Garlasco in Tv, Sempio non vedrà lo psichiatra. Taccia decisa: "Proscioglimento senza scorciatoie". Perché l'impronta 33 può aiutare Stasi
Ampio spazio dedicato al caso Garlasco nella puntata di Quarto Grado di venerdì 4 settembre, focus sul rifiuto di Sempio all'incontro con lo psichiatra della Procura

Secondo appuntamento stagionale per "Quarto Grado", in onda venerdì 4 settembre 2026, con l’ormai consueto spazio dedicato al caso Garlasco, che non può che essere incentrato sulla figura di Andrea Sempio. A breve, infatti, si concluderanno le indagini che lo vedono accusato dell’omicidio di Chiara Poggi, sapremo quindi se sarà rinviato a giudizio e dovrà quindi affrontare un processo.
Garlasco, Quarto Grado puntata 4 settembre 2026: Sempio non vedrà lo psichiatra, le motivazioni della scelta
Il professor Roberto Catanesi, incaricato dalla Procura di Pavia di effettuare una consulenza psichiatrica su Andrea Sempio per valutare la sua capacità di intendere e di volere e la sua eventuale pericolosità sociale, ha chiesto nei giorni scorsi di incontrarlo per terminare il suo lavoro, ma il diretto interessato ha deciso ancora una volta di non presentarsi. La notizia è arrivata proprio pochi minuti prima della messa in onda di "Quarto Grado" attraverso i social del programma.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppIl medico effettuerà comunque il suo lavoro, sulla base di soliloqui, interviste e scritti lasciati dal 38enne, in alcuni di questi emerge anche una particolare ossessione per Alberto Stasi, condannato per il delitto di cui oggi è accusato lui. In alcuni di questi si parlava dei vari processi dell’oggi 42enne e della paura che la mamma dell’attuale indagato aveva all’idea che l’indagine potesse essere riaperta. Gli inquirenti ritengono questo modo di agire sospetto, come hanno fatto presente al diretto interessato in occasione dell’interrogatorio in cui si è avvalso della facoltà di non rispondere. Si nota però il nome del fidanzato d Chiara Poggi anche nella sua cronologia sul web a partire dal 2013, come il 26 dicembre 2013, all’indomani della morte del padre di Stasi, dove cerca alcuni video utilizzando le parole "Stasi padre". E’ però dal settembre 2014 che il suo interessamento alle vicende di Garlasco subisce un’impennata, con un’attenzione particolare al DNA sulle unghie della vittima, che oggi la Procura attribuisce alla sua linea paterna. La sua difesa ha comunque minimizzato questo aspetto, ritenendo si tratti solo di un interesse per un fatto di cronaca che coinvolge la famiglia di un suo amico.
Da novembre 2014 a dicembre 2015 il 38enne arriva a seguire con costanza le vicende processuali di Stasi, il giorno della condanna della Cassazione la situazione diventa maggiore. Alle 17.25 cerca "Stasi", un minuto dopo clicca su un articolo dal titolo "Garlasco, il giorno della verità per l’omicidio Poggi: attesa per l’ultimo verdetto", mentre alle 18.58 pubblica sul suo profilo Facebook un disegno ormai noto, dove si vedono un ragazzo e una ragazza di schiena sul letto, con la scritta "L’essenziale è invisibile agli occhi, non dimenticate il mio segreto". Sempio procede in maniera analoga il giorno dopo, quando pubblica una foto con una pittura rupestre dalle grotte di Altamira, dove si nota un sacrificio animale, scatto di cui il pm Napoleone ha parlato con Alberto Stasi in un suo interrogatorio. Stasi ha invece sempre rivelato di non averlo mai visto né sentito nominare, cosa che rende questo modo di agire ancora più suggestivo.
Gianluigi Nuzzi interroga subito Angela Taccia, uno dei legali dell’indagato, in merito a questa ossessione quasi morbosa che il suo cliente mostrava per Stasi, come se volesse mostrare una rivalsa per essere riuscito a farla franca: "La realtà è interpretabile, grazie a Dio non la interpretiamo tutti nello stesso modo. Mi spiace che gli inquirenti la interpretino così, avremo modo di chiarire nelle sedi opportune se questo filone andrà avanti. Si deve però chiarire una cosa, negli scritti il riferimento a Stasi si parte dal 2016-2017, Sempio aveva già subito la prima indagine, quindi è ovvio che la famiglia Sempio parlasse di Stasi visto che tutto era partito dalla sua difesa. Non erano contenti di questo, come comprensibile, lui non riusciva a capire, e non l’ha capito a lungo, perché ci fosse questa santificazione verso un condannato in via definitiva. In casa c’erano delle crisi in famiglia, la mamma non si sentiva bene, quindi erano arrabbiati. Le ricerche via Internet invece venivano fatte quando uscivano notizie relative a Stasi e al processo di Garlasco, che ci tocca da vicino come compagnia e come amici di Marco Poggi".
