Garlasco in Tv, Nuzzi si schiera con Infante, ma la legale di Stefania Cappa non ci sta: "Fuga di notizie, pm sabotato". I nuovi dubbi su Stasi

Prima puntata stagionale per Quarto Grado vener 28 agosto 2026, spazio al caso Garlasco e alla denuncia di cui è stato oggetto Mlo Infante per ricettazione, ecco spiegati i motivi

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Inizia venerdì 28 agosto 2026 la nuova stagione di "Quarto Grado", che non poteva ovviamente non dedicare ampio spazio al caso Garlasco, specialmente ora che ci si avvicina alla fine dell’indagine contro Andrea Sempio. La puntata ha come titolo "Fuori e dentro" che, a detta di Gianluigi Nuzzi, si addice appieno alla situazione. "ll mondo fuori è quello delle denunce, delle tifoserie a sostegno di un indagato o di un condannato, mentre quello dentro è in via Pascoli, a Garlasco, nella villetta dove c’era e c’è ancora Chiara, con i due genitori che vivono in una villetta rimasta uguale, hanno cambiato solo il tappetino del bagno".

Garlasco, Quarto Grado puntata 28 agosto 2026: l’ipotesi di indagini manovrate e le querele

Si parte con la querela che l’avvocato Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, ha firmato contro l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, Alessandro De Giuseppe de "Le Iene" e altri soggetti. A suo dire, queste persone avrebbero ordito una macchinazione per orientare le indagini contro di lei. A dimostrarlo ci sarebbe una telefonata tra la giornalista Chiara Ingrosso, l’inviato e il legale del 23 gennaio 2026.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Chiara Ingrosso è in studio e spiega perché abbia registrato la telefonata: "Ero impegnata in una giornata di lavoro, stavo sviluppando un servizio, ero in una condizione preliminare rispetto alle nuove testimoni proposte dal programma per cui lavora De Giuseppe. Ho fiutato qualcosa che non andava, le telefonate arrivano dal telefono dell’avvocato De Rensis, che mi passa De Giuseppe, e questo mi ha fatto aprire gli occhi. Un giornalista non ha la verità in tasca, ma quando vede una trama parallela a quella dell’indagine si deve chiedere di cosa si stia parlando. Perché mi sta sollevando la colpevolezza di Stefania Cappa se questa donna non è mai stata indagata? Bisogna avere degli elementi, altrimenti diventa diffamazione".

Interviene Valeria Francesca Mettica, legale di Stefania Cappa, che ha ritenuto di doversi difendere di fronte alle parole dell’inviato de ‘Le Iene’; "Faccio parte del collegio difensivo perché la campagna diffamatoria è stata tale per cui non era possibile altrimenti gestirla, quindi lavoro insieme all’avvocato Marino e all’avvocato Casartelli. L’approfondimento può esserci e va cercato, la notizia però va verificata e data nella sua interezza. Quando vengono presentati questi super testimoni già ritenuti inattendibili anche dai Carabinieri della Moscova oggi allora va detto, è stata vagliata e ritenuta inattendibile. Nella denuncia-querela facevamo richieste istruttorie precise di sequestri, misure cautelari reali, ricerca di mail e chat con parole chiave, riportavamo delle indagini difensive di parte. Non è un esposto, quindi un semplice elenco cronologico dei fatti, anche chiaramente, ma conteneva atti poi vanificati perché questa querela è del 22 aprile, è stata in indagine solo quattro mesi di cui due luglio e agosto, il pubblico ministero non ha fatto in tempo a fare nemmeno la delega di indagine, né a stamparla".

De Rensis, in realtà, ha iniziato a essere coinvolto nel caso solo dal luglio 2022, in una fase in cui nessuno ne era a conoscenza, ma il 13 luglio di quell’anno Stefania Cappa aveva provato a contattarlo per invitarlo a un convegno. La telefonata era arrivata il giorno in cui lui aveva ritirato dalla Procura di Pavia i CD delle intercettazioni che a lungo Venditti gli aveva negato. A raccontarle dell’incarico di De Rensis, secondo quanto indicato dalla Cappa nella sua denuncia, sarebbe stato l’8 luglio 2022 suo cugino Paolo Reale, che lo aveva a sua volta saputo dall’avvocato Tizzoni. Il legale contrattacca: "La mia nomina in quella data era nota solo alla famiglia Stasi e alla Procura di Pavia, guidata da Napoleone, ma dove ancora lavorava il suo predecessore Venditti". Tizzoni, invece, sostiene di avere saputo della nomina il 24 maggio 2022 subito dopo una puntata de "Le iene" da fonti giornalistiche. In quella puntata veniva intervistato Stasi, ma venivano avanzati dubbi sulla colpevolezza di Stefania Cappa, tanto da arrivare poi a una condanna per diffamazione. Lui racconta di essere stato contattato da alcuni giornalisti in merito al ruolo di De Rensis, per poi condividere la cosa con i Poggi. De Rensis ha segnalato però un’altra anomalia avvenuta il 13 luglio, data in cui Stefania Cappa chiama il suo studio per invitarlo a un convegno del CONI. E’ un caso che quello sia accaduto lo stesso giorno del ritiro delle intercettazioni in Procura? La Cappa lo ha cercato anche il giorno prima, ben sette volte, ma senza mai riuscire a parlare con lui. Lei ribadisce di non avere mai avuto problemi a lavorare con colleghi di parti contrapposti, nel 2022 aveva collaborato con Enrico Giarda, che faceva parte del pool Stasi.

