Garlasco in Tv, Nuzzi tuona contro le fake news: "Non siamo Telesempio". E Bruzzone punge Vitelli: "Una cosa mi assilla"

Nella puntata di Quarto Grado di venerdì 6 febbraio 2026 Nuzzi ribatte a chi definisce il programma una strenua difesa di Sempio, mentre Bruzzone prepara la sua consulenza

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Redazione

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"Quarto Grado" è regolarmente in onda come ogni venerdì anche il 6 febbraio 2026, con uno spazio ampio come di consueto al delitto di Garlasco, a maggior ragione ora che si avvicina il momento in cui sapremo se Andrea Sempio, indagato per concorso in omicidio, sarà rinviato a giudizio.

Garlasco, Quarto Grado, puntata 6 febbraio 2026: i dubbi sui computer

Il conduttore Gianluigi Nuzzi parte concentrandosi sui computer delle persone coinvolte, non solo quello di Andrea Sempio, ma anche quello di Chiara Poggi e Alberto Stasi.

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In un servizio ci si chiede se davvero le nuove tecnologie disponibili oggi rispetto al 2007 possano consentire di mettere in evidenza qualcosa in più dai computer di Chiara e Alberto. La Procura ha scelto di affidarsi a un nuovo consulente, che dovrebbe concludere il suo lavoro in circa due settimane, l’attenzione si sta concentrando soprattutto sul dispositivo che era presente in casa Poggi, dove è presente l’ormai noto video registrato a scuola in cui si vede Sempio insieme ad alcuni amici intenti a fare baraonda nelle aule. Qualcuno sembra lo abbia visto tre giorni prima del delitto, e se fosse stato proprio Sempio? In contemporanea con la visione del video ci sono altri 300 file aperti, il perito informatico Luigi Nicotera ritiene che questo possa essere tipico di "un’attività automatica e non umana visto il quantitativo elevato". Il dispositivo è servito però anche per accedere a giochi online da parte del fratello di Chiara, Marco, insieme a Sempio, oltre che per visionare materiale pornografico quando lei non era presente. Si aggiungono altre navigazioni di notte e la mattina presto quando lei in casa, anche se secondo i periti della famiglia Poggi questo non sarebbe mai avvenuto, il PC non risulta connesso alla rete, si parlerebbe quindi di attività automatiche. Gli inquirenti avrebbero però notato anche il caricamento di un video su Youporn mentre lei era a Londra con Alberto. Anche questo viene però smentito da Nicotera, convinto si tratti di un meccanismo automatizzato.

Nuzzi chiede a Carmelo Abbate un parere su quanto detto dal perito, visto che era stato lui a mettere in evidenza questi dati nelle scorse puntate: "Quindi le navigazioni su Youporn sono tutte automatiche di sistema, l’accesso alla pagina di caricamento di Youporn uguale, quindi quando siamo alle prese con il computer di Chiara è tutto legato al sistema, quando c’è di mezzo qualcun altro parliamo di un criminale che fa cose sporche. In quel computer c’è di tutto e di più, lei aveva però coscienza che ci fosse qualcosa di losco, non a caso ne aveva parlato alla mamma. Se lo fai è perché noti qualcosa che ha superato il limite, non so se serva ad arrivare al movente, intanto è una strada che non è stata percorsa, qualcuno ci dovrebbe spiegare perché. Attenzione, Chiara non punta il dito contro Marco, nota qualcosa che non va nel suo computer". Nuzzi (e in sottofondo il perito Paolo Reale, cugino della vittima), lo bloccano subito: "È una tesi al contrario, a Marco Poggi hanno ammazzato una sorella, i genitori hanno la vita segnata per sempre", ma arriva poi l’appunto di Reale: "Non possiamo dire cosa ha detto Chiara perché lei non ce lo ha raccontato". Abbate continua a sostenere la sua posizione: "Nella consulenza Reale ci sono le parole della mamma di Chiara: ‘Lei mi aveva segnalato, stigmatizzandole, attività anomale di accesso a siti pornografici dal suo computer’. Reale lo ferma nuovamente: "La mamma ha parlato del fratello, ma Carmelo aggiunge particolari e persone".

