Delitto Garlasco, l'avvocato di Stasi sbotta: "Resoconto di un'indagine o un romanzo?". E l'errore 64 con le impronte

Le ultime novità nelle indagini sul delitto di Garlasco, compreso l'arresto di Flavius Savu e le 8 nuove impronte su cereali e spazzatura

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Garlasco Zona Bianca cosa successo puntata 10 settembre 2025
IPA

Nella nuova puntata di Zona Bianca, condotta da Giuseppe Brindisi nella prima serata di Rete 4 mercoledì 10 settembre 2025, si torna a parlare del delitto di Garlasco, questa volta discutendo soprattutto sulle ultime novità nelle indagini, compreso l’arresto di Flavius Savu e le 8 nuove impronte trovate sui cereali e sulla spazzatura. Ecco cosa è successo nel corso della puntata del 10 settembre 2025 di Zona Bianca.

Il delitto di Garlasco a Zona Bianca, puntata 10 settembre 2025: cosa è successo

La puntata comincia con i commenti alla requisitoria di Oscar Cedrangolo, al tempo il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione che rappresenta il massimo responsabile dell’ufficio del Pubblico Ministero: l’uomo ha distrutto la sentenza dell’appello bis passo dopo passo. "Cadrangolo smonta punto per punto quella che è la ricostruzione che è propria delle tesi dell’accusa e dice che a questo punto non ci sono elementi pieni per arrivare a una declaratoria di responsabilità di Stasi e quindi di cercare meglio. Stasi viene incastrato da questo passaggio processuale, secondo me, gravissimo" dice Simonetta Matone prima di essere interrotta da Giuseppe Brindisi.

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Subito dopo la parola passa al giornalista Stefano Zurlo che non è d’accordo con Cedrangolo: "La storia della bicicletta non è come viene raccontata. Lui sbaglia perché i pedali sono stati cambiati, quelli della bicicletta sono stati sentiti…". Interviene l’avvocato De Rensis: "Fa il resoconto di un’indagine o un romanzo?", ma Zurlo non ci sta: "Non è un romanzo, è la realtà". Il legale di Stasi ribatte: "Lei sta dicendo una sequela di inesattezze. Quando deciderà di rivedere, ripassare la camminata, si legga che cosa è stato detto dai consulenti della pubblica accusa… Poi c’è il suo romanzo che parla di uno scambio di pedali che…". De Rensis non riesce a concludere il discorso perché interrotto dal conduttore che dice "non cadiamo nella sterile polemica personale", suscitando la reazione dell’avvocato di Stasi: "Non sono polemiche, sono dati processuali".

Poi Brindisi si rivolge a Ilaria Cavo – presente tramite collegamento video – che dà la sua opinione sulle parole di Cedrangolo: "Dipende che pezzi prendiamo della storia, perché i giudici della Cassazione dichiarano che ‘non emergono né dubbi interni né esterni in merito all’illustrazione degli elementi a carico dell’imputato. Tutti gli elementi risultano integrarsi perfettamente con gli altri come tessere di un mosaico che ha contribuito a creare un quadro d’insieme convergente sulla colpevolezza di Stasi’. Questi sono dei giudici di Corte di Cassazione". La Matone invece dà ragione ad Antonio De Rensis: "C’è addirittura una dichiarazione del Procuratore generale che dice che i pedali non sono stati sostituiti", ma Stefano Zurlo replica: "Non è così", e il legale di Stasi perde la pazienza: "Ma se c’è la perizia di Adinolfi!" Il giornalista dice: "E’ una consulenza, non una perizia!", ma De Rensis sottolinea: "E’ una consulenza del Procuratore generale, della pubblica accusa! Ma dica la verità, Zurlo!". Lo stacco pubblicitario aiuta a calmare poi gli animi e si riprende da

L’autopsia di Chiara Poggi

In studio arrivano anche Vittorio Fineschi e l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace. Il primo è un medico legale di grande fama e spiega cosa possiamo aspettarci dal lavoro di Cristina Cattaneo: "Il lavoro non sarà solo una ricostruzione storica, sarà una rivalutazione di reperti e quindi si tratterà di consegnare nuove oggettività. Le fratture sul cranio, visibili dalla tac di allora, possono già dirci quanti colpi sono stati inferti, qual è il primo, in quale zona e quali sono succeduti al primo colpo inferto. E’ anche possibile cercare di risalire all’arma del delitto con le nuove tecnologie, di capire se si trattava di metallo puro, di una lega. Arma o armi? Le lesioni al vertice della testa sono stati classificate come dovute a un oggetto battente, mentre quelle sul volto sono state interpretate come una possibile arma da taglio. Più armi presuppongono più aggressori ed è un’ipotesi più che sostenibile proprio per la molteplicità di lesioni riscontrate sul corpo e per la atipicità della lesione attribuibile a un solo mezzo. Le lesioni di per sé quasi sicuramente non sono state immediatamente mortali e questo ci dice che c’è un tempo di sopravvivenza che deve essere stimato nuovamente perché può dirci molto sull’epoca della morte".