Il giornalista, inevitabilmente chiede all’avvocato se anche lei facesse queste ricerche: "Sì, io ero all’università, seguivo il caso, noi non ne parlavamo in compagnia ma era per rispetto e delicatezza di Marco. Ne parlavamo anche con la famiglia del mio ex ragazzo".
Non può che essere importante sapere perché la difesa abbia deciso di rifiutare l’incontro con lo psichiatra: "Questa è sempre stata la nostra linea difensiva, abbiamo fatto riunioni insieme, ma è un atto della Procura, noi abbiamo la nostra linea. Non è un rifiuto secco, analizzando la vita e la storia sanitaria di Andrea Sempio si nega che lui sia affetto da patologie, o meglio ci possano essere alterazioni sulle sue funzioni cognitive o volitive. C’è anche un altro motivo, riguarda noi legali, l’infermità o la seminfermità porta a una riduzione o esclusione di pena, noi invece siamo sicuri della nostra linea difensiva, quindi puntiamo a un proscioglimento o a un’assoluzione. Non vogliamo soluzioni intermedie o scorciatoie". Nuzzi quindi chiede: "Quindi per voi è sempre stato sano di mente e non è mai stato pericoloso socialmente", lei risponde: "Direi proprio di no. Noi vogliamo accertare tutto in contraddittorio".
A esprimersi a riguardo è lo psichiatra Leonardo Mendolicchio: "La convocazione del professor Catanesi è un atto dovuto. Lo psichiatra deve rispondere ad alcuni quesiti, è inevitabile il tentativo di approcciarsi alla persona indagata. Ho il materiale da cui prendo degli elementi, devo vedere se è congruo con i racconti della persona. Gli approfondimenti psichiatrici sono fatti con i test e i colloqui, ma anche il materiale scritto rientra, spesso i pazienti ci portano i loro diari o noi abbiamo la possibilità di leggere i messaggi sui cellulari, l’attività della mente passa anche da alcuni comportamenti che si stratificano nel tempo, che possono anche incentrarsi su attività di scrittura, segni particolari, post e immagini. Si arriverà a un punto non esaustivo perché mancherà il pezzo del colloquio".
Qualora si arrivasse a processo e il giudice dovesse chiedere una perizia psichiatrica non sarà però possibile sottrarsi. "Potrebbe fare scena muta o sottrarsi ai test, quello sarebbe comunque un dato per un perito", sottolinea Mendolicchio.
Nuzzi chiede alla Taccia se possa essere la difesa a chiedere la perizia psichiatrica in un eventuale processo: "Pensiamo al qui e ora, mi sembra già abbastanza impegnativo. Come dice il collega Cataliotti si chiamano processi perché sono in divenire, un passo alla volta". La difesa, in realtà, ha fatto una consulenza psicologica a Sempio, ma è stato deciso di non depositarla, la legale ne spiega la motivazione: "Il RACIS aveva redatto la propria consulenza psicologica anche se vietata dal Codice", ma Nuzzi precisa: "E’ vietato il deposito come fonte di prova, non la redazione, il RACIS non ha fatto qualcosa che non poteva fare", lei quindi continua: "Certo, ha ragione. Noi ci portiamo avanti con il lavoro, crediamo al cliente, ma ci basiamo prima di tutto su verifiche o atti, depositarla significava dare valore a qualcosa che in questo momento e dopo poteva entrare. Per quanto riguarda una patologia psichiatrica, è un altro mondo, lì si entra nella capacità di intendere e di volere, se abbia infermità totale o parziale di monte così da influire sulla pena".
Il conduttore vuole però capire se la decisione di non sottoporsi alla consulenza psichiatrica derivi da una scelta personale di Sempio o da un suggerimento dei suoi legali: "Lui si fida di noi ciecamente, è coerente con quanto detto ed è sempre stato, non ha problemi a spiegare. Lui continua a sostenere di non avere fatto niente, ma sul piano tecnico riconosce di non avere competenze, quindi si fida dei suoi avvocati".
