Garlasco in Tv, le contraddizioni sui video intimi e i possibili 'segreti' di Stasi. Ma De Rensis smonta tutto: "Lui non fa l'investigatore"
Ampio spazio dedicato al caso Garlasco a Zona Bianca mercoledì 1 luglio 2026, focus sui vari indizi contro Andrea Sempio, con attenzione particolare al movente secondo la Procura

Nuovo appuntamento con "Zona Bianca", in onda mercoledì 1° luglio 2026, con un’ampia pagina dedicata a Garlasco, volta ad analizzare cosa potrebbe accadere con l’inchiesta in corso, che vede Andrea Sempio accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Presente l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis.
Garlasco, Zona Bianca puntata 1 luglio 2026: il quadro di accuse contro Sempio
Si inizia da quanto accaduto lo scorso 6 maggio, giorno in cui il Procuratore aggiunto di Pavia Civardi ha svelato per tre ore ad Andrea Sempio gran parte delle carte che ha in mano per ritenerlo il colpevole dell’assassinio di Chiara Poggi. Le accuse nei suoi confronti si basano su quattro pilastri. Si parte dal movente, nato da un rifiuto ai suoi approcci sessuali, scaturito da un’ossessione nata dopo avere visionato i suoi video intimi; il livore non sarebbe mai sopito, almeno fino a due anni fa, quando in un soliloquio rivolgeva a lei parole d’odio. Altrettanto importante è il DNA maschile presente sulle unghie della ragazza, che corrisponderebbe alla linea paterna dell’indagato, depositatosi in un tentativo della vittima di difendersi. A questo si aggiungono l‘impronta 33, lasciata sul muro a pochi passi dal corpo, ritenuta una sorta di firma dell’assassino, e quella di scarpa, data dall’orma presente sul gradino zero della scala.
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Entra nel canale WhatsAppGiuseppe Brindisi fa una precisazione: "In realtà, i pilastri dell’accusa sarebbero 21, numero non casuale, che ricorda i 21 secondi serviti all’ex pm Venditti per archiviare la posizione di Sempio in passato, i 4 sono sicuramente gli indizi più importanti".
Il ruolo dell’impronta 33 nell’impianto accusatorio
Il conduttore interpella il genetista Pasquale Linarello, del team di difesa di Stasi, in merito all’impronta 33: "Si è detto che è stata grattata dal muro, per noi quella modalità di asportazione può avere inibito l’analisi fatta in merito alla ricerca di sangue. In trasmissione si è detto che la traccia 33 ha subito le stesse modalità di prelievo delle tracce 44 e 45, che sono sicuramente ematiche, ma non è una cosa vera come si evince dalla relazione dei RIS. Sul muro è stata inserita la ninidrina, poi è stato fatto il Combur Test, cosa fatta anche sulle altre tracce, ma in questo caso ha dato un esito dubbio, si è quindi deciso di fare anche l’Opti Test. Per quest’ulitmo però si deve prelevare una parte della traccia del muro e inserirla in una soluzione che serve per spaccare le cellule". Brindisi apprezza la spiegazione tecnica, ma chiede perché i consulenti delle varie parti abbiano opinioni contrastanti a riguardo: "Noi sosteniamo che il test sia negativo perché nel grattare il muro è stato prelevato anche l’intonaco, abbiamo dimostrato che questo abbia inibito l’esame del sangue.A SIT è stato sentito un ufficiale del RIS che sostiene che il grattato sia stato fatto dopo avere fatto l’Opti, ma io sostengo che per farlo serva che la traccia dal muro finisca nella boccetta con la soluzione, altrimenti non si può avere la reazione. Il prelievo con quelle modalità ha fatto però finire parte dell’intonaco all’interno". Brindisi quindi commenta: "Questo è quindi l’ennesimo errore".
Rita Cavallaro fa un’osservazione: "Un ufficiale del RIS ha sostenuto che il grattato non sia sparito, come si dice, ma sia esaurito, questo presuppone che siano state fatte analisi di cui noi non conosciamo l’esistenza?".
Anche Antonio De Rensis dice la sua a riguardo: "Non è importante se siano stati fatti tutti gli accertamenti, ma se siano stati fatti bene, lo scopriremo alla fine dell’indagine. Il 12 giugno il Colonnello Mattei dei RIS dice che l’impronta faceva senso, era bagnata e abbiamo pensato subito fosse l’impronta dell’assassino per dove era posizionata".
La versione del colonnello Cassese fa discutere
Non manca l’occasione per ascoltare la deposizione di un anno fa del colonnello Cassese, ricca di tanti "Non ricordo" in merito a quanto accaduto quando aveva condotto le indagini all’epoca.
Su questo arriva il commento di De Rensis: "Oltre all’imbarazzo come frequentatore dei palazzi di giustizia, ribadisco che quando un Carabiniere depone deve ricordare i principi dell’Arma, ma dopo avere visto le SIT del luogotenente Sapone sicuramente il Comando Generale è rimasto sconcertato. Ricordo che Cassese in una trasmissione Tv ricordava cosa fosse avvenuto il giorno dello scontrino differendo la sua versione a quella dell’indagato, penso che l’ultima frase di Civardi che ha parlato della punizione per le dichiarazioni false o mendaci ci dia un’idea di quello che attende il Colonnello. Questo prevede fino a quattro anni di reclusione".
