Garlasco in Tv, Procura accusa Sempio, ma Roberta Bruzzone non ha dubbi: "Indagine dimostra il fallimento della prova scientifica"

Ampio spazio dedicato al caso Garlasco a Quarto Grado venerdì 18 maggio, focus sulla libertà di Alberto Stasi e le accuse ad Andrea Sempio, ritenuto responsabile dell'omicidio

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Anche questa settimana "Quarto Grado" è in onda con una puntata speciale giovedì 18 giugno 2026, non poteva quindi non essere dedicato uno spazio al caso Garlasco in questo periodo in cui le novità sono quasi a cadenza quotidiana. E’ trascorsa infatti quasi una settimana dall’uscita dal carcere di Alberto Stasi, resa possibile dall’ottenimento dell’affidamento in prova, anche se la difesa punta a chiedere la revisione per accertare la sua innocenza. Non solo, nella giornata di mercoledì 17 è stata ricoverata per sovradosaggio di farmaci la mamma di Andrea Sempio, l’attuale indagato: gesto compiuto per provare a togliersi la vita, come hanno confermato gli avvocati del 38enne.

Quarto Grado, puntata 18 giugno 2026: l’uscita dal carcere di Alberto Stasi e l’ipotesi revisione

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha concesso ufficialmente sabato 13 giugno 2026 l’affidamento in prova ad Alberto Stasi, permettendogli così di uscire definitivamente dal carcere (prima doveva tornarci per dormire) continuando a lavorare nell’azienda di cui è responsabile dell’amministrazione. Il 42enne ha però deciso di non tornare a Garlasco, ora vive nell’hinterland milanese in un appartamento che ha preso in affitto. Nell’udienza a porte chiuse a cui ha partecipato per l’ottenimento del beneficio lui stesso ha spiegato che i suoi avvocati sono al lavoro per ottenere la revisione, qualora venisse accolta potrà accertare la sua estraneità ai fatti, da lui sempre professata. In attesa di quel momento, però, non avrà la necessità di svolgere alcuna attività di volontariato, ma semplicemente continuare a svolgere il suo impiego, ma deve tornare a casa ogni sera entro le 23, non uscire prima delle 6.30 del mattino e non uscire dalla Lombardia.

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Gianluigi Nuzzi commenta: "Alberto Stasi ha diritto a iniziare una nuova vita, questo prevede il Codice per tutte le persone condannate definitivamente". Il conduttore ritiene però utile capire se davvero si stia avvicinando la revisione per lui e ne chiede conto a Roberta Bruzzone. "Non è una domanda che puoi fare a me, io non ho buoni rapporti con la difesa di Alberto Stasi, non ho idea dello stato sotto questo profilo, ci sono altre persone più informate di me. Al momento non se ne vede l’ombra, plausibile ci stiano lavorando". Su questo interviene Carmelo Abbate: "La revisione non la deve presentare la difesa di Alberto Stasi, se siamo in uno Stato di diritto io mi aspetto, chiedo e imploro la Procura Generale di Milano di presentare istanza di revisione. Ho letto le carte, la Procura di Pavia non è il medico curante che scrive una ricetta, qui c’è scritto che le risultanze investigative confutano ogni elemento di responsabilità a carico di Alberto Stasi, è scritto nero su bianco. E’ lo Stato che lo scrive, noi avevamo già una sentenza di condanna che non era oltre ogni ragionevole dubbio, ha assolto in primo e in secondo grado, il Procuratore Generale presso la Cassazione aveva sottolineato fosse impossibile condannarlo. Oggi arriva lo Stato, la Procura, che scrive questo, o viviamo in uno Stato di diritto o ce ne andiamo nella Repubblica delle Banane".