La giornalista Candida Morvillo ritiene che Sempio abbia perso l’occasione di spiegare alcuni aspetti criticabili emersi dai suoi scritti: "Credo che questa inchiesta serva soprattutto a farci capire l’innocenza di Stasi, non credo ci siano prove contro Andrea Sempio". Nuzzi commenta: "Sono due uomini con l’esistenza segnata, colpevoli o innocenti, si arriverà spero presto alla parola verità su questa storia".
L’impronta 33 e le conseguenze per Stasi e Sempio
Nuzzi torna poi a parlare di Stasi, che si augura di ottenere la revisione, secondo alcune indiscrezioni questa potrebbe arrivare grazie a un elemento importante, l’impronta 33, se questa risultasse insanguinata lui potrebbe averla. Questa è considerata dalla Procura uno degli indizi cardine contro Sempio, anche se finora non è mai entrata in nessun processo.
I primi a vederla sono stati i RIS di Parma, al loro primo ingresso in casa Poggi, il 16 agosto 2007, sopralluogo guidato da Aldo Mattei, capo della sezione impronte e fotografia, oggi comandante del RIS di Messina. Il 20 agosto su tutta l’area viene spruzzata la ninidrina, un reagente chimico che si lega a sostanze ricche di amminoacidi, come sudore, bianco d’uovo, sangue o sangue lavato. Nove giorni dopo i RIS notano una reazione fortissima alla ninidrina all’impronta 33, oggi lo hanno raccontato ai magistrati impegnati nella nuova indagine. "Si vedevano due o tre dita della mano, quella sembrava un’impronta lasciata da una mano bagnata", è stato detto nell’interrogatorio. Si era ipotizzata la presenza di sangue vistala vicinanza al corpo della vittima, per questo viene subito eseguito il Combur Test, se cambia colore da giallo a verde l’esito è positivo, ma in questo caso la reazione non è netta né uniforme, viene quindi definito dubbio. Si approfondisce con un esame più specifico, l’OBTI Test, per farlo serve inserire una porzione di intonaco grattato e macchiato di ninidrina in una provetta con liquido reagente, in questo caso l’esito è negativo, non risulta esserci sangue umano. Gli inquirenti di allora definiscono quindi l’impronta 33 come un frammento palmare non utile.
La visione attuale è però opposta. La difesa di Sempio non la ritiene attribuibile, né a lui né ad altri. I consulenti della Procura sono invece convinti appartenga a lui, che l’avrebbe lasciata il giorno dell’omicidio dopo essersi lavate le mani sporche di sangue, come evidenziato anche da un’analisi del RACIS. I magistrati ritengono impensabile associarla solo ad acqua e sudore, gli effetti sarebbero stati differenti, il sudore è trasparente, oltre a reagire con la ninidrina, non si sarebbe visto prima né sarebbe rimasto così a lungo.
Carmelo Abbate ha un giudizio inequivocabile a riguardo: "Per me è la prova regina contro Sempio, ha una forza probatoria quanto il DNA sulle mutandine di Yara Gambirasio, da questo Sempio non uscirà. Per me è sangue. L’impronta 33 è lasciata dalla stessa mano che lascia l’impronta 45, lo dicono il RIS di Cagliari e Palmegiani, l’impronta 45 è una goccia di sangue unica. Consulenza di sei RIS vari depositata nel 2026, loro dicono che prima dell’applicazione della ninidrina l’analisi morfologica presentava caratteri di una forte connotazione cromatica, guarda caso è quella parte che al passaggio della ninidrina va a reagire in modo forte. La ninidrina reagisce a sudore, ma è trasparente, sperma, ma è trasparente, bianco d’uovo, ma è trasparente, sague e non è trasparente. Da qui penso ci sia un elemento rafforzativo che sia sangue. Per l’attribuzione c’è la relazione Iuliano Caprioli che lo dice".
Taccia ribatte: "Rimango basita, le competenze purtroppo interessano a pochi di noi, se tutti siamo in grado di essere tuttologi, cosa vuole che dica. E’ un’impronta ritenuta non utile dall’inizio, c’è una sola parte che parla di sangue, la Procura si limita a parlare di impronta bagnata. I nostri consulenti sono al lavoro per dimostrare che quello non è sangue, non posso dire di più in Tv, sentire una persona non della materia così convinta e motivarla a logica per me non basta. Un bagno di umiltà farebbe bene".
