Garlasco in Tv, "Chiara ha aiutato Stasi con la tesi", nessuna prova di lite per i periti. L'ira di Tizzoni in diretta
Nella puntata di Quarto Grado di venerdì 13 marzo 2026 si è parlato di Garlasco, con focus su quanto accaduto la sera prima del delitto con l'aiuto di Porta e Occhetti

"Quarto Grado" dedica sempre uno spazio del suo approfondimento settimanale al delitto di Garlasco, lo ha fatto quindi anche nella puntata in onda venerdì 13 marzo 2026. Particolare attenzione verrà data alle consulenze che hanno riguardato i computer di Chiara Poggi e di Alberto Stasi, in attesa di conoscere l’esito del lavoro del consulente al lavoro per la Procura di Pavia.
Garlasco, Quarto Grado puntata 13 marzo 2026: la sera prima del delitto e l’attività di Chiara e Stasi
La puntata di "Quarto Grado" del 13 marzo si intitola "Il Male", per questo Gianluigi Nuzzi parte ponendo un interrogativo: "Chi ha fatto del male a Chiara Poggi ha vissuto nella menzogna per 18 anni?". Inevitabilmente, con l’indagine a carico di Andrea Sempio, iniziata proprio un anno fa, si teme che in carcere non ci sia chi davvero ha commesso l’omicidio.
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Entra nel canale WhatsApp"L’apertura di 300 file in contemporanea da parte di Chiara fa capire che non si tratta di un’attività umana ma informatica", dice il perito informatico Luigi Nicotera in riferimento a quanto avrebbe fatto la ragazza la sera prima del delitto mentre il fidanzato si era allontanato per tornare a casa sua momentaneamente.
La Procura punta inoltre a sapere se estranei possano avere visto i video intimi che erano presenti sul computer della ragazza, che solo successivamente lei ha protetto con una password. Carmelo Abbate prova ad anticipare cosa potrebbe emergere dal lavoro del consulente incaricato dagli inquirenti: "Spero che ci faccia capire perché Chiara negli ultimi tempi sentisse violata la sua intimità al punto tale da parlare alla mamma di attività poco pulite fatte con il suo computer e decidere di schermarli. Reale scuote la testa, ma vediamo se la versione data dalla parte civile dell’utilizzo della cartella ‘Militare sarà confermata o sconfessata clamorosamente".
In studio sono presenti i periti Porta e Occhetti avevano individuato in passato l’alibi di Stasi che era stato cancellato su incarico del giudice Vitelli, colui che l’aveva poi assolto, ancora adesso stanno lavorando per fare altre verifiche, Nuzzi vuole quindi sapere per conto di chi le facciano: "La nostra non è un’attività finalizzata – dice Daniele Occhetti -. Non abbiamo ricevuto alcun incarico, è un’attività pro veritate. Ci interessa approfondire la verità tecnica, che diventa substrato per quella giuridica. Chiara non ha aperto la cartella ‘Militare’ la sera prima del delitto, ma anzi ha aiutato il fidanzato con la tesi". "Non abbiamo consegnato il lavoro da nessuna parte – precisa Roberto Porta -. È pro veritate, per capire e aggiungere qualcosa in più rispetto a quanto fatto in passato. Noi avevamo già escluso l’accesso alla cartella ‘Militare’ per una questione di tempistiche, i secondi che passano da un’azione all’altra ci portavano a escluderlo. Prima che scoprissimo l’alibi avevamo un’idea colpevolista nei confronti di Stasi, il dottor Vitelli voleva chiarezze sull’alibi, sentiva che era incerto". C’è un’ulteriore precisazione del collega: "Io avevo analizzato maggiormente il PC, ci aveva colpito all’epoca una sorta di discrasia, visionando quel computer superficialmente sembrava che l’alibi non ci fosse".
Nuzzi fa una domanda provocatoria ai due esperti: "Quando Sempio ha inserito sul PC di Chiara il video fatto a scuola può essere che volesse scaricare video intimi della ragazza con la sua chiavetta?". Risponde Porta: "Era un video particolare, fatto dal cellulare, servivano alcuni passaggi per modificarlo. Si può fare questo accertamento adesso, rimarrebbe traccia. Noi abbiamo fatto accertamento limitato sul PC di Chiara, non era necessario per rispondere ai quesiti". Su questo interviene Liborio Cataliotti, legale di Sempio: "Lui non può avere usato il computer di Chiara da solo, nell’ottobre 2007 è stato sentito nell’ottobre 2007 il fratello della vittima, non è credibile abbia mentito. Lui ha detto di avere saputo dell’esistenza dei video intimi e di non averli visti, se non li ha visti lui, che era sotto giuramento e fratello della vittima, non può averli visti nemmeno Sempio".
"È dimostrabile che ci sia stata un’attività sulla tesi quando Alberto non era presente a casa di Chiara, questo era già stato stabilito dai RIS. L’informatica è una scienza esatta, tutti i tecnici leggono gli stessi dati, poi si deve capire come si siano formati, oltre a stabilire le condotte degli utenti che si basano sul significato dei dati. I due livelli successivi rappresentano la differenza tra gli informatici, si seguono strade, tecniche e concetti diversi, si può quindi arrivare a conclusioni differenti" – precisa Occhetti. Su questo interviene Paolo Reale, consulente informatico dei Poggi: "Si dice che Chiara non avesse abbastanza tempo per aprire la cartella ‘Militare’, ne aveva quindi ancora meno per scrivere la tesi di Alberto. Dai dati si capisce che le parole aggiunte fossero pochissime, ma soprattutto Alberto non ha mai detto di avere lavorato insieme a Chiara a fare la tesi, non è un dato accessorio. È vero che possiamo arrivare a risultati differenti, per questo sarebbe stato utile un incidente probatorio su questo per accertare la verità, tutti si sarebbero confrontati sugli stessi dati, ora avremo invece versioni discordanti".
