Garlasco in Tv, si complica la posizione di Sempio. Il genetista si difende dalle accuse, ma Nuzzi non ci sta: "Ci siamo sentiti dei fessi"
La puntata di Quarto Grado di venerdì 2 ottobre 2026 è stata interamente dedicata al caso Garlasco, è tornato a parlare Andea Sempio, oltre al genetista Giorgio Portera

Il venerdì sera è sinonimo di "Quarto Grado", il programma di approfondimento condotto da Gianluigi Nuzzi, in onda anche il 2 ottobre 2026. La puntata è stata dedicata interamente al caso Garlasco, a pochi giorni dalla conclusione delle indagini a carico di Andrea Sempio, considerato dalla Procura di Pavia l’assassino di Chiara Poggi. Spazio anche alle polemiche sorte per quanto emerso sulle analisi del DNA eseguite all’epoca sulla bicicletta di Alberto Stasi, ma su cui oggi sembrano esserci non poche ombre.
Garlasco, Quarto Grado puntata 2 ottobre 2026: Andrea Sempio rompe il silenzio
La redazione di "Quarto Grado" ha voluto dare un titolo ben preciso alla puntata, "Macigno", relativo allo stato d’animo di chi segue da tempo il caso Garlasco ed è interessato a capire chi abbia davvero ucciso Chiara Poggi. A spiegarne il senso è proprio Gianluigi Nuzzi: "Da lunedì abbiamo tutti un macigno sulla bocca dello stomaco, ci siamo fidati per tanti anni del lavoro dei RIS, sul caso di Garlasco e su tanti altri casi. Poi scopriamo che su una prova cardine, quella del DNA della povera Chiara sui pedali della bici di Alberto Stasi ci sono due analisi che hanno dato esito negativo non comunicate al pm, dopo che la prima aveva dato esito positivo. Ma stiamo scherzando? Possibile che non si capisca la gravità e i rischi che questo paventa? Quella è una delle prove che ha portato Alberto Stasi in galera, come cittadino pretendo la verità, uso l’imperativo, è un diritto di tutti. Come giornalisti abbiamo il dovere di togliere questo macigno".
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Entra nel canale WhatsAppMILO INFANTE, RE INDISCUSSO DEL CASO GARLASCO
La redazione ha raccolto poi anche la testimonianza di Andrea Sempio, tornato a parlare a distanza di mesi in una fase che è cruciale per la sua vita: "Sono più sollevato, speriamo di essere arrivati alla chiusura di questa prima parte, di questo sono sollevato, spero sia arrivato il momento di affrontare tutte le questioni e levarsi dal marasma di supposizioni, piste inventate, notizie che poi venivano smentite. Spero che adesso si vadano a vedere davvero i fatti concreti".
La Procura ha individuato diversi indizi contro di lui, tra questi c’è l’impronta 33, presente sul muro della villetta d via Pascoli dove si trovava il corpo della vittima, attribuita dai magistrati al 38enne. Lui però non ha questa opinione: "Abbiamo fatto sperimentazioni su un muro e in realtà non si potrebbe escludere. A noi non serve sapere cosa potrebbe non essere o cosa non si può escludere. Devi avere una certezza. C’era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io la questione finisce lì". Il 38enne smonta poi un altro elemento, quello relativo all’impronta di scarpa presente in casa: "Se tu avessi trovato a casa di Andrea Sempio una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue di Chiara, è un conto. Ma finché dici ‘è compatibile’, va bene. Non hai un elemento vero che collega quello. Avevo il 44 ai tempi e ce l’ho ancora oggi".
Il rinvio a giudizio sembra essere probabile, ma anche su questo lui ha una percezione diversa: "Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l’affronteremo. Per quello che ho visto finora, credo sia tutto spiegabile e che facendo le dovute verifiche si possa acclarare tutto. Parlando con la mia difesa non c’è qualche argomento che ci preoccupa più di altri".
