Garlasco in Tv, Nuzzi tuona: "Lo spirito medievale non ci appartiene". Bruzzone a casa Poggi smonta il racconto di Stasi

Nella puntata di Quarto Grado di venerdì 13 febbraio Gianluigi Nuzzi si è discostato da alcune teorie, Roberta Bruzzone ha fatto un sopralluogo in casa Poggi con esiti utili

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"Quarto Grado" dedica sempre una parte della sua puntata al delitto di Garlasco, lo ha fatto anche nella puntata di venerdì 13 febbraio 2026. Gianluigi Nuzzi parte ponendo un interrogativo: "Le strane coincidenze che riguardano il PC di Chiara Poggi portano o no ad Andrea Sempio?".

La Procura, infatti, sta analizzando il computer della ragazza per cercare di trovare possibili legami con l’amico del fratello della vittima, indagato per concorso in omicidio.

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Garlasco, Quarto Grado puntata 13 febbraio 2026: cosa è successo

In onda un servizio con dichiarazioni dei periti Porta e Occhetti, che si erano occupati del caso quando erano stati incaricati dal giudice Vitelli, che aveva assolto Alberto Stasi. "C’è contezza che in quel computer ci sia materiale di interesse", dicono. L’analisi sta comprendendo diversi aspetti, il filmato di Sempio con gli amici a scuola, i filmati intimi di Chiara e le analisi sul PC di Stasi la sera prima del delitto. Ci sono in modo particolare 20 righe di "omissis", ovvero oscurate, oggetto di studio, ma il cui contenuto non è stato reso noto. Non è escluso non sia semplice attribuire alcune azioni, visto che quel dispositivo veniva usato da tutta la famiglia Poggi, oltre che dagli amici di Marco. Alcune certezze però potranno esserci in merito a quanto fatto nei momenti in cui Chiara era al lavoro o a Londra con Alberto. Non ci sono contatti risultanti sul PC né in chat né via mail tra Chiara e Sempio.

Carmelo Abbate nel suo intervento ribadisce un aspetto su cui ha già fatto leva nelle scorse puntate: "Ovviamente se ci fosse stato un contatto tra Chiara e Sempio sarebbe diverso, ma dobbiamo chiederci perché lei sente il bisogno di proteggersi in modo progressivo? Perché lei sente violata la sua privacy per i video intimi che ha nel computer e ne parla alla mamma?". Nuzzi prova ad andargli incontro, ritiene legittima l’osservazione, ma vuole sapere come da quello si possa arrivare ad Andrea Sempio. Questa la risposta: "Sempio in questo studio dice di avere fatto solo giochi con quel PC, io sono andato a scorrere tutta l’attività, non c’è mai ‘sezione giochi’, ‘sezione porno’ come due momenti separati". Paolo Reale, consulente informatico della famiglia Poggi lo blocca subito: "Non è vero, stai facendo il consulente informatico, mi fa piacere e mi confronto volentieri". Il giornalista non accetta però questo modo di fare: "Sono mesi che Reale mi stoppa per ogni cosa che dico, la nega, dice che si tratta di fake news", su questo però è concorde anche Nuzzi: "Ho visto anch’io stringhe relative a siti pornografici e stringhe per i giochi". Abbate spiega meglio la sua opinione: "Non c’è il giorno in cui si gioca, e il giorno in cui si guardano porno. Possono venire a dirmelo tutti i tecnici del mondo, non mi convinceranno mai, quando Chiara è a Londra qualcuno fa l’accesso alla sezione ‘Caricamento video su Youporn’, mi dicono che è un upload di sistema del computer. Non ci credo. Mi è capitato di navigare su un sito porno e non mi si è mai aperta una sezione di caricamento di Youporn dove si può caricare un video, non ci credo e sono libero di farlo. Ma di cosa stiamo parlando? Ovviamente non c’è una prova Sempio-Chiara, ma quando lui dice che era in casa per giocare ci sono strisce porno-giochi".

