Garlasco in Tv, la paura della mamma di Sempio: "Mi aspetto il peggio, temo non finisca mai". Matano scosso: "Telefonata drammatica"
A Vita in Diretta mercoledì 27 maggio 2026 ha parlato nuovamente la mamma di Andrea Sempio, spaventata per la situazione del figlio e il futuro che li attende

"Vita in Diretta" è in onda anche oggi, mercoledì 27 maggio 2026, sempre in prima linea con gli aggiornamenti sui fatti di cronaca più importanti, non poteva mancare quindi uno spazio ad hoc dedicato al caso Garlasco, nella giornata in cui scadono i termini per la difesa di Andrea Sempio, entro cui depositare eventuali consulenze e memorie. Come era facile immaginare, l’indagato non ha invece deciso di sottoporsi ad alcun interrogatorio.
Garlasco, Vita in Diretta puntata 27 maggio 2026: la preoccupazione della mamma di Andrea Sempio
Si parte con un’intercettazione tra Daniela Ferrari, la mamma di Andrea Sempio, e il figlio, risalente al 25 marzo di un anno fa, la donna sta seguendo la Tv e decide di chiamare il ragazzo per manifestare la sua angoscia per quanto le è accaduto poco prima.
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Entra nel canale WhatsApp"Niente c’è – dice la donna piangendo –. Non c’è niente, ci sono ancora quel b**o di m** che dice in televisione che tu sei un assassino e hanno spostato in avanti l’orario. Ci buttano m**a addosso, i tuoi avvocati non si fanno sentire da nessuna parte". Lui prova a rassicurarla: "Stai tranquilla, è solo la trasmissione, stai tranquilla", ma lei prosegue: "Sarà solo la trasmissione, però è una roba impossibile. Andrea tu sei lì a lavorare tranquillo, oltretutto la stavo registrando, è saltata anche la corrente, quel b**o di m**a ha detto in televisione proprio che hanno spostato avanti l’orario, non possono continuare a fare una roba del genere". Prima di attaccare Sempio replica: "Ferma un attimo, sono tutte c**e che dicono loro lì, stai tranquilla", lei ribatte: "Non è possibile che continuano, continuano, continuano, quello ha detto chiaramente che sarai stato te con qualcun altro, a me fa girare i c**i che continuano tutti a buttarti m**a addosso".
Alberto Matano chiede un commento alla psicoterapeuta Sarah Viola, definendo la "telefonata drammatica, una madre disperata perché assiste a quello che poi sarà svelato nell’inchiesta di Pavia, quando ancora eravamo agli inizi". Questa la replica della dottoressa: "Hanno poi sopportato ancora per più di un anno, questo dialogo è straziante, lui non perde la pazienza, lui ha l’obiettivo di rassicurare la mamma. Io però temo la cosiddetta ‘maledizione di Garlasco’, mi riferisco al fatto che se Alberto Stasi è innocente dobbiamo riconoscerlo e risarcirlo in tutti i modi, restituendo a lui la libertà, ma ho paura che si corra verso un nuovo colpevole, con la maledizione di Garlasco, quindi senza avere poi, e mi auguro ovviamente che non sarà così, gli elementi sufficienti per andare oltre ogni ragionevole dubbio".
Spazio anche all‘intervista alla mamma, in parte già trasmessa ieri: "Stiamo vivendo da schifo, ogni giorno abbiamo la folla di giornalisti in fondo al vicolo, che ci inseguono anche dentro ai negozi. Sono passate due signore, madre e figlia, la madre si gira verso la figlia e le chiede: ‘Mamma, guarda quello lì, indicando Andrea, è quello lì l’assassino di Chiara Poggi?’. Sono cose abbastanza pesanti da sopportare per una madre, hanno distrutto la vita a tutti, in primis a mio figlio, la vita della nostra famiglia è stata distrutta. Io sono fatalista, mi aspetto sempre il peggio possibile, se posso chiedere ai magistrati, agli inquirenti, a quelli che stanno lavorando adesso cercate di lavorare bene e arrivare a una verità certa, soprattutto di mettere un punto e la parola fine su mio figlio. Adesso hanno trovato di tutto e fatto di tutto contro di lui, l’unica cosa che gli manca di fare è l’autopsia, poi hanno trovato di tutto. La paura è che non finisca mai, questa è quella più grande, di non sapere cosa succede domani, a noi la vita si è fermata il 27 febbraio 2025, quando Andrea per la seconda volta è arrivato in casa sapendo di essere accusato di omicidio due volte, non una. La paura più grande è che questa storia non finsca, non si arrivi a un punto definitivo neanche questa volta e che mio figlio magari tra dieci anni si ritrovi dentro ancora questa situazione. Magari tra dieci anni i suoi genitori non sono qui a sostenerlo, non siamo tanto giovani, mio marito ha 70 e passa anni, io ne ho quasi 70. Al momento posso solo credere nella giustizia, da questa situazione chi tirerà fuori mio figlio? Devo crederci per forza".
