Garlasco in Tv, Marco Poggi: "Hanno provato a rovinare il ricordo di Chiara". Nuzzi: "Folle accusarlo". La dura critica di Bruzzone
Quarto Grado è andato in onda giovedì 4 giugno 2026 con una puntata speciale sul caso Garlasco, puntando ad analizzare quanto sta emergendo nell'inchiesta a carico di Sempio

Appuntamento speciale con "Quarto Grado", in onda anche giovedì 4 giugno 2026, oltre al tradizionale appuntamento del venerdì, dove si troverà a sfidarsi con l’ultima puntata di "Ore 14 Sera", ma con il vantaggio di avere un’escusiva importante, l’intervista a Marco Poggi, che parla per la prima volta a 19 anni dall’omicidio della sorella Chiara.
Garlasco, Quarto Grado puntata 4 giugno 2026: i diari di Andrea Sempio e il particolare che non convince
"Follia" è il titolo della puntata, come spiegato da Gianluigi Nuzzi, "perché gli inquirenti vogliono sapere a 19 anni di distanza se ad armare la mano di Andrea Sempio contro Chiara Poggi per l’accusa sia statala follia. Di follia parla anche Marco Poggi, che rompe dopo 19 anni clamorosamente il silenzio e lo fa con noi di ‘Quarto Grado'".
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Entra nel canale WhatsAppLa Procura vuole sapere se Andrea Sempio fosse capace di intendere e volere all’epoca del delitto, oltre a valutare la sua pericolosità sociale, aspetti che saranno stabiliti anche sulla base dei suoi numerosi diari. Nel 2018 lui scriveva con una grafia a tratti incerta, alternando maiuscolo e corsivo, utilizza questi strumenti per parlare di sé anche in terza persona, le pagine sono centinaia, finite nel fascicolo di inchiesta della Procura di Pavia. Qui emergono dettagli ritenuti rilevanti da chi indaga, una pagina mancante, strappata dal diario, quella che dovrebbe parlare del periodo dai 18 ai 20 anni, proprio quando è stata uccisa la sorella del suo amico Marco. In un’agenda blu potrebbe esserci l’ultimo appunto prima del sequestro, risalente al 6 marzo 2025: "Chiedono incidente probatorio, ci siamo opposti, ho sognato la galera".
Nuzzi chiede un parere su questo a Carmelo Abbate, con riferimento ai fogli mancanti nelle agende: "Casualmente, c’è un’opera di pulizia chirurgica, come manca la sua vita prima del 2017, completamente azzerata da ogni diario, supporto tecnologico, come se lui non avesse vissuto, questo grazie a chi nel 2017 ha fatto un’operazione molto riuscita di addomesticamento, compravendita di indagine, perché c’è stata, lo confermo e lo ribadisco. Alberto Stasi è entrato in carcere, Sempio è finito in catene, è lui che ha vissuto una vita ridotta, non dal 2017 quando è stato coinvolto la prima volta, ma dal 2007 in avanti. Io farei un appello ai genitori con tutto il cuore, io penso leggendo tutto che Sempio abbia bisogno di aiuto, a prescindere che sia l’assassino o no. Un figlio non si aiuta coprendolo, c’è la frase: ‘Noi ti abbiamo sempre coperto’, si aiuta aiutandolo a prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Questo è il primo percorso di aiuto e di crescita, anche quando le azioni sono le peggiori. Senza assunzione di responsabilità non ci sarà mai crescita, ma vita in catene".
Su questo interviene Roberta Bruzzone, anche in riferimento alla richiesta della Procura di sottoporlo a consulenza psichiatrica, rifiutata però dai legali: "Nella mia esperienza sul campo di quasi 30 anni ho visto chiedere la consulenza psichiatrica soprattutto dalle difese quando una serie di elementi erano incontrovertibili, per questo poteva diventare una strada per ottenere qualche vantaggio o esplorare alcuni elementi personologici. E’ la prima volta che dopo un 415 inviato alle parti e dopo una serie di integrazioni fatte dalla difesa la Procura riapre la partita e addirittura decide di svolgere una consulenza ora per allora, su una serie di documenti che hanno una valenza clinica relativa, ma oggi sappiamo che l’interessato non ha alcuna intenzione di farla. Quindi tutto l’esame diretto sarebbe totalmente mancante. Catanesi è stato anche un mio professore, ci sto lavorando su casi molto impegnativi sul profilo psichiatrico, lui scrive da sempre nei suoi manuali che senza un esame obiettivo diretto del periziando non si può procedere in questa direzione. Non so che tipo di valutazioni potrà fare, è sempre stato rigido e scettico sul concetto di pericolosità sociale, applicato solo se viene riscontrato un problema di natura psichiatrica tale da incidere abolendo parzialmente o totalmente la capacità di intendere e di volere. Stiamo maneggiando concetti estremamente scivolosi in un contesto come questo".
