Garlasco in Tv, Roberta Bruzzone non cambia idea: "Fatto riconducibile a Stasi, ecco perchè". Ma Nuzzi smonta la crisi con Chiara Poggi
Spazio a Garlasco nella puntata di Quarto Grado di venerdì 26 giugno 2026, dagli indizi contro Sempio a cosa non convince nella versione di Stasi: Bruzzone lo crede ancora colpevole

Nuovo appuntamento con "Quarto Grado" venerdì 26 giugno 2026, con uno spazio di approfondimento sul caso Garlasco, legato ad alcuni elementi trascurati nella vecchia indagine, ma con un occhio anche a quello che potrebbe accadere a breve. Ecco cosa è successo nella puntata in onda ieri sera su Rete 4.
Garlasco, Quarto Grado puntata 26 giugno 2026: i capelli nel lavandino di casa Poggi
Nello studio di Gianlugi Nuzzi si parte da un dibattito sui capelli che sono stati trovati nel lavandino di casa Poggi il giorno del delitto, ma mai repertati, lasciando quindi il dubbio ancora oggi a distanza di anni sulla loro provenienza. Uno dei carabinieri dei RIS che si era occupato dell’indagine è stato interrogato a riguardo dal Procuratore Civardi: "Non mi ricordo dei capelli, li ho visti dalle foto – ha detto -. Non sono stati repertati. Si vede che in alcune foto, quasi in tutti è visibile l’elastico per capelli, rosa con dei capelli intorno. Ci sono delle fotografie dove abbiamo anche tirato fuori il tappo del lavandino, questo è inviluppato di capelli, quindi abbiamo ritenuto che verosimilmente fossero, diciamo molto verosimilmente, della vittima. Classificare i capelli, subdistinguerli è complicatissimo, l’analisi è già disperata di suo, non abbiamo ritenuto di dover campionare tutti quei capelli che c’erano in giro. Morfologicamente erano compatibili. Anche quando il bulbo c’è, non necessariamente è un reperto buono per l’analisi del DNA, il bulbo deve esserci ancora in fase vitale, deve essere strappato dal cuoio capelluto. Tant’è che il capello rinvenuto nelle mani di Chiara noi lo guardiamo e lo analizziamo, ha il bulbo ma non dà esito. Non possiamo dire se il lavandino sia stato utilizzato o no, è stato analizzato il dispenser, questo non implica che necessariamente sia stato utilizzato il lavandino, è una deduzione fatta, ma non abbiamo scritto: ‘Certamente è stato utilizzato il lavandino. Secondo noi in quel momento non erano di primaria importanza, se mi avessero dato la sfera di cristallo avrei raccolto tutti i capelli dall’uscio del giardino. Allora avremmo dovuto prendere anche il laccetto per i capelli, perché non prenderlo? Avrebbe potuto essere stata una donna l’assassino, era lì sul lavandino".
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Entra nel canale WhatsAppCarmelo Abbate sottolinea come la dichiarazione abbia poco senso in virtù di quanto scritto nella sentenza: "Lì c’è scritto che l’assassino Alberto Stasi ha lavato accuratamente lavandino, dispenser e sifone, come si possa farlo e lasciare questi capelli lo dovremmo scoprire. Ma saranno di Chiara, anche Redaelli, consulente della famiglia Poggi, dice che l’assassino ha usato il lavandino della cucina. Ma vi sembra normale vedere una macchia di sangue nel lavello della cucina e non analizzarlo. Nel lavandino del bagno si parla di lavaggio, cerchi il sangue fino al sifone, ma un conto è dire che sul dispenser ci sono le impronte di Alberto Stasi, un altro conto è notare le impronte di Stasi, ma anche le altre nove impronte. Questo fa pensare che non sia stato lavato accuratamente e che ci siano gli altri componenti della famiglia, ma anche Stasi perché la sera prima era lì".
