertura, che sottolinea come lo spazio dedicato al caso di Garlasco sarà anche questa volta decisamente ampio.

Garlasco a Zona Bianca, Brindisi e De Rensis

Garlasco a Zona Bianca, Brindisi e De Rensis

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Garlasco, Zona Bianca puntata 13 agosto 2026: il discorso di Giuseppe Brindisi nel triste anniversario

Nello spazio dedicato al caso Giuseppe Brindisi ci tiene a fare un discorso introduttivo più preciso: "Oggi è il 13 agosto, 19 anni esatti dal delitto di Garlasco. Fuori da ogni retorica e nel ricordo, ma soprattutto nel rispetto di Chiara Poggi e del dolore della sua famiglia, forse è il momento giusto per fare un punto su questa nuova indagine. O meglio su questa nuova stagione di indagini. Da mesi sento definire questa inchiesta debole, ma debole rispetto a cosa? Trovare chi ha davvero ucciso Chiara resta l’obiettivo dell’indagine, se emergesse una verità incompatibile con la condanna ad Alberto Stasi quella verità potrebbe aprire la strada alla revisione e alla sua riabilitazione. Ma non è necessariamente questo l’unico terreno su cui si muove Fabio Napoleone. La sua storia professionale racconta di criminalità organizzata, corruzione, di appalti. Napoleone sa indagare i sistemi, partire da un episodio e seguirne le connessioni, oggi accanto alla domanda ‘chi ha ucciso Chiara Poggi?’ ce ne sono almeno altre due, ovvero ‘Che cosa è successo alla giustizia a Pavia nel 2007?’ e ‘Che cosa è successo nel 2017?’, quando questa vicenda è stata riesaminata. Tutto dovrà essere dimostrato, ma forse chi aspetta solo il prossimo DNA o la prossima impronta sta guardando dalla parte sbagliata. Questa inchiesta può cercare insieme tre risposte, chi ha ucciso Chiara se Alberto Stasi sia stato condannato ingiustamente e cosa sia accaduto nel frattempo dentro al sistema che avrebbe dovuto accertare la verità".

Il 13 agosto 2007 di Alberto Stasi

Si passa così a rivivere proprio quel 13 agosto 2007 dal punto di vista di Alberto Stasi, colui che aveva trovato Chiara Poggi senza vita, per poi chiamare alle 13.50 il 118 in cerca di un’ambulanza con una telefonata che abbiamo ascoltato centinaia di volte. Una settimana dopo sarebbe poi stato iscritto nel registro degli indagati, chiamato a rispondere di quanto fatto quella mattina. Lui sostiene di essersi svegliato alle 9 e di essere rimasto un po’ a letto, poi di essersi seduto alla scrivania davanti al PC alle 9.35 per dedicarsi alla tesi. Prima però si dedica a guardare alcune immagini pornografiche, non riferendo però questa circostanza specifica ai Carabinieri. Alle 10.17 inizia a scrivere fino alle 12.20, inizialmente il suo alibi viene messo in dubbio, ma le perizie informatiche del 2009 arriveranno a confermare la sua versione restringendo la finestra temporale dell’omicidio tra le 9.12, ora in cui Chiara disattiva l’allarme di casa, e le 9.35 quando lui è sicuramente al computer. Secondo la Cassazione quei 23 minuti sarebbero stato sufficienti per compiere il delitto, spostamenti compresi. In più occasioni lui arriva a telefonare alla fidanzata nel corso della mattina, ma senza ricevere risposta.

Alle 9.45 le fa uno squillo, a cui ne segue un altro un’ora dopo, come dichiarato agli inquirenti. Tra le 11.15 e le 12.20 lui prova a chiamarla, per poi farlo ancora alle 13.20. A quel punto Stasi decide di prendere la macchina per andare presso la casa dei Poggi, distante circa 1,5 chilometri, dove arriva alle 13.40. In un primo momento suona il citofono, per poi fare un’altra telefonata, sempre senza risposta. Lui decide così di scavalcare il muretto dell’abitazione, almeno secondo quanto da lui raccontato ai magistrati, si rende conto che la porta risulta chiusa ma non a chiave, per questo entra, arrivando a notare una grande macchia di sangue. L’allora 24enne attraversa il corridoio, cercando la ragazza prima nella sala Tv, sentenzo l’apparecchio acceso, e poi in bagno, senza trovarla. Apre quindi la porta a soffietto della cantina, scende uno o due gradini, arrivando a intravedere il corpo sulle scale, per poi lasciare la villetta. Alle 13.50 lui telefonata al 118, mentre è in macchina diretto ai Carabinieri di Garlasco. La sentenza di condanna è arrivata a definire il tono della chiamata "freddo e innaturalmente distaccato", ritenuto incompatibile con chi ha appena scoperto il corpo della fidanzata, lui invece aveva riferito di essere colto da un forte panico, stato d’animo che lo spinge a correre in caserma.