Reale appare indispettito, per questo prova a dare il suo punto di vista: "Tutto nasce, e forse questa può essere un’occasione per spiegarlo ma sono sicuro che non servirà lo stesso, da un peccato originale. Il report prodotto dal RIS nel 2007 ha messo insieme una serie di informazioni diverse tra loro, per essere letto correttamente occorre riprendere la copia forense e guardarla. Alcune delle informazioni riportate qui come date e ore non sono navigazioni fatte dall’utente, ma dati riferiti agli aggiornamenti fatti lato server". Abbate interviene ancora: "Ma di cosa stiamo parlando? Stasi è il maniaco dell’umanità". Reale precisa ulteriormente: "Questa cosa è presente nella mia relazione del 2009, nella perizia di Porta e Occhetti si dà atto che quello che ho scritto io è corretto in relazione a queste navigazioni perché non sono più avvenute. Le navigazioni notturne di cui si parla non ci sono".

Nuzzi prova a smorzare la tensione: "Lì va cercato il movente, da una parte o dall’altra". Non può mancare l’opinione di Roberta Bruzzone, che concorda con Reale: "I computer sono interessanti per questo, ma non quello di Chiara, quello di Stasi di sicuro. Nel computer di Chiara non c’è niente di significativo, quelle ricerche sono state ampiamente spiegate. Quello che ci hanno detto adesso Porta e Occhetti nell’intervista non c’è nella loro consulenza, perché non lo hanno scritto nella perizia all’epoca e lo dicono adesso? Il loro mandato è esaurito, uno non viene incaricato come perito e lo resta per tutta la vita. Il quesito era ampio all’epoca".

In collegamento c’è l’avvocato Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio: "Io non parlo di approfondimenti sul PC di Chiara che avremmo fatto, ma di approfondimenti che faremo. Il quesito che avremmo voluto porre a un perito nominato dal giudice lo ha fatto proprio la Procura, ‘verificare se antecedentemente all’omicidio ci sono stati rapporti di ogni tipo che legano Chiara al nostro assistito’. Abbate non può adombrare l’ipotesi, nemmeno velata, che Sempio possa tramite quel PC avere avuto accesso a immagini pornografiche, non risulta da nessuna parte. Se vuole gettare un’ombra di questo tipo lo dica in modo esplicito ed evidenzi le fonti della sua convinzione, altrimenti è l’ennesima illazione che genera dibattiti fondati sul nulla. Ha questa prova? Dico di no, è una circostanza basata sul nulla, su quel computer Sempio ha visto solo videogames, a cui giocava insieme all’amico Marco. Vogliamo analizzare quel computer perché siamo convinti che questa sia la verità storica. Non ha mai visto video intimi di Chiara, chi ha visionato quelle immagini è stato oggetto di analisi all’epoca del processo a Stasi e abbiamo avuto il responso, sappiamo che non è stato Sempio".

Il sopralluogo di Roberta Bruzzone a casa Poggi

Come annunciato la scorsa settimana, Roberta Bruzzone si è offerta di fare una consulenza per la famiglia Poggi, per questo si è recata a casa per fare alcune verifiche.

Lo scopo della criminologa è capire la dinamica dell’omicidio e se quanto dichiarato da Stasi in merito al momento in cui ha trovato il corpo di Chiara sulle scale presenti anomalie, al punto tale da ritenerlo falso. L’attenzione si concentra sulla porta a soffietto che porta alle scale, lui dice di averla trovata chiusa e di averla aperta spingendo sulla fessura centrale, ma questo per Bruzzone non sarebbe possibile, è lei stessa a mostrarlo. "Tenendo la mano al centro è impossibile aprirla, se la porta è leggermente aperta il meccanismo la chiude". Quando Chiara è stata uccisa la porta era chiusa, per questo l’assassino deve averla aperta per gettare il corpo, per poi richiuderla, visto che Stasi dice di averla trovata chiusa. Non ci sono però impronte digitali né sul pomello né sulla superficie. Lei fa una conclusione: "La porta non è mai stata richiusa".

Si prosegue nel garage, lei va verso il davanzale dove era appoggiato il martello che non è stato più trovato, "quindi subito visibile". Si procede verso il bagno, dove l’assassino è stato, e la sala, lei sottolinea che "è tutto estremamente vicino. C’è un altro aspetto importante, non considerato nella perizia richiesta dal giudice Vitelli e che per me è una carenza, c’era una porta aperta, quindi quando Stasi fa la camminata il suo spostamento è impossibile perché c’era un ingombro. Nella perizia di primo grado la porta è disegnata perché l’ambiente è stato ricostruito, gli spazi sono quindi ancora più ridotti".