Annamaria Bernardini De Pace si dice d’accordo con Fineschi: "Io credo che Cristina Cattaneo ci darà un’altra ora del delitto. Secondo me, non è stato assolutamente alle 09:30. Ci saprà dire il numero degli assassini, che ho sempre avuto la sensazione fossero più di uno, ci saprà dire soprattutto gli errori che sono stati fatti e che hanno portato alla condanna di Stasi. La Cattaneo poi è troppo brava per lasciarsi sfuggire quale è stata l’arma del delitto". A dare il suo parere è anche Antonio De Rensis che torna sul fatto che "l’aggressione è avvenuta in due momenti distinti" e sottolinea che "la cosa più sbagliata in quella ricostruzione è che la porta si apra e Chiara venga aggredita subito".

L’arresto di Flavius Savu

Poi l’arresto di Flavius Savu, il romeno latitante che è stato condannato a 5 anni di carcere per l’estorsione a Don Gregorio, il sacerdote del Santuario della Bozzola, e che aveva detto ci fossero dei collegamenti tra lo scandalo della Bozzola e la morte di Chiara Poggi. Ora Savu, lo ricordiamo, è stato rintracciato in Svizzera. In merito a quest’ultima novità, l’avvocato Massimo Lovati, difensore di Andrea Sempio, dichiara: "Cosa cambia nell’inchiesta su Chiara? Intanto il non so ancora il motivo per cui Savu è stato arrestato. Dovrebbe essere stato pubblicato un mandato di arresto europeo con una richiesta di estradizione che io non ho visto. Quindi non so se è stato arrestato la scontare esecutivamente la condanna o se è stato arrestato per altro. Lui ha rilasciato un’intervista e ha sostenuto che Chiara sapesse, ne parla lui stesso e anche il nipote nel memoriale".

L’avvocato di Savu, Roberto Grittini, spiega: "Come spesso accade quando si eseguono mandati di cattura, al momento sono abbastanza blindate le notizie. Dalle news frammentarie che ho parrebbe essere stato arrestato in esecuzione di una pena che è un po’ il risultato di quel procedimento per l’estorsione ai danni di Don Gregorio Vitali, per una truffa e per una tentata estorsione ai danni della curia vigevanese". Poi il legale di Savu svela di non aver ancora avuto modo di parlare col suo assistito: "Occorrono delle credenziali particolari". E aggiunge: "Nessuna intervista, so che è stato arrestato alla vigilia di un importante impegno che Savu aveva preso verosimilmente con un vostro collega per raccontare ciò che sapeva rispetto alla morte di Chiara Poggi e a dei fatti che potessero essere ricondotti all’antefatto, quindi alle usanze, ai festini un po’ particolari".

Cosa può davvero sapere Savu di quello che è successo nel 2007? A risponde è Grittini: "Questo me lo chiedo anche io. Savu l’ho conosciuto nel 2014 e nei momenti di confronto, ha sostenuto, forse anche confidandosi, che ci fosse un collegamento. Questa ipotesi è stata rafforzata qualche mese fa nel corso di un’intervista. Penso che proprio nella giornata di oggi dovesse raccontarlo a qualcuno. Come in tutti i mandati di cattura internazionale, vi è una prima fase in cui si chiede se Savu è d’accordo a essere estradato in Italia. Se presta il consenso, nel giro di un mese circa sarà qui, altrimenti occorre un qualcosa di più approfondito rispetto a quella che è la normale estradizione. Savu collaborerà? Se l’autorità pavese volesse coltivare questa vicenda con le dichiarazioni fatte da Savu, non farà altro che sentirlo come un test a sommarie informazioni testimoniali (quindi in una Sit, ndr)".

Umberto Brindani sottolinea: "Se deciderà di collaborare, lui parlerà e naturalmente dovranno essere verificate tutte le cose che dirà. La sua testimonianza potrebbe essere importante perché lui ha tirato in ballo Andrea Sempio e Bertani. Il nipote avrebbe raccontato che Savu vedeva coinvolti Sempio e Bertani, l’amico che si è suicidato nel 2016, e addirittura chiamava il primo Il sadico e il secondo Il picchiatore. Tutto questo esiste e bisognerà verificarlo". Massimo Lovati dice di non temere nulla delle cose che potrebbe dire Savu: "Non si sono mai conosciuti". Sia Ilaria Cavo sia Annamaria Bernardini De Pace sostengono di non vedere un collegamento tra Chiara Poggi e Savu in questa storia.

Garlasco: l’errore 64 a Zona Bianca

Nel frattempo si è giunti a una nuova fase dell’Incidente probatorio e non mancano commenti sulle 8 nuove impronte rilevate su cereali e spazzatura. Tornando a parlare dell’incubo di Lovati riguardante il Dna di Sempio sul fruttolo, l’avvocato chiarisce: "L’incubo non era per le impronte, non le temo perché si sa già che non daranno risultati. La maggior parte di essere sono state ritenute non utili". Poi Brindani sottolinea che siamo all’errore 64: "Queste impronte sono state scoperte nel 2025 e non nel 2007". E poi aggiunge: "Sono d’accordo con Lovati, non mi aspetto che vengano fuori grandi novità perché il fulcro dell’esame della spazzatura era il Dna. Ma anche trovassero un’impronta utile, c’è già chi ha messo le mani avanti dicendo che non sarebbe databile, perché potrebbe essere stata messa in qualsiasi momento". A questo punto Antonio De Rensis tuona: "Solo quelle sul dispenser di Stasi lo hanno portato in carcere". Brindani chiude il discorso dicendo che se venisse fuori di chi sono delle impronte, "bisognerebbe comunque spiegare che ci fanno sulla spazzatura di casa Poggi".


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