Alle 16 Alberto è di nuovo in caserma, viene sentito una prima volta, per poi essere nuovamente ascoltato nel cuore della notte fino alle 7 del mattino successivo. I primi Carabinieri a entrare nella casa non indossano i calzari, nonostante sia fondamentale per un caso di omicidio, sostenendo di essere stati indotti a fare così da Stasi, che avrebbe parlato di un incidente domestico. Successivamente gli agenti si sono corretti, rivelando di avere fatto una loro supposizione, anche se la prima versione è rimasta negli atti. Quello è ritenuto il primo grave indizio nella sentenza di condanna nell’appello bis, solo nella sentenza di Cassazione viene chiarita l’attribuzione erronea dell’incidente domestico all’imputato. Lui si è sempre dichiarato innocente, nonostante la sentenza di condanna a 16 anni (oggi ha ottenuto l’affidamento in prova), ora si augura di poter ottenere la revisione.

Garlasco, la testimonianza di Antonio De Rensis

A commentare è l’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis, presente in studio, che lo segue solo da qualche anno. Giuseppe Brindisi vuole quindi sapere cosa lui ricordi di quei giorni: "Ero in vacanza in Alto Adige, il caso mi aveva colpito subito, seguivo tutte le trasmissioni e leggevo i giornali per informarmi. Sono rimasto colpito da un omicidio che aveva coinvolto una ragazza che nell’immaginario di tutti era una ragazza di grandi principi, che meritava di vivere. Si stava costruendo una vita brillante".

Il giornalista è interessato a capire quale sia la versione di questo data proprio da Alberto: "La mia collega Giada Bocellari lo segue da 15 anni, quindi ha una capacità relazionale unica, io sono sempre stato delicato con lui, pur avendo parlato a vicenda di cose personali nostre. Ho percepito la delicatezza con cui parla di Chiara quando ne parla".

Lui ha sempre raccontato di "essere riuscito a resistere al carcere perché sa di essere innocente", questo è il parere del legale che dopo aver rivisto una intervista di Stasi dal carcere dice con espressione visibilmente emozionata: "Mi emoziono sempre quando vedo questa intervista. Chi frequenta le carceri sa che i detenuti annusano le situazioni, lui è stato rispettato anche per come si è comportato, ha fatto riferimento a tutta la forza che aveva dentro per cercare di sopravvivere. Devi cercare delle vie di uscita dentro di te".

Brindisi ritiene importante sottolineare un aspetto: "Noi giornalisti dobbiamo fare un esame di coscienza per il modo in cui poniamo a volte le notizie a chi ci ascolta". Il legale dice la sua anche sul papà di Stasi, scomparso da tempo: "Ho sempre detto che in questa vicenda c’è tanto dolore, in primo luogo per la famiglia di Chiara ma anche per la morte di Nicola, crollato dopo l’annullamento della sentenza di assoluzione. Il papà dice: ‘Quando uno non ha un alibi’, peccato che l’alibi ci fosse, ma qualcuno l’aveva cancellato, ma il 23 agosto ancora non si sapeva, si è scoperto un anno e mezzo dopo. La cancellazione è una cosa gravissima, sono le omissioni rilevanti di cui ha parlato il pm Pezzino che ha archiviato Sempio".

Impossibile non ricordare il giorno del suo primo arresto, quando tantissimi lo insultavano senza remore, scenario definito "una gogna" da Brindisi. "Io sento parlare giustamente di garantismo, ho fatto una grande ricerca di servizi Tv e giornali, ma quel giorno non ho letto di nessuna vergogna per la folla radunatasi casualmente davanti alla caserma. Lui veniva fermato sulla base di una bufala investigativa, da lì non si è più tornati indietro. Spero si riesca ad avere una linea uniforme in questa ultima parte delle indagini".

Il 13 agosto 2007 di Andrea Sempio

La Procura di Pavia non ha dubbi, a uccidere Chiara Poggi è stato Andrea Sempio, ma cosa ha fatto il giorno del delitto? Lui sostiene di avere atteso il ritorno a casa della mamma, intorno alle 10 si sarebbe recato a Vigevano in macchina per andare in una libreria in Piazza Ducale. La versione è confermata sia dal papà, sia dalla mamma. Secondo i tabulati telefonici il suo cellulare aggancia alle 9.58 la cella di Garlasco, a 16 minuti da Vigevano, secondo gli investigatori lui avrebbe potuto arrivare a destinazione solo se in quel momento fosse stato già in viaggio. Lui ha poi dimostrato il racconto con l’ormai noto scontrino del parcheggio, consegnato un anno dopo.

