Garlasco in Tv, il giallo dello scontrino di Sempio e i "non ricordo" di Cassese. Taccia sbotta: "Mai cambiato versione"

Ampio approfondimento sul caso Garlasco a Quarto Grado nella puntata di venerdì 3 luglio 2026, focus sullo scontrino di Sempio tra versioni contrastanti e poco convincenti

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Quarto Grado" è regolarmente in onda anche venerdì 3 luglio 2026, con un ampio approfondimento come di consueto dedicato al caso Garlasco. La puntata ha come titolo "Ricordi", Gianluigi Nuzzi sottolinea come questi possano portare a un’accelerata nell’inchiesta per capire chi abbia ucciso Chiara Poggi. Allo stesso tempo, però, ci sono anche i "Non ricordo", come quelli del Colonnello Cassese, presente in studio, ora indagato per le varie volte in cui ha pronunciato questa espressione nell’interrogatorio a cui era stato sottoposto un anno fa. Ecco cosa è successo nel corso della puntata trasmessa in diretta su Rete 4.

Garlasco, Quarto Grado puntata 3 luglio 2026: i tanti "Non ricordo" di Cassese

Si parte subito con il dibattito, con focus sulla figura del colonnello Cassese, che aveva guidato le indagini all’epoca del delitto, Gianluigi Nuzzi si chiede se davvero non ricordi quanto sia accaduto o non voglia farlo, come sostiene la Procura. La sua presenza a "Quarto Grado" è volta proprio a fare chiarezza.

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Spazio a un audio del 4 aprile 2025, relativo al suo primo interrogatorio con il pm Civardi, che gli chiede conto del secondo interrogatorio con Andrea Sempio il 4 ottobre 2008. "Se l’ho risentito è perché sicuramente qualcosa non mi aveva tra virgolette non convinto, ma qualche cosa che ho trovato, come dire, non giustificabile in toto, o nella consequenzialità delle telefonate o nella consequenzialità delle risposte che ha dato, però lo troverete scritto là, così non me lo ricordo". Civardi lo incalza: "Si presenta un teste a distanza di un anno e due mesi e tira fuori uno scontrino, le è sembrato fisiologico?". Questa la replica di Cassese:

"In quel momento mi poteva colpire che uno si conserva lo scontrino per un anno, ma adesso sto facendo col senno del poi, in quel momento quando l’ho sentito per me Sempio era una persona che ho chiamato per arricchire delle dichiarazioni perché qualche cosa non mi è tornato su quelle benedette analisi dei tabulati. Sul fatto di quel momento no, Sempio non l’ho mai attenzionato. Se c’è scritto ‘consegnato’, lo ha consegnato"

Civardi chiede ancora: "Lei esclude con certezza che a un certo punto abbiate interrotto il verbale?". Cassese: "Ho capito cosa dice Dottore, però non me lo ricordo proprio. Se è sceso giù in macchina a prendere lo scontrino? Non me lo ricordo, non lo riesco proprio a ricordare, veramente. Lo ripeto, è stupido ripeterlo, però solitamente in un verbale se qualcuno si allontana e scende, io dò atto, si sospende, si riprende, indicando se è sceso giù in compagnia, con l’appuntato, con lo scrivente. Cioè, sono abbastanza dettagliato e minuzioso nei verbali, non.. Sarebbe veramente una singolarità se questo è uscito dall’ufficio, è andato giù a prendere e non è fatta menzione nel verbale". Il Procuratore prosegue: "Non rimase stupito da questa sua prontezza nel darvi lo scontrino? Tira fuori lo scontrino, come diceva ‘Scusa, ma tiri fuori lo scontrino? Ma qualcuno ti ha detto che ti avrei interrogato su cosa hai fatto il 13?'". Cassese ribatte: "Probabilmente per me quello scontrino assumeva una validità diversa, quindi sarei andato ad approfondirlo probabilmente se nell’attività corollaria che è stata fatta per vedere la veridicità delle sue dichiarazioni mi venivano fuori delle ombre. Ma se lui mi ha dichiarato: ‘Non so, adesso perché non lo posso ricordare, che ha svolto la giornata in un certo modo e ci sono altre persone che me lo testimoniano, a me quello scontrino non mi spinge ad approfondire da un punto di vista investigativo".

Nuzzi passa quindi a interpellare il diretto interessato, chiedendogli che effetto gli faccia non essere creduto dopo avere passato una vita a fare indagini: "Non mi cambia niente, io affronto la cosa con serenità. Chi fa Polizia Giudiziaria lo sa, non è la prima volta che sono sottoposto a informazioni di garanzia".

Successivamente Cassese era stato a "Quarto Grado" il 20 giugno 2025, dove aveva dato la sua versione dei fatti: "Non mi ricordo se mi ha detto di avere lo scontrino ed è andato a prenderlo, l’unico dato certo è che l’ho acquisito. Non ricordo se si sia presentato direttamente con lo scontrino, solitamente indico tutto nel verbale, non ricordo il verbale redatto all’epoca. Non mi ricordo nello specifico, solitamente scriviamo tutto, se interrompiamo perché lui deve andarlo a prendere doveva essere scritto".

Una settimana dopo, il 27 giugno 2026, è stato convocato di nuovo in Procura, in quell’occasione gli è stato chiesto sia degli interrogatori fatti a Sempio e agli amici, che risultano in contemporanea, sia dell’ormai nota vicenda dello scontrino, ma anche in questo caso i "Non ricordo" sono diversi". E in quest’ultimo caso il verbale è stato interrotto, facendogli presente che il Codice Penale punisce sia le dichiarazioni mendaci sia quelle reticenti. La linea torna a Nuzzi, che gli fa presente che questo potrebbe portarlo a rischiare fino a quattro anni di carcere: "Questa è la pena – dice Cassese -, se viene dimostrato. Questo non è il momento per illustrare alcune cose, ora necessariamente dovrò nominare un avvocato, devo avere le registrazioni per intero". Il conduttore gli chiede quindi quante volte sia capitato nei suoi migliaia di interrogatori di dover chiamare un’ambulanza: "Un paio di volte è capitato, mi ricordo l’episodio, ma non esattamente per chi, deve essere qualcosa di più recente. A Vigevano sono stato sette anni, abbiamo avuto quattro inchieste per omicidio, questo ha avuto una rilevanza mediatica, gli altri no. Posso fare ipotesi vedendo i verbali, c’è un errore in quello di Sempio nell’interruzione, ce n’è stata una per andare a prendere lo scontrino. Quel verbale carente della sospensione hanno delle consequenzialità di orari, non sono sovrapponibili, a conferma che abbiamo continuato a fare le SIT delle altre persone. Noi abbiamo sospeso quel verbale per consentire andare a prendere lo scontrino, poi ci siamo recati dall’altra parte della caserma per sentire gli altri ragazzi".

Giuseppe Brindisi ricorda però quanto accaduto a dicembre a "Mattino Cinque", dove il consulente Palmegiani aveva parlato di un allontanamento dalla caserma di Sempio e del papà per andare a prendere lo scontrino. Osservando gli orari riportati, l’ambulanza sarebbe arrivata durante l’interrogatorio di Biasibetti. Carmelo Abbate però non ci sta: "Quel giorno è successo qualcosa di oscuro, l’ho sempre detto in questo studio, ora lo dice ance il Procuratore Civardi". La chiamata del Carabiniere al 118 parte alle 11.10 per chiedere l’intervento per una ‘signora che si è sentita male’. L’operatore chiede se la signora sia dentro nella sala degli interrogatori e se fosse in stato di fermo, lui nega e poi dice che si era ripresa. Non si parla di Sempio, guarda caso il fatto non c’è nei verbali. Se gli inquirenti di oggi non fossero andati a cercare i verbali della Polizia Giudiziaria noi penseremmo alla presenza di Sempio in caserma, con la domanda su cosa avesse fatto quella mattina e lui che mostra lo scontrino. Senza l’intervento del 118 avremmo avuto un’altra verità, quella che emerge oggi è agghiacciante, il 9 gennaio 2008 il tenente Francesco Bruno analizza i tabulati, dove fa notare l’anomalia delle telefonate a casa Poggi. Il colonnello Cassese ci dice di non essere stato convinto di quello che diceva Sempio, non esiste che non abbiano chiesto e ottenuto i tabulati di Sempio e Marco Poggi, c’era una nota che invitava ad approfondire".

Nuzzi chiede ad Angela Taccia, avvocato di Sempio, se i pasticci nei verbali e i mancati ricordi del Colonnello siano un danno per il suo cliente: "E’ innegabile che i lavori fatti in maniera perfetta, quelli irregolari possono comportare problemi in linea generale. Penso che la storia dello scontrino sia stata ingigantita mediaticamente, visto che non ci sono la targa, un nome, non ha il valore di un alibi. In un anno e mezzo tutti i ricordi di Sempio che lui stesso ha dichiarato poi sono stati confermati da approfondimenti giornalistici, il pubblico può capire che lui non ha motivo di mentire su questo. Lui ha sempre detto di essersi sentito male perchè il giorno prima aveva una febbre alta, non se la sentiva di rifiutarsi di andare, ha preso due Tachipirine 1000, poi è intervenuta l’ambulanza. Il verbale è stato interrotto all’arrivo, ma anche un’altra volta perché era stato mandato a casa, ci spiace per il Colonnello Cassese ma questo è quello che ci riferisce il nostro cliente, per prendere lo scontrino".

Un anno fa, poco dopo l’apertura della nuova inchiesta è l’indagato in un’intercettazione con il papà (e la giornalista Martina Maltagliati) a spiegare di essersi presentato in caserma insieme ai suoi amici e di essere andato via. Nel corso del viaggio lo richiamano perché non si erano ricordati di chiedergli cosa avesse fatto il giorno del delitto, lui parla di Vigevano, gli chiedono se avesse qualcosa per dimostrarlo, a quel punto lui torna indietro per prendere lo scontrino. Brindisi evidenzia: "Questa è la terza versione".

Taccia precisa: "Non gli hanno mai chiesto se avesse qualcosa che provasse il suo parcheggio in Piazza Ducale, ma se avesse qualcosa che potesse provare che lui fosse andato a Vigevano. Lui non ha mai, mai e poi mai cambiato versione relativo al modo in cui è avvenuto l’interrogatorio. Lui si era stupito, così come i suoi amici, di essere stato mandato a casa senza che gli venisse chiesto cosa avesse fatto il 13 agosto. Se ne sono accorti, è tornato, gli hanno chiesto se ci fosse qualcosa che potesse provare la sua versione, sono tornati a casa, hanno preso lo scontrino, lo ha riportato. Non c’è stata solo l’interruzione per l’ambulanza, ce ne sono state varie".

A riguardo non può che essere determinante la versione di Cassese: "La prima richiesta di sentire Sempio parte da me ed è del gennaio 2008, se fosse stato così indispensabile farlo lo avrei fatto la mattina successiva. Ho continuato a fare tutte le altre indagini per i flloni che avevamo aperto e siamo arrivati a ottobre. Non mi ricordo di quella giornata, nella mia mente l’escussione di Sempio è stata alla pari di quella delle oltre 200 persone che abbiamo sentito. Se vogliamo essere oggettivi, come ho detto al dottor Civardi, andate a prendere il registro delle persone che entrano ed escono dalla caserma e cerchiamo di capire".

