Garlasco in Tv, la 'battaglia' tra consulenze e l'attacco alle parti contrapposte. De Rensis: "Riflessioni sugli scritti di Sempio"

A Zona Bianca il 6 agosto 2026 spazio al caso Garlasco e all'analisi della personalità di Andrea Sempio, la sua difesa respinge in blocco le accuse della Procura

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

L’appuntamento con "Zona Bianca" è andato regolarmente in onda anche giovedì 6 agosto 2026, sempre con il consueto spazio dedicato al caso Garlasco. A breve dovrebbero essere resi noti gli esiti delle consulenze effettuate dalla Procura di Pavia, che ha deciso in questo modo di rispondere alle consulenze predisposte dalla difesa di Andrea Sempio, pensando in questo modo di rafforzare il quadro accusatorio nei confronti dell’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

Garlasco, Zona Bianca puntata 6 agosto 2026: cosa è successo

Una delle consulenze più attese tra quelle predisposte dalla Procura di Pavia è quella effettuata dal professor Roberto Catanesi, psichiatra che deve stilare un profilo su di lui avvalendosi dei vari scritti in suo possesso, di Andrea Sempo ma senza avvalersi di un colloquo con il diretto interessato. Gli inquirenti hanno già evidenziato una serie di difficoltà relazionali, soprattutto con il genere femminile, e identitaria, evidenti soprattutto nel periodo della scuola, a cui si aggiungono gli atti di bullismo di cui sostiene di essere stato vittima. Questo lo avrebbe spinto a rifugiarsi in storie inventate, pensando in questo modo di alleviare alla sua frustrazione, notata nei suoi messaggi in un Forum sui seduttori a cui era iscritto in passato.

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Giuseppe Brindisi interroga subito Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, in merito a uno dei quesiti a cui deve rispondere Catanesi, quello relativo all’eventuale pericolosità sociale di Sempio, vuole quindi sapere da lui se questo possa portare a un’eventuale misura restrittiva. "Questo potrebbe accadere, credo sia interessante capire anche la sua capacità di stare in giudizio, il professore deve rispondere anche a questo. Io non parlo di Sempio, ma in maniera obiettiva e indipendentemente dalla colpevolezza, credo ci sia qualcosa da comprendere nella sua personalità. I suoi scritti fatti in un’età post-adolescenziale fanno fare riflessioni, da questo alla colpevolezza c’è un oceano in mezzo".

C’è un’intercettazione di Sempio in macchina in cui sembra parlare del video di Chiara Poggi e Alberto Stasi, dove secondo la Procura direbbe: "Quel video io ce l’ho dentro la penna", per poi dire "si è spostato", dettaglio che sembra corrispondere a un dettaglio reale del filmato, come a confermare che lui possa davvero averlo visto.

La difesa Sempio ha comunque fino ad ora provato a smontare gran parte degli indizi contro di lui, a partire da quanto emerso nell’unica perizia, quella sul DNA, che il legale Liborio Cataliotti, aveva definito "un dato che vale zero, e non scientifico". Stesso modo di ragionare anche in merito all’impronta di scarpa, che gli inquirenti attribuiscono all’indagato, il consulente Armando Palmegiani non ha esitato a ritenere "non esperti" i consulenti della Procura, mettendo in evidenza come sia impossibile che il piede dell’indagato possa entrare nell’impronta presente in casa Poggi. Marzio Capra, consulente dei Poggi, ha invece derubricato l’impronta 33 presente sul muro delle scale in cui si trovava il corpo, attribuita dagli inquirenti sempre a Sempio: "Questa impronta è priva delle caratteristiche essenziali per essere attribuita a un soggetto, di conseguenza avevamo chiesto che l’accertamento venisse espletato nel contraddittorio. Le parti coinvolte hanno negato questa possibilità, per questo ci troviamo di fronte a una consulenza di parte della Procura che asserisce alcune cose, ma il suo valore è quello che è, quindi tendente allo zero. Il RIS è composto da persone con un’esperienza enormemente superiore rispetto ai consulenti della Procura oggi attivi, aveva fatto delle valutazioni, stabilendo che l’impronta non potesse essere usata per fare delle comparazioni".

Brindisi interpella De Rensis sulle parole di Capra, che non possono essere che ritenute pesanti, visto che va a mettere in dubbio le capacità di alcuni consulenti: "Per me il colonnello Iuliano e il dottor Caprioli che stanno lavorando ora sono due giganti, dico a me stesso che parlare di inesperienza o esperienza maggiore è un terreno rischioso, prima o poi capita a tutti di essere giudicati inesperti. Allora bisogna essere umili e rispettosi di tutti". Il conduttore ribatte: "Ho capito dove vuole arrivare, per ora non voglio seguirla", il riferimento dell’avvocato, pur senza dirlo espressamente, è infatti a quando la Cassazione si era espressa nel processo per il caso Yara Gambirasio, in cui il genetista era consulente di Bossetti, ed è in quel frangente che la Suprema Corte lo aveva tacciato di inesperienza. De Rensis finge di non comprendere: "Parlo in maniera generica, io non mi sono mai permesso, e mai mi permetterò, parlando dei miei colleghi perché io amo la mia categoria, di dire che un collega, faccio un esempio, di 34 anni valga meno di uno di 60. Io non sono nessuno per poterlo fare, un consulente che si spinge ad argomentazioni come quelle entra in un terreno minato, i giudizi vanno e vengono".

Annamaria Bernardini De Pace, in virtù della sua lunga esperienza da avvocato, concorda: "Quando non c’è da dire sul contenuto delle cose perché non si hanno argomenti che riguardano i fatti si aggredisce il collega, l’avversario, si pensa che abbattendolo non sarà mai in grado di criticare quello che ha detto chi critica. Se uno dice: ‘No, non è al livello’ è perchè ha paura di quello che uscirà da quelle persone, che sia allo stesso livello o no".

Arriva il commento di Brindisi: "Sulla battaglia tra le versioni ci tengo a dire una cosa. In merito alle minuzie dell’impronta 33 ho sentito un consulente dire che uno dirà 5, uno 10, uno 15 e poi deciderà il giudice. Non credo che si possa accettare, allora tiriamo i dadi e vediamo cosa esce. Bisogna sempre basare le proprie consulenze su aspetti scientifici, altrimenti da questa inchiesta su Garlasco la scienza forense in Italia verrà abbattuta in Italia".


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