Garlasco in Tv, lo sfogo della mamma di Stasi e l'ira di Giada Bocellari: "Nessun atto di fede", poi la rivelazione (sorprendente) sulla revisione

Verità Nascoste, il nuovo programma di Milo Infante targato Mediaset, ha debuttato martedì 1° settembre con un ampio spazio dedicato al caso Garlasco, presente Giada Bocellari

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

E’ arrivato martedì 1° settembre 2026 il momento dell’esordio serale di "Verità Nascoste", il programma di Milo Infante targato Mediaset in onda in prima serata, che non poteva che partire dedicando un ampio spazio al caso Garlasco. Annuciate diverse esclusive, a partire dalla presenza in studio di Giada Bocellari, che da anni assiste Alberto Stasi.

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Garlasco, Verità Nascoste puntata 1 settembre 2026: la lettera della mamma di Alberto Stasi

Milo Infante sottolinea subito come sia mancata in questi anni una voce che ha sempre puntato sulla riservatezza, quella della mamma di Alberto Stasi, che ha sempre creduto nell’innocenza del figlio nonostante la condanna in via definitiva. Oggi la nuova inchiesta della Procura di Pavia le permette di vedere riconoscere il suo pensiero, l’idea che suo figlio sia stato in carcere ingiustmente.

Elisabetta Ligabò, questo il suo nome, ha voluto far conoscere le sue sensazioni attraverso una lettera inviata al programma che "a noi della redazione ha commosso molto per il modo di evidenziare la sua sofferenza", evidenzia il conduttore. Queste le sue parole:

"Ci sono cose che il tempo non riesce a portare via. Gli anni passano, la vita va avanti, ma certe vicende restano sempre con te. Entrano nei tuoi pensieri e ti accompagnano ogni giorno, anche quando cerchi di occuparti delle cose normali della vita. Per la mia famiglia è stato così, dall’inizio di questa tragica vicenda. Abbiamo cercato di andare avanti, come fanno tutti. Ci siamo dedicati al lavoro, alla casa, agli impegni di ogni giorno. Però è impossibile non pensare a quello che è successo. È una cosa che non ti abbandona mai del tutto.

Ci sono stati anni in cui mi sono sentita molto sola. Spesso avevo la sensazione che nessuno potesse capire davvero quello che stavamo vivendo. Quando una vicenda così dolorosa entra nella tua vita, molte cose cambiano. Impari a convivere con gli sguardi, con i giudizi, con le parole dette e con quelle non dette. A volte il silenzio pesa più di tutto il resto. Perché poi alla fine se tuo figlio viene processato per omicidio ‘un motivo ci sarà’ e anche spiegare che non è così sembra inutile, sembrano giustificazioni vuote, magari giustificazioni di una madre che ama a tal punto il proprio figlio da non riuscire a vedere la realtà. Per me non è mai stato così, io ho sempre saputo che Alberto era innocente e se avessi avuto un solo dubbio sarei stata la prima a portarlo ad assumersi le sue responsabilità. Ma alla gente questo non è mai importato ed è per questo che ho sempre pensato che fosse meglio il silenzio. Poi è arrivato il giorno in cui ho perso mio marito, il mio punto di riferimento, e quel mondo già a pezzi è crollato ancora di più.

Subito dopo, Alberto è entrato in carcere. È come vedere la tua vita andare in frantumi, sapere che niente sarà mai più come prima. La mia famiglia non c’era più. Ci sono stati momenti in cui ho preferito chiudermi nelle mie cose, nel mio dolore, cercando di trovare un equilibrio giorno dopo giorno. Non è stato semplice. Non dimentico chi mi è stato vicino in quei terribili anni, chi mi è stato vicino lo sa perché lo ringrazio ogni giorno, per avermi dato speranza, aiuto, sostegno e avermi dato la forza per non arrendermi. Ogni occasione speciale, ogni festa, ogni ricorrenza portava con sé anche il ricordo di quello che era accaduto. E mentre il mondo sembrava continuare il suo cammino, per me c’era sempre una parte di quella storia che restava presente.

Le giornate passavano col solo pensiero di mio figlio: per anni ho potuto sentirlo solo 10 minuti alla settimana, attendevo quella chiamata con ansia. Lo vedevo un’ora a settimana e quel viaggio così lungo verso il carcere era il momento che attendevo di più giorno dopo giorno. Portavo il pacco coi vestiti, qualche cosa da mangiare, si parlava del più e del meno, ma l’unica cosa che mi rendeva felice era sapere che, nonostante tutto, stava bene.

In quei momenti capisci che basta davvero poco per essere felici, tutto si riduce alle cose essenziali: sapere che chi ami comunque c’è. Ti basta quello.

Da madre, ancora oggi, penso soprattutto ad Alberto. Ho visto da vicino quanto questa vicenda abbia segnato la sua vita. Ho visto le difficoltà, la fatica di affrontare ogni giorno una situazione così pesante. Come ogni madre, ho cercato di stargli vicino nel modo migliore possibile. Non sempre si trovano le parole giuste, ma si cerca di non far mancare mai la propria presenza. Sono orgogliosa dell’uomo che è diventato e spero per lui, con tutto il cuore, un futuro diverso.