La giornalista chiede inoltre: "E’ possibile aprire la porta senza andare nella grossa gora, quindi tenendosi lontani?". Bruzzone risponde: "La parte finale dell’aggressione avviene vicino alla porta, l’assassino può avere aperto la porta con il piede. Una volta sollevato il corpo, viene proiettato verso i gradini così da rilasciare l’orma insanguinata, questo è coerente. Successivamente l’assassino ha le mani insanguinate, può chiudere solo con il pomello, se la porta è aperta non si può chiuderla con il piede perché risulta bloccata. In bagno l’assassino può essersi controllato allo specchio per capire quanto fosse imbrattato, potrebbe avere preso i teli per ripulirsi, poi va in cucina, troviamo il rilascio parziale di tracce ematiche, dovremmo quindi capire perché si sia recato qui. Fatto questo, lascia l’abitazione".

Nuzzi chiede quindi alla criminologa cosa l’abbia colpita: "Il mio obiettivo era verificare la porta a soffietto, ce ne sono di vari tipi. Nella seconda SIT Stasi diventa preciso sul modo usato per aprirla, volevo provare che con quel tipo di meccanismo fosse impossibile aprire la porta perché così la si blocca. Non può essersi sbagliato nel ricordo perché è stato estremamente preciso, anzi quello diventa parte integrante della sentenza Vitelli".

Il conduttore chiede un’ulteriore opinione ad Abbate, in merito a un possibile percorso fatto da Sempio in casa: "Non ho capito dove vogliamo arrivare con questo", arriva la replica di Bruzzone: "Mi sembra evidente, forse è un limite che hai tu. È evidente che Stasi ha mentito clamorosamente sull’apertura di quella porta. Non c’è la sua impronta, solo strisciate mai interpretate. Secondo me lui fa quella descrizione così accurata perché lo spazio è eseguo, quindi probabilmente durante l’omicidio può essersi appoggiato alla porta. Nel timore di avere rilasciato la sua impronta, ha rielaborato una modalità secondo lui plausibile. Non ci sono impronte dell’assassino sulla porta perché l’ha aperta con il piede. Sicuro non la richiude perché non ci sono tracce ematiche da rilascio capillare".

Nuzzi interpella anche Cataliotti in merito al possibile ruolo di Sempio: "Lui non era sulla scena del crimine, manca ogni prova che lui potesse essere lì al momento dell’omicidio, non dobbiamo cercare niente – dice il legale -. Nel caso di Stasi, quello che rende rilevante l’assenza di riscontri rispetto alla sua presenza è che ha dato versioni, dovevano esserci tracce rispetto alla sua presenza. Contesto l’affermazione di Vitelli: ‘Condannato per non avere lasciato traccia’, ma non è vero, è stato condannato per avere reso una versione incompatibile con l’assenza di sue tracce". Abbate respinge ancora la teoria: "Non ci sono tracce di Stasi sul pavimento, ma qualcuno vuole dire che sono andate a fare analisi il 5 settembre dopo 12 sopralluoghi degli inquirenti che hanno compromesso a tal punto la scena del crimine da non riuscire a vedere nemmeno un’impronta dell’assassino? Qualcuno vuole dire che i due carabinieri, Serra e Muscatelli, entrano 5 minuti dopo Stasi senza calzari ma non solo non lasciano tracce né sul pavimento né sulle loro scarpe? Io ho una diversa idea della giustizia, quando mi si dice che visto che non ha le 42 Frau vuol dire che le ha buttate. Non può passare questo principio". Bruzzone obietta subito: "Le tracce di sangue dei soccorritori c’erano".

