Garlasco in tv: il giallo dei verbali incompleti e la teoria dell’ex carabiniere sull’impronta 33

A Zona Bianca si è tornati a parlare dell’omicidio di Chiara Poggi: l’allarme lanciato dalla giornalista sulle indagini e le spiegazioni di Luciano Garofano

Pietro Guerrini

Pietro Guerrini

Content editor

Laurea in Lettere, smania di viaggi e passione per i cartoni (della pizza e della Pixar).

Il delitto di Garlasco torna ad animare il dibattito pubblico anche in tv. Nella puntata di ieri di Zona Bianca, infatti, si è parlato nuovamente del caso più discusso della cronaca nera italiana: gli interrogativi sembrano non avere fine, così come i dubbi sulle indagini condotte al tempo dell’omicidio di Chiara Poggi. Sulla questione è intervenuta anche la giornalista Rita Cavallaro, lanciando l’allarme sui verbali. L’ex comandante del Ris di Parma ha invece pubblicato una lunga disamina delle tanto discusse impronte ritrovate nella villetta di via Pascoli nel 2007. Scopriamo cosa hanno detto e tutti i dettagli.

Delitto di Garlasco, la denuncia: "Nei verbali mancano delle cose"

Dopo le polemiche della scorsa settimana, ieri mercoledì 6 agosto 2025 a Zona Bianca si è tornati a parlare del delitto di Garlasco. Nel corso della puntata del talk show condotto da Giuseppe Brindisi sono intervenuti sia l’avvocato di Andrea Sempio, Massimo Lovati, che il legale di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ma non solo. Da molti anni impegnata a seguire la vicenda, infatti, anche Rita Cavallaro ha detto la sua. "La storia che ci è stata raccontata in un determinato modo oggi noi scopriamo essere tutt’altra" ha spiegato la giornalista de Il Tempo, lanciando l’allarme su quanto fatto dalle prime indagini portate avanti dopo l’omicidio di Chiara Poggi: "Nei verbali mancano delle cose, oggi sappiamo che il genetista Marzio Capra ci dice che la garza era ammuffita nel 2007, ma perché dovremmo crederci visto che non c’è un verbale che lo indica? Come del resto non ci sono verbali di altre cose, c’è un vuoto investigativo in tutta questa storia che di fatto mina l’intera sentenza di condanna di Stasi".

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Luciano Garofano fa chiarezza sulle numerose tracce di sangue e l’impronta 33

In giorni particolarmente ‘caldi’ per il caso Garlasco e il dibattito pubblico – tra accuse di impronte sparite e omissioni nelle indagini condotte nel 2007 – Luciano Garofano ha pubblicato un lungo articolo per tornare a parlare della scena del delitto e delle tracce ritrovate al tempo. L’ex comandante del Ris di Parma (oggi consulente di Andrea Sempio) ha svelato un particolare anche sull’ormai famigerata impronta 33 attribuibile a Ignoto 3 (e forse allo stessoSempio): "È bene sapere che nella parete in cui fu identificata la traccia, che poi diventerà l’impronta 33, i miei ex colleghi individuarono moltissime macchie di sangue anche delle dimensioni di pochi millimetri". Secondo Garofano la sua squadra non avrebbe compiuto alcun errore: "Ciò fu ottenuto attraverso una attenta osservazione preliminare a luce bianca e, successivamente, mediante una approfondita ispezione con le luci forensi che consentono di porre in evidenza tracce non visibili a occhio nudo. Se ci fosse stato il minimo sospetto che quell’alone più scuro – l’ombreggiatura di cui parlano i consulenti della difesa di Stasi, che dopo il trattamento con la ninidrina diventerà l’impronta 33 – corrispondesse a una traccia di sangue, seppur impercettibile, essa sarebbe stata immediatamente numerata e prelevata".


Guida TV

Potrebbe interessarti anche