Garlasco in Tv, il Procuratore che aveva chiesto di non condannare Stasi svela: "Indizio più grave era una bufala"

Giuseppe Brindisi ha intervistato a Zona Bianca Oscar Cedrangolo, il Procuratore che in Cassazione aveva chiesto assoluzione di Stasi, convinto di avere agito bene

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

A "Zona Bianca" nella puntata in onda mercoledì 8 luglio 2026 ha parlato in esclusiva Oscar Cedrangolo, il magistrato che in qualità di Procuratore Generale, quindi la massima accusa, aveva chiesto in Cassazione nel 2015 che Alberto Stasi non venisse condannato, anche se poi la condanna è arrivata comunque. Il diretto interessato ha sempre sostenuto di non avere ucciso la fidanzata Chiara Poggi, augurandosi che lei potesse davvero avere giustizia.

Lui aveva detto una frase significativa: "Io non sono in grado di dire se Alberto Stasi sia colpevole o innocente, e nemmeno voi".

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Garlasco, Zona Bianca: le parole di Oscar Cedrangolo a dieci anni dalla sentenza

Oggi Cedrangolo è ultraottantenne, Brindisi lo ha intervistato ma ha deciso di tutelarlo, sarà possibile ascoltare la sua voce, ma senza vedere il suo volto, alcune immagini sono state coperte da fotografie, anche con l’intelligenza artificiale, ben sapendo che "quello che dirà farà tanto discutere".

"Prima di dare corso al ping pong di domande e risposte vorrei leggere l’incipit della requisitoria. ‘In questa sede, in queste aule non si giudicano gli imputati, ma si giudicano le sentenze, non si decide se un imputato è colpevole o innocente perché non abbiamo gli strumenti per deciderlo, ma si stabilisce se una sentenza è fatta bene o è fatta male. Se è fatta male si annulla, se è fatta bene si rigetta il ricorso perché serve a tentare di limitare quella perniciosa forma di spettacolarizzazione che spesso purtroppo investe alcune vicende processuali. Le investe, le mercifica, le sconvolge, attraverso quei discutibili processi televisivi che inquinano e compromettono la serenità di giudizio degli spettatori, ivi compresi tra essi i potenziali giudici togati o popolari di quelle stesse vicende. che purtroppo non hanno niente di spettacolare, a meno che non si voglia considerare spettacolare la disperazione, la sofferenza, l’angoscia, il dolore, tutti sentimenti che meritano solo rispetto e che non meriterebbero invece di essere mercificati'".

Brindisi sottolinea come in quel periodo gran parte dell’opinione pubblica fosse contro Alberto Stasi, ma "lei ebbe il coraggio intellettuale, civile e professionale di ammettere che gli indizi raccolti non fossero sufficienti per condannarlo". Lui ribatte: "Non si tratta di coraggio intellettuale, civile o professionale, ma puramente e semplicemente la personale esigenza di fare al meglio possibile il proprio lavoro".

Il giornalista ricorda i sette elementi che avevano portato alla condanna di Stasi nell’appello bis, "lei aveva smontato pezzo per pezzo tutto a livello logico e intuitivo nella sua analisi per la Cassazione", vuole quindi sapere quale fosse a suo dire quello più fragile. "L’anello debole non era nessuno dei sette indizi di cui parlava la sentenza, ma era quello che l’appello bis riteneva il primo e grave indizio a carico dell’imputato, il tentativo di accreditare l’ipotesi di un incidente domestico. Questo indizio, ritenuto il primo e grave, si è rivelato una bufala, un vero e proprio travisamento processuale".

Il giornalista fa riferimento alla nuova inchiesta, che esclude Stasi dalla scena del crimine con "una lettura che sembra dare ragione alla sua prudenza", vuole quindi sapere quale sia il suo effetto. "Non ho alcun bisogno di riscatto morale, provo amarezza per una detenzione in realtà provocata da una decisione non adeguatamente motivata e per una ignobile bagarre avvenuta a suo tempo e adesso puntualmente ripropostasi".

E’ interessante capire per Brindisi cosa Cedrangolo senta nella sua coscienza per il suo operato: "Non ci sono ferite, né coscienze da interrogare, c’è la serenità assoluta di avere interpretato al meglio delle mie possibilità il ruolo di PG".


Potrebbe interessarti anche