Abbate prosegue per mettere in evidenza ancora quanto accaduto sul PC: "Dal computer dell’ufficio Chiara fa ricerche di natura informativa sulla pedofilia, se metti tutti questi pezzi insieme posso ipotizzare che lei sta sentendo che sta succedendo qualcosa di losco nel suo computer o no?". C’è la replica di Reale: "Una ricerca prevede di andare su Google, cercare parole chiave, articoli e si naviga su uno o più siti, ma c’è solo una cartella con una cinquantina di articoli su temi diversi, uno riguarda la pedofilia, uno l’anoressia, uno il kung fu, altri città, gioielli. Oggi accediamo con il cellulare a tantissimi siti, nel 2007 se non c’era l’ADSL non si poteva". La teoria di Reale viene avallata da Roberta Bruzzone: "In quelle ricerche c’è di tutto, il tema pedofilia compare solo una volta in un articolo, c’è addirittura un articolo di Piero Colaprico che parla di cold case. Evidentemente lei aveva tanti interessi, ma non li coltivava così tanto, se dovessi fare una ricerca sulla pedofilia non mi limiterei a un solo articolo, ma quello ne parla in maniera generica e legato alla realtà americana. Non è un elemento in grado di suscitare piste, a maggior ragione con un omicidio avvenuto".

Nuzzi mette in evidenza un altro dettaglio: "Ci sono 20 righe oscurate sul PC, di Chiara, significa che nessuna delle parti deve conoscerle perché sono in corso attività istruttorie della Procura, che le sta tutelando".

Nuzzi sbotta: "Non siamo TeleSempio"

Il conduttore fa un’altra rivelazione che lo riguarda:

"Qualche giorno fa ho incontrato un ex capo di Fabio Napoleone, mi ha fatto un’osservazione sul suo lavoro: ‘Una volta i magistrati parlavano troppo, adesso sono cambiate le norme, forse Napoleone in questa inchiesta ha parlato troppo poco, con i comunicati poteva qualche volta intervenire’. Qualcuno sfotte Quarto Grado e ci chiama ‘TeleSempio’, noi non lo siamo, ma tuteliamo e rispettiamo tantissimo il lavoro della Procura di Pavia, ma non amiamo le fake news, le balle che escono attorno al silenzio, forse eccessivo del dottor Napoleone, non me ne voglia. L’indagine va protetta, ma anche dalle fake news, possono promuovere falsi colpevoli e falsi innocenti, ne parlo anche a teatro. Questa settimana mi sono arrabbiato per quello che è uscito sullo scontrino, c’è chi ha detto che è stato sicuramente falsificato, le cose sono però semplici e inoppugnabili".

Andrea Sempio - Chiara Poggi e Alberto Stasi
Andrea Sempio – Chiara Poggi e Alberto Stasi

Viene così mandato in onda un servizio proprio sullo scontrino che Sempio aveva presentato anni fa agli inquirenti per sostenere di essere stato a Vigevano la mattina del delitto, oltre a uno del giorno successivo. Si devono osservare i codici presenti, si è pensato che il numero successivo alla sbarra sia relativo al numero di biglietti emessi in quel mese, la differenza tra uno e l’altro è di 363, il conto però non torna nel progressivo annuo, ne risultano 16 in più. A detta del sindaco però quei numeri rappresentano un codice per evitare di riprodurre lo scontrino. Un manutentore dell’azienda conferma che quel numero è antifalsificazione, ogni giorno viene generato un numero casuale, chi falsifica non può sapere che numero può uscire in quel giorno.

Nuzzi prosegue nel suo intervento: "Questo non vuol dire che quello scontrino sia la prova dell’innocenza di Sempio, sicuramente non è stato contraffatto. Magari il vigile del fuoco amico della mamma potrebbe avere detto di averlo dato, o magari qualcun altro, vedremo quando depositeranno i verbali".

La doppia arma del delutto e l’ipotesi di Roberta Bruzzone

Si passa poi a parlare della scena del crimine, in attesa che venga resa nota la BPA dei RIS do Cagliari, impegnati ad analizzare le macchie di sangue in casa. Il medico legale Fortuni analizza le lesioni sul corpo di Chiara Poggi. A suo dire quelle al viso sono fatte con un mezzo fendente o addirittura tagliente, le altre invece sono un mezzo contusivo, quindi un oggetto pesante con spigoli, utilizzato con violenza fino a fracassare il cranio. Queste non sarebbero quindi compatibili con un’unica arma. C’è inoltre un piccolo foro dietro l’orecchio, secondo il medico legale potrebbe essere stato causato dal ciondolo a forma di dente di squalo che Chiara indossava quando è stata aggredita.

