Garlasco in Tv, Marco Poggi e gli indizi su Sempio: "Surreale, non posso crederci". L'amarezza della famiglia per la decisione su Stasi

Quarto Grado ha dedicato la puntata di venerdì 12 giugno 2026 al caso Garlasco, dal provvedimento in favore di Alberto Stasi a quello che non quadra nell'indagine

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Quarto Grado" è regolarmente in onda come ogni venerdì anche il 12 giugno 2026, in una giornata decisamente particolare per il caso Garlasco, visto che Alberto Stasi ha ottenuto l’affidamento in prova, cosa che gli consente di uscire dal carcere dopo dieci anni e mezzo.

Quarto Grado, puntata 12 giugno 2026: Alberto Stasi può uscire dal carcere, le reazioni

Gianluigi Nuzzi sottolinea subito come la decisione che coinvolge Alberto Stasi abbia suscitato diverse reazioni, a partire da quella dell‘avvocato Gianluigi Tizzoni, che da anni assiste la famiglia Poggi, sempre strenuamente convinto della sua colpevolezza. "Immagino che se c’è stato, come si dice, parere positivo della Procura Generale questa avrà valutato una condotta carceraria positiva, ma non vuol dire assolutamente nulla. Anzi, secondo me vuol dire il contrario in merito alla responsabilità per il delitto. Se la Procura Generale avesse intenzione di ritenere Stasi innocente dovrebbe promuovere un’istanza di revisione, qui siamo in tutt’altro campo. Non sono sorpreso, sono automatismi, quando c’è un residuo pena di quattro anni i detenuti possono chiedere, e nella maggior parte dei casi viene concessa, la misura alternativa alla detenzione, che è l’affidamento. Ribadisco, non è corretto, come ho letto, dire ‘Stasi torna libero’, come abbiamo calcolato banalmente dal punto di vista aritmetico Stasi ha un residuo pena inferiore ai quattro anni, quindi ci sta che abbia chiesto, la Procura Generale ha dato parere favorevole, attendiamo la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Sono però, ribadisco, procedimenti che valutano la condotta di un condannato, di un detenuto, a cui viene data la facoltà per risocializzarsi di non trascorrere in carcere la parte finale della pena, ma sempre un condannato rimane".

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Arriva il commento di Candida Morvillo: "Una giornata simbolica molto forte, è un’ordinanza completamente slegata dalle nuove indagini, chi crede all’innocenza di Stasi credo che si sia un po’ emozionato leggendo o sentendo che la Procura Generale, anche nella persona della dottoressa Nanni, ha dato parere favorevole. La dottoressa Nanni è la stessa che dovrà dare parere favorevole alla revisione", Nuzzi chiosa: "Sembra una coincidenza del destino".

L’interrogatorio di Marco Poggi: il suo atteggiamento fa discutere

Spazio all’interrogatorio di Marco Poggi, avvenuto lo scorso 6 maggio, in cui gli inquirenti gli hanno parlato dei soliloqui di Sempio, in modo particolare di quello del 10 aprile 2025, in cui dice: "Delle tre chiamate lei ha detto: ‘Non ci voglio parlare con te’, lui sembra subito dubbioso e scrolla la testa: "Questo è lui? Cioè lui dice..Sì, ma sta anche sostenendo che si sentiva con Chiara. Non so neanche che cellulare, se volete vi dò tutti i cellulari. E’ folle allora, cioè, mi avete detto che era il 10 aprile 2025, quindi era già indagato, lui si mette a parlare in macchina, sapeva di essere intercettato perché in Tv stavano facendo sentire tutte le intercettazioni in macchina del 2017, lui si mette a guardare podcast su questo e a commentarli sapendo di essere indagato e dovendo essere anche lui colpevole. Non so, mi sembra folle".

La pm gli chiede come sia possibile che lui avesse un video di sua sorella, lui ribatte: "Non è possibile, o ha preso a casa mia una pennetta USB che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa o non riesco a trovare nessuna ricostruzione credibile. Se mi dice che ha una pennetta con quello l’unica cosa che posso ritenere credibile è che c’era una pennetta lì e lui l’abbia presa, non so. Anche questo mi sembra totalmente folle, lo so che non vi piace la parola ‘folle’, come ricostruzione, come cosa. Folle perché non me lo aspetterei, non mi aspetto che un mio amico venga a casa mia e si ruba di nascosto le cose, qualcuno se ne sarebbe accorto, Chiara se ne sarebbe accorta. Io l’unica certezza che posso darvi è che io sicuramente non gli ho fatto vedere questi video, né a lui né agli altri miei amici, e neanche ne ho parlato, questa è l’unica certezza che posso darvi:. Non ho evidenza da nessuna parte che ci sia stato qualsiasi contatto tra Chiara e Sempio. E’ surreale, cioè non posso crederci, questo sto dicendo".