Una volta trovata chiusa la libreria, lui avrebbe fatto un giro in piazza per poi tornare a Garlasco, inizialmente dalla nonna, distante solo 550 metri da casa Poggi. Gli inquirenti scrivono: "Dopo il delitto è ipotizzabile che Sempio si sia recato a casa della nonna percorrendo la strada dietro la villetta". A casa della nonna riceve una chiamata della mamma che gli chiede di tornare a casa per pranzo. Arrivato nella sua abitazione, lui non avrebbe mangiato perché avrebbe bevuto una bottiglietta d’acqua, visto che la barista non gli aveva tolto il tappo, questo però secondo il racconto della mamma, lui dice di non averne ricordo. Fino alle 13.30 tutti e tre restano a casa, poi Andrea e il padre tornano di nuovo dalla nonna fino alle 15, i due sono tornati a casa ma nel tragitto hanno notato un’ambulanza e delle persone nei pressi di via Pascoli. Questo li ha insospettiti, ma non si sono fermati. Poco dopo lui decide di tornare sul posto da solo, come confermato da una foto scattata alle 15.53. Non solo, lui avrebbe poi avvertito il padre, a quel punto i due sarebbero tornati sul posto, come dimostrato da un’altra foto.

Lo scambio dei pedali e le accuse a Stasi

Spazio a un elemento che è stato spesso ritenuto uno degli indizi a carico di Stasi, lo scambio dei pedali della bicicletta, su cui fa leva spesso l’avvocato della parte civile Tizzoni. Anzi, lui aveva sottolineato come la consulenza che aveva escluso questa azione non avesse valore, non a caso la Procura Generale, la dottoressa Barbaini, ne aveva preso le distanze durante la discussione finale. Stasi a suo dire li avrebbe quindi scambiati per evitare che venisse trovato il DNA di Chiara Poggi. Di diverso avviso è ovviamente la difesa del 42enne.

Importante è la presa di posizione a riguardo dell’autore Tv Luigi Grimaldi: "Se si parla di scambio servono due pedali da una parte e due dall’altra. Dire che i pedali non corrispondono a quelii di fabbrica secondo me significa poco e niente, bisognerebbe dire quando sarebbero stati cambiati. Se sono stati cambiati un mese o una settimana prima del delitto di cosa parliamo?".

Caso Garlasco, le contaminazioni sulla scena del crimine

Non ci sono però dubbi sui numerosi errori commessi nella prima indagine, si pensa però che questi possano essere stati condizionati da una scena del crimine non trattata a dovere. I Carabinieri erano entrati in casa, infatti, senza gli appositi calzari e i guanti, oltre ad avere calpestato le tracce di sangue, in modo particolare quelle più piccole, lasciando materiale biologico estranei. Altre tracce, come quelle dei quattro polpastrelli presenti sul pigiama di Chiara e attribuibili presumibilmente al suo assassino, sono risultate inutilizzabili perché si è deciso di girare il corpo.

Non si deve dimenticare la spazzatura di casa Poggi, repertata otto mesi dopo il delitto, prima di quel momento i consulenti di Stasi erano riusciti a fotografarla in due momenti diversi (ottobre e dicembre 2007). Questo aveva permesso loro di notare uno spostamento dei rifiuti, visto anche dall’allora capitano Cassese. Ipotizzare una manomissione non è poi così impossibile. A questo si aggiunge il brick di Estathé nel cestino, con il DNA sulla cannuccia di Stasi, ma che sembrerebbe appartenere a un lotto differente rispetto a quelli in frigo. Altre perplessità nascono dallo spostamento dei tappetini, quello in bagno e quello in cucina (questo è stato sollevato e arrotolato prima dell’esame con il Luminol, generando problemi nel rilevamento delle impronte. Un giallo riguarda anche la chiavetta USB, dalla relazione emerge il sequestro il 13 agosto, anche se il prelievo da casa è avvenuto solo il 3 ottobre (eppure l’ultimo accesso risulta essere avvenuto il 14 agosto).

Brindisi ne approfitta per mostrare due foto del cestino portaoggetti presente all’ingresso di casa Poggi, fatte il 13 agosto e il 3 ottobre 2007, nessuno avrebbe però dovuto accedere il giorno dopo il delitto. Eppure ci sono delle differenze evidenti, nella seconda risultano spariti degli oggetti, senza che questo venga attestato da un verbale. Grimaldi evidenzia un dettaglio: "Noi sappiamo che il cestino durante il sequestro è stato portato fuori la sera nel 13, lo dice il Carabiniere Serra durante un’udienza, Questo è avvenuto senza un verbale di acquisizione, né altre risultanze, oltre a essere rimesso a posto insieme alla chiavetta. Ma ci sono oltre 900 file aperti nella chiavetta all’indomani del delitto. Non è possibile che una cosa esca senza una carta, né che rientri senza una carta".

Chiara Poggi

Chiara Poggi


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