Garlasco in Tv, Milo Infante (denunciato) non molla Sempio: “La domanda che non gli hanno fatto”. Ma il consulente dei Poggi smonta tutto
A Verità Nascoste - Il Diario mercoledì 26 agosto 2026 spazio al caso Garlasco, focus sulla posizione di Sempio, nella giornata in cui Infante subisce una denuncia

"Verità Nascoste – Il Dario" è in onda anche mercoledì 26 agosto 2026, con uno spazio dedicato al caso Garlasco e all’andamento delle indagini. Presenti due ospiti che sono direttamente coinvolti, Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, e Valter Biscotti, che assiste Gennaro Cassese, che aveva coordinato all’epoca del delitto le indagini, oggi indagato dopo un interrogatorio che non ha convinto la Procura.
Garlasco, Verità Nascoste Il Diario puntata 26 agosto 2026: cosa è successo
A inizio puntata Milo Infante parte riferendo di qualcosa di personale di cui è venuto a conoscenza in giornata, la denuncia per ricettazione da parte dell’avvocato Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, in riferimento a questo si sente di fare un discorso rilevante: "Quando ho parlato con il nostro direttore generale della comunicazione e dell’informazione Mauro Crippa mi ha detto: ‘Milo, non ti preoccupare, Mediaset c’è, noi ci siamo, ti tuteleremo con ogni mezzo e in ogni dove’. Io ringrazio il mio direttore e ringrazio Mediaset della fiducia, ma qui dico che sollevo questa azienda da ogni responsabilità. Mi assumo totalmente e integralmente tutta la responsabilità che eventualmente i giudici dovessero attribuirmi".
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Entra nel canale WhatsAppIl primo a intervenire nello spazio dedicato a Garlasco è Valter Biscotti, che continua ad avere la linea di pensiero espressa tempo fa: "La Procura di Pavia sta portando avanti un’inchiesta debolissima. Cassese è indagato, è sorprendente che lui veda l’interrogatorio in Tv, io lo sono un po’ meno, bisogna vedere chi ha avuto interesse a darlo". Di fronte a questo Milo Infante lo incalza, non ritenendo possibile che il suo assistito non ricordi alcuni particolari importanti relativi all’inchiesta: "Quando si stava chiudendo l’indagine su Stasi Sempio non era nessuno".
Il giornalista però ribatte subito: "Sempio viene convocato immediatamente. Gli amici di Alberto Stasi vengono convocati per parlare di lui, vengono tenuti ore sotto interrogatorio per farsi raccontare chi frequentava, se usava la bicicletta, se usciva la sera, le risposte sono state sempre le stesse. Tutti lo descrivevano come un bravo ragazzo, non abituato ad andare in giro in bicicletta per pigrizia, la sua prima fidanzatina dice di essere stata sempre rispettata per il suo voto di castità. Sempio viene convocato il giorno dopo il delitto, a lui vengono contestate le tre chiamate a casa Poggi, lui dice di avere sbagliato numero, fine dell’interrogatorio. Qui non gli hanno chiesto nemmeno cosa avesse fatto il giorno prima. Lui viene richiamato dopo un anno perché notano qualcosa che non va".
Il legale contesta questa versione: "Non credo sia così, c’è un difetto in questo racconto mediatico. Voi state raccontando tutti i difetti dell’inchiesta del 2007, ma c’è un problema, Stasi era difeso da uno dei più grandi penalisti del nostro Paese, il professor Giarda. Perché ha fatto il rito abbreviato? Facendo il rito ordinario tutti questi dubbi potevano essere risolti nel dibattimento". Il primo a replicare è Infante: "Non è che la scelta sia stata fatta perché c’era una fiducia giusta e doverosa rispetto alle indagini condotte, quindi una volta acquisite le prove la difesa può avere detto: ‘Se queste sono le prove siamo così convinti dei nostri consulenti, dell’innocenza del nostro assistito perchè fare un processo diverso?'".
A rispondere è Antonio De Rensis, anche se non era lui all’epoca ad assistere Stasi: "Io chiedo a me stesso: ‘Se io non ho memoria, faccio il narratore di un docufilm sulle reti nazionali dal titolo ‘Le verità di Garlasco’, non lo faccio perché non ho memoria, ma Cassese lo ha fatto. Il collega dimentica di riferire un particolare piccolino, ma gigantesco, quando il professor Giarda ha scelto il rito c’era l’alibi o è stato scoperto dentro il processo? Questi particolarini sono giganteschi, sono andati a processo pensando che non ci fosse l’alibi perché qualcuno nell’Arma dei Carabinieri, involontariamente, ha svuotato il cestino e manomesso il computer. Ci sono intercettazioni papà-figlio in cui si dice: ‘Eh, ma se non c’è l’alibi’. Cancellare l’alibi non dipende dal metodo".
Biscotti non ci sta: "Contano le sentenze". De Rensis: "Le sentenze si devono rispettare, ma noi abbiamo il diritto di criticarle. La revisione arriverà, quando è il momento".
Interviene anche Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi: "Sono un semplice operatore giudiziario, che si occupa di analisi della scena del crimine. Come ho già ripetuto, l’analisi della scena del crimine non aggiunge nulla di nuovo a quanto sancito dalla sentenza di condanna che ha portato in carcere Alberto Stasi. Anche il RIS di Cagliari ha acclarato la presenza di una sola persona oltre alla vittima, non sono usciti elementi nuovi. Noi crediamo che l’impronta 33 non sia valida, ma ha anche altre criticità legate al luogo, alle modalità di esaltazione, al ruolo della ninidrina. Ci sono posizioni opposte, questo dimostra che l’analisi porta a tesi differenti".
De Rensis chiosa: "Ricordo a me stesso che le indagini non sono finite, chissà se un giorno riparleremo con il dottor Redaelli di quello che ci ha detto. Noi avvocati dobbiamo essere coerenti, quando siamo parte civile non dobbiamo ritenere la Procura oro colato, e quando siamo imputati dire che la Procura sia una parte".
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