Garlasco in TV, Rita Cavallaro rivela: "Minacciata di morte per il caso", spunta un iphone di Sempio mai del tutto analizzato

La giornalista racconta le intimidazioni ricevute mentre gli investigatori proseguono gli approfondimenti sul telefono attribuito a Sempio, al centro di nuovi accertamenti.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi continua a evolversi su più livelli, tra sviluppi investigativi, approfondimenti tecnici e un clima che, negli ultimi mesi, si è fatto sempre più acceso. In questo contesto si inseriscono le recenti dichiarazioni della giornalista Rita Cavallaro, da tempo impegnata nel seguire la vicenda, che ha raccontato pubblicamente di essere stata bersaglio di una lunga serie di attacchi culminati in minacce particolarmente gravi.

Garlasco: lo sfogo di Rita Cavallaro a Filorosso

Ospite di Filorosso, la giornalista ha spiegato di aver vissuto un anno e mezzo caratterizzato da insulti, campagne diffamatorie e attacchi personali sui social network. Una situazione che, secondo quanto raccontato dalla stessa Cavallaro, avrebbe poi assunto contorni ancora più preoccupanti con l’arrivo di minacce di morte. Tra i messaggi ricevuti sarebbero comparsi riferimenti ad aggressioni con sostanze corrosive, armi da fuoco e persino ipotesi di strangolamento. Circostanze che hanno portato alla presentazione di una querela con richiesta di attivazione del codice rosso e all’avvio delle procedure per individuare il responsabile.

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La cronista ha giustamente condannato tutto durante l’intervista televisiva: "Non ho mai ricevuto minacce di questo tipo, e invece le ricevo per Garlasco". Secondo Cavallaro, attorno alla vicenda si sarebbe creato un clima di forte contrapposizione, con tentativi di delegittimazione nei confronti di diversi soggetti coinvolti nell’inchiesta e nel racconto giornalistico dei fatti: "Allora la sensazione è che ci sia molto di più dietro questo caso, ci sia un sistema che ha tentato da un anno e mezzo di delegittimare la Procura, intralciare il lavoro dei pm, delegittimare i carabinieri, gli avvocati, chi ha lavorato, chi sta lavorando come noi giornalisti, tentativo forse di zittire, noi ovviamente non resteremo zitti".

Il telefono di Andrea Sempio e i dati mai analizzati

Parallelamente, l’attenzione degli investigatori resta concentrata sugli accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Pavia. Al centro delle verifiche c’è un iPhone 12 mini attribuito ad Andrea Sempio, dispositivo che contiene circa quaranta gigabyte di dati e che, secondo quanto emerso, non sarebbe stato ancora analizzato integralmente. Gli specialisti stanno lavorando sulla copia forense del telefono, un passaggio fondamentale per conservare e studiare il contenuto del dispositivo senza alterarne i dati originali. Da una relazione dei Carabinieri emerge infatti che le operazioni di esame non risultano ancora concluse e che sarà necessaria una successiva integrazione una volta terminate tutte le verifiche previste. Le attività investigative dovrebbero arrivare a una fase decisiva entro la fine di settembre, quando gli inquirenti contano di completare gli approfondimenti in corso. In quelle stesse settimane è attesa anche una decisione riguardante la richiesta di revisione del processo avanzata dalla difesa di Alberto Stasi.


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