Garlasco in Tv, Garofano ed ex RIS interrogati, dubbi sul DNA. Sempio e il movente sessuale, Taccia tuona: "Solo una narrazione"
A Quarto Grado venerdì 25 settembre ampio spazio al caso Garlasco, dalle ultime novità provenienti dalla Procura a un esperimento fatto che conferma il racconto di Stasi

Il venerdì sera non può mancare l’appuntamento con "Quarto Grado", in onda come ogni settimana anche il 25 settembre 2026, sempre in prima inea con le ultime novità sul caso Garlasco. Siamo ormai arrivati a una fase cruciale, lunedì prossimo è infatti prevista la chiusura delle indagini preliminati a carico di Andrea Sempio, accusato dell’omicidio di Chiara Poggi, dal lì sapremo se sarà chiesto per lui il rinvio a giudizio (appare difficile possa esserci una proroga).
Garlasco, Quarto Grado puntata 25 settembre 2025: Garofano ed ex collaboratori in Procura
Si parte subito con una novità emersa poco prima della diretta, annunciata dall’inviato Gianmarco Menga: "Oggi qui in Procura a Pavia è stato ascoltato Luciano Garofano, ex comandante dei RIS di Parma, per un interrogatorio durato circa 50 minuti, in cui gli sono state poste domande specifiche sulle analisi del DNA fatte nel 2007. Oltre a lui sono stati ascoltati i suoi collaboratori, sono indiscrezioni, tra gli elementi che sarebbero stati chiesti a Garofano c’è il DNA sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Ci si è concentrati sui dati grezzi su quei pedali, è un aspetto importante su cui ha puntato la Procura oggi".
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Carmelo Abbate dice la sua, evidenziando innanzitutto come con ogni probabilità a suo dire possano esserci a breve altri indagati, anche per quanto riguarda la corruzione, oltre ad avanzare una teoria in più: "Ripeto una cosa per cui sono stato spesso sbeffeggiato, per me c’è stato uno scambio di provetta, tra i pedali e il cucchiaino, sembra escluso da Previderè ma lo vedremo. Indagati? Dalle telefonate che sono state trascritte è emerso un mondo che sconocevamo. Ci sono i dati grezzi, anche quelli in modo anomalo negati alla difesa di Stasi, se sono stati negati un motivo ci sarà- Non mi convincerete mai che un DNA sui pedali abbia la stessa consitenza di un cucchiaino in bocca. Vediamo se è stato anomalo o sfortunato quello scambio, vediamo se qualcuno ne fosse a conoscenza o avrebbe potuto saperlo".
Non sono state fatte invece domande a Garofano sull’impronta 33, secondo quanto rilevato da Menga.
Effettivamente la quantità di DNA presente sui pedali è la stessa trovata sul cucchiaino usato dalla vittima, anche se il genetista della Procura Previderè ha provato a frenare i sospetti, sottolineando come la qualità sia diversa. A spiegare ci pensa il genetista Giorgio Portera: "Sono due analisi che danno lo stesso numero, ma vanno a pesare due cose diverse. Sui pedali è stata fatta un’analisi specifica per il DNA umano, sono stati rilevati 2.78 nanogrammi di DNA femminile, quindi tutto della vittima, mentre sul cucchiaino è stata fatta un’analisi su tutto il DNA, compreso quello dei batteri e delle muffe, che ha dato lo stesso numero. La quantità è la stessa, ma quello che c’è dentro è diverso".
L’indagine sulla corruzione: cosa può accadere
Si torna a parlare dell’indagine relativa alla corruzione, l’ex pm Mario Venditti ha ottenuto l’archiviazione, ma resta indagato Giuseppe Sempio, papà di Andrea, se l’accusa venisse confermata si dovrebbero trovare i corrotti. Da chiarire la posizione di Silvio Sapone, che all’epoca era il capo della Polizia Giudiziaria, complici anche le numerose telefonate che lui ha fatto al 38enne all’epoca, weekend compreso.
Angela Taccia, avvocato dell’indagato, prova a spiegare i contatti: "La definizione di portavoce non è sbagliata, lui ha trovato queste chiamate d un numero che non aveva memorizzato, non aveva risposto perché nella prima indagine nessun avvocato gestiva la parte mediatica, temeva quindi fosse un giornalista. Il giorno ha rivisto le chiamate, erano parecchie, ha quindi chiamato il suo avvocato, Soldani, chiedendogli come mai ci fossero queste telefonate, iniziando a ipotizzare non fosse un giornalista. L’avvocato gli ha detto di richiamare e di fargli sapere, a quel punto lui ha richiamato Sapone, che gli ha detto di voler parlare con lui del caso, lui è apparso dubbioso. Sempio ha interrotto la telefonata, ha avvisato l’avvocato dicendogli di non avere capito cosa Sapone volesse da lui, il legale lo ha invitato a richiamarlo per dirgli di parlare con lui. Da lì c’è stata una nuova telefonata per invitare i due a parlare tra loro".