E poi c’è il ricordo di Chiara. Il tempo passa, ma non cancella le persone che abbiamo conosciuto e che hanno fatto parte della nostra vita. Quello che è accaduto resta una tragedia e il pensiero non può che andare anche a questo.

Negli ultimi tempi mi ha colpito l’affetto di tante persone. Mi capita di ricevere un saluto, una parola gentile, un incoraggiamento. A volte arrivano da persone che non conosco nemmeno. Dopo anni in cui mi sono sentita spesso chiusa nel mio dolore, sono gesti che hanno un valore enorme e che mi ricordano quanto l’umanità delle persone possa fare la differenza.

Non ho mai vissuto tutto questo con spirito di rivincita. Ho imparato che il rancore non alleggerisce il peso delle cose, anzi lo aumenta. Ho sempre cercato di affrontare tutto con dignità, nel modo più discreto possibile, anche quando dentro era difficile trovare serenità. Perché in fondo la verità trova sempre la sua strada, anche quando sembra impossibile. Quello che porto dentro oggi è soprattutto il desiderio di poter vivere con un po’ di pace nel cuore. Dopo tanti anni di sofferenza, di attese e di solitudine, credo che sia il desiderio più semplice e più umano che una persona possa avere".

Milo Infante intervista Giada Bocellari

Presente nello studio di Verita Nascoste anche Giada Bocellari, l’avvocato che segue da anni Alberto Stasi nel caso di Garlasco. Infante sottolinea subito l’assenza di rancore che traspare dalle parole della mamma del suo cliente: "Non c’è mai stato, c’è sempre stato un dolore molto composto – evidenzia la legale -. Tutta la famiglia non è mai stata propensa all’esposizione pubblica, è un modo di vivere il dolore diverso, non c’è un modo giusto o sbagliato, è un dolore composto, molto dignitoso. Lei ha sempre detto che se fosse stata convinta della colpevolezza lo avrebbe portato ad assumersi le sue responsabilità. Non ho dubbi che l’avrebbero fatto, come credo tanti genitori, è un modo per educare i propri figli, anche quando sbagliano, anche se sbagliano tanto".

Il conduttore sottolinea come il carattere di Alberto lo spinga a dare sempre una risposta anche quando le domande sfuggono alla sua possibilità, come aveva fatto provando a dare una spiegazione al sangue sui pedali: "L’innocente non pensa alle conseguenze di quello che dice, non c’è una strategia nel voler rispondere. In quell’interrogatorio gli era stato suggerito di avvalersi della facoltà di non rispondere come fanno in genere gli avvocati, visto che non conosci gli atti. Il suo punto di vista è sempre stato quello di dire: ‘Non ho fatto nulla, anzi le mie dichiarazioni possono aiutare gli inquirenti a capire cosa è accaduto, è la modalità di chi non ha nulla da nascondere. Lui non viene indagato subito, viene sentito per ore e ore, lo sottolinea anche il dottor Civardi nella nota, ‘nonostante fosse stravolto’ se lo si pensa come il soggetto che ha ritrovato si può comprendere lo choc per quello che aveva visto".

L’avvocato ha sempre creduto nell’innocenza del suo cliente, ma su questo lei ci tiene a fare delle precisazioni: "Il mio non è mai stato un atto di fede, l’approccio di un professionista deve essere innanzitutto tecnico, quindi notare che non ci fossero elementi per ritenere che lui fosse colpevole. Non significa è innocente, è una distinzione sottile, questa era la conclusione che avevo tratto leggendo le carte, quindi se è stato lui non ci sono le prove, quindi devi assolvere. Negli anni la conoscenza anche umana ti porta a ritenere per altre N ragioni di voler credere nella sua innocenza, oggi posso dire di esserne sicura".

Inevitabile parlare della sua sensazione dal momento della riapertura delle indagini: "Credo di essere una persona strutturata per non restare toccata da voci e sospetti, quello che mi ha messo in difficoltà come professionista è stato constatare il livello basso che si è toccato, io voglio restarne lontana. E’ importante riportare l’attenzione su quello che è veramente importante, quindi Chiara innanzitutto, Alberto e Andrea, parliamo di una tragedia, tutto il resto lo chiamo gossip, aiuta a distrarre chi ha interesse a fare distrarre dalle cose veramente importanti. Il punto più basso riguarda una serie di situazioni di alcuni soggetti che non hanno ruolo nella vicenda, ma che presumo vogliano avere, quindi trovano altri modi per salire agli onori della cronaca. Non è un modo di rendere giustizia a Chiara Poggi, di cui non si parla mai".

