Garlasco in Tv, dubbi sull'alibi di Sempio e il 'Fantasma formaggino': "Inchiesta debole". Perché la teoria della spazzatura manomessa si rafforza

A Zona Bianca lunedì 10 agosto 2026 lungo spazio al caso Garlasco, focus su alibi di Sempio (e dubbi connessi) e l'idea di una manomissione dell'immondizia di casa Poggi

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

A poche settimane dalla conclusione delle indagini, prevista per il prossimo 28 settembre, il caso Garlasco continua a essere al centro dell’opinione pubblica e non solo. La Procura di Pavia, che ha riaperto l’inchiesta più di un anno fa, non ha dubbi, a uccidere Chiara Poggi il 13 agosto 2007 è stato Andrea Sempio, nonostante il fidanzato della giovane, Alberto Stasi sia stato condannato in via definitiva (da qualche settimana ha ottenuto l’affidamento in prova). I vari indizi a carico del 38enne sono stati al centro della puntata di "Zona Bianca" andata in onda lunedì 10 agosto 2026.

Garlasco, Zona Bianca puntata 11 agosto 2026: i dubbi su cosa ha fatto Sempio la mattina del delitto

Andrea Sempio continua a professarsi innocente e a sostenere di non avere ucciso Chiara Poggi. A suffragio di questa tesi c’è il suo racconto, secondo cui la mattina del delitto lui sarebbe stato a Vigevano per acquistare un libro, in realtà mai comprato perchè la libreria era chiusa. A distanza di un anno dall’omicidio lui aveva poi consegnato ai Carabinieri lo scontrino di un parcheggio nella cittadina lombarda, mossa che continua però a generare dubbi visto che il tagliando non è nominativo né presenta numero di targa. Non solo, i tempi indicati per fare il tragitto da Garlasco a quella piazza appaiono decisamente ristretti, come sottolineato dai Carabinieri, che hanno fatto una prova ad hoc nelle ore notturne ritenendo quel momento quello più tranquillo perchè il traffico è quasi inesistente (in una mattinata, e quel giorno era in programma una fiera) avrebbe dovuto metterci quindi necessariamente più minuti.

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Considerare come un alibi il tagliando appare difficile proprio per le sue caratteristiche, non a caso gli inquirenti ritengono sia quasi impossibile pensare possa essere suo. E’ su questo aspetto che ha fatto leva a "Zona Bianca" il direttore di ‘Gente’ Umberto Brindani: "Il minimo che si possa dire è che il racconto di Andrea Sempio di quella famosa mattina è confuso, questo è il minimo. Se noi ragioniamo sul fatto che fino alle 10 circa lui risulta a casa, ma ce lo dicono i genitori, una testimonianza fatta dai familiari più stretti ha quindi evidenti limiti. Su quello che è accaduto dopo le 10 iniziano le domande senza risposta, veramente ci ha messo così poco per arrivare e per trovare parcheggio e fare lo scontrino? Come mai prima nega di essere andato al bar e poi non si ricorda di esservi andato? Come mai non si ricorda il titolo del libro che ha cercato per ben due giorni consecutivi? Perché il papà dice alla mamma: ‘Lo scontrino lo hai fatto tu’? Perchè Sempio padre e Sempio figlio intercettati dicono ‘abbiamo cannato qualcosa’ come se si fossero messi d’accordo sulla questione dello scontrino? Nessuno ora può ragionevolmente dire se Sempio fosse davvero a Vigevano o no, questa domanda non ha una risposta. Se si scoprisse che lo scontrino è falso non sarebbe solo un non alibi, ma un indizio di colpevolezza gravissimo se venisse dimostrato".

Decisamente più cauta a riguardo è invece il procuratore Annalisa Imparato: "L’alibi non è pieno, ma non possiamo sostenere sia falso. Si parla delle falsità portate dalla difesa portate a conoscenza della pubblica accusa, ma non ne abbiamo prova. Si parla di alibi non pieno per le diverse anomalie, conservato per più di un anno dalla famiglia, c’è quindi una narrazione familiare senza riscontro". Giuseppe Brindisi non può però fare a meno di evidenziare come anche le versioni date da mamma, papà e figlio non coincidano per diversi aspetti, cosa che non può che alimentare i dubbi sulla posizione del 38enne accusato dalla Procura di Pavia del delitto di Garlasco. "Ci sono discrepanze, la storia della bottiglietta è suggestiva, non ci sono riscontri esterni, non c’è l’ordinanza, non ci sono testimoni che attestano la presenza di Sempio al bar. Si è sviluppata un’ossessione dello scontrino, non è detto copra l’arco temporale che serve, ma non per questo è falso".

A pensare che invece la posizione dell’attuale indagato non sia così seria è invece Valter Bisoctti, avvocato di Gennaro Cassese, che aveva coordinato le indagini all’epoca dell’omicidio di Chiara Poggi e oggi indagato per false informazioni ai pm dopo i tanti "non ricordo" nel suo interrogatorio. "Intravedo il problema di questa inchiesta, la debolezza di tutta l’inchiesta. Anche questa storia dello scontrino dimostra come l’inchiesta della Procura sia debole".

I sospetti sulla spazzatura di casa Poggi

Gli errori commessi durante la vecchia indagine per il delitto di Garlasco sono ormai acclarati e sono tutt’altro che pochi, tutto questo non fa che alimentare i dubbi sulla colpevolezza di Alberto Stasi nonostante la condanna passata in giudicato. Recentemente sono emersi forti sospetti sulla spazzatura di casa Poggi, repertata quasi un anno dopo l’omicidio nonostante sia in genere uno dei primi elementi a essere considerato.

Tutto è avvenuto il 16 aprile 2008, su richiesta del team difensivo dell’oggi 42enne che sarebbe stato poi condannato, anche se come rivelato da uno dei suoi consulenti, il professor Avato, non è stato concesso loro di analizzarla. In quell’occasione, il 3 ottobre 2007, avevano potuto scattare una fotografia del contenuto, cosa fatta anche durante un secondo sopralluogo, il 5 dicembre, constatando però alcune modifiche alla disposizione dei rifiuti, cosa che ha contribuito a far credere ci possa essere stata una manomissione.

A metterlo in evidenza è l’autore Tv, Luigi Grimaldi, impegnato da tempo in una serie di ricerche sul caso, arrivato ad avanzare un’ipotesi pesante: servivano elementi che potessero incastrare Stasi, per questo si è agito di conseguenza. Lui aveva notato una mancata corrispondenza tra i brick di Estathé nel frigo e l’unico presente nel cestino (dove era stato trovato il DNA di Stasi), ora c’è un altro dettaglio che non sarebbe da trascurare. Il riferimento è al cibo per gatti, visto nel primo scatto e non nel secondo. L’episodio è stato descritto con ironia, anche se appare difficile utilizzarla visto che si tratta di un caso di un omicidio e di una persona che potrebbe avere fatto dieci anni di carcere ingiustamente.

"Dopo il fantasma formaggino abbiamo il fantasma del paté", sono state le sue parole.


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