Su questo Paolo Reale dissente: "Oppure ci sono due Stati secondo quanto stai raccontando tu, c’è uno Stato che l’ha condannato e uno che sta dicendo un’altra cosa. Se le regole sono come quelle che dici tu, quelle del vivere civile, seguiamo quelle regole, esiste la revisione". Abbate replica: "E infatti lui le ha seguite, se n’è andato in carcere dichiarandosi innocente, non è scappato, ha una forte legittimazione, quando sento dire che sarebbe un uomo peggiore rispetto a quando è entrato mi viene il vomito. Questo è un uomo che durante le indagini è stato impeccabile, perfetto, si è reso sempre disponibile, ha chiesto di essere interrogato, qualsiasi cosa gli veniva chiesta l’ha data durante le indagini". Reale non cambia idea: "La sentenza di Cassazione non dice questo, scegli a quale Stato vuoi appartenere, hai scelto di appartenere a un pezzo dello Stato, io appartengo a tutto lo Stato, ha delle regole, vorrei che venissero rispettate quelle". Su questo obietta anche Grazia Longo: "Si dice che lui accetta la condanna, ma poi chiede la revisione del processo, come fa ad accettarla?". Abbate le risponde subito: "Questa mi sembra comica, se tu ti ritieni innocente e vieni condannato vai in carcere cosa dovrebbe fare?". Caterina Collovati spiega altrettanto bene alla collega la questione: "E’ stato scritto che non ha mai avuto un atteggiamento oppositivo, mai un rancore verso chi lo aveva condannato".

Non può che essere importante il parere di Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, ritenuto dalla Procura di pavia il colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi: "È inusuale che venga concessa una misura alternativa alla detenzione senza quella che gli operatori del carcere chiamano la revisione critica, cioè l’accettazione della condanna, intesa come accettazione della propria responsabilità penale". Abbate dissente subito: "Quello che dice lei è la legittimazione di un ricatto, se vuoi uscire ti devi dichiarare colpevole". Cataliotti prosegue: "Questo è quello che succede, non è la mia opinione. Il principio espresso dal Tribunale di Sorvegllianza di Milano lo condivido, lo sottolineo e lo faccio mio, è un principio sacrosanto, ma inusuale rispetto alla prassi dei Tribunali di Sorveglianza, qualunque addetto ai lavori può confermarlo. Il comportamento durante la detenzione evidentemente è stato buono, tutte le relazioni che vengono fatte dagli educatori del carcere sono positive".

Carmen Pugliese, ex magistrato, ci tiene a spiegare la questione sul piano tecnico: "Carmelo dice che la Procura ha messo nero su bianco che Stasi è fuori dalla scena del crimine, quindi non è responsabile. La Procura di Pavia, che non è autorizzata a chiedere la revisione, ha messo a disposizione della Procura Generale questi elementi relativi all’indagine su Sempio, sarà la Procura Generale a valutare se gli elementi che hanno portato rappresentano delle nuove prove. Non dobbiamo dimenticare che la revisione è possibile solo quando emergono nuove prove o prove non valutate nel processo precedente che portano a stabilire che il condannato non meritasse la condanna. A mio modestissimo parere, anche se non conosco tutti i faldoni, non vedo ancora le nuove prove che rendono legittima la revisione. Si parlava della consulenza Cattaneo, lei addirittura retrodata la morte. Questa indagine ha proposto un responsabile alternativo, Sempio, ma non basta, per la revisione servono elementi nuovi, a meno che non aspettiamo che questo responsabile alternativo venga giudicato e condannato, allora ci sarebbe il contrasto tra giudicati".

Candida Morvillo non è assolutamente d’accordo: "Non è vero che non ci sono elementi nuovi, l’orario della morte (si dice una maggiore centratura tra le 10 e le 11.30), l’impronta 33, l’impronta della scarpa Lacoste".

Nuzzi vuole quindi sapere da Paolo Reale quale sia l’effetto provato dai genitori di Chiara Poggi nel vedere Stasi fuori dal carcere: "Non c’è un effetto, è un pezzo di percorso di cui erano perfettamente consapevoli dall’inizio, anche nella fase di accordo civile sapevamo sarebbe arrivata questa soluzione ora. E’ il percorso che la legge prevede, non solo per Alberto Stasi, anche per altri condannati per omicidio, compresi i casi mediatici, non è una misura straordinaria, la cosa che lascia stupiti è il carattere di straordinarietà dato alla misura, cosa che non è, addirittura dargli un valore come se fosse una sorta di giudizio anticipato della revisione, anche questa non c’entra".

