Garlasco in Tv, Bruzzone tuona contro la Procura: "Inchiesta sconcertante". Ma Sempio rifiuta la consulenza psichiatrica
Ampio spazio dedicato al caso Garlasco nella puntata di Quarto Grado di venerdì 29 maggio, focus sulle mosse della Procura, che accusa Andrea Sempio del delitto

Nuovo appuntamento con "Quarto Grado", in onda come ogni venerdì anche il 29 maggio 2026, pronto a dare aggiornamenti sul caso Garlasco, all’indomani della decisione della Procura, che ha richiesto una consulenza psichiatrica su Andrea Sempio, accusato di essere l’assassino di Chiara Poggi. La puntata ha come titolo "Ergastolo", scelto perché è la pena che rischia l’indagato, si cercherà però di capire anche quale valore possa avere l’istanza dei magistrati, che puntano a valutare il 38enne a quasi vent’anni dal delitto.
Garlasco, Quarto Grado puntata 29 maggio 2026: la consulenza psichiatrica di Sempio chiesta dalla Procura
Andrea Sempio ha la facoltà di decidere se farsi visitare dallo psichiatra Roberto Catanesi, se decidesse di non farlo la consulenza andrebbe avanti, ma si limiterebbe ad analizzare il compendio documentale prodotto dalla Procura in questo anno di indagini, quindi agende, quaderni, chat, materiale informatico, interviste, ma soprattutto i Forum sulla seduzione dove lui ha messo tantissimi commenti (oltre 3 mila). Il forum è servito a Sempio per raccontare parti di sé poco note, nascoste a molti, lui ha spiegato quanto sia stato difficile per lui il rapporto con le donne. Nei suoi post si parla spesso di rifiuto, cosa che è naturale collegare al movente indicato dai magistrati, convinti che abbia ucciso Chiara Poggi dopo essere stato respinto da lei nel tentativo di avere un approccio sessuale.
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Entra nel canale WhatsAppLa consulenza punta a valutare se il 38enne sia capace di intendere e di volere, se soffra di disturbi psichiatrici o se ci sia una pericolosità sociale, qualora quest’ultima si fosse non è escluso si possa propendere per una misura di sicurezza.
Gianluigi Nuzzi chiede a Liborio Cataliotti, legale di Sempio, come abbia intenzione di agire con il suo assistito: "L’eventuale risposta positiva ai quesiti della Procura potrebbe consentire, in ipotesi, l’applicazione di una misura di sicurezza cautelare, non la custodia cautelare in carcere, pretenderebbe un’incapacità di intendere e di volere, più la pericolosità sociale, quindi delle patologie. Se si fa ricorso a questo quesito si dà ragione alla difesa, che un mese fa diceva che un ritratto personologico senza indicare patologie non sia valido. Per me la Procura cerca il ritratto dell’assassino ideale, non l’assassino di Chiara Poggi. Non accettiamo una prova di questo tipo, che non è una perizia ma l’ennesima consulenza di parte, ci mancherebbe solo che andasse perché noi contestiamo la tempistica. Noi crediamo che l’accertamento dei fatti debba presiedere a una valutazione personologico, a maggior ragione se riguarda ipotesi di patologie, potrebbero essere sbandierate all’opinione pubblica senza la responsabilità per il fatto. Prima il fatto, poi tutte le valutazioni del caso".
Massimo Picozzi spiega meglio chi sia Catanesi, incaricato di eseguire la consulenza dalla Procura: "E’ da anni professore all’università di Bari, sul piano criminologico il più affidabile, il più preparato che io conosca. Una garanzia. Lui utilizzerà solo materiale documentale, penso sia il tentativo di reintrodurre la perizia personologica, ma vietata dal Codice. Quando a uno psichiatra viene posta la domanda sulla pericolosità l’iter è semplice, la persona deve essere affetta da un vizio di mente nell’attualità, altrimenti viene stabilita da un giudice. Importante è capire come stia oggi".
Roberta Bruzzone ha provato a spiegare perché, a suo dire, ci sia stata la richiesta di consulenza a distanza di così tanti anni, non nascondendo qualche critica: "Non voglio fare polemica per il gusto di farla, dobbiamo capire se siamo dentro un ragionamento tecnico processuale o se stiamo scivolando in una dimensione più suggestiva, che probatoria, francamente da tecnico lo trovo preoccupante. Cosa succede? Non si riesce a collocare Andrea Sempio sulla scena, non si riesce a collocare in maniera seria una sua impronta, l’orma, a chiudere il cerchio perché sappiamo che il dato biologico è estremamente fragile e contraddittorio, allora cosa facciamo? Questo sembra lo scenario, proviamo a collocare la sua mente sulla scena del crimine? Io ho questa impressione, può darsi che stia sbagliando, e questo mi preoccupa. Una consulenza psichiatrica oggi su un soggetto accusato di avere commesso un omicidio quasi vent’anni fa, ma che lo nega, che valore dirimente dovrebbe avere?".