Gianluigi Nuzzi osserva: "Io rimango con qualche suggestione, quando ho visto le fotografie di Sempio con il suo capello lungo ho pensato subito ai capelli nel lavandino di Chiara". A rispondere è l’avvocato Taccia, legale di Andrea Sempio: "Lei può pensare quello che vuole, ma anche Chiara aveva i capelli lunghi, su quel lavandino c’è anche il suo elastico. Fa specie che quei capelli non siano stati repertati all’epoca, noi dobbiamo stare soprattutto sulle risultanze istruttorie, che a oggi non collocano minimamente Sempio, se non da parte della Procura, su quella scena dl crimine. Rivedendo le foto, secondo le nuove ricostruzioni viene scritto che Chiara possa avere ricevuto colpi al viso, invito a vedere le foto di Sempio fuori dalla casa qualche ora dopo il delitto, lui non ha alcun segno sulle braccia, le mani sono senza graffi. Non ha sempre le maniche lunghe, ma soprattutto guardate le mani. Noi stiamo analizzando più aspetti, nonostante l’onere della prova non competa a noi, ma vogliamo verificare tutti gli elementi di quella mattina e non solo".
Nuzzi chiede poi quale sia la posizione della difesa sui due lavandini: "Non posso entrare nel dettaglio, sarebbe meglio parlarne con Palmegiani, ma questa nuova ricostruzione presenta discrasie importanti rispetto a BPA e ricostruzione 3D, ci sono pochi fondamenti tecnici e logici".
Il conduttore approfitta dell’occasione per dare una notizia: "La dottoressa Francesca Nanni, Procuratore Generale di Milano, sta esaminando gli atti inviati dal collega Napoleone della Procura di Pavia per sollecitare una richiesta di revisione per Stasi a Brescia. Il lavoro porterà via tutto il mese di luglio e agosto, le sue riserve non saranno sciolte prima di settembre".
Il lavandino della cucina e gi elementi trascurati
Spazio al lavandino della cucina, dove secondo la Procura il killer di Chiara Poggi si sarebbe lavato. Qui sotto il pensile in legno c’è un tappetino arrotolato, mai analizzato, per i magistrati di Pavia che hanno riaperto l’indagine riscriverebbe i movimenti dell’assassino in casa. Secondo la nuova ricostruzione l’assassino si sarebbe recato qui dopo l’omicidio per lavarsi, sul pensile è stata trovata un’unica goccia del sangue di Chiara, non nel lavandino del bagno come ricostruito nelle sentenze contro Alberto Stasi.
Le tracce si fermano però vicino al tavolo, senza arrivare al lavello, ci si chiede quindi come sia possibile lo abbia usato. I magistrati ritengono che la spiegazione possa essere rintracciata nel tappetino, che era steso il giorno del delitto, per poi essere arrotolato dai Carabinieri del RIS per spruzzare il luminol, ma senza analizzarlo. Nemmeno il lavandino è stato però ispezionato in cerca di tracce di sangue, all’interno ci sono due cucchiaini sporchi, una spugnetta e due guanti di gomma rosa, ma sul tappetino c’è una traccia rossa, anche questa non presa in considerazione. Il primo ad accorgersene è stato Dario Redaelli, consulente della difesa dei Poggi, che ha ipotizzato che l’aggressione sia partita in cucina. Non abbiamo quindi la certezza che fosse sangue, ma nemmeno di come sia arrivata lì. Se il lavandino del bagno non fosse mai stato usato dall’assassino, allora questo significa che le impronte di Stasi sul dispenser del sapone non sono più prove per la sua colpevolezza. Avere sicurezze su questo sarà però impossibile.
I diari di Sempio e il profilo dell’assassino secondo Roberta Bruzzone
Spazio anche a quanto trovato nei diari di Sempio, dove ha suddiviso la sua vita in passato, presente e futuro, ma il sesso risulta essere un tema ricorrente, si parla di un desiderio di soddisfazione sessuale. Lui annota anche ogni sua interazione con le donne. Secondo la Procura di Pavia, è importante fare riferimento alla sua ossessione per il sesso per individuare il movente dell’omicidio, la sua ossessione sessuale per la 26enne lo avrebbe infatti indotto a uccidere Chiara. Dall’analisi delle sue navigazioni emerge inoltre l’attenzione a siti che parlano di sesso estremo e pornografici, con un interesse spiccato per il bondage, tema di cui ha parlato nei suoi soliloqui del 2017. Non si devono dimenticare i suoi post su un Forum per seduttori, dove parlava di rapporti con minorenni, stupri, rapporti sessuali estremi. Nei suoi testi non compare il nome di Chiara, ma i magistrati ritengono ne fosse segretamente ossessionato pur non avendoglielo mai detto. Sul lavoro lui ha avuto accesso di nascosto al Whatsapp di una collega, si pensa che lui abbia fatto lo stesso con il video intimo della vittima, cosa che avrebbe fatto maturare in lui un’ossessione.
