Garlasco in Tv, Bocellari tuona sulle analisi emerse dopo 19 anni: "Mi sembrava impossibile". Lo sconcerto di Infante

A Verità Nascoste martedì 29 settembre 2026 ampio spazio al caso Garlasco con Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, e la sua reazione agli ultimi dati venuti alla luce

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Nuovo appuntamento come ogni settimana con "Verità Nascoste", in onda anche il 29 settembre 2026, con il cossueto spazio dedicato al caso Garlasco, più che mai d’attualità con le novità emerse nelle ultime ore. Milo Infante parte con una frase emblematica, "La verità trova sempre la sua strada", ritenendola "una frase molto bella", pronunciata recentemente dalla mamma di Alberto Stasi, Elisabetta Ligabò, nel momento in cui aveva incominciato a credere di poter dimostrare l’innocenza del figlio, in cui lei ha sempre creduto.

Garlasco, Verità Nascoste puntata 29 settembre 2026: la ricerca della verità sul delitto

Milo Infante parte spiegando meglio l’intervento fatto in avvio di puntata: "La verità trova sempre la sua strada, ma a volte ci impiega vent’anni finché la verità nascosta venga finalmente alla luce. Una verità ancora parziale, ma importante, è emersa in questi giorni, è un’ipotesi davvero difficile da accettare, che vede i RIS di Parma, che lavoravano all’epoca come consulenti della Procura di Vigevano, accorgersi che a un certo punto qualcosa non va nei famosi esami del DNA sui pedali. Qualcosa che non va perché il secondo giorno di analisi il risultato è negativo, non c’è il DNA di Chiara sui pedali, ma non accade assolutamente nulla".

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Il conduttore mostra quindi le parole di Vittorio Feltri su ‘Il Giornale’, uno che ha sempre creduto nell’innocenza di Alberto Stasi: "Non mi serve un’altra tacca sulla carcassa della Olivetti, dopo quella di Tortora, non scrivo per dire che avevo ragione su Alberto Stasi. Lo dissi dal primo giorno su Libero (quando la Cassazione gli confermò sedici anni con zero prove e zero indizi), ma avere ragione non è servito a niente. Ed è questo il punto, a che serve la ragione se chi ha le chiavi del carcere non vuole sentirla?".

La testimonianza di Giada Bocellari e le incongruenze emerse

Infante può contare su una presenza in studio prestigiosa, l’avvocato Giada Bocellari, che segue da anni Alberto Stasi, ora in grado di vedere il futuro del suo assistito con maggiore speranza. Il giornalista fa un’osservazione prendendo spunto dal titolo del programma: "Se c’è una verità nascosta è qualla che riguarda Garlasco, il delitto di Chiara Poggi, ed è una verità che sta emergendo piano piano, con grande fatica. Lo sapete, la verità a volte fa fatica a emergere, ma trova sempre la sua strada. E in questi giorni abbiamo scoperto il grande inganno dei pedali".

Il 19 settembre 2007 viene analizzato dai RIS di Parma un campione proveniente dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi, quella bordeaux marca Umberto Dei. Si tratta di 2.78 nanogrammi/microlitro, negli stessi giorni nello stesso laboratorio viene però analizzato un altro reperto, un cucchiaino trovato sul divano di casa Poggi, utilizzato da Chiara la mattina del delitto per fare colazione, la quantità di DNA è la stessa. La Procura di Vigevano aveva assegnato solo ai Capitani Alberto Marino e Aldo Mattei, in qualità di consulenti tecnici, il compito di svolgere le analisi, eppure la prima, quella del 19 è registrata con il log "Port", riconducibile all’ufficiale dei RIS Giorgio Portera. Quel tracciato dà esito positivo, evidenzia su entrambi i pedali tracce di DNA di Chiara Poggi, il giorno dopo l’analisi viene ripetuta due volte, stavolta dall’ufficiale delegato agli esami, Marino, in entrambi i casi il risultato sarebbe negativo, non c’è DNA, né tantomeno sangue sui pedali. L’esito non sarebbe però stato comunicato alla pm Rosa Muscio, a lei viene consegnata una relazione preliminare firmata dall’allora comandante dei RIS Luciano Garofano, dove si scrive della presenza di tracce ematiche della vittima sui pedali. Sulla base di quella relazione, la pm opta per il fermo di Stasi. portato così in carcere, anche se solo per pochi giorni, ma quelle controanalisi sarebbero state tenute nascoste per quasi vent’anni, secondo quanto riferito dai legali di Stasi. Nel 2009 il perito del GUP Stefano Vitelli aveva chiesto di avere i dati grezzi, ma nemmeno a lui viene consegnato nulla. La difesa di Stasi ipotizza una forzatura manuale dei risultati dei dati tecnici delle analisi sul cucchiaino, anche queste a un primo test avevano dato esito nullo.