Nuzzi si pone degli interrogativi: "Come fai a fare una consulenza senza la persona da esaminare? Come fai a fare una consulenza dopo 19 anni, lo chiedo da ignorante?".
A rispondere ci pensa Massimo Picozzi: "La valutazione psichiatrica è pressoché impossibile da svolgersi, non c’è il paziente, è come se si andasse dal medico curante e si pretendesse una diagnosi senza farsi visitare o avere esami di laboratorio, in questo caso sono i test psicologici. Potrà eventualmente avallare il lavoro del RACIS come profilo di personalità, l’omicidio è d’impeto, mi aspetterei tratti con momenti frequenti di discontrollo". Ed effettivamente nei suoi diari (scritto nel 2019) Sempio parla delle sue paure dicendo: "La mia paura più grande è quella del fallimento, essere rifiutato e perdere il controllo". Picozzi si chiede: "Ma in questi anni quante volte ha perso il controllo? Non mi risulta che ci siano stati grandi fatti, intendo zuffe, atti di vandalismo, bullismo".
La difesa ha però avviato una consulenza con una propria psicologa, Nuzzi chiede come stia andando all’avvocato di Sempio, Liborio Cataliotti: "E’ come paragonare una mountain bike a una bicicletta da strada, per fronteggiare una valutazione personologica non patologica, quella predisposta dal RACIS e che noi ritenevamo ancora oggi inutilizzabile come prova a livello processuale, ci siamo premuniti di una valutaizone personologica, che non ha la pretesa di tratteggiare eventuali patologie. Qui si pretende tutt’altro, si pretende di valutare l’imputabilità che deve coesistere al fatto, la capacità di intendere e di volere non nel periodo in cui avrebbe commesso il fatto, ma nel periodo in cui si assume l’abbia commesso. Si pretende d valutare la pericolosità, essenziale per la misura di sicurezza, che andrebbe considerata sull’oggi. Non solo, si vuole valutare la capacità di partecipare a un processo. Si può razionalmente pensare che senza il nostro contributo si arrivi con dati frammentari? No. Prima devono venire le prove della storicità del fatto. Sapere che la Procura abbia predisposto cinque consulenze per fronteggiare le nostre ci dice che il fatto e la sua paternità non è ancora stata verificata". Nuzzi commenta: "Lo capiremo con i prossimi passi dell’accusa".
La testimonianza degli amici di Sempio
In studio sono presenti Mirko Crepaldi e Ilaria Conti, due grandi amici di Sempio, il primo era addirittura un suo compagno di banco a scuola, per questo lo conosce bene. "Non sapevo fosse solito fare soliloqui, mai sorpreso mentre li faceva". Nuzzi chiede come lui fosse a 18-20 anni: "Era un ragazzo normalissimo come tanti altri, pacato come lo ero io, ci trovavamo per attinenze di carattere", Nuzzi chiede il suo parere su un eventuale disagio per i suoi scritti: "Forse sì, ma non è la persona che io conosco, non mi è mai sembrato una persona con problemi relazionali, con le donne, anche se non era spigliato. Mai stato problematico con me, mai dato quell’impressione, magari scriveva per esorcizzare paure. Mai confidato situazioni difficili, altrimenti lo avrei saputo".
Il conduttore gli chiede della ragazza che lavorava in una birreria di cui era innamorato Sempio: "Me la ricordo, mi sembra si chiamasse Elena, sapevo che gli piacesse, se avesse sentimenti tanto profondi non lo so. Ho conosciuto Marco, l’ho frequentato 4-5 volte. Mai parlato di Chiara, né del caso o di Stasi, nemmeno prima dell’omicidio. Non mi parlava dell’amore per Elena, ma si vedeva quando andavamo in birreria che lui avesse un interesse". Nuzzi chiede poi delle scarpe: "io porto un 44-45, anche all’epoca, ne sono sicuro". Nuzzi precisa: "Andrea dice che anche lui all’epoca aveva il 44, un piede importante per un ragazzo: Lui ribatte: "Sono sicuro avesse il 44, ma non ci scambiavamo le scarpe. Forse non ero così tanto amico con gli altri da andargli a chiedere il numero di scarpa. C’è stato un episodio al centro commerciale, lui aveva comprato un paio di scarpe che piacevano anche a me, io volevo andarle a comprare, per questo gli ho chiesto che numero portasse, ma poi non le ho comprate. Non ho però calzato le sue".
Il giovane rivela altri dettagli: ‘Mai notato niente di strano in lui, forse lo conosco da talmente tanto tempo da essere abituato a vederlo in una maniera. Cosa vuol dire strano? Io soffro di attacchi di panico, la paura di perdere il controllo ci sta. Conoscevo da poco all’epoca Marco, ho visto Andrea dispiaciuto nei confronti del fratello, ma non l’ho visto disperato. Quando dice di non conoscere Chiara io ci credo. Sono convinto che ne uscirà, la Procura avrà fatto i suoi acertamenti, ma io lo ritengo innocente, penso ne uscirà".
Sulla stessa lunghezza d’onda anche la ragazza: "Con me è stato fin da subito molto tenero, appena l’ho visto mi ha abbracciato e baciato. Una perosna che adesso sento dire che ha problemi con le donne o che non ha rispetto non è l’Andrea che ho conosciuto. E’ sempre stato davvero affettuoso con me". Nuzzi commenta: "La prima volta che lo sento". Lei continua: "La prima cosa che mi ha colpito è che mi ha abbracciato come se mi conoscesse da tempo".
Il soliloquio che fa discutere
Cataliotti commenta soliloquio del 14 aprile, da ritenuto una sorta di confessione dagli inquirenti: "Comincio a chiamarli valiloqui, magari fosse quella la trascrizione reale. La prima parte è la riproduzione di una tesi in voga in quei giorni sui social forum, la seconda cozza con le risultanze istruttorie. La pen drive non è mai uscita dalla sfera di disponibilità di Chiara Poggi, vogliamo iniziare a dirlo? Il 2 giugno ci carica 2 video, il 1° luglio lo riversa sul suo computer e lo cripta, il 19 luglio parte per l’Inghilterra, se lo porta e lo inserisce nel PC di Stasi, quando torna la sera prima del decesso ce l’ha con sé e la utilizza di nuovo, viene trovata in quel vasetto, lo rivelano le prove tradizionali".
Le accuse rivolte a Marco Poggi e la sua testimonianza inedita
Nuzzi torna sul titolo della puntata: "Folia accusare Marco Poggi di aver partecipato al delitto della sorella, penso che su questo siamo tutti d’accordo. Eppure lui, parte lesa, ha subito anche questo, ne parlerà nell’intervista". Lui continua a difendere l’amico Sempio, nell’interrogatorio del 6 maggio gli sono state lette le intercettazioni che secondo la Procura confermerebbero il movente sessuale, lui ha ribattuto: "Mi sembra una follia che lui abbia detto queste parole. Che io Sappia, Sempio non aveva alcun contatto con Chiara". I toni si sono alzati quando gli è stata mostrata l’impronta 33, la reazione è netta: "Per me Sempio non c’entra niente, ve lo dico, ve lo confermo. Capisco che siate qui a farmi vedere questo forse per farmi dire cose". Lui è arrivato addirittura ad accusare i magistrati di volerlo condizionare, osservazione ovviamente rigettata dai magistrati.
Nel corso della nuova inchiesta Marco viene sottoposto a intercettazioni, gli inquirenti hanno dubbi sulle sue dichiarazioni sulla frequentazione di Sempio di casa Poggi e sui video intimi di Chiara e Alberto, di cui lui era a conoscenza, pur giurando più volte di non averli visti. "Non mi so dare una spiegazione, se la devo dare, seppure assurda, è che Sempio abbia preso una penna USB che era in camera di Chiara e se la sia portata a casa. Mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa mia e mi ruba qualcosa".
Sentirlo difendere l’amico ha portato a pesanti critiche sui social e alla diffusione di fake news, dai presunti traffici di droga che lo avrebbero visto coinvolto con le cugine, Sempio e l’amico defunto Bertani, fino al mettere in dubbio il suo alibi. C’è chi ha messo in dubbio che lui fosse in montagna con i genitori, a insospettire è una sua foto, immortalato proprio nelle stesse ore incui a Garlasco avveniva l’omicidio.
Bruzzone interviene: "Ho avuto l’onore e il piacere di conoscere i Poggi, loro sono fermamente convinti della colpevolezza di Stasi, hanno seguito ogni passo dell’inchiesta dal primo giorno. Per loro le prove su un altro assassino non sono affidabili, è una loro valutazione legittima, insindacabile, non può essere utilizzata per attaccarli. Sono convinti che questa inchiesta non abbia prodotto nulla in grado di scalfire la condanna, non credo che il loro convincimento possa essere modificato, né qui, né ora, né poi".
Nella puntata di domani sarà poi trasmessa integralmente l’intervista esclusiva a Marco Poggi, che non aveva finora mai parlato, per ora è stata mandata in onda un’anticipazione: "Si è iniziato a parlare di me, a fare ipotesi, cerchi di trovare un tuo equilibrio, sai che non puoi farci niente. Siamo tornati indietro forse ancora più di prima, spero che prima o poi avremo la possibilità di voltare pagina. Mi sono sempre creato una bolla, in questo anno è successo di tutto. Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di mia sorella. Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara… scusa, faccio una pausa. Chi indagava poteva smorzare alcune piste. Le cose che più mi hanno ferito sono quelle che riguardano Chiara e voler rovinare un po’ il suo ricordo".