La criminologa è perplessa soprattutto perchè ritiene l’episodio senza precedenti: "Faccio questo lavoro da quasi trent’anni, non mi era mai capitato di assistere a una decisione del genere, presa in Procura, soprattutto dopo la chiusura dell’inchiesta. E’ la prima volta in assoluto, su quale documentazione clinica contemporanea ai fatti non mi risulta ci sia. Quali elementi psicopatologici sono stati considerati tali almeno in ipotesi al punto tale da disporre una consulenza psichiatrica per incidere sulla capacità di intendere e di volere da parte di Andrea Sempio all’epoca dei fatti? Che tipo di documentazione esiste in merito al 2007? Ci sono criticità a tratti anche preoccupanti, ma tutte di natura auto lesiva, auto distruttiva, quell’aspetto c’era all’epoca, lui stesso lo ha riferito, ma non c’è niente che deponga per una propensione ad agire verso l’esterno con questo nucleo di angoscia così importante. Non può diventare il surrogato di una traccia scientificamente validata che colloca Sempio sulla scena, a oggi a mio parere manca del tutto. Ritengo che le consulenze della difesa abbiano messo seriamente in difficoltà la Procura, questo cambiamento di scenario lo vedo come un segno di fragilità dell’impianto accusatorio, è importante metterlo in evidenza. Questa evoluzione mi piace meno delle precedenti, ritengo che un accertamento come questo non abbia alcun senso, vedremo come evolverà. Il materiale che sarà messo a disposizione del professor Catanesi non è in grado di rispondere ai quesiti, quello che sta accadendo adesso va affrontato con il massimo rigore metodologico e tecnico processuale. Stiamo assistendo a un’evoluzione dell’inchiesta che rischia di diventare sconcertante".
Carmelo Abbate vuole dire la sua a riguardo: "Non sono d’accordo con una parola di Bruzzone, penso che sia una prova di forza della Procura, altro che non ho niente allora cerco di portarcelo sul piano psicologico, ma cosa stiamo dicendo? Sempio fino a prova contraria dopo l’incidente probatorio è compatibile con il profilo che c’è sulla vittima, che ha lottato con il suo assassino. Sempio fino a prova contraria è sul muro dove viene ritrovata la vittima con un’impronta che gli viene attribuita dai consulenti della Procura. Sempio non ha alibi per quella mattina, chiama in modo insistente Chiara nei giorni precedenti l’omicidio, fornendo giustificazioni che non stanno né in cielo né in terra. Si spezza la narrazione di Sempio in tour televisivo bravissimo, educatissimo. il profilo che emerge è altro che sorprendente, è inquietante. Non ha dato il DNA, non si è fatto interrogare né la prima né la seconda volta, non ha mai chiesto di essere interrogato, Taccia dice di voler andare nell’arena, ma a ogni iniziativa di confronto siete scappati, secondo te loro mettevano in conto che si sarebbe prestato a questa cosa?".
Arriva la replica di Cataliotti: "Il confronto si fa davanti a un giudice terzo, noi troviamo disapprovabile nella strategia della Procura è che continua a frapporre consulenza a consulenza, porta dati asseritamente probatori di parte, unilaterali e a spendersi come fossero verità assoluta. Si rifiuta sistematicamente anche quando ne ha avuto l’occasione e la logica vorrebbe che lo facesse l’assunzione di una prova provata nel contraddittorio, quindi con un perito nominato dal giudice".
L’impronta di piede in casa Poggi: la posizione della difesa Sempio
Spazio a uno degli aspetti su cui punta maggiormente la difesa, dimostrare che il piede di Sempio sia più grande rispetto all’impronta trovata in casa Poggi. Sulla base dei riscontri dei consulenti, la larghezza sarebbe maggiore (c’è una differenza di circa 2 centimetri), ci si chiede se il piede nel corso degli anni sia cambiato, visto che all’epoca Sempio era molto più magro. A dare una risposta è l’ortopedico del San Raffaele Matteo Vitali: "Entro i 18 anni le ossa non crescono più, ma negli anni la pianta del piede può allargarsi fino a un massimo di 1,5 centimetri. Questo può avvenire per aspetti ormonali, aumento del peso, piede piatto o cavo che peggiora, gravidanza. La differenza riscontrata dalla Cattaneo non è così impossibile, con un aumento della scarpa fino a un massimo di due numeri. Osservando il piede di Sempio potrebbe essere un piede cavo, con un appoggio largo sull’esterno, una delle tante cause che può portare a un aumento della pianta del piede, quindi alla necessità di una scarpa di una o due taglie in più. Non possiamo però capire come fosse vent’anni fa".