Non può mancare l’osservazione di Carmelo Abbate: "Hanno voluto sporcare una normale serata di intimità tra due fidanzati, hanno messo una lite che non si capisce da dove arriva. Tizzoni è stato qui e ha parlato di filmati pedopornografici, dimenticandosi che Stasi è stato assolto per questo, così lo sporca. È stato assolto perché il fatto non sussiste, non solo non è un pervertito, ma non è un pedofilo e invece viene ancora associato a questo".
Bruzzone interviene nei confronti di Porta e Occhetti, chiedendo dove abbiano preso informazioni che stanno divulgando su Marco Poggi visto che le copie forensi in loro possesso sono state consegnate, precisando che "ci sono trasmissioni su YouTube all’attenzione dell’autorità giudiziaria che ha portato a una denuncia nei loro confronti". Risponde Porta: "Non abbiamo mai parlato di ricerche di Marco Poggi. Credo sia inopportuno portare il nostro lavoro alla Procura, ora loro hanno un consulente. Si riferisce una cosa all’autorità giudiziaria se si nota un fatto che è considerato reato, se avessimo trovato contenuti illegali nel PC di Chiara Poggi ovviamente saremmo stati obbligati a denunciarli, all’epoca non avevano rilevanza. I file pedopornografici erano spezzoni cancellati da tempo, non è possibile stabilire che Stasi li abbia visionati". Non manca di rispondere anche Occhetti: "Tutte le informazioni riferite sul computer di Chiara, comprese ricerche attribuite a Marco Poggi, sono desunti nell’allegato dei RIS, ancora prima che noi iniziassimo a lavorare. Questo allegato ha avuto poco significato, Reale ci dice che non sia attribuibile a Chiara ma a suo fratello, quindi per noi è stato solo un elenco di contenuti che non ci interessava in riferimento al quesito che ci era stato posto".
A sorpresa, c’è un collegamento con Gianluigi Tizzoni, legale dei Poggi, che decide di dire la sua dopo essere stato criticato a più riprese da Abbate. "Trovo scorretto che in mia assenza mi evochi citandomi impropriamente su cose che non ho detto. Ho dato un’opinione su Chiara e Alberto e ho diritto a farlo, ho detto che loro avevano programmato di fare una settimana insieme come da sposati, ma quello non è accaduto, secondo me questo denotava una criticità. Se a lui non va bene non può infangarmi dicendo che io me la prendo con un detenuto, lui è tale perché è stato condannato dallo Stato Italiano per l’omicidio di Chiara Poggi. Il tuo è un atteggiamento di prevaricazione, è di una scorrettezza assoluta parlare quando le persone non sono presenti, attribuire frasi non dette, la prossima volta abbi più educazione, se si vuole dire il mio nome solo per le cose che ho detto. Chiara e Alberto secondo me avevano una criticità di coppia, ho diritto di dirlo, lo dicono le sentenze, se lui non è d’accordo può dirlo, ma non può mettermi di mezzo infangando e sostenendo che io attacco i detenuti. Non ho attaccato un detenuto approfittando della sua detenzione, questa è una vergogna, una cosa gravissima che Abbate ha detto a un penalista e di questo ne risponderà nelle sedi opportune". Il giornalista replica: "Forse la televisione ha qualche disturbo e l’audio non si sente bene, io ho detto che trovo scorretto associare Stasi ancora alla pedopornografia quando c’è una sentenza che dice che il fatto non sussiste". Di fronte a questo Tizzoni risponde urlando: "Quando mai ho detto che Stasi c’entra con la pornografia? Bugiardo, non l’ho mai detto".
L’opinione del giudice Vitelli
Non manca un’intervista al giudice Vitelli, colui che aveva assolto Stasi in primo grado: "Non so se ci sia un innocente in carcere, era un caso paradigmatico di ragionevole dubbio, la mia è una riflessione di carattere tecnico e umano di fronte a un caso complesso se vi fosse oltre ogni ragionevole dubbio la prova della sua colpevolezza. Nella sentenza io non ho centrato l’orario della morte tra le 9-12-9.35, le 9.12 è la disattivazione dell’allarme, l’ipotesi accusatoria era su Stasi, lui alle 9.35 accende il computer a casa sua, noi abbiamo quindi discusso di quella forbice temporale. La mia opinione tecnica è che l’omicidio sia ragionevolmente avvenuto nella prima parte della mattinata, l’ho scritto in sentenza, mi sorprenderei se si sostenesse che l’omicidio è avvenuto dopo le 11. In questi casi c’è il rischio di una mediatizzazione, che può portare l’imputato da innocente fino a prova contraria a colpevole fino a prova contraria. Serve il rispetto delle garanzie difensive anche nei confronti del nuovo indagato, errare di nuovo sarebbe diabolico. Se avessi avuto l’imput sul DNA sulle unghie con il mio perito mi sarebbe piaciuto averlo. Non ho preso in considerazione i due gradini quando abbiamo fatto fare la camminata a Stasi su indicazione della Procura, nel contraddittorio abbiamo esteso anche i primi due gradini, i carabinieri entrati sono arrivati fino al quinto e non si sono sporcati di sangue. È un ragionevole dubbio, io non ho certezze".