Nuzzi osserva: "Si parla di un verbale falso se c’è la volontà, un dolo ma io non lo vedo, Questa per me è una cosa sciatta, non porta a identificare un dolo o un interesse preciso. Ci si deve chiedere se la sciatteria dei Carabinieri di Pavia sia la prova che è stato protetto in cambio di soldi, se è sì bisogna provarlo". Cassese osserva: "Io avrei potuto aggiustare il ricordo, ma io penso che se non ci si ricorda una cosa lo si deve ammettere".

Il mistero delle foto di Fuerteventura inviate a Stasi

Spazio a un elemento uscito solo recentemente, le foto realizzate da una collega di Chiara Poggi a Fuerteventura. il 31 agosto 2006 alle 21.55 dal PC di casa Poggi vengono mandate a Stasi tre immagini, nella prima c’è una ragazza in costume, nella seconda una donna in spiaggia completamente nuda, mentre nella terza la prima ragazza a cena abbracciata a un uomo. Chi sta usando il Pc? Secondo Dal Checco, il consulente informatico della Procura, le possibilità sarebbero due, potrebbe averlo fatto Chiara o il fratello, da solo o in compagnia. In quest’ultimo caso qualcuno potrebbe essersi finto Chiara per dialogare con il fidanzato, per poi farsi inviare dallo stesso sue foto intime. I dubbi su un possibile coinvolgimento del fratello nascono dalla chiavetta USB blu, attraverso cui le foto arrivano sul PC di Chiara, negli atti della precedente inchiesta si sostiene che quella pen drive fosse in uso a Marco Poggi.

Alle 14.11 del 31 agosto 2006 viene caricata su questo dispositivo la cartella "Fuerteventura", contenente 100 immagini relative alla vacanza di una ragazza bionda alle Canarie, poi copiate la sera stessa sul PC di casa Poggi con il nome di "Cri a Fueteventura". Marco ne aveva parlato lo scorso 6 maggio agli inquirenti: "Non era necessariamente mia, ma l’ho consegnata io. Mi ricordo di quella cartella, sono andato recentemente a rivedere le foto di Chiara che c’erano, ho visto che erano foto di una collega di Chiara. Presumibilmente quelle foto le ha salvate lei".

In tarda serata Chiara avrebbe condiviso alcune di queste foto con Stasi, in risposta lui le avrebbe inviato alcune sue foto in intimo femminile, non è escluso questo fosse un gioco tra i due fidanzati. Il consulente della Procura ipotizza però che qualcuno possa avere ingannato Alberto fingendo di essere la fidanzata, così da poter violare la sua privacy. Cataliotti dice la sua: "Dal Checco sbaglia, come capita spesso i tecnici si occupano dell’incarico solo della loro materia, senza guardare altro. Lui doveva mischiare quel dato con quelli tecnici, così da avere la risposta".

Garlasco, le impronte di scarpa a pallini sulla scena del crimine

Focus anche su un elemento su cui punta tanto la difesa Sempio, dimostrare che l’impronta di scarpa presente sulla scena del delitto non corrisponda all’indagato.

A spiegare le mosse è l’avvocato Cataliotti, difensore di Andrea Sempio: "Abbiamo fatto incetta di modelli e numeri Frau e forniremo un esperimento giudiziale nostro che vale più di qualsiasi consulenza". L’avvocato Bocellari, legale di Stasi, era apparsa scettica su questo modo di agire, Cataliotti ribatte ironicamente: "Sì, facciamo misurazioni con il righello, ma con un progettista vengono numeri più coerenti con la calzata di Andrea". A dire la sua è anche il consulente Palmegiani: "Ho sentito le dichiarazioni della Bocellari, non voglio giudicare più di tanto ma secondo il mio parere sono errate. Se vogliamo dirla tutta alla fine l’avvocato Bocellari ci dà ragione perchè proprio il piede di Sempio non può entrare in una scarpa affinata". Nuzzi chiude: "Ovviamente l’avvocato Bocellari ha diritto di replica se e quando lo vorrà".


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