Garlasco in Tv, dal tappetino al luminol: analisi sulla scena del crimine, errori e polemiche. Garofano: “Nostra perizia non superabile”
Luciano Garofano difende il suo lavoro sul caso Garlasco, a Storie Italiane lunedì 8 giugno 2026 ha sottolineato come sia complesso per la difesa di Stasi ottenee la revisione

Inizia oggi, lunedì 8 giugno 2026, una nuova settimana per "Storie Italiane‘, in prima linea sui fatti di cronaca più importanti, tra questi non può che esserci l’andamento dell’indagine in merito al delitto di Garlasco. Nonostante l’incessante lavoro della Procura di Pavia, convinta che a uccidere Chiara Poggi sia stato Andrea Sempio, ci sono ancora persone che hanno un’idea diversa, non a caso nell’ultima puntata del programma c’era stato un acceso scontro tra Luciano Garofano, che si era occupato all’epoca dell’indagine, e il giornalista Gianluca Zanella.
Garlasco, Storie Italiane puntata 8 giugno 2026: le parole della mamma di Alberto Stasi
Si parte dall’intervista rilasciata ieri a ‘ Repubblica’, da parte della mamma di Alberto Stasi, finora sempre rimasta in disparte pur essendo sempre stata convinta che lui fosse innocente. "Ci vorrebbe più silenzio, questo rumore è una cosa mai vista, un caso unico. Ho vissuto l’ultimo anno con trepidazione, in attesa di riuscire a venire fuori da questa storia. E con fiducia in questi nuovi inquirenti e investigatori. I nuovi indizi a carico di Sempio sono elementi forti. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto. L’ho sempre detto, se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente l’avrei preso e portato dai Carabinieri. Certo, dopo la condanna del 2014 la fiducia nella giustizia è venuta a traballare. Ma questa Procura ha lavorato in modo eccellente, ha subito e continua a subire pesanti attacchi, una cosa vergognosa, dal mio punto di vista. Imbarazzante. Evidentemente non vogliono che si venga a sapere come sono andate le cose".
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Entra nel canale WhatsAppLa donna ha voluto parlare anche dei cambiamenti notati da parte di molte persone a lei vicine, sconosciuti compresi. "Nessuno dei nostri amici si è allontanato o ha avuto sospetti. Ho sempre avuto vicino persone a darmi conforto nei momenti difficili, ma ho notato un cambiamento, ho trovato molta solidarietà nelle piccole cose di tutti i giorni quando esco in paese per le mie commissioni. Incontro persone che mi fermano e mi dicono: ‘La posso abbracciare?’. Tre giorni fa una persona mai vista mi ha guardato e mi ha detto: ‘Forza, vedrà che questa volta ce la facciamo’. Sono cose che aiutano ad andare avanti. Con Alberto ci siamo dati forza l’uno con l’altra. forse lui ne ha data più a me, anche se non era fisicamente presente. Piano piano siamo arrivati a oggi, con la possibilità di vederci e tornare a frequentarci di più, vuol dire molto. Il rapporto non è cambiato, e lui è sempre lo stesso. Certo che la vita ci ha messo a dura prova. La prima cosa che faremo io e Alberto faremo insieme quando tornerà a casa? Siamo già andati sulla tomba di mio marito Nicola, la prima volta che mio figlio ha avuto il permesso di muoversi, penso che andremo al cimitero da Chiara".
Il confronto tra nuova e vecchia indagine
Presente il generale Luciano Garofano, convinto che la Procura sia sbagliando, a suo dire secondo le indagini fatte all’epoca l’assassino non sarebbe mai andato in cucina, non ci sarebbero sue tracce in cucina, ma repertate in bagno. "La cucina è attaccata all’entrata e uscita del portoncino, più di qualche volta siamo stati criticati perché non avremmo fatto il Luminol sul pavimento del bagno, dalla parte dei pensili, ma non è vero, lo abbiamo fatto anche sul tappetino e ha dimostrato che sulla parte in cui l’assassino avrebbe dovuto lavarsi secondo la ricostruzione fatta di recente dai Carabinieri non ci sono tracce di scarpa. Tracce molto consistenti sono invece in bagno, locale posto davanti alla scala in cui Chiara è stata scaraventata. Questo dimostra che all’uscita dopo averla scaraventata l’aggressore è andato in bagno, si è lavato, accetto le critiche di chi dice di no per la presenza dei capelli, ma mancano due asciugamani, probabilmente si è pulito in qualche modo con quelli, si è lavato, poi è andato in salotto e verso la cucina, qui abbiamo passi in entrata e in uscita vicino al tavolo, quello dimostra gli ultimi passi in cucina, ma dove non si è lavato. C’è l’effetto tampone, il calpestio del sangue diminuisce la quantità, cosa che non avviene in bagno, dove sicuramente si è lavato".