Matano riconosce come questa sia "una testimonianza forte, una mamma che può essere preoccupata per le sorti di suo figlio", per poi chiedere all’avvocato Liborio Cataliotti se anche lui tema che la vicenda possa non finire mai: "Ho il massimo rispetto per questa signora, mi sento di doverlo manifestare, pur non conoscendola. A volte ha fatto affermazioni frutto dell’ira, della rabbia, della preoccupazione, un po’ sopra le righe, queste testimonianze sono la riprova del motivo per cui cià sia avvenuto, facilmente comprensibile, l’apprensione per un processo. Lo dicevano gli studiosi della storia del diritto, il processo è un patimento, un processo mediatico lo è ancora di più, lo ha riconosciuto anche la sentenza del caso Pifferi nella Corte di Cassazione. Il processo mediatico è doppiamente punitivo per un imputato, il Tribunale del popolo, come viene chiamato da qualche giurista, è tendenzialmente colpevolista rispetto all’accusato, anche rispetto a chi è già condannato. Noi stiamo non senza fatica cercando prove a discarico con la convinzione che gli indizi a carico non siano meritevoli di un giudizio, tantomeno per una condanna, ma cerchiamo prove decisive, cosiddetti assorbenti, a discarico, per escludere ogni ipotesi di responsabilità di Sempio perché ci rendiamo conto che reggere psicologicamente o psicofisicamente questo patimento per i due genitori e per il diretto interessato non sia oggettivamente facile. Secondo noi abbiamo trovato prove a discarico, le sottoporremo al vaglio del contraddittorio, chiederemo ai giudici una perizia relativa alle impronte".
Lo scontrino e l’impronta di scarpa
La mamma dell’indagato ha voluto parlare anche dello scontrino, all’epoca presentato come alibi, dando una giustificazione all’intercettazione in cui il marito dice ‘Lo scontrino lo hai fatto tu’. Questa la sua spiegazione: "Nell’intercettazione io e mio marito stavamo prendendo per i fondelli tutti i super testimoni che uscivano e che dicevano che fosse stato da questo, quello, quell’altro. C’è un messaggio pubblicato da una persona di Garlasco, che hanno visto milioni di persone, chi lo fa si deve vergognare e farsi schifo. Il pompiere era un amico che sentivo da qualche tempo, i messaggi non sono numerosissimi, io non ricordo cosa ho scritto. Se fosse vero quello che dice, ovvero che noi ci scrivessimo per vederci il giorno dopo avrei dovuto vederlo il 13, ma non l’ho visto, infatti lui era a lavorare. Io non l’ho mai visto a Vigevano, lo scontrino a Vigevano lo ha fatto Andrea, neanche il Padreterno può cambiare questa realtà".
Spazio alle consulenze della difesa per smontare le accuse della Procura, a partire da quella sull‘impronta di scarpa, a riguardo la mamma ha precisato: "Lui porta il 44 da quando ha fatto la patente. Fino ai 18 anni usava stivaletti tipo militare, alle superiori si è sempre vestito di nero, con quel tipo di stivaletti, poi ha cambiato tipo di stivaletti, sempre 44 quando ha fatto la patente, perché con quelli non riusciva a guidare. Mai avuto Frau, non ricordo scarpe con la suola a pallini, ma non guardavo le suole. Noi compravamo le scarpe al mercato, non compravamo scarpe costose, come non lo facciamo adesso".
A riguardo interviene Cataliotti: "Noi siamo andati oltre le verifiche peritali fatte nel processo a carico di Alberto Stasi e nell’attuale indagine a carico di Andrea Sempio. Non ci siamo limitati a valutare il numero, abbiamo interpellato due esperti che sono risaliti a quale potesse essere il piano di alloggiamento del piede interno di una scarpa che potesse avere lasciato quell’impronta. Quando la suola viene brevettata, sopra viene progettata la scarpa, con tanto di spazio, tomaia, suoletta interna, il dato tecnico a cui siamo arrivati con il nostro consulente, che è un progettista italiano, ci ha detto che con quell’impronta a pallini il piede di Sempio non ci può stare. La dottoressa Cattaneo ha misurato la larghezza del piede facendo riferimento alle ossa, i rilievi 3d della Procura parlano di un piede più largo dell’altro, il nostro consulente ha fatto il progetto ipotetico della scarpa avrebbe potuto contenere un piede che arriva al massimo a 9.2 centiimetri, tra i due e i 3 centimetri in meno rispetto alla lunghezza della scarpa che ha prodotto l’impronta. Quelle sono le uniche risultanze istruttorie risalenti all’assassino".
La difesa Sempio ha inoltre smentito la Cattaneo anche in merito alla durata dell’omicidio, a loro dire più breve: "E’ stata fatta una ricostruzione duplice tramite BPA e una del dottor Sabino Pelosi, ci inducono a pensare che la dinamica sia stata più rapida rispetto a quanto ipotizzato. E’ un’ipotesi allineata al processo di allora a carico di Alberto Stasi, ci si deve chiedere se per le nuove consulenze abbiano usato strumenti scientifici che allora non c’erano, e se ci siano nuove prove, la risposta è negativa anche in questo caso. Credo abbia ragione il nostro consulente, ma non voglio andare oltre".