Le impronte a pallini trovate a casa Poggi sono state sempre ritenute appartenenti all’assassino, due si trovano sul gradino zero, una sarebbe stata lasciata dal killer quando si sarebbe sporto in avanti per osservare il corpo della vittima sulle scale. A contrastare le valutazioni della Procura, convinta che quelle appartengano a Sempio, ci ha pensato una relazione firmata dai consulenti della difesa Palmegiani e De Angelis, che dimostrerebbe che le 27 impronte non siano compatibili con la misura del piede di Sempio. Secondo i consulenti il piede sarebbe più lungo, ma soprattutto più largo, si deve inoltre tenere presente che la traccia lasciata dalla suola sul pavimento sia più grande dello spazio reale a disposizione del piede nella scarpa.
Cataliotti: "Il nostro lavoro è scientifico, abbiamo lavorato sul progetto della scarpa. Non è un lavoro di righello, non è accettabile che si sminuiscano e si trattino come scalzacani consulenti che hanno curriculum che non hanno nulla da invidiare alla Procura. Il nostro studio non può essere sminuito, è unilaterale, è un unicum in questo processo, chiediamo che venga sottoposto al vaglio di un perito terzo".
La redazione di "Quarto Grado" non ha voluto lasciare nulla al caso, ha ritrovato scarpe Frau a pallini, numero 42, di un modello che oggi non esiste più. "Abbiamo preso l’impronta 6 lasciata con il Luminol – dice Alessandra Viero -, i consulenti della Procura hanno notato un disallineamento tra la A e la U della scritta Frau, quindi sostengono non ci sia certezza sul modello. Abbiamo preso la foto del marchio Frau di questa scarpa, mai confrontato con le consulenze, per poi sovrapporre il tutto alla fotografia sulla scena del crimine". Il genetista Portera commenta: "Si vede come la U rimanga quasi totalmente in linea, si vede anche una parte della A e un tratto minimale della R. Questo ci permette di verificare come siano sovrapponibili la U e un tratto della A, difficile pensare che questa sovrapposizione possa essere casuale". Viero commenta: "Questo ci farebbe capire che a lasciare l’impronta 6 sia stata davvero una scarpa Frau. Magari verrà fuori una perizia se si andrà a processo".
L’intercettazione sul DNA fa discutere
Spazio a un’intercettazione del 3 novembre 2025 tra Andrea Sempio e il padre, che discutono in merito al DNA.
Sempio sr: "Ha detto una cosa basilare, che stanno dicendo tutti praticamente, alla fine, no? Stasi è rimasto in casa fino a sera a mangiare la pizza, giorni prima si sono frequentati e non c’è il DNA di Stasi, ti sembra logico? Cioè questo qua ha fatto cinque o sei giorni con lei in casa, a fare e disfare quello che vuoi, non c’è il DNA. C’è un DNA solo, non ha una logica questa cosa qua. Il punto è che non ci sia il DNA di Stasi, quindi, quindi che cosa ne consegue al fatto che non sia stato trovato il DNA di Stasi? Ne consegue che secondo me hanno fatto di tutto per poter arrestare questo qua. Secondo me quello che ha fatto le indagini sapevano già che questo si piglia poco perché se andiamo avanti.. E allora che cosa è successo? Che qualcuno ha fatto una magagna, una bella magagna". Risponde il figlio: "Siamo nei complotti, sì siamo nelle robe. E allora porta una prova. No, le sue impronte in casa ci sono, tra le 60 impronte ci sono le impronte di Stasi. E’ stato anche condannato per le impronte". Riprende il padre: "Vabbè, ho capito, ma guarda che anche se fosse, anche se trovassero il DNA è normale perché è il suo fidanzato. Siccome non c’è ed è il suo fidanzato è peggio". Ancora Andrea: "Io sto dicendo, il fatto che non ci sia che cosa significa? Perché la loro risposta è, è l’ultima persona con cui si è toccata è Sempio, quindi le è rimasto il DNA di Sempio. Perché le è rimasto il DNA di Sempio e non quello di Stasi? Perché l’ultima volta ha toccato Sempio e non Stasi, questa è la loro tesi".
Nuzzi chiede ad Abbate se sia rimasto sorpreso dalle dichiarazioni di Giuseppe Sempio sull’assenza del DNA di Stasi e parli di magagne nell’indagine: "Lui non mi sorprende, possiamo dirgli che non è così facile lasciare un DNA, non è che qualsiasi cosa tocchi lo lasci. Il problema non è perché non ci sia il DNA di Stasi, ma perché ci sia quello di Sempio, che è diverso, Stasi era lì fino alla sera prima. Le impronte di Stasi, ho sentito dire: ‘Hanno trovato sul dispenser una sua nuova impronta, ecco un’ulteriore prova’, ma è esattamente l’opposto. Il fatto che ci sia un’ulteriore impronta di Alberto Stasi su quel dispenser è la prova provata che non sia stato lavato, ci sono anche nove impronte parziali non attribuite. Allo stesso modo, la presenza dei capelli sul lavandino sconfessa la teoria secondo cui lui lo avrebbe lavato accuratamente".