Impossibile non sapere da lui chi sia stato l’autore del delitto, anche qui lui è deciso: "Credo sia stato Alberto Stasi. Credo che la condanna fosse fondata.. Se l’errore sul DNA è successo davvero e se questa cosa è stata davvero rilevante nel suo procedimento, se l’ha portato a una condanna – non so che peso ha avuto, se c’è stato davvero un errore, ovviamente è una tragedia. Se ritengono che sia il caso di approfondire questa questione dei pedali, ben venga. Quello poi vedranno loro. La giustizia di per sé è suscettibile di errori mi spaventa l’idea che ci possano essere degli errori che vadano a influire sulla mia situazione".
La posizione di Sempio si complica
Gianluigi Nuzzi passa a rivelare una notizia esclusiva: "Sul tavolo del Procuratore Capo di Pavia Napoleone sono arrivati elementi investigativi significativi sul fronte della corruzione, dove era stato archiviato a Brescia l’ex Procuratore aggiunto Venditti. Questi elementi arrivano dalle indagini bresciane, fatte in coordinamento con Milano e con un reparto della Guardia di Finanza di Pavia. Riguardano una serie di persone, il Luogotenente Silvio Sapone, che era responsabile della Polizia Giudiziaria della Procura di Pavia, l’avvocato Federico Soldani, all’epoca legale di Andrea Sempio, Giuseppe Sempio, ma anche Andrea Sempio. Si apre quindi per Andrea un fronte nuovo".
A dire la sua è l’avvocato Liborio Cataliotti: "Se venisse confermata sarebbe una notizia nuova, un nuovo filone di indagine per lui. Ascoltando le intercettazioni ambientali in casa Sempio dello scorso anno avevo tratto la convinzione che lui non avesse nulla da temere, anzi".
I dubbi sull’esame del DNA del 2007
Negli ultimi giorni sta facendo discutere un dato emerso nel fascicolo di indagine, relativo alle analisi genetiche sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, dove non solo non ci sarebbe sangue della vittima, ma nemmeno il suo DNA. A sostenerlo è la Procura, avvalorata dalla difesa dell’unico condannato, che ha avuto modo di visionare i dati grezzi. All’epoca era stata fatta un primo test il 19 settembre, con esito positivo, il giorno successivo sono state eseguite due repliche con esito negativo, ma le parti coinvolte non ne sarebbero state a conoscenza.
Importante è la testimonianza del genetista dei Poggi, Marzio Capra: "Non sappiamo se la verifica sia stata fatta sullo stesso campione, noi non sappiamo nulla. Guardano di dati grezzi si dovrebbe determinare che si tratti di campioni diversi, a me hanno detto dei dati negativi, li ho visti, me lo hanno detto il 24, quando ho firmato il verbale dove mi sono stati fatti vedere tutti i risultati ottenuti". Carmelo Abbate sottolinea come queste parole siano gravissime, sula stessa lunghezza d’onda anche Candida Morvillo: "Il consulente della difesa Fabbri ha detto di non averli visti", Capra prosegue: "Sarà stato distratto. Voi pensate che in una settimana abbiano processato solo un campione? Io ero con loro".A intervenire è il professor Avati, ex genetista del team Stasi, che ha una versione diversa: "Non ci è stata fatta né menzione, né presentati in discussione gli elettroferogrammi. La comunicazione era una cosa dovuta, a noi non hanno dato nulla".
Abbate incalza Capra: "Perché l’analisi del 20 non viene data al magistrato? Il perito del giudice nel 2009 chiede esplicitamente cosa è stato fatto". Gli animi tra i due si scaldano, con un botta e risposta infuocato. Abbate: "Se lei c’era [a quelle analisi]" e punta il dito contro Capra, ma il genetista non ci sta: "Cosa fa con quel dito puntato?". Il giornalista ribatte: "Se lei c’era…". Nuzzi prova a tenere a bada la situazione ma Capra continua: "Quel dito lì se lo metta nel…naso!". Abbate risponde: "Se lei c’era! Se lei c’era!", il genetista gli risponde:"Metta giù quel dito! Metta giù quel dito!", a chiudere è il giornalista: "Perchè non si alza in presenza di un’analisi A e un’analisi B, ‘non si può andare avanti e ci si deve fermare e si deve parlare col magistrato, lei avrebbe dovuto dirlo e si deve vergognare!"