A dare la sua opinione su questo ci pensa l’avvocato Liborio Cataliotti: "Io ho una certa titubanza di fronte alla possibilità, ritenuta concreta dalla Procura, che si possa esplorare l’animo di una persona attraverso diari, scritti in un forum o soliloqui. L’espressione di sé che si fa in questi luoghi non è naturalmente quella reale. Quando lui scriveva sul forum credo desse una rappresentazione funzionale agli interlocutori che aveva, così da scatenare attenzione. La dinamica omicidiaria, cosa provata, non ha i connotati dell’aggressione di natura sessuale, dobbiamo ricordarlo".
A esprimersi è la criminologa Roberta Bruzzone: "La dinamica omicidiaria che ha interessato Chiara Poggi è stata ad altissimo coefficiente emotivo, chi l’ha uccisa provava una rabbia feroce, mostrando un accanimento in un’area simbolica, quella del capo e del volto. Questo in genere fa pensare a un coinvolgimento diretto, una relazone significativa tra autore e vittima. Spesso questi omicidi nascono da una frattura insanabile, una perdita di controllo, l’esposizione di aspetti di sé considerati dall’assassino fonte di angoscia, addirittura di umiliazione. Questi aspetti possono essere intimi, il soggetto li vive in maniera scissa, trasformandoli come una fonte di minaccia, un soggetto da neutralizzare a ogni costo. Una situazione sicuramente riconducibile alla figura di Alberto Stasi, non c’entra nulla guardare pornografia, se bastasse quello per uccidere ci saremmo già estinti da secoli, questa è una sciocchezza, la respingo. Poi c’è Andrea Sempio, a suo carico, che non era il partner di Chiara Poggi e da quanto emerge la conosceva appena, l’ipotesi alla base è quella di un rifiuto a un’avance sessuale. Questa avrebbe generato una ferita narcisistica travolgente, al punto da vendicarsi con questo brutale omicidio. In questi tanti anni di attività mi sono spesso trovata a esaminare omicidi brutali commessi da soggetti psicologicamente fragili, con aspetti narcisistici e immaturi, sessualmente inadeguati, non è uno scenario impossibile, loro vivono il rifiuto come un’offesa intollerabile. L’ipotesi potrebbe anche essere plausibile, il problema è quello che la supporta a essere labile. Sempio è un soggetto che ha provato tante frustrazioni, lo vediamo dai suoi scritti, ha un’idea di sé inadeguata, questo probabilmente si concilia, anche se non voglio fare diagnosi da salotto, con un profilo di una persona che si sente inadeguata e fatica a entrare in contatto con gli altri. Questo profilo è diffuso, se bastasse per diventare assassini avremmo un problema serio a livello sociale, ma non mi sembra questo l’ingrediente base". Nuzzi osserva: "Leggendo i messaggi tra Stasi e Chiara c’erano confidenza, complicità, fiducia, quei toni e sapori di due ragazzi che si amano".
Garlasco, la camminata di Stasi
Spazio anche ad Alberto Stasi, la famiglia Poggi è convinta che lui racconti falsità quando ha parlato della sua esperienza da scopritore del corpo di Chiara, per questo è stato deciso di fare accertamenti per dimostrarlo. Fabio Falleti, consulente dei genitori della vittima spiega: "Alberto Stasi non avrebbe potuto attraversare il disimpegno nel corridoio senza calpestare le macchie di sangue, lo spazio tra la gora e la porta è molto ridotto". Davanti alla porta a libro c’era inoltre la grande gora di sangue provocata dalle ferite, anche in questo caso appare difficile che lui non abbia calpestato alcun punto.