I pareri contrastanti sul DNA
Sono diverse le polemiche anche in merito al DNA, un altro dei capi di accusa nei confronti di Sempio da parte della Procura. I consulenti delle parti hanno pareri contrastanti, c’è chi ritiene che la quantità sia troppo ridotta per poter capire a chi appartenga, per altri, come la consulente di Sempio Marina Baldi, è utile all’attribuzione, ma non sufficiente a provare il coinvolgimento nell’omicidio. Anche tra chi concorda nel ritenere che il materiale genetico sia riconducibile alla linea paterna di Sempio, ci sono divergenze sul significato della presenza di quel reperto. La Baldi, ad esempio, ritiene possa essere frutto di un contatto, legato magari a una tastiera o a un tavolo dove sia l’indagato sia la vittima avevano appoggiato le mani.
Interviene il professor Francesco Galassi, paleopatologo e antropologo forense: "Si dice che ci sia poco DNA, su questo si può concordare, ma fa specie che non siano state notate per anni lesioni che la professoressa Cattaneo identifica come graffiature lasciate dall’assassino sulla caviglia sinistra di Chiara Poggi. Questo potrebbe essere avvenuto in un’azione di difesa dell’assassino dopo un calcio di Chiara Poggi o durante il trascinamento del corpo da parte dell’assassino".
I video intimi e il possibile movente del delitto
Spazio infine a uno degli elementi cruciali della nuova inchiesta perchè è da qui che secondo la Procura scaturirebbe il movente che avrebbe portato Andrea Sempio a uccidere Chiara Poggi, la visione dei video intimi che la ragazza aveva fatto con il fidanzato. I filmati sono stati registrati volontariamente, ma secondo gli inquirenti sarebbero stati visti da qualcuno che non doveva esserne in possesso. I magistrati ritengono che lui li abbia visti sviluppando un’ossessione per lei, al punto tale da tentare un approccio sessuale con lei, fino ad arrivare a ucciderla dopo essere stato rifiutato.
C’è un dettaglio che non sarebbe di poco conto, la frase "Ha sempre un impegno", che l’indagato pronuncia in un soliloquio coinciderebbe con una frase detta da Chiara ad Alberto in uno di quei filmati. Di questo aspetto aveva parlato anche Marco Poggi, fratello della vittima, uno degli utilizzatori del computer di famiglia, lo scorso maggio però lui ha escluso che l’amico possa essere entrato in possesso dei video. Lui riferito di non avere avuto accesso a quelle immagini e di averle mostrate, ma nell’ottobre 2007 aveva riferito ai pm di avere intuito l’esistenza di un video leggendo uno scambio di messaggi della coppia nel PC. Pochi mesi dopo il delitto lui aveva riferito a SIT di avere chiesto a Stasi di avere una copia dei loro video provvedendo a eliminare le parti con i loro momenti di intimità, mentre nel 2025 ha detto di non averne parlato espressamente. Stasi, invece, aveva riferito di una richiesta da parte di Poggi in merito all’esistenza dei video intimi. Questa non sarebbe però l’unica contraddizione di Marco secondo chi indaga, ce ne sono altre anche in merito alla frequentazione della cantina, a cui si arriva attraverso le scale dove era presente il cadavere.
De Rensis dice la sua: "E’ un materiale che deve destare interesse da parte degli investigatori, merita approfondimenti". Brindisi evidenzia come il PC della vittima sia ritenuto centrale dalla Procura, sono state infatti approfondite alcune cartelle presenti nel desktop, visto che era usato sia da lei, sia dal fratello e i suoi amici. Il 31 agosto 2006 alle 21.55 avvia una chat con il Pc di Stasi, in merito a tre fotografie di una ragazza e due animazioni, presenti nella cartella "Cri a Forteventura" (di cui finora non si era parlato), arrivata sul dispositivo attraverso una pen drive che secondo i magistrati sarebbe stata in uso a Marco Poggi. Stasi ha risposto inviando una sua foto in intimo femminile, non si sa però chi abbia risposto, la consulenza informatica della Procura punta a fare chiarezza anche su questo.
Questo ha scatenato un vivace scambio di battute tra Brindisi e l’avvocato, con il conduttore arrivato a credere che il legale avesse fatto intendere che il suo assistito fosse a conoscenza di alcuni dettagli finora non emersi. Anche in questo frangente il legale non ha perso la sua ironia.
Brindisi: "C’è questa bombetta sganciata dall’avvocato De Rensis…".De Rensis ribatte: "No, nessuna bomba, quale bomba?". Brindisi e Zurlo in coro: "Un’attesa di notizia", De Rensis risponde: "Ma cosa? Perchè io son pieno di biografi, se vuole metto anche lei". Il conduttore lo incalza: "Le ho fatto una domanda, non è che Alberto sa qualcosa di quella…". De Rensis lo blocca: "Alberto non sa assolutamente niente. Io stavo riflettendo ma Alberto non sa un fico secco, ha altre cose a cui pensare, tra cui la revisione che stiamo preparando. Alberto non fa l’investigatore". Non resta che attendere, a breve potremmo saperne davvero di più direttamente dalla Procura.
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