La testimonianza di Giorgio Portera
E prevista poi la testimonianza del dottor Giorgio Portera, nei RIS dal 2005 al 2009, la sua figura è fondamentale, visto che il test del DNA risultato positivo è firmato "Port", username che lui usava sul lavoro. "E’ stata una settimana particolare, essere chiamato in mezzo per avere fatto il proprio lavoro. Ho sempre cercato di spiegare, è nel mio carattere farlo, a volte ci sono persone che non hanno voglia di ascoltare e di capire. Posso rispondere come ho fatto ai pm, ho spiegato come si lavorava al laboratorio, le indagini erano affidate a un determinato Carabiniere, in questo caso al Capitano Marino, alcune fasi potevano essere però affidate a chi era in laboratorio per poi essere ridate al titolare, è lui che ha quindi visionato i profili".
Nuzzi però non ci sta: "A noi ha detto: ‘Bisogna capire chi ha fatto cosa’, ma lei era lì, noi ci siamo sentiti dei fessi, ma la figura l’ha fatta più lei. Noi non sapevamo che lei aveva toccato quelle provette, a noi ha stupito". Lui ribatte: "Non penso, mi dispiace, forse non si conosce il lavoro fatto in laboratorio. Lo scambio di provette può esserci sempre, nel laboratorio ci sono però dei controlli fatti dall’operatore in tutte le fasi. L’ufficiale ha il compito di prendere tutti i dati, stabilire se sia buono, se va ripetuto o no. A me è stato chiesto solo di fare un’operazione parziale di una traccia per il caso Garlasco, solo 2 passaggi sui 600 totali, può essere che io abbia fatto altre operazioni, ma sono passati 20 anni. Io non sapevo delle analisi successive, si deve investigare sul perché l’altra non sia stata palesata. Io ho scoperto dai pm di avere carcato il campione, lavoravo a 150 indagini l’anno, ognuna ha dieci tracce in media, ognuna deve essere lavorata almeno sei volte. Stiamo parlando di 9 mila passaggi di provette all’anno, moltiplicati per i miei quattro anni sono 36 mila passaggi di provette. Mi si viene a dire come mai dopo vent’anni non ci si ricordi il passaggio di due provette, ma se me lo fossi ricordato sarebbe stato un problema. Una settimana fa io ero appena stato interrogato, avevo l’obbligo di tenere il segreto per due mesi, ero molto in imbarazzo, per questo ho cercato di rispondere nel modo più vago possibile. Non posso escludere che qualcuno possa avere fatto altri passaggi all’interno di questa routine di laboratorio tra migliaia di campioni".
La difesa Stasi parla di un possibile scambio di reperti, pur non escludendolo a livello teorico lui non ritiene ci sia stato: "Se ci si accorgeva di uno sbaglio si buttava tutto e si ripartiva, i controlli ci sono, alla fine il titolare delle indagini ha il dovere di rivedere tutto per verificare se il risultato sia ottimale o no. in una consulenza tecnica il consulente del pm può nominare degl ausiiari tecnici, eravamo in un laboratorio dove si lavorava anche in squadra, si coadiuvava il titolare. Io non posso parlare dell’indagine, non è mia, posso dare una mia teoria di quello che può essere successo. Mi sono ricordato di avere fatto queste operazioni l’11 settembre di quest’anno".
Il genetista respinge l’idea che il macchinario possa essere stato rotto quando sono arrivati gli esiti negativi, idea sostenuta da Roberta Bruzzone: "La tipizzazione è avvenuta, lo standard interno c’è, la corrente c’è, i parametri di controllo ci sono, manca del DNA amplificato".