Infante evidenzia come anche la mamma di Alberto si sia sentita in prigione nel corso degli anni, anche se in modo diverso rispetto al figlio: "Era dovuta anche a come lei si sia chiusa nel suo dolore replica Bocellari –. Ho paura degli altri, del giudizio, di non essere compresa, quindi non voglio spiegare o giustificare o, al contrario, farmi piangere addosso, quindi preferisco stare da sola, è una prigione che si è auto costruita. Ha perso il marito prima che Alberto andasse in carcere, in due anni la sua vita è stata distrutta, si può immaginare la forza di una mamma che riesce ad andare avanti per suo figlio, lei vive per lui".

Garlasco, le nuove indagini e la richiesta di revisione

Presente in studio Valter Biscotti, avvocato di Gennaro Cassese, che Infante definisce "lo smemorato di Pavia o Vigevano", in riferimento ai suoi tanti "Non ricordo" nell’interrogatorio. Il legale però non ci sta: "Non facciamo ironia, Cassese ha servito lo Stato per 40 anni, è una persona di grande valore, lo stanno accusando forse perché non ha detto alcune cose che potevano piacere alla Procura di Pavia". Interviene Bocellari: "È un’accusa molto grave, siamo abituati". Biscotti va avanti: "Nei miei tanti anni di esperienza non è la prima volta che chi sta indagando cerca dal testimone una risposta gradita". La legale prosegue: "Il suo assistito si ricorda molto bene tante cose che riguardano il mio assistito, ma niente di tutto il resto". Biscotti ribatte: "Quando dimostreranno il dolo del Colonnello Cassese benissimo, ci difenderemo senza problemi. Anche l’ironia del pubblico ministero non è bella. Tutta l’inchiesta è sicuramente debole, me ne sono convinto leggendo quelle 300 pagine".

A riguardo interviene Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio: "Preferisco partire dalle parole ricche di pathos, condivisibili, della mamma di Alberto Stasi. E sottolineo tre volte condivisibili. Sa perché parto da quelle? Perché voglio farmi testimone di quello che ho conosciuto negli sguardi dei genitori della povera Chiara, che ho avuto la sfortuna, perché lo avrei evitato, di incrociare in occasione del sopralluogo. Anche gli occhi della mamma del mio assistito, posso dire di avere letto in quegli occhi altrettanto strazio, negli occhi dei genitori di Chiara più strazio di quanto venga debitamente, efficacemente rappresentato in quella lettera. In questa vicenda di genitori da questo processo ce ne sono tanti e vanno ricordati tutti. Dell’indagine ho il massimo rispetto, siamo di fronte a inquirenti seri, che temo stiano prendendo una clamorosa cantonata nel puntare l’indice accusatorio nei confronti del mio assistito. Ne sono convinto, lo sono ogni giorno di più, in virtù di un approccio tecnico, distaccato che ho, è una convinzione assoluta che credo verrà confermata. Che lo si creda o no, la verità auspicata dalla mamma di Stasi, tendenzialmente i processi la raggiungono".

Bocellari ribatte: "Hanno un giudicato, molto comodo attaccare Stasi". Cataliotti spiega meglio: "Non parlo di Stasi, non mi interessa, anche se una condanna in giudicato può essere un baluardo, forse non insormontabile, ma un baluardo nei confronti dell’accusa. Se in un dibattito una prova di quel processo viene rappresentata in modo non condivisibile io dirò sempre la mia".

Bocellari: "Noi rimaniamo sul focus, a costo di morirci sotto, e per noi la cosa importante è la revisione di Alberto Stasi. Non andiamo in giro a dire ‘non c’è niente di nuovo di qua e di là’, noi studiamo attentamente le carte della nuova indagine che è stata fatta benissimo. Ho sentito qualcuno dire che al posto di stare in Tv quest’estate avrei dovuto lavorare. C’è chi le ferie non le ha fatte questa estate. Chi ce lo dice che la revisione non sia già pronta?".

La perizia Testi e i dati attuali dell’inchiesta

Infante mostra un’immagine dell’auto di Stasi, che tende a smontare la perizia Testi, che sosteneva che "se uno cammina sul sangue e immediatamente poi sale sulla macchina il sangue si trasferisce inevitabilmente, quindi se lo cerchiamo rileviamo il sangue". Il conduttore ci tiene a sottolineare che questa "non dice che Alberto Stasi ha calpestato il sangue e che non è stato trovato, questo il dottor Testi non lo può dire", evidenzia.

Nella foto si vedono i tappetini pieni di foglie, segno che queste siano state raccolte da chi è salito. Bocellari spiega cosa sia stato fatto all’epoca: "Era stato fatto il luminol su tutta la macchina, compresi i tappetini, successivamente il giorno dopo il tappetino risulta sul sedile perché viene fatto sulle pedanine poggiapiedi senza portarle in laboratorio. Il RS cercava sangue sull’auto, è Infante a essere ancora più chiaro: "Cercavano prove di un omicidio, un assassino che sale in macchina coperto di sangue, quando si sale in auto si afferra quindi il volante e la leva del cambio. Il dottor Testi dimostra che se cammini sul sangue e vai in giro in macchina se cerchi il sangue lo trovi".


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