I tanti soliloqui di Sempio
Non si poteva non parlare dei numerosi soliloqui di Sempio in macchina, ritenuti dall’accusa degli indizi importanti, in cui lui sarebbe arrivato addirittura a confessare quanto fatto. La difesa dell’indagato interpreta invece il tutto in altro modo, sarebbe necessario rileggerli alla luce delle "abitudini espressive" dell’indagato e dell’insieme dei suoi "modi di parlare tipici" usati quando riproduce dialoghi virtuali. Emblematico è quello del 14 aprile 2025, in cui ascolta il podcast di una youtuber che parla di Garlasco, arrivando a riprodurre quella che è ritenuta la voce di Chiara Poggi dicendo: "Non ci voglio parlare con te".
Il 38enne utilizza la parola "tipo", per i suoi avvocati la userebbe per introdurre esempi o dialoghi ipotetici, mai esistiti. Non solo, risponderebbe a voce alta ad alcuni commenti comparsi sulla pagina Internet del podcast appena ascoltato e messo in pausa, alcuni di questi sono stati allegati alla memoria difensiva. Ci si chiede però se in quella data quei commenti fossero già stati pubblicati, la pagina non riporta data e orario precisi, ma un generico "un anno fa". Il tema delle ipotetiche ossessioni di Sempio per Chiara evidenziato dalle tre telefonate era però stato affrontato un mese prima nello stesso podcast, il 15, il 17 e il 20 marzo, scatenando diverse interazioni degli utenti.
Nelle reazioni del pubblico del web mancherebbero però i riferimenti a due concetti, il video e la penna, che per i Carabinieri lo incastrano. Normale chiedersi da dove ne abbia preso spunto, visto che in quella fase non si sapeva che i video intimi della vittima fossero nella sua chiavetta.
La difesa prende in esame anche un altro soliloquio, quello del 12 maggio 2025, quando parla della scena del crimine e del sangue presente in casa. Per la Procura Sempio si riferisce a un’esperienza che lui stesso ha vissuto la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta dei Poggi, mentre per i suoi avvocati stava commentando le dichiarazioni rese ai Carabinieri da Alberto Stasi, riportando ad alta voce un colloquio immaginario tra lui e gli investigatori. A confermarlo ci sarebbe l’uso del discorso diretto e dell’indicativo presente. Anche in questo caso ci sarebbe un commento a un podcast da cui avrebbe tratto spunto.
Nuzzi chiede un’opinione a riguardo ad Abbate per capire se per lui possano essere confessioni o commenti: "Se percorrono la strada dei commenti non vanno assolutamente lontano, lì trovi tutto e il contrario di tutto, qualsiasi cosa ti serve la trovi, metti un pezzettino qui e uno lì. Quello del 14 aprile 2025 è un macigno".
Cataliotti sorride: "Ultimamente ci dà i consigli, la prendo come componente del mio ufficio. A parte gli scherzi, evidentemente non li ha sentiti altrimenti non risponderebbe in questi termini. Per chiunque abbia sentito non maliziosamente la captazione di quel soliloquio del 12 maggio sente null’altro che l’interrogatorio virtuale per come se lo immagina lui di Alberto Stasi, non può essere interpretato diversamente, altro che poco lontano. Più contorto è quello del 14 aprile, si capisce una parola sì e sei no, ma quello che è certo è che sia susseguito immediatamente da ‘Attenzione che qui ci ascoltano, siamo intercettati’. Non contiene nulla di inedito, è allineato con i temi su cui si dibatteva sui social. Anche lo si volesse leggere maliziosamente, cioè si volesse dire ‘Racconta ciò che è successo’, racconterebbe l’impossbile perché c’è una parte che manca ‘quel video l’ho visto sul cellulare’, ma sul cellulare di chi? I cellulari all’epoca erano diversi. Vi dico una cosa che non sapete, c’è un’intercettazione inquietante, sembra una rivelazione vera, reale, di una passione incondizionata nei confronti di Chiara. E’ in macchina, ma non è un suo soliloquio. Se tutto si guarda con la malizia, allora è tutto finito".
"Quarto Grado" tornerà la prossima settimana, ma a sorpresa con un duplice appuntamento, non solo il venerdì (dovrà vedersela con Milo Infante e l’ultima puntata stagionale di "Ore 14 Sera"), ma anche giovedì 4 giugno.
