Garlasco in Tv, confronto tra Sempio e padre sul DNA, spunta il 'giallo della tazzina'. Eleonora Daniele: "Attenzione al verbo toccare".
Storie Italiane ha dedicato uno spazio al caso Garlasco mercoledì 3 giugno 2026, focus su alcune intercettazioni in cui Andrea Sempio si preoccupa del DNA in casa Poggi

Nuova giornata e nuovo appuntamento per "Storie Italiane", in onda anche oggi, mercoledì 3 giugno 2026, con uno spazio ad hoc dedicato al caso Garlasco. Al centro della situazione c’è ovviamente la situazione di Andrea Sempio, che non si sottoporrà alla consulenza psichiatrica richiesta per lui dalla Procura di Pavia.
Garlasco, Storie Italiane puntata 3 giugno 2026: cosa è successo
Si parte con un aggiornamento generale da parte dell’inviata Olga Mascolo, presente a Garlasco: "Andrea Sempiio ha deciso attraverso i suoi legali di non collaborare con la Procura, inntenzionata a valutare la sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti e attuale attraverso una consulenza psichiatrica, la sua capacità di stare in giudizio allo stato attuale e la sua pericolosità sociale. Questi sono i quesiti a cui deve rispondere il professor Catanesi, che dovrà quindi basarsi sul materiale raccolto dai Carabinieri, sono stati acquisiti fino a 30 diari, oltre a diversi altri elementi. La consulenza che il RACIS ha già fatto su di lui non può rientrare in un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, ma può farlo la consulenza psichiatrica non appena sarà effettuata".
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Entra nel canale WhatsAppSpazio ad alcune intercettazioni che stanno emergendo, una risale a novembre 2025, Andrea Sempio e il padre ragionano sul perché il DNA di Stasi non fosse presente in maniera preponderante nei rilievi. Parla Giuseppe Sempio: "Lo stanno dicendo tutti, che Stasi sia rimasto in casa fino a sera, a mangiare la pizza, giorni prima a frequentare comunque lei, non c’è il DNA di Stasi. [incomprensibile]. Cioè questo qua ha fatto cinque o sei giorni con lei, in casa o no, per fare o disfare quello che vuoi, non c’è il DNA [incomprensibile]. Non ha una logica, ma il punto è, il fatto che non ci sia il DNA di Stasi..". Interviene Andrea Sempio: "Quindi? Che cosa ne consegue il fatto che si sia trovato il DNA di Stasi?". Riprende il genitore: "Ne consegue che secondo me hanno fatto di tutto per poter restare. Secondo me quello che ha fatto quelle indagini lì lo sapevano già che questo si piglia poco. [incomprensibile]. E allora cosa è successo? Che qualcuno [incomprensibile] ha fatto una magagna in più, una bella magagna".
Eleonora Daniele osserva: "Una bella magagna, a quanto pare la versione del padre non convince Andrea, che non si trova d’accordo". L’intercettazione infatti prosegue con il punto di vista dell’indagato.
Andrea Sempio parla ancora: "Siamo nei complotti, sì siamo nelle robe". Prosegue Giuseppe: "Questo non è un complotto". Andrea dice ancora la sua: "Eh sì, allora porta una prova. No, le sue impronte in casa ci sono, eh. Eh, le impronte ci sono. Tra le 60 impronte ci sono le impronte di Stasi". Il padre sembra avere un’altra opinione: "Vabbè, ho capito, ma guarda che anche se fosse". Andrea lo interrompe: "E’ stato anche condannato per le impronte sul dispenser". Giuseppe prosegue "Anche se fosse, se trovassero il DNA come.. è normale che c’è.. perché è il suo fidanzato, siccome non c’è, ed è il suo fidanzato, è peggio". Il 38enne parla ancora: "Io sto dicendo, il fatto che non ci sia che cosa significa? Perché la loro risposta è: ‘E’ perché l’ultima persona con cui si è toccata è Sempio, quindi le è rimasto il DNA di Sempio. Perché c’è il DNA di Sempio e non quello di Stasi?". Giuseppe Sempio: "Perché vogliono che ci sia". Andrea Sempio: "Perché l’ultima volta ha toccato Sempio e non Stasi, questa è la loro tesi".