Nuzzi chiede quindi a Cataliotti quali siano le condizioni attuali della mamma di Sempio, che resta ricoverata:"La signora è stata spostata di reparto ma rimarrà ancora ricoverata qualche giorno. A riprova del fatto che non è stato uno scherzo. E noi ne abbiamo avuto riprova dalle parole del nostro assistito, abbiamo provato a minimizzare per tutelarne la privacy, finché non siamo stati autorizzati a parlare del tentativo di suicidio. La percezione in famiglia era stata quella di un gesto estremo, che per fortuna non ha portato conseguenze, noi nel pool difensivo abbiamo pensato a questo come la punta dell’iceberg. Vorrei non dire altro, rischierei di ingenerare ulteriori polemiche, ora suonerebbero come gratuite e sconvenienti, forse bisogna abbassare i toni, non lo dico a me stesso, ai media attrezzati, alla magistratura, ai leoni da tastiera". Effettivamente qualche tempo fa in un’intervista lei aveva detto: "A volte penso che l’unico modo che ci sia per riposare da questa vicenda sia farla finita".

L’interrogatorio "in silenzio" di Andrea Sempio

La puntata è l’occasione anche per rivedere alcuni momenti dell’interrogatorio di Sempio dello scorso 6 maggio, in cui il Procuratore Civardi gli ha spiegato tutti i capi di accusa ai suoi danni, Nuzzi vuole quindi sapere da Cataliotti perché abbia deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere: "La scelta era stata presa prima da noi componenti del team, quindi da me e dall’avvocato Taccia. L’impressione che aleggiava era che gli atti di indagine avrebbero avuto una natura tecnica, così è stato, ad atti di questo tipo non si risponde dicendo: ‘Io non c’ero, non so nulla di quest omicidio’, si risponde con atti di natura tecnica, erano 5-6 mesi che ci lavoravamo, attendevamo l’esplicitazione degli atti della Procura, che ha corroborato la nostra convinzione, cioè che si dovesse rispondere sul piano tecnico, per questo abbiamo depositato quattro consulenze e una memoria sui colloqui captati. Questi dicono tutto meno che la verità storica, Chiara non ha perso nessun video, quel video non poteva essere su un cellulare, la tecnologia all’epoca non lo consentiva, non è mai sparito dalla disponibilità di Chiara Poggi, non c’è prova che Sempio lo abbia visto. Quello che è stato rappresentato dal Procuratore, con tanti errori di trascrizione, non corrisponde alla verità storica e non può essere una confessione. In tanti passaggi la ricostruzione era sbagliata a mio avviso, per questo ha fatto benissimo a non rispondere".

Bruzzone interviene: "Questo interrogatorio è un grosso vantaggio per la difesa di Sempio, il dottor Civardi ha per me anticipato la requisitoria, quelli sono gli elementi, su alcune aree sono macroscopicamente sbagliati, lui dà un peso, ma non potrà mai esserci nella valutazione nel contraddittorio. Bene ha fatto ad avvalersi della facoltà di non rispondere, davanti a un contesto del genere, ne è esempio il bigliettino che riguardava lo spettacolo di Nuzzi, è la manifestazione plastica di una lettura parziale, tralascia una serie di verifiche che aveva il dovere di fare, anche a favore dell’indagato. Davanti a quel contesto non aveva senso rispondere".

