Garlasco in TV, il mistero delle 107 impronte e la bordata di De Rensis: “Fuggi fuggi generale”

Le ultime news delle indagini sul delitto di Garlasco e le parole dell'avvocato di Stasi a Far West: "Non bisogna avere paura di cercare una verità diversa".

La nuova indagine per il delitto di Garlasco, che vede il coinvolgimento di diverse Procure impegnate a capire se la verità sia diversa rispetto a quella che ha portato alla condanna di Alberto Stasi nel 2015, procede in maniera spedita. Gli aspetti da chiarire sono diversi, le ultime indiscrezioni emerse hanno contribuito ad alimentare i dubbi sulla colpevolezza del fidanzato di Chiara Poggi, che ha sempre continuato a dichiarare la sua innocenza.

Attualmente nel registro degli indagati è finito nuovamente Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, che era già stato oggetto di forti sospetti in passato, ma la cui posizione è poi stata archiviata in fretta. Ora, infatti, gli inquirenti sono convinti che ci sia stato un giro di corruzione per arrivare a questo, che può avere coinvolto il pm che si è occupato dell’indagine all’epoca, Mario Venditti, indagato per corruzione in atti giudiziari, e il papà del giovane, Giuseppe, a cui viene contestata la corruzione. Ulteriori novità potrebbero arrivare a breve conciliando tra loro le testimonianze dei tre avvocati che hanno assistito il 39enne, oltre che dall’analisi di alcune impronte rivenute nella casa in cui è avvenuto l’omicidio.

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Garlasco in TV, il mistero delle 107 impronte

Gli aggiornamenti sul delitto di Garlasco e l’indagine attualmente in corso sono costanti in Tv, con novità che sono quasi all’ordine del giorno, nonostante la Procura faccia il possibile per mantenere il riserbo sul proprio lavoro. Importanti aggiornamenti potrebbero arrivare il 18 dicembre, data in cui è prevista la fine dell’incidente probatorio ancora in corso, ma già adesso quello che sta emergendo sta contribuendo ad aumentare i dubbi sulla decisione resa dieci anni fa dalla Cassazione, quando ha condannato Alberto Stasi a sedici anni (dopo due assoluzioni).

Le ultime indiscrezioni riguarda l’analisi dattiloscopica delle impronte rinvenute nella casa dove è morta Chiara Poggi, non ritenute però sostanziali. Per ora, infatti, sono state individuate quelle della vittima e del fidanzato Alberto Stasi (su una confezione di Estathè) presente nella spazzatura, oltre a quelle del fratello Marco sulla porta del garage e di un carabiniere, colui che ha messo i sigilli sull’abitazione. Tutto questo ha contribuito a dare sostegno all’accusa, convinta che l’allora fidanzato di Chiara abbia consumato il thé a colazione con lei, anche se appare difficile che possa avere fatto anche quello in soli 23 minuti (unico spazio temporale libero da alibi).

Questo, però, allo stesso tempo non diminuisce del tutto le perplessità sulla posizione di Andrea Sempio. A sostenere questa teoria è chi è convinto che lui non sia del tutto estraneo ai fatti. In un primo momento, infatti, lui e il suo team difensivo avevano sottolineato come fosse "normale" trovare sue impronte in casa visto che lui era un abituale frequentatore della villetta di via Pascoli (a ridosso dell’omicidio la versione della famiglia era diversa), mentre fino ad ora non ne sono state trovate nelle ultime analisi. O meglio, a eccezione dell’ormai nota impronta 33, presente sulla scala dove si trovava il cadavere e del DNA sulle unghie di Chiara, che la Procura attribuisce a lui. Attualmente, infatti,

Secondo quanto riportato da ‘Il Giorno’, sono state analizzate in tutto 107 impronte in questa seconda indagine o, meglio, si tratta di 107 frammenti di cui 29 già attribuiti con certezza dai Ris di Parma all’epoca dei fatti. Quelle che restano sono 78 e di queste 28 frammenti digitali-palmari-papillari sono considerati potenzialmente comparabili dai consulenti, quindi potenzialmente attribuibili, e 8 impronte, di cui 7 digitali e una palmari, vengono definiti utili per la perizia. Delle 28 impronte comparabili, una è del falegname e 25 non sono né di Sempio né di Stasi, indagato e condannato. Sul mobile della cucina ne è presente una insanguinata, che appartiene evidentemente a qualcuno che era presente il giorno del delitto, ma ha solo 8 punti comparabili e non è di nessuno dei familiari di Chiara Poggi o degli amici di Marco Poggi.

De Rensis a Far West: "Non avere paura di una verità diversa"

A battersi affinché si arrivi alla verità, pensando che quella giudiziaria non lo sia, c’è Antonio De Rensis, avvocato di Stasi, che ha messo in evidenza come a Garlasco molti abbiano ancora timore di uscire allo scoperto. "Mi ha colpito una cosa: scappano tutti. Se fossi un abitante di Garlasco, se arriva un giornalista direi: ‘Oh mi chiamo così, la penso così’. Io invece io vedo un fuggi fuggi generale per non affrontare l’argomento. Magari è timidezza, ma genere qualche domanda. Questa è una vicenda con tanto dolore, forse è uno dei motivi che questa indagine fa cosi paura. Qualcuno vorrebbe bloccare l’indagine sul nascere, ma siamo solo all’inizio. Non ci si deve arrendere e avere paura di cercare una verità diversa" – ha detto nella trasmissione ‘Far West’, condotta da Salvo Sottile.


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