A maggio 2025 un’amica di vecchia data aveva poi chiesto all’indagato una spiegazione sull’impronta sul muro, l’ormai nota impronta 33, lui si era giustificato: "E’ un’impronta sulla parete delle scale, non è insanguinata, eh. E’ rosa per i reagenti, praticamente se tu vai giù nella cantina, e noi si è andati un paio di volte, lì è una scalettina stretta, diciamo che fa una curva, insomma, tipo a chioccio, non proprio a chiocciola, però che fa una curva stretta e non c’è corrimano, quindi scendendo è normale che, metti la mano sulla parete. Difatti hanno trovato lai mia, quella del Marco, dei Carabinieri che hanno fatto i sopralluoghi. Non è nulla di che, non è insanguinata, anche se alcuni hanno scritto che lo è, non è nulla di incredibile".
Eleonora Daniele osserva: "Escono intercettazioni, ci si preoccupa soprattutto dei dati scientifici, del DNA, della famosa impronta". Arriva il commento del giornalista Fabio Amendolara "Senza il DNA e quella famosa impronta era difficilissimo collocare Sempio sulla scena del crimine, se non impossibile. Il grosso dell’attività inquirente si è concentrato su questi dettagli, se aggiungiamo lo scontrino, quindi l’alibi, e le tre telefonate notturne ottendiamo il quadro che ha dato la possibilità a Napoleone e agli investigatori dei Carabinieri di Moscova di approfondire di nuovo questo caso".
Tra le intercettazioni che hanno fatto discutere ce n’è anche una (del 21 marzo 2025) in cui Sempio parla della scatola dei cereali, della tazzina del thé e del Fruttolo, usati da Chiara Poggi per la colazione, lui dice: "Quelli sicuro non li ho toccati, quindi sono tranquilo". La conduttrice sottolinea: "Questa frase ha aperto il dibattito, qualche domanda uno se la fa".
Il giornalista Riccardo Signoretti fa una precisazione: "Non è vero che non sia stato trovato il DNA di Stasi, era sulle scatole della pizza della sera prima, conferma la sua versione, c’è sulla cannuccia dell’Estathé, ma non c’è sul corpo di Chiara. Anzi, la perizia del 2014 che diceva: ‘Non si può escludere che uno dei DNA maschili sia di Stasi’, oggi le nuove perizie ci dicono che lui sia del tutto escluso. Quindi il DNA e l’impronta 33 sono due pilastri importanti, soprattutto l’impronta, visto che chi l’ha vista dice facesse senso perché bagnata, La difesa dice non sia attribuibile, comunque se fosse attribuibile non databile, secondo le testimonianze sarebbe anche databile, essendo bagnata sarebbe stata fresca. Sarà una battaglia a suon di consulenze, assisteremo a un processo, combattuto. Noi potremmo definire Sempio sfortunato, che in quella casa si trovino il suo DNA e una sua impronta se non la frequentava così spesso, se non c’entra niente ha Saturno contro".
In studio non ci si spiega come lui potesse sapere della tazzina, di cui non si era quasi per niente parlato all’epoca dell’intercettazione, al punto tale che Signoretti lo definisce "il giallo della tazzina. Questo arriva in un quadro in cui Sempio sarebbe stato informato prima del tempo di alcuni documenti". Il giornalista chiede un parere ad Armando Palmegiani, consulente della difesa del 38enne, che era presente, ma ha lasciato lo studio per altri impegni. Daniele: "Gli oggetti sono importanti, il verbo toccare fa pensare".
Pasquale Bacco: "La tazzina diventa un elemento discriminante, una persona può dire di essere stata a casa e avere toccato tutti gli alimnenti, ma la tazzina si lava, è un elemento ancora più forte".