Il giornalista ritiene utile partire dalla fine, così da conoscere il suo stato d’animo quando ha capito che qualcosa nel 2007 sembra sia andato per il verso giusto in merito all’attività investigativa dei RIS: "Avevamo intuito qualcosa da molto tempo, aspettavamo i dati grezzi da tantissimi anni, personalmente avevamo iniziato a chiederli nel 2017, ma non ce li hanno mai dati. Nell’agosto 2025 ho fatto una memoria alla Procura di Pavia chiedendo di acquisirli, la Procura li ha acquisiti il 6 novembre. Nonostante questo, a gennaio li ho chiesti di nuovo al RIS di Parma, volevamo portarci avanti nell’analisi, il colonnello Donghi ci ha risposto subito dicendo che li aveva acquisiti l’autorità giudiziaria, quindi di rivolgerci a loro. Quindi ho fatto un’istanza alla Procura di Pavia, che non mi ha risposto, evidentemente il segreto istruttorio, li abbiamo avuti quindi a maggio, con la prima Discovery. Noi abbiamo quindi dato incarico subito ai genetisti, noi avvocati non possiamo aprirli, serve un software per farlo, bisognava capire cosa ci fosse nel fascicolo precedente. Sono i nostri consulenti che mi hanno detto: ‘Come avevamo spiegato nel corso del processo c’è un risultato opposto su quel campione’. Io ho detto loro che si stavano sbagliando, che stavano guardando i campionamenti successivi perché sui pedali ne sono stati fatti 14-15, loro hanno negato. A me sembrava impossibile, noi non abbiamo mai messo in discussione l’esistenza di quel DNA, il tracciato del 19 settembre era perfetto, si è sempre discusso della natura, anche se era anomalo. Era anomalo perchè era enorme, fosse stato sangue si sarebbe visto a occhio nudo, lo dicono i periti".

Infante sottolinea però come quello che sarebbe accaduto il 20 settembre sia stato scoperto dalla difesa solo pochi mesi fa: "A luglio, i consulenti mi dicono dei risultati esattamente opposti, per me non era possibile. Nessuno aveva ricordo di analisi negative, abbiamo deciso di leggere tutto di nuovo da capo, mi sembrava impossibile non ci fossero quelle analisi, dovevano esserci. Qualunque ipotesi sia, questi dati vanno prodotti, specialmente se è un elemento che diventa centrale per il fermo di un indiziato per un delitto. Il consulente non ha facoltà di decidere cosa fornire e cosa no, poi capiremo non siano finiti nel fascicolo".

Il conduttore ritiene la ricostruzione davvero sorprendente: "C’è qualcosa di incredibile, che non torna. Il 19 fanno delle analisi, che stabiliscono oltre ogni ragionevole dubbio la presenza del DNA di Chiara sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, il 20 le rifanno e non risulta il DNA. Cosa accade il 20 pomeriggio, il 20 sera, quando il Capitano Marino si accorge che quello che ha in mano non è il DNA di Chiara? La cosa più verosimile è che sia andato dal suo comandante per riferire l’errore. Il Capitano Marino aveva dato la notizia al collega Mattei il giorno prima, ricorda che al collega è venuta la febbre per l’emozione, non ha ricordo di cosa sia accaduto quando lui ha scoperto l’assenza del DNA della ragazza". Bocellari commenta: "Ho letto velocemente la SIT, Marino dice di non ricordare, la Procura deve ricostruire in altro modo". A quel punto il giornalista evidenzia: "Forse non è arrivata alla fine, lui poi ricorda anche alcuni particolari di un possibile incontro con Garofano".

La legale avanza un dubbio: "Mi chiedo perché si sia fatta la seconda verifica. Il tracciato era bello, non aveva bisogno di essere replicato, non c’era alcuna ragione di fare le controanalisi. Ma non è vero che i miei consulenti fossero sempre presenti. C’è un fascicolo acquisito sul caso Garlasco al RIS, queste contronalisi non sono state prodotte nel fascicolo nel 2007 e non sono poi state fornite ai periti nel 2009, che avevano un quesito specifico su questo. Questo per me oggi è inammissibile. E’ ragionevole credere che la Procura di Pavia abbia aperto un fascicolo su questo. Indagati a breve? Bisogna capire i termini di prescrizione".


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