Garlasco, Roberta Bruzzone interviene su Ris e il giallo del Dna: “Salto mortale carpiato”, cosa non le torna

La criminologa ha detto la sua sul nuovo comunicato della Procura di Pavia e sulle accuse di omissioni o condotte intenzionali nelle indagini del 2007

Pietro Guerrini

Pietro Guerrini

Content editor

Laurea in Lettere, smania di viaggi e passione per i cartoni (della pizza e della Pixar).

Il nuovo comunicato della Procura di Pavia sul caso Garlasco ha riacceso il dibattito sugli accertamenti scientifici e sulla ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi. A intervenire oggi è Roberta Bruzzone, che invita a non confondere le ipotesi investigative con le prove e torna sui due punti più discussi nelle ultime ore: la calzatura Frau numero 42 e gli accertamenti genetici effettuati sui reperti. Una presa di posizione nel solco della sua lettura del caso: Bruzzone resta convinta della responsabilità di Alberto Stasi e guarda con cautela alle ipotesi che potrebbero mettere in discussione la ricostruzione giudiziaria. Scopriamo cosa ha detto e tutti i dettagli.

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Il giorno dopo il nuovo comunicato della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco, che ha riacceso il confronto sulle indagini e in particolare sugli accertamenti genetici e sugli elementi raccolti a carico di Andrea Sempio, Roberta Bruzzone interviene sui social con una riflessione destinata a entrare nel dibattito. La criminologa, da sempre a dir poco ‘prudente’ rispetto alle ipotesi di revisione della condanna di Alberto Stasi e tuttora convinta della sua colpevolezza, invita a distinguere le ricostruzioni investigative dai dati che possono essere concretamente verificati: "Le valutazioni della Procura vanno chiamate per quello che sono: ipotesi investigative. Anche quando sono suggestive, non diventano prove per il solo fatto di essere ripetute con tono assertivo. (…) Servono riscontri verificabili, una catena logica solida e spiegazioni capaci di reggere alle alternative. Le illazioni non bastano». Nel ragionamento di Bruzzone trova spazio anche la questione della calzatura Frau numero 42, che secondo la ricostruzione investigativa potrebbe risultare compatibile con il numero di scarpe di Sempio. Un elemento che, osserva la criminologa, non dovrebbe essere oscurato dal clamore mediatico: «Nel frattempo, il dato sulla calzatura Frau numero 42 rischia di finire sullo sfondo. Eppure è proprio dai dati materiali che dovrebbe partire il confronto tecnico (…) Il clamore non può sostituire questa analisi".

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Il Dna e il «salto mortale carpiato»

È però soprattutto sul Dna che Roberta Bruzzone concentra la seconda parte della sua riflessione. Il riferimento è ai risultati delle analisi effettuate nel 2007 sui reperti collegati alla bicicletta di Stasi e, in particolare, alla successiva emersione di dati che sembrerebbero indicare risultati negativi in ulteriori analisi: "Lo stesso vale per la genetica. Un risultato negativo ottenuto successivamente su un reperto consumato o impoverito non cancella automaticamente un precedente risultato positivo. Bisogna esaminare lo stato del reperto, i protocolli utilizzati, la qualità dei profili e la documentazione delle analisi". Bruzzone sottolinea inoltre come, a suo giudizio, la documentazione relativa a quegli accertamenti fosse già nella disponibilità della difesa: "Tutte informazioni che erano nelle mani della difesa di Stasi già dall’inizio. Se la comunicazione del risultato è stata poco chiara, andava richiesto di spiegarla meglio all’epoca". Da qui il passaggio più netto della sua riflessione, rivolto alle accuse di omissioni o condotte intenzionali: "Ma tra una spiegazione insufficiente e l’attribuzione di una condotta dolosa c’è un salto mortale carpiato che richiede prove, non insinuazioni".


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