La posizione dei Poggi secondo il loro legale

Non manca un’intervista dell’avvocato Tizzoni, legale dei Poggi: "Faccio fatica a capire come la gente ci possa criticare. Sono attività private che facciamo legittimamente, autorizzati dal codice di procedura penale. È stato riaperto un procedimento, non lo abbiamo riaperto noi, che ci vede in questo ruolo. Quindi siamo assolutamente legittimati a fare qualunque tipo di approfondimento e lo stiamo facendo. Poi sarà nostra discrezione se, quando e dove depositare i risultati di questi accertamenti. Sicuramente non abbiamo dubbio alcuno su quello che è stato l’accertamento già evidenziato dalle sentenze della Cassazione. Ci può anche magari interessare capire il perché di certi errori fatti, specialmente nella sentenza di assoluzione, e anche per questo stiamo lavorando. Stiamo cercando di capire come si siano potute fare delle perizie così sbagliate in primo grado. Io sono innanzitutto basito di come ci possa essere nella società attuale della gente che non rispetta le sentenze passate in giudicato, non rispetta una famiglia che ha perso una figlia in questo modo e non rispetta dei professionisti che stanno lavorando, non a spese dello Stato, ma facendo dei sacrifici anche personali. Io tutto questo non lo capisco, sinceramente, e devo dire la verità, non mi interessa neanche più capire queste persone".

Si parla poi dell’effetto dell’assoluzione di Stasi a furor di popolo nonostante lui sia in carcere: "Io mi permetto di dubitare che ci sia questo sentimento così diffuso e che tutte le persone pensino che la verità sia quella televisiva. Io continuo a credere che la gente voglia e speri che la verità sia quella che emerge nelle aule. In questo caso è già emersa. Se si vuole mettere in discussione, basta fare la revisione e vedere se viene accolta. Questo non sta avvenendo, forse non bisogna chiedere a noi il perché".

Su questo Nuzzi chiosa: "Io credo che la famiglia Poggi con i suoi consulenti si stia attrezzando, così da puntellare se venisse richiesta la revisione. Questi genitori vogliono puntellare la verità, c’è però una narrazione che dice che loro sono contro la Procura di Pavia, perché si dice che stanno difendendo il figlio che ha ammazzato Chiara. Questo spirito medievale non appartiene a Quarto Grado, sono d’accordo con Tizzoni, penso che ci sia una minoranza molto rumorosa".

Alessandra Viero si interroga sulla possibilità che possa essere cambiata l’ora della morte di Chiara, visto che non era stato preso il peso alla vittima. Su questo parla il medico legale Fortuni: "Si può arrivare a una stima, che può spostarsi leggermente più avanti, con i calcoli nostri oggettivi".

Il nodo delle scarpe del killer

Viene proposta un’intervista a Oscar Ghizzoni, chimico forense e consulenze della difesa Stasi: "Sul modello di scarpe non ho tanti dubbi, le FRAU, sul numero è da rivalutare. Non si tratterebbe di un 42, quello di Alberto, ma di un numero diverso, forse il 44, numero di Sempio". Il giorno del delitto l’attuale indagato aveva scarpe nere, difficile capire di che marca si tratti, su questo interviene Bruzzone: "Sempio non mi sembra tipo da Frau". Arriva una provocazione di Abbate: "Sempio aveva quelle scarpe e le ha buttate. Se trovi evidenza che lui aveva Frau 42 puoi dire che le ha buttate, ma se non trovi evidenza a monte come fai a dirlo?". La criminologa dice ancora la sua: "Stasi ha scarpe marca FRAU", ma Abbate ribatte: "Sono numero 43, con suola diversa camper invernale", lei continua imperterrita: "Comprava le FRAU, ce la fai a fare 1+1 o ti devo fare i disegnini? Lui ne aveva un paio". Il giornalista fa una precisazione ulteriore: "C’è la perizia del 2009 che dice che dopo 29 passi il sangue, secco o fresco, va via dalla suola se ci cammini. Non saprò fare 1+1, ma anche i carabinieri non hanno tracce️".

Il conduttore chiede in chiusura un parere a Cataliotti sull’ormai noto scontrino presentato dal suo assistito: "Abbiamo ultimato le nostre indagini difensive, possiamo dimostrare che i due scontrini sono veri. Se qualcuno dicesse che fosse suo presenteremo una denuncia per false informazioni al PM perché sarebbe una falsa deposizione".


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