Garlasco in Tv, Garofano spiega perché l’impronta 33 non è di Sempio: “Provato scientificamente”. Le tre chiamate e i dubbi dopo il delitto

A Storie Italiane spazio al caso Garlasco mercoledì 17 giugno 2026, il generale Garofano minimizza gli indizi a carico di Sempio, anche se è diversa la posizione della Procura

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Storie Italiane" si avvia alla fine di questa stagione Tv, ma non ha mancato di dedicare uno spazio al caso Garlasco anche nella puntata di mercoledì 17 giugno 2026. Gli sviluppi sono quasi costanti, anche se la Procura di Pavia mantiene il riserbo sul lavoro che sta svolgendo attualmente, a qualche settimana di distanza dalla fine delle indagini, previsto per il 28 settembre, come ricordato da Eleonora Daniele in apertura.

Garlasco, Storie Italiane puntata 17 giugno 2026: cosa è successo

L’inviata Olga Mascolo, presente a Garlasco, fa il punto della situazione: "Le indagini dopo essere state chiuse sono state tecnicamente riaperte perché il Procuratore ha chiesto di poter valutare la fondatezza scientifica di alcune consulenze depositate dalla difesa di Sempio. Non solo, ha chiesto una consulenza psichiatrica al professor Roberto Catanesi, che dovrà chiarire se Andrea Sempio fosse in grado di intendere e di volere al momento dei fatti, nel 2007, se al giorno d’oggi sia pericoloso socialmente e se sia in grado di affrontare un processo, quindi l’imputabilità. Noi credevamo fosse chiaro l’impianto accusatorio, così non è, per questo dovremo aspettare la fine di settembre, anche se la Procura punta quasi sicuramente a una richiesta di rinvio a giudizio per Sempio, che sarà valutata dal GIP".

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La giornalista ha avuto modo di intervistare una collega di Andrea Sempio, a cui chiede come lui sia nella vita d tutti i giorni: "E’ una bravissima persona, dispiace per tutto quello che sta succedendo a livello mediatico. Una bravissima persona, non posso che parlarne bene, un bravo collega, un bravo dipendente, un bravo tutto". Lui, però, non riceve lo stipendio da due mesi, come hanno fatto sapere i suoi avvocati, pur non spiegandone le motivazioni. Chi lo conosce lo descrive come una persona "normale", anche se per la Procura è considerato l’assassino di Chiara Poggi.

Interviene subito Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi. "Ci sono indagini che vanno avanti. Proprio qui a Roma a seguito dell’avviso di conclusione indagini un mio assistito ha reso interrogatorio, ha fornito elementi, le indagini proseguono, quindi io credo che ci sia la consulenza psichiatrica importantissima, ma penso possano esserci altre indagini fino a fine settembre". A dire la sua è anche Luciano Garofano, che si era occupato delle indagini all’epoca come capo dei RIS: "Non si può che plaudire all’iniziativa della Procura per la consulenza, va nella direzione dell’approfondimento, servono conferme. Non possiamo però non dire che una consulenza non solo voluta dalla Procura, ma in assenza di colloquio e test fatti a Sempio possa avere valore determinante, andrà discussa. Io ho visto forzature, mi riferisco alla frase ‘faceva senso’ attribuita al Colonnello Mattei quando è stato sentito a giugno dell’anno scorso, vedendo il video della SIT si capisce che aveva un significato differente. Lui dice poi, se vuole può interpretarla come ‘era logico’ che appartenesse a una persona con mano bagnata, e invece sembrava chissà cosa fosse quell’impronta 33. E’ molto importante valutare tutte le dichiarazioni, compresi i soliloqui, che a mio avviso non hanno grande valore investigativo". De Rensis ribatte: "Ci sono possibilità di sviluppi di indagini di molti tipi, ci sarà la consulenza, ma penso che gli investigatori lavoreranno, anche in altro senso. Il Colonnello ha detto quelle cose, penso che un Colonnello come lui sappia che ogni parola abbia una logica e interpretazione, il ‘faceva senso’ sarà l’interpretazione del Generale, ma lo ha detto, non sono parole attribuite. Vedremo. c’è chi dice che sono increspature del muro, chi dice di minuzie, ho letto la consulenza dattiloscopica del RACIS più di una volta, firmata da cinque-sei altissimi ufficiali dei Carabinieri, penso che queste persone debbano godere del beneficio della fiducia fino a prova contraria, pur essendosi occupati di altri aspetti specifici sull’impronta".

Il medico legale Pasquale Bacco commenta la situazione di Sempio: "Gli auguro di dimostrare la sua innocenza, ma queste due prove, il DNA sulle unghie e l’impronta 33, se non sono la pistola fumante.. Per la scienza lo sono, per l’indagine sono solo la pistola, ancora non fumano". Garofano ci tiene a dare il suo punto di vista: "Ascoltando il video del Colonnello Mattei è leggermente diverso da quello che è stato scritto e che avete mostrato, la sua testimonianza in toto chiarisce meglio rispetto a quanto scritto. Per quanto dice Bacco, mi sembra doveroso criticare le sue affermazioni, non si può dire ‘scientificamente’, è proprio scientificamente che non si può dire che l’impronta dattiloscopica e il DNA appartengono a Sempio. Il motivo fondamentale è che quelle 15 minuzie non sono riconoscibili, serve una perizia. Per quanto riguarda il DNA, tutte le fonti scientifiche, magari non le avrà lette, ci dicono che il DNA misto e parziale non può prestarsi ad alcun calcolo o diagnosi. La pregherei di non sottolineare la parola scientifico, di scientifico in quello che ha detto c’è poco", Bacco risponde: "Non sono d’accordo, ma rispetto l’opinione del Generale, il riferimento alle pubblicazioni non è esatto. C’è una differenza, la scienza è una cosa, la giustizia prevede, giustamente, tutele maggiori, ma da un punto di vista scientifico sul DNA non c’è alcun dubbio, così sull’impronta. Io rimango della mia opinione, lei della sua".

Interviene Armando Palmegiani, consulente di Sempio: "Non si può parlare sempre di scienza, il DNA è stato accertato da un perito e su quello ne possiamo parlare, l’impronta nasce da una consulenza di parte della Procura, che noi non vediamo. Stiamo parlando di interpretazione di una forma, viene fatta sul piano visivo per capire se si rivela un punto o meno, non possiamo parlare di scienza".

De Rensis commenta le immagini dell’interrogatorio di Stasi di un anno fa: "Grande onestà intellettuale di Alberto, non si è sottratto a nulla. Voglio precisare che chiunque conosca il Procuratore Napoleone, e io l’ho incontrato tre volte, questo è il suo tono di voce, con tutti. Non è un colloquio amichevole, è educato, un PM a mio modesto avviso quando interroga un indagato o un testimone non deve mai alzare la voce, farlo è un artifizio inutile perché già il Pubblico Ministero esercita un potere enorme, più il tono della voce è basso più interpreta meglio il suo ruolo".

Non si dimentica però di parlare anche delle tre telefonate fatte da Sempio nei giorni precedenti al delitto, Eleonora Daniele ricorda: "Già all’epoca era stato interrogato per questo. Anche allora avevano destato sospetto, ci si chiedeva perché lui chiamasse a casa sapendo che Marco Poggi non ci fosse", segno evidente di come ci fossero dubbi quasi subito.


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