La Procura di Brescia che sta indagando ipotizza un millantato credito, qualcuno potrebbe avere intascato i soldi che i Sempio hanno sostenuto di avere dato agli avvocati dell’epoca, Lovati, Soldani e Grassi. I tre si sono contraddetti: Soldani ha parlato di un accordo stabilito da Lovati che pretendeva il pagamento in contanti di 45 mila euro; Lovati nega ogni patto preventivo pur dicendo di avere fatto da solo l’attività difensiva; Grassi ammette di non avere dato alcun contributo. Si ipotizza che il denaro sia stato consegnato ad altri, che avrebbero poi favorito Sempio nelle indagini del 2017, la Procura si sta concentrando sulla vecchia squadra di Polizia Giudiziaria, in particolare sul maresciallo Giuseppe Spoto e sull’ex luogotenente Silvio Sapone. C’è un’intercettazione di Sempio catalogata come "sottofondo" o non "attinente", che oggi gli inquirenti hanno interpretato in modo diverso: "Cacciando i soldi si sistema". Spoto si è difeso, sottolineando di avere agito in fretta su pressione di Venditti, oltre a riferire di avere considerato quelle frasi non rilevanti. Per lui non avevano importanza nemmeno le numerose telefonate tra Sapone e l’oggi 38enne, mai inserite nei tabulati, pur essendo avvenuti prima dell’invito a presentarsi per l’interrogatorio. "Mi ha proposto la roba", dice lui, è un modo di dire o il frutto di un accordo?
Nuzzi non esita a definire questo come "uno scenario inquietante", Taccia tenta di dare una spiegazione: "Non posso sapere se ci sia stato millantato credito, lasciamo indagare. Se Giuseppe Sempio fosse il corruttore non avrebbe bisogno del figlio che gli ha dato una spiegazione sulle varie indagini sul tema. Lui mi ha spiegato di avere detto: ‘Mi ha proposto la roba’ per non ripetere la pappardella che ha spiegato anche a noi avvocati".
Alberto Stasi e la revisione: a che punto siamo
Uno spazio viene dedicato anche alla revisione, a cui punta Alberto Stasi. La Procura Generale di Milano potrebbe fare richiesta ai colleghi di Brescia su iniziativa della Procuratrice Francesca Nanni, "Quarto Grado" ha fatto un approfondimento a riguardo che consente di avere un’idea più precisa. Nelle ultime ore si era infatti diffusa un’indiscrezione secondo cui la Procuratrice non fosse intenzionata a muoversi, ma così non è, non è stata ancora presa una decisione, lei ha chiesto una nuova documentazione per avere un pensiero più chiaro.
Menga ha fatto però un esperimento con la collaborazione della famiglia Poggi per provare a verificare la correttezza del racconto di Stasi. Lui aveva riferito di avere chiamato e di avere sentito distintamente il suono del telefono, cosa confermata anche dalla prova attuale. Il ragazzo ha poi detto di avere scavalcato il muro di cinta, guardato in casa dalla finestra della cucina, per poi entrare in casa dalla porta di ingresso e arrivare in salotto cercando la ragazza in bagno e in garage. Successivamente ha riferito di avere aperto la porta delle scale e avere sceso due gradini, così da scoprire il corpo della fidanzata, a quel punto sarebbe uscito di corsa per salire in macchina e chiamare il 118 alle 13.50 appena partito. L’ultima telefonata alla ragazza è delle 13.45, quella ai soccorsi è delle 13.50, lui avrebbe impiegato quindi circa 5 minuti per fare quel percorso e uscire, gli investigatori hanno però dubitato che lui abbia davvero chiamato mentre era in auto. Nella telefonata è stato individuato un trillo, secondo i Carabinieri quello sarebbe stato il citofono della caserma, dopo soli due secondi si è avvertito un altro rumore, sarebbe quello relativo all’apertura del cancello esterno (è lui a dire di essere lì). Ad aprirgli è stato il brigadiere Narcisi, con una ricostruzione che ha registrato gli stessi suoni avvertiti in linea. Per l’allora Capitano Cassese e i Carabinieri di Vigevano sarebbe partito due minuti prima, il tempo necessario per arrivare a casa Poggi, il giornalista ha rifatto la stessa azione, anche in questo caso il racconto corrisponde.
Stasi deve essere partito quindi intorno alle 13.48, se l’ultima chiamata a Chiara è stata alle 13.45 deve avere fatto tutte le azioni narrate in soli 3 minuti. Cassese, presente in studio, ritiene però questo tempo troppo ridotto: "No, deve avere scavalcato, essere entrato, fatto tutti gli ambienti e poi ritornare fuori, preoccuparsi di chiudere il cancello e salire in macchina, 3 minuti sono risicati". Il Colonnello ci tiene però a ribadire di non avere mai considerato Stasi come l’indagato numero uno: "Si deve fare una differenza tra gli accertamenti della Polizia Giudiziaria tradizionale e quella scientifica. Noi abbiamo sentito più di duecento persone, poi c’è la parte scientifica che collocava Stasi sulla scena del crimine. Lui dice di essere stato dentro pochi secondi, come fa ad avere girato la casa e avere fatto una descrizione così accurata?".
Si chiude con l’attuale indagine, partendo dal movente, che per la Procura sarebbe da legare a un approccio sessuale rifiutato. Nei suoi diari scrive di atti di violenza, stupri, aggressioni, nelle descrizioni compare spesso la parola "accoltello", per i magistrati i suoi testi potrebbero essere un indizio di una mente pericolosa capace anche di uccidere e convivere per 19 anni con il segreto. Eppure molte delle persone che lo conoscono lo descrivono in altro modo, "soprattutto le donne, una narrazione che si vuole portare avanti, relativa come sempre", chiosa la Taccia. La relazione del professor Catanesi non sarebbe però stata depositata a due giorni dalla conclusione delle indagini.