A commentare l’interrogatorio è Giuseppe Brindisi: "Probabilmente, pur essendo migliori amici, Marco Poggi probabilmente non conosceva così bene Andrea Sempio, il suo stupore nell’ascoltare i suoi soliloqui su video, chiavetta, lo leggo come una sorpresa anche per lui. Dice: ‘Se è così non è la persona che conosco’, qui abbiamo una rappresentazione di chi non accetta di vedere Sempio per come viene descritto dai soliloqui, dalle intercettazioni, io lo leggo così. E’ un Sempio che lui non conosce".

Nuzzi osserva: "Marco Poggi si mostra possibilista sul fatto che l’amico Andrea possa aver preso dal cestino la chiavetta, magari quando lui non lo ha notato, questo non lo esclude". A rispondere a riguardo è Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio: "Lui non lo esclude, ma lo esclude la perizia del consulente della Procura, che lui non può conoscere. Quella chiavetta è sempre rimasta nell’arco temporale di interesse, dal 2 giugno fino al decesso della ragazza nella sua disponibilità". Secondo il consulente l’accesso al file Albert.zip (dove erano i video intimi) è avvenuto il 5 giugno 2007 alle 20.43, "in un momento intermedio tra l’utilizzo del PC attrbuibile a Marco Poggi e il successivo probabile utilizzo da parte di Chiara". Non è quindi possibile capire chi abbia provato ad aprire quella cartella, né se i video siano stati visualizzati. La pista più probabile è quella della pennetta USB, di cui parla nel soliloquio in auto ad aprile di un anno fa, se così fosse lui si sarebbe impossessato della chiavetta, per poi riportarla a casa Poggi senza che nessuno si accorgesse del furto. Chiara aveva sempre con sé quell’accessorio, sia in ufficio sia nel viaggio a Londra da Alberto, non ci sono quindi certezze nella consulenza.

Martina Maltagliati ha sentito i genitori di Chiara Poggi in merito alla messa in prova di Stasi: "Sono stati laconici, hanno detto: ‘Dobbiamo tener conto che lui è il colpevole, la giustizia gli ha consegnato questo nome anni fa. Hanno semplicemente espresso: ‘Proviamo ancora una volta tanta amarezza'".

Paolo Reale da perito informatico dice la sua: "La storia della chiavetta ci dice che Chiara la portava sempre con sé, era nel contenitore dove c’erano anche chiavi e altre cose, il posto dove è stata usata l’ultima volta, quando dal computer di Stasi l’ha collega alle 22, ha copiato le foto di Londra e poi, come sappiamo, ha aperto le cartelle delle immagini. Prima l’ha portata in vacanza quando è andata da Alberto, qui c’erano articoli che lei aveva raccolto, immaginarsi che qualcuno gliel’abbia portata via senza che lei se ne accorgesse andrebbe dimostrato. Marco Poggi aveva detto di avere visto una chat, avere intuito che potesse esserci qualcosa di intimo tra Stasi e Chiara, ma dice di non avere visto perché il video si stava scaricando. Nessuno racconta di certezza, il primo che ce lo dice è Stasi nell’interrogatorio con Napoleone, dove è stato trattato con i guanti, non certo Marco Poggi".

L’inviato Gianmarco Menga si trova invece davanti al Tribunale di Milano, dove dà un aggiornamento sulla situazione di Stasi: "Il dispositivo potrebbe arrivare già stasera, da ultime indiscrezioni potrebbe essere depositato domani mattina. Alle 16 Alberto Stasi è arrivato in gran segreto al Tribunale di Sorveglianza per questa udienza, c’è stato il parere favorevole della Procura Generale di Milano grazie alle ottime relazioni in regime carcerario. Ci potrebbero essere delle prescrizioni nel provvedimento, come ad esempio l’orario di rientro e l’impossibilità di lasciare l’Italia. Il deposito se non questa sera, domani mattina".

Il ruolo del DNA

La Procura ritiene il DNA un grande indizio a carico di Sempio perché Chiara si sarebbe difesa, è in quel tentativo che il materiale genetico si sarebbe depositato. La ricostruzione della difesa di Sempio è opposta, il DNA non sarebbe da contatto diretto, ma da trasferimento secondario, quindi da contaminazione, un oggetto che farebbe da tramite tra Sempio e le unghie di Chiara.

Sempio ha segnalato gli oggetti che avrebbe toccato di più, così da dare una spiegazione, come riferito dalla gentista Marina Baldi: "Nella sala della televisione dove c’erano i cereali c’era il telecomando della Playstation, il cassetto dove c’erano i giochi, la Playstation, con tutta probabilità potrebbe averlo preso lì". La Procura ribatte che per il telecomando sarebbe stato più logico prendere quello di Stasi, che era lì la sera prima, Baldi: "Può essere un ragionamento logico, dipende da dove lei lo ha toccato".

Carmelo Abbate però ricorda una SIT di Stasi, che aveva riferito di avere usato il telecomando la sera del 12.

I dettagli che non convincono Alberto Stasi

Nel corso del suo interