Garlasco in Tv, i soliloqui di Sempio e l'interpretazione cambiata negli anni. La mossa della difesa Stasi può cambiare tutto

Storie Italiane giovedì 11 giugno 2026 ha dedicato uno spazio al caso Garlasco notando possibili aspetti simili tra Louis Dassilva e Alberto Stasi, puntando a capire cosa può accadere

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Nuovo appuntamento con "Storie Italiane", in onda giovedì 11 giugno 2026, con uno spazio ad hoc dedicato al caso Garlasco. Presente in collegamento l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, per cui potrebbe essere chiesta presto la revisione dopo quasi 11 anni di carcere.

Garlasco, Storie Italiane puntata 11 giugno 2026: le similitudini tra Alberto Stasi e Louis Dassilva

Eleonora Daniele introduce l’avvocato sottolineando di avere parlato a inizio puntata dell’assoluzione di Louis Dassilva, che era imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli, mettendo in evidenza come diversi quotidiani abbiano fatto una possibile similitudine con il caso Garlasco, visto che anche Alberto Stasi era stato assolto nei primi due gradi di giudizio (pur con differenze evidenti tra i due delitti).

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Questo il parere di De Rensis: "Quando i giudici hanno la forza di affermare il ragionevole dubbio, che è un fondamento del nostro ordinamento giudiziario, esprimono la qualità principale che deve avere un magistrato, cioè il coraggio, soprattutto chi deve giudicare deve essere coraggioso. Valutare gli elementi processuali che portano a una condanna o a un’assoluzione richiede un equilibrio eccezionale e coraggio, a volte si può essere impopolari. Pensare che c’è un ragazzo in carcere, ora uomo, da dieci anni e mezzo sugli elementi che abbiamo letto tutti deve far fare una riflessione, io non credo che i giudici che entrano in Camera di Consiglio entrino pensando a Garlasco, questo è irragionevole pensarlo. I giudici sono strutturati per essere indipendenti, è fondamentale che l’indipendenza segua le carte, a volte rischiamo di seguire quello che ritiniamo sia corretto, un giudice deve ragionare in maniera diversa e arrendersi rispetto al proprio convincimento davanti alle carte. Se io fossi stato un giudice davanti a tutti gli errori e gli orrori dell’indagine di Vigevano non avrei mai condannato Alberto Stasi, ma questa è la mia modesta opinione".

Il giornalista Riccardo Bocca dissente però con l’avvocato: "Noi siamo orgogliosi di avere un sistema giudiziario che offre ampie garanzie, soprattutto evidenzia la libertà di pensiero dei giudici, che molto spesso contraddicono le decisioni prese precedentemente. Non è questione di coraggio o no, avvocato, c’è un tipo di suggestione che viene indotta, non dico ai giudici a cui riconosco la buona fede, ma attraverso l’apparato mediatico, che è diventato parte del procedimento stesso. Noi non dobbiamo confrontarci con la colpevolezza o meno, tema connesso al giudizio dei giudici, dobbiamo porci il problema se all’interno delle garanzie del nostro sistema, e in questo convengo con lei, noi abbiamo la forza e la determinazione per assolvere le persone, nei confronti delle quali non ci sono prove certe. Questo non significa la non colpevolezza, ma l’incapacità di un combinato disposto tra le indagini e le concrete valutazioni dei giudici nel riconoscere la certezza della colpa, elemento fondante di un sistema democratico giudiziario".

L’avvocato Cataldo Calabretta commenta: "Dopo due gradi di giudizio non ci sono state nuove prove, ma indizi valutati in maniera diversa". Eleonora Daniele non ci sta: "Significa che il nostro destino può essere legato a un’interpretazione diversa?". Calabretta prosegue: "Chi interviene chiede di celebrare un nuovo processo, durante l’appello bis c’è una condanna che viene confermata in Cassazione, quindi cambiano gli uomini. Gli uomini hanno a disposizione strumenti, una regola di giudizio che è il libero convincimento".

De Rensis ci tiene a intervenire: "La domanda fatta da lei, Eleonora, è eccezionalmente fondata. Non conosco nessun uomo che sia forte senza essere coraggioso, quando dico che un giudice debba essere coraggioso, non intendo che vada a petto nudo a lanciarsi da una torre nel fiume, intendo che deve avere la forza di limitarsi a quello che dicono le carte. Nel processo Stasi si è detto per secoli che esistevano, ed era una bufala, immagini raccapriccianti, sono piedi, seni, parti corporee femminili, atti sessuali di pornografia basica. Sono sempre lontano dalla posizione dell’indagato di oggi, ma abbiamo visto donne incatenate con cerotti sulla bocca e altre cose, nelle immagini di Stasi questa roba non c’è mai stata, così come Stasi non ha mai pronunciato frasi relative a stupri e altre cose. Noi dobbiamo stare molto attenti, un conto è regolare l’effetto mediatico che può essere vicino a un processo, un altro è invocare, in alcuni casi, l’oscurantismo medievale. Questa richiesta di silenzio non l’ho mai sentita su Cogne, su Erba. Cerco sempre di essere gentile, faccio fatica a sopportare quando qualcuno vuole entrare nei miei pensieri, non mi sono riferito alle argomentazioni del suo illustre ospite, faccio un ragionamento generale, l’attenzione mediatica regolamentata e svolta in maniera giusta come fa la trasmissione, non è la quantità ma la qualità che fa la differenza, aiuti. L’attenzione dei nostri concittadini è un diritto, le sentenze sono emesse in nome del popolo italiano, che siamo noi. Certo che tutti noi, avvocati per primi, dobbiamo rispettare l’autonomia della magistratura, ma questo è una cosa, non parlarne è un’altra. Per quanto riguarda gli indizi, zero più zero più zero più zero, uguale zero, se tu unisci, e mi riferisco alle parole del collega, e se ogni indizio è zero il risultato è zero, sia scollegato o collegato".

Calabretta ribatte: "Però può capitare che la decisione sia differente, nonostante il risultato sia zero". De Rensis risponde: "Infatti siamo in galera". Calabretta dice ancora: "Il principio è proprio valutare in maniera diversa gli elementi di prova che, pur essendo prove schiaccianti purtroppo portano a condanne".

Le intercettazioni di Andrea Sempio e la risposta della difesa Stasi

Spazio anche ai soliloqui di Sempio, in modo particolare a quello in cui lui imitava in macchina la voce di una donna, che gli avrebbe detto di non voler parlare con lui, si è pensato secondo l’accusa che questo si riferisse alle tre chiamate fatte a casa Poggi. Secondo i suoi avvocati, invece, quello sarebbe un suo commento a un podcast, come una sorta di dialogo immaginario, anche se in quella fase, più di un anno fa, i commenti su Garlasco non erano così tanti. La difesa di Stasi sta preparando una memoria per ribattere, facendo riferimento soprattutto alle sue intercettazioni del 2017 (epoca della prima indagine), periodo in cui le trasmissioni sul tema erno decisamente ridotte. Chi aveva indagato all’epoca le aveva spesso ritenute incomprensibili o non attinenti, su questo arriva il commento di Eleonora Daniele: "Stesse intercettazioni riportate in maniera diversa nel 2025, ma mi chiedo, un’intercettazione può essere così tanto interpretabile?". In caso di rinvio a giudizio le intercettazioni non verranno però ritenute confessioni, servirà una perizia per comprenderne meglio il senso e valutarle.

De Rensis dice la sua a riguardo: "E mancato un ultimo passaggio nella categoria dei coraggiosi e degli indipendenti, biosgna riferire alla procura di pavia, coraggiosa nel riaprire un’indagine non facile. Noi dobbiamo tenere presente il dolore che accompagna chi ha amato Chiara, ma se c’è un’indagine aperta il cantiere va giudicato con delicatezza, potremmo scoprire che questo porta a una detenzione ingiusta. E’ una mia immaginazione, penso che l’indagine del 2017, e non mi riferisco a Venditti, sia importante nell’indagine del 2025.


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