Garlasco in Tv, Roberta Bruzzone tuona: “Crociate personali e ossessione divorante”. Con chi ce l’ha la criminologa
La criminologa ha pubblicato sui social un lungo sfogo contro il circo mediatico creatosi intorno al caso dell’omicidio di Chiara Poggi: cosa ha detto

Roberta Bruzzone sbotta. La criminologa e noto volto televisivo, infatti, ha pubblicato sui social l’ennesimo sfogo riguardante il delitto di Garlasco e, soprattutto, l’enorme circo mediatico creatosi intorno al caso dell’omicidio di Chiara Poggi. Scopriamo cosa ha detto e tutti i dettagli.
Roberta Bruzzone, un post durissimo sul caso Garlasco
Roberta Bruzzone torna a far parlare di sé con un lungo e severo post pubblicato sui social, nel quale interviene ancora una volta sul caso Garlasco, una delle vicende giudiziarie che continua a dividere l’opinione pubblica a distanza di anni. Pur senza fare nomi, la criminologa lancia un attacco nei confronti di chi, a suo giudizio, alimenta ricostruzioni prive di fondamento e porta avanti quella che definisce una vera e propria "crociata personale". Nel suo messaggio, Bruzzone sostiene che esistano persone per le quali "l’ossessione è diventata un autentico marchio di fabbrica". Secondo la criminologa, infatti, restano immutate le modalità con cui vengono costruite "narrazioni deliranti", "convinzioni granitiche" e "farneticazioni che sfidano perfino il principio di realtà". Parole molto dure che arrivano dopo quasi trent’anni di attività professionale: "Confesso che, dopo quasi trent’anni di professione, pensavo davvero di aver visto tutto. E invece il caso Garlasco continua a regalarmi perle di rara creatività".
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppL’affondo contro chi alimenta "ossessioni" sul delitto
Nella seconda parte del suo intervento condiviso sui social Roberta Bruzzone si interroga sulle motivazioni che spingerebbero le persone ad alimentare questo infinito dibattito intorno all’omicidio di Chiara Poggi. "Che cosa porta una persona a investire quantità industriali di tempo ed energie in vicende giudiziarie che non conosce, che non la riguardano e che, a livello professionale, non la riguarderanno mai? Forse la risposta è molto più semplice di quanto sembri. Quando gli anni dei ‘sogni di gloria’ ormai sono passati infruttuosamente e la propria vita offre pochi stimoli, poche soddisfazioni e ancora meno risultati, diventa molto più facile vivere quella degli altri. Meglio ancora se trasformata in una crociata personale". La criminologa rincara quindi la dose, affermando che "l’ossessione non è una qualità. È un sintomo" e aggiungendo che, come tutti i sintomi, meriterebbe di essere affrontata con gli strumenti adeguati, "magari iniziando da un buon percorso di psicoterapia". Il post si conclude con un’ultima stoccata: "Nella vita non è mai troppo tardi per occuparsi finalmente di sé, invece che dell’esistenza degli altri nutrendo la propria ossessione divorante".