Nel corso dell’interrogatorio Civardi aveva parlato anche dei numerosi scritti e commenti social che davano un’idea poco positiva della donna, a detta dell’interrogatore "questi delineano un personaggio compatibile con la natura di questo omicidio, nato per ossessione, rifiuto", a detta della Procura firmato da Sempio". Cataliotti commenta: "Io temo, ed è una mia convinzione che difficilmente mi scrollerò, che la Procura profilato l’indagato abbia dato una lettura di parole, comportamenti, risultanze istruttorie anche minime, se non contradditorie l’una con l’altra per corroborare l’idea che quel soggetto che aveva un profilo ideale potesse essere colpevole dell’omicidio. Questo per me è un dato condizionante, rispetto alla lettura delle risultanze istruttorie".

Bruzzone commenta: "La lettura di quegli appunti consente diversi spunti professionali. Sono la fotografia di un soggetto che ha grossi problemi di approccio con la figura femminile, che teme, ha fantasie di dominio e controllo molto diffuse perché c’è un’immaturità di fondo e incapacità a stare in una relazione in maniera seria e piena. Nulla più di una proiezione fantasiosa, non c’è mai il racconto di una violenza specifica operata, è frutto di una mentalità poco gradevole, ma niente di più".

Le impronte sulla scena del delitto e il nodo DNA

Spazio all’impronta di scarpe presente sulla scena del crimine, la Procura non dà certezze sul numero, né sul fatto che sia davvero una Frau come era stato detto all’epoca. La misurazione effettuata dalla professoressa Cattaneo risulta compatibile per i magistrati con la traccia 6 sul luogo del delitto. Cataliotti ravvisa però un aspetto: "La debolezza della nuova consulenza sull’impronta, quella numero 6, ha permesso di individuare due lettere di un marchio sotto la suola. Quella era venduta alla Frau con licenza di imprimere sotto il proprio marchio, viene venduta anche a due aziende artigianali, che potevano utilizzarla per fabbricare le loro scarpe, ma senza includere il loro marchio. E’ proprio per questo che si tratta certamente di una Frau". Bruzzone: "Questa indagine se dimostra qualcosa di veramente preoccupante, e in alcuni casi inquietante, è il fallimento della prova scientifica, o almeno di quello che viene spacciato come tale, questo è un problema serio. Questa vicenda creerà ripercussioni, nel processo Dassilva l’abbiamo ravvisato". Nuzzi commenta: "Io ho sempre avuto piena fiducia nelle prove scientifiche, forse traballano un po'".

Si aggiunge poi un dibattito sulla questione DNA presente sulle unghie della vittima, altro elemento che la Procura ritiene compatibile con Sempio, mentre in passato questo non era accaduto. Su questo fa leva Abbate: "Trovo inquietante leggere che il perito del giudice alla cui base c’è la condanna di Alberto Stasi e archiviazione di Sempio, ha detto inesattezze e falsità!. Le sue dichiarazioni non sono fini a se stesse, quelle inesattezze e falsità hanno determinato la condanna di Stasi e l’archiviazione di Sempio nel 2017"
Reale obietta: "Queste sono affermazioni molto gravi di cui si assume le responsabilità". Abbate: continua: "Certo, è scritto nero su bianco", ma la criminologa non si ferma: "De Stefano ha un ottimo avvocato penalista,, credo che avrai presto sue notizie, mi sembra evidente". Il botta e risposta prosegue, Abbate: "Non coimmento", Bruzzone: "Ma tanto le riceverai sicuramente", Abbate: "Se avrò detto una cosa falsa, me la vedrò con questo penalista, vedo che ti piace la cosa". La criminologa come da sua consuetudine non molla: "Sì, molto, quando uno diffama una persona che non è presente di solito avviene che viene denunciato".
Nuzzi comprende però il punto di vista del giornalista e cerca di stemperare: : "Credo che lui si riferisca a quanto scritto, dove?", Abbate risponde: "Nelle informative del Pm e dei carabinieri, perchè noi facciamo i giornalisti, questo dobbiamo fare, leggere e divulgare". Mediare è impossibile, Bruzzone: "Vediamo se sarà questa la lettura che darà l’avvocato di De Stefano". Abbate: "Certo, certo…".


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