Paolo Reale è inevitabilmente coinvolto nella questione, quindi dà la sua versione: "Ho chiamato Stefania l’8 luglio, ma è una data casuale, non potevo sapere che quel giorno De Rensis si era presentato a fare la richiesta per le intercettazioni, l’ho scoperto adesso. La nomina di un avvocato non è secretata, mi preoccupa di più questa querela raccontata a tutti, che sta vanificando l’indagine in corso. Avevo deciso insieme a Tizzoni di chiamare Stefania dopo la trasmissione de ‘Le Iene’ dove era stata vigliaccamente inseguita, ha fatto seguito la querela che ha portato alla condanna per diffamazione. Noi abbiamo immaginato che fosse derubricata la questione Sempio e che De Rensis potesse servire per avere un attacco alla famiglia Cappa, abbiamo ritenuto doveroso avvisarla. Lei era molto agitata, la situazione di maggio l’aveva sconvolta, il mio messaggio poteva rendere più efficiente la sua difesa ma si è trasformato in un attacco al messaggero, quindi ho fatto un passo indietro".

L’avvocato di Stefania Cappa spiega la proposta fatta dalla sua assistita a de Rensis: "Lei poteva essere preoccupata di un attacco alla sua immagine pubblica e professionale, cosa avvenuta con il servizio de ‘Le Iene’ e riconosciuta dal Tribunale di Milano, ha chiamato De Rensis per conto del COA, non era un convegno del Coni, ma del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Milano organizzato dalla Commissione di Diritto Sportivo, di cui Enrico Giarda era vice presidente. In quel periodo l’avvocato Cappa si stava occupando di un caso di contaminazione da doping alimentare, De Rensis era l’unico avvocato con un precedente di difesa con quelle argomentazioni, il caso Iannone, per questo era interessante. Non sono previsti normalmente compennsi per questi convegni, c’è un rimborso spese se fuori foro". Giuseppe Brindisi incalza la legale chiedendo se la sua cliente non si fosse preoccupata quando a primavera la dottoressa Bruzzone anticipava l’esposto proprio a "Quarto Grado": "Non è stata apprezzata nemmeno quella fuga di notizie, i miei colleghi avevano fatto una smentita sul deposito di quell’atto. Mi sembra più grave questo caso, parliamo di un atto secretato con un’indagine in corso , allora la querela non era stata depositata. E’ il pubblico ministero che è stato sabotato da questa fuga di notizie, la cosa è grave perchè questa querela non è mai esistita in forma cartacea, è solo nel sistema informatico della Procura. Questo significa che qualcuno è entrato, ha verificato". Il conduttore però la interrompe: "Questa è la sua tesi, il collega ha presentato la notizia che ha trovato e l’ha pubblicata".

Nuzzi ci tiene a fare una precisazione sulle sue parole dette in merito all’avvocato Giarda: "Lui ha smentito di essere stato l’avvocato di Stasi, ma Enrico Giarda è stato ospite di "Quarto Grado" nel 2017 quando aveva parlato dell’agenzia di investigazioni assunta. "Lui e Stefania Cappa erano nella stessa Commissione del Consiglio dell’Ordine, hanno rapporti cordiali di colleganza. Attualmente non è più nella Commissione di Diritto sportivo", precisa la legale.

Il conduttore mostra un altro documento relativo a un atto presentato nel 2017 a Venditti, dove Giarda si qualifica come "difensore di fiducia di Alberto Stasi". Nuzzi ne approfitta per chiedere all’avvocato della denuncia a Milo Infante, sottolineando come sia spinoso contestare la ricettazione a un giornalista che dà una notizia: "Non è un reato non contestabile a un giornalista, qui non abbiamo alcuna notizia, nemmeno di interesse pubblico, visto che l’indagine ancora non c’è" (il riferimento è alla denuncia di Stefania Cappa a De Rensis, ndr). A riguardo si esprime Carmelo Abbate: "I giornalisti che danno le notizie non si toccano mai". La legale prosegue: "I CD ritirati da De Rensis riguardano Sempio, non hanno alcuna rilevanza per l’avvocato Cappa. Le intercettazioni della famiglia Cappa dove parlano di una stima crollata per de Rensis sono del ’25, non del ’22, la querela è del ’26, quando la famiglia Cappa mette in fila una serie di coincidenze, aggressioni che ritengono di avere subito sul piano mediatico, per questo chiedono al pubblico ministero di verificare se siano coincidenze o se ci sia una manipolazione dietro".

Chiara Ingrosso porta il suo esempio: "Io credo di essere stata un esempio di bavaglio, nella querela di Cappa si riportano gli eventi vissuti da me nella telefonata. Ho trovato una testimonianza che veniva distorta per favorire la narrazione di Stasi, io questo ho scritto. A me hanno messo un bavaglio. C’è una comunicazione diretta tra Festinese (autore) e De Giuseppe de ‘Le Iene’ e la Procura, emergono dei rapporti oscuri". La Legale Mettica sintetizza il pensiero della sua cliente: "Il bavaglio è stato messo alla Procura, non al giornalista"

Nuzzi ribadisce la sua posizione: "Un giornalista che ha una notizia ha il dovere di pubblicarla, interviene l’Ordine di Disciplina perché i cassetti della nostra scrivania devono essere vuoti".

L’impronta in casa e la compatibilità con Andrea Sempio

Spazio anche all’attuale indagine, che vede accusato dell’omicidio di Chiara Poggi Andrea Sempio. Le prime due consulenze tecniche predisposte dalla Procura di Pavia sono state depositate. Una di queste è quella realizzata da Iuliano e Caprioli sulle scarpe indossate dall’assassino e quella sull’impronta 33 ritrovata sulle scale che portano alla cantina dove c’era il copor della 26enne. Entro il 28 settembre, data di chiusura delle indagini, dovranno poi essere depositate anche la consulenza personologica, quella sul DNA sulle unghie di Chiara e quella affidata alla dottoressa Cattaneo sulla larghezza del piede di Sempio, che servirà a capire se sia compatibile con l’impronta a pallini insanguinata. A questo punto si potrebbe mettere in dubbio che si tratti davvero di una Frau 42, come si è creduto fino ad ora, le perplessità maggiori riguardano in modo particolare la taglia.

Nuzzi interpella Liborio Cataliotti, legale dell’indagato ,in merito a una serie di test fatti per dimostrare che quell’impronta nonsia del suo assistito: "Noi crediamo che l’approccio sia stato sbagliato. Abbiamo dei punti fermi, quelle impronte sono state misurate, su questo c’è condivisione, cosa che c’è anche sui rilievi antropometrici. Per noi mancava metodologicamente un passaggio in più, si deve capire che piede possa alloggiare in quell’impronta, ci si deve rivolgere al progettista delle scarpe per individuarlo. Nel momento delle misurazioni della Cattaneo il piede di Sempio è di due centimetri in più, mi spieghino come possa avere avuto un aumento di questo tipo in 20 anni".

La chiamata al 118 di Stasi e i dubbi mai risolti

Si ritorna all’ormai nota telefonata al 118 che Stasi aveva fatto dopo essere uscito da casa Poggi e avere trovato il corpo della fidanzata. Chi indaga mette in discussione il racconto, non si sente infatti alcun rumore che collega all’abitacolo della macchina, nè l’accensione o lo spegnimento del motore. Dopo 8 secondi si sente invece un trillo, attribuito al campanello fuori dalla Caserma dei Carabinieri, appare quindi difficile che lui fosse già sul posto. Al secondo 10 si notano invece dei suoni in sottofondo, ritenuti compatibili con il rumore del cancello pedonale della caserma, non a caso al secondo 29 lui dice all’operatrice di essere lì. I secondi appaiono però troppo pochi per avere portato a termine tutto il percorso, lo dimostrano i militari effettuando varie prove. Si arriva così a credere che quella possa essere stata la prima bugia da parte del ragazzo.

Massimo Picozzi dà però una spiegazione plausibile: "Lo choc può portare a essere catatonico e a essere fermo per un periodo, questa è una delle poche certezze che la scienza psicologica può darci".

INTERVISTA A FRANCESCO SOLE, TRA I PRIMI YOUTUBER ITALIANI


Potrebbe interessarti anche