La dinamica del delitto
La professoressa Cattaneo, consulente della Procura, ha dato una ricostruzione del delitto diversa rispetto a quanto emerse nelle sentenze, lei è convinta che Chiara Poggi abbia lottato con il suo assassino, con tentativi di difesa passiva o parate di colpi. La sua teoria è messa però in discussione dalla difesa di Sempio, che ha depositato una consulenza firmata dal medico legale Sabino Pelosi: "Non ritengo che si possano documentare neppure con il criterio della probabilità sul corpo di Chiara elementi indicativi di una difesa, sia assertiva sia passiva agita dalla vittima nei confronti dell’aggressore". A suo dire, le ferite da difesa valutate dalla Cattaneo sarebbero invece i lividi provocati dalla discesa sulle scale che portano alla cantina quando le braccia sono rimaste sciacciate tra corpo e gradino. Per Pelosi inoltre non è attraverso una lotta che la traccia genetica attribuita alla linea paterna di Sempio si è depositata sulle unghie, come invece ritiene la Procura.
Su questo dice la sua Bruzzone: "Mi convince poco la ricostruzione della Cattaneo, soprattutto perché dove lei evidenzia le lesività riconducendole a un’azione di difesa passiva (esclusa dal medico legale che esamina la salma all’epoca), ma tutta la lesività che dovremmo attenderci dallo scivolamento del corpo dalla scala dov’è? Quella dovrebbe esserci sicuramente, manca un pezzo. C’è un equivoco di base, probabilmente per la poca competenza sul campo, Chiara Poggi viene aggredita con più colpi al capo, immediatamente neutralizzata, cade a terra, la gora ematica alla base della scala è prodotta quando la vittima è a terra, dove si sarebbe difesa? Quando? Avete idea che tipo di lesività produce parare un colpo di un martello? E’ incompatibile con quello che c’è sulla salma, cade, poi non si può più difendere. Non si è rialzata, è caduta a terra e lì è rimasta, è stata trascinata, ci sono segni evidenti, basta avere un minimo di competenza nel leggere le tracce".
L’inchiesta sulla corruzione: cosa può accadere
Spazio anche all’inchiesta sulla corruzione, secondo le ultime indiscrezioni sembra che la Procura di Brescia stia per chiedere l’archiviazione per Venditti, ma sarebbero peggiorate le posizioni di alcuni avvocati che seguivano Sempio e di alcuni Carabinieri che si erano occupati dell’inchiesta. Gli inquirenti avevano ipotizzato che Giuseppe Sempio, anche lui indagato, avesse dato 20-30 mila euro a Venditti affinché chiudesse l’indagine nel 2007 a carico del figlio. I genitori del 38enne hanno però sempre respinto queste accuse, sostenendo di avere usato i soldi per pagare gli avvocati, anche se in nero. Tutto ruoterebbe attorno a un’intercettazione di Sempio, che parla di Sapone, ex capo della Polizia Giudiziaria della Procura di Pavia e di una sua frase: "Se mi dai i soldi ti aiuto". Effettivamente sono emersi contatti tra lui e Sempio, prima che quest’ultimo ricevesse l’avviso di garanzia per l’omicidio. "Mi ha proposto la roba", dice Sempio, senza specificare di cosa si trattasse. A fare da tramite secondo Sempio sarebbe stato Soldani, uno dei suoi avvocati dell’epoca, che ha però negato tutto.
Abbate ci tiene a dare il suo punto di vista: "Anche se Venditti sarà ritenuto estraneo l’inchiesta è stata comprata, è oggettivo. Che i Sempio abbiano generato un flusso di denaro che non è arrivato agli avvocati è chiaro. Nuzzi, chiedi alla Taccia quanto si sono presi gli avvocati dell’epoca. 45 mila euro in nero non li hanno presi, Lovati la prima volta qui ha detto: ‘Io ho preso 5 mila euro’, poi incredibilmente sono diventati 15. Che l’indagine sia una non indagine è oggettivo. Le intercettazioni di Sempio tradiscono una consapevolezza da parte della famiglia. E’ indagato il papà per corruzione, ma a chi viene trovato il bigliettino. O vuoi credere alla Taccia quando ha detto in studio che i 20-30 euro erano perle marche da bollo?". Taccia contatta la redazione e rileva che gli ex avvocati hanno preso 15 mila euro a testa, il giornalista replica: "Vedremo al termine delle indagini, se fosse vero chiederò scusa, nessuno dei tre dà la stessa versione".