Nuzzi chiede ad Abbate come sia possibile conciliare l’idea che siano state usate più armi, maci sia solo l’impronta a pallini sul pavimento. Lui risponde: "Quando non so alzo le mani". Bruzzone ha invece un’idea precisa: "L’aspetto lesivo mi trova in linea con il prof. Fortuni, è possibile siano state usate due armi, ma da un unico soggetto. Quello che domina sono le tracce sulla scena, sono compatibili con una persona sola. A meno che non troviamo un soggetto che volava. Per me le lesioni agli occhi potrebbero essere frutto dello scivolamento progressivo del volto che sbatte sui gradini, a quel punto non servirebbe trovare un’altra arma, il martello sarebbe coerente. Sono invece certe le impronte riconducibili a un singolo soggetto, che indossava delle scarpe Frau taglia 42-43".

Roberta Bruzzone
Roberta Bruzzone

Su questo interviene Angela Taccia, legale di Sempio: "Non credo tanto all’idea della doppia arma, abbiamo esaminato con Palmegiani ogni ferita. Anche Sempio ha visto le foto, non era dell’idea, ma vuole capire, ci tiene, vuole sapere come può essere andata. Sono riunioni pesanti, ma si deve analizzare tutto. Alle foto è diventato pallido, lui è molto sensibile". Nuzzi contrattacca: "A queste parole la gente critica, può impallidire anche l’assassino nel vedere l’effetto che ha causato", l’avvocato risponde: "Mah, io mi baso sugli atti processuali, la reazione che ho visto non è di un temibile assassino, anche se io sono di parte".

Abbate dice la sua: "L’unica cosa certa che dice Bruzzone è che l’assassino indossava Frau 42, questo esclude Stasi, se c’è una certezza è che lui non aveva delle Frau numero 42". La criminologa non ci sta: "La certezza è che non le hanno trovate", su questo il giornalista non ci sta: "È il ragionamento di Compagna, se non le hanno trovate è perché le ha buttate. Di fronte a questo consegno il tesserino da giornalista".

L’approfondimento di "Quarto Grado" si conclude poi dedicando spazio alla camminata, di cui si discute da tempo. Ci sono alcuni aspetti del racconto di Stasi che non convincono Bruzzone, si parte dalle 13.45, quando Alberto fa l’ultima telefonata a Chiara dall’esterno della villetta, e le 13.50, quando chiama il 118 passano tra i 5 e i 6 minuti. Le sue scarpe erano pulite, il giudice Vitelli lo aveva assolto perché i suoi periti hanno sostenuto che lui avesse evitato le macchie ematiche presenti. La perizia Testi del 2014 ha però stabilito fosse impossibile entrare e uscire senza sporcarsi. Alberto riferisce di avere visto il corpo sul finale delle scale, ma sembra lo abbia fatto solo dopo avere visto una foto che gli ha mostrato il maresciallo Marchetto. Non quadrerebbe nemmeno la descrizione che lui ha fatto sulla modalità di apertura della porta a soffietto, dove non ci sono sue impronte né tracce di sangue.

Bruzzone sta terminando la sua consulenza annunciata una settimana fa: "La famiglia Poggi mi ha dato la disponibilità di fare la verifica in loco, la farò settimana prossima. Sono centrali i due gradini, so che dovrebbe venire il giudice Vitelli, mi piacerebbe fare una domanda che non ho potuto fare tutte le volte che l’ho incrociato, in un’altra trasmissione le persone presenti non potevano fare domande, se non concordate. Mi auguro di farlo ora, la sua perizia era incompleta, lo dice la Cassazione, non io. Vorrei chiedergli, è stato lui a decidere di non considerarli o una decisione discutibile del perito incaricato? Questo è un aspetto che continua ad assillare la mia mente, spero che il giudice Vitelli stavolta risponda in maniera più open". Questa presa di posizione merita la replica di Abbate: "A che pro? Riprocessare Stasi? Se siamo qui 17 anni dopo a fare perizie su perizie, consulenze su consulenze è la dimostrazione che il quadro probatorio non era stringente nei confronti dell’imputato".


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