Su questo non è d’accordo il giornalista Gianluca Zanella: "Vorrei far notare una cosa, in bagno c’è una traccia sul tappetino, non si vedono tracce né in entrata né in uscita, solo quella sul tappetino. Abbiamo visto le foto della cucina, anche qui c’è un tappetino, solo arrotolato, né repertato né analizzato. Fino a prova contraria non sapremo mai se ci fossero tracce utili. In bagno sappiamo che è stato smontato il sifone ma non sono state trovate tracce di sangue, non c’è quindi alcuna prova che l’assassino si sia lavato, oltre ai capelli, quindi non si capisce quando ci sia stato l’accurato lavaggio. In cucina, invece, non ci risulta perché nelle carte non c’è il sifone non è stato né smontato né analizzato. Quindi questa sicurezza sul lavaggio in bagno e sul non lavaggio in cucina non so proprio da dove provenga. Non sono del mestiere, ma andiamo per logica".
Garofano ribatte: "Vero che lei non ha una specifica competenza, lo riconosco, non significa che non sia interessante quello che dice. Bisogna rifarsi all’esperienza e alle tante scene del crimine viste, oltre alle procedure che usiamo. La cucina è stata nebulizzata tutta, compreso il tappetino". Zanella lo interrompe: "Dove sta scritto?".
Garofano prosegue: "Il pavimento è stato nebulizzato completamente, sul tappetino non c’era niente, noi non facciamo fotografie di un tappetino tutto nero, ci interessava di più documentare il pavimento. Se sul tappetino ci fossero state tracce di scarpe ci sarebbero stati segni di uscita, e invece no. NOn è vero che sul tappetino del bagno ci sia solo una traccia, ce ne sono tre o quattro di quella scarpa a pallini, era il punto più interessato. Il sifone non è stato smontato, né in bagno né in cucina, in bagno abbiamo fatto test andando all’interno dove si prende l’acqua. In cucina l’ispezione non dava idea della presenza di sangue, viene fatta ispezione a occhio, poi vengono usate luci forensi, solo dopo se ci sono punti sospetti viene fatto altro, per questo non c’è stato lo smontaggio. In cucina c’era solo la traccia 61 di sangue, probabilmente non è contestuale all’omicidio o ci è finita lì per altre cause, quindi non abbiamo smontato niente".
Zanella non cambia idea: "Non metto in dubbio il suo racconto, ma dove si dice che il tappetino sia stato nebulizzato? Noi non abbiamo una prova di quello". IL generale ribatte: "Gli approfondimenti si fanno dove c’è una traccia significativa. in bagno sono stati fatti test perché era ricco di segni di traccia insanguinata ed era di fronte alla scala. In cucina, fatto il Luminol e dopo ispezione, non abbiamo fatto altro, non c’era altra traccia".
Anche la difesa di Sempio non concorda però con la nuova idea della Procura, a parlarne è Armando Palmegiani. "Sull’analisi delle tracce di sangue siamo in linea con il colonnello Berti che le ha fatte adesso, giusto piccole variazioni. Noi lo contestiamo sulla parte finale, dopo essere stato sulle scale l’omicida è andato in bagno, non abbiamo evidenze che si sia lavato, per noi ha usato gli asciugamani. La mano destra era pulita, quella sinistra non aveva molto sangue, lo testimoniano le impronte sul pigiama. Secondo la nostra ricostruzione ha preso gli asciugamani e si è pulito, poi sarebbe andato in cucina a prendere una busta pe uscire e mettere l’arma. Non possiamo dire che senza analisi della cucina si sia lavato, è una congettura, le tracce in cucina ci sono, ma non che lui torni sulle scale. È ovvio che se la cucina è a un metro l’omicida se ne sia andato, quello è logico"
Zanela dice ancora la sua: "Seguendo questo discorso dobbiamo dire che uno degli elementi per cui Stasi è in carcere sia una congettura. Non abbiamo certezza del lavaggio in bagno perché non ci sono indagini che confermano o smentiscono, ma visto che sul sifone del bagno sono state fatte in assenza di sangue perché parliamo di lavaggio accurato? Ce lo spiegassero, dopo 19 anni siamo ancora qui a dire che gli elementi granitici dell’epoca non lo siano".
Palmegiani risponde: "Nella mia carriera ho raccolto così tanti sifoni con esito negativo, difficile trovare tracce ematiche, l’acqua all’interno diluisce da diventare non identificare il sangue. Noi non dobbiamo fare ricostruzione simile alla Cassazione, a noi serve la logica, non forzare gli elementi". Zanella: "Detto bene forzare gli elementi, il bagno diventa decisivo per le tracce sul tappetino e per le impronte di Stasi. Dobbiamo andare a logica, ma vediamo indagini fatte solo dove c’era prova evidente di sangue. Palmegiani sta dicendo qualcosa accertato dalle nuove indagini, che l’assassino abbia cercato qualcosa in cucina, quindi dire che lì non abbia fatto niente è quantomeno riduttivo".
Garofano precisa: "Secondo me non è arrivato dove poteva lavarsi. Io rispetto tutte le ipotesi. ma dovremmo dare un bricolo di credibilità a chi ha fatto queste cose per anni e decenni. Noi abbiamo fatto cose scritte su cose fatte e viste, quello che è stato fatto dopo è sulla base di foto che non riguardavano l’esame diretto della scena. C’è un dato insuperabile, che varrà anche per la revisione, la nostra relazione l’ha fatta anche in Corte d’Assise il dottor Testi come perito. Questa perizia non sarà superabile, nemmeno con la prima richiesta di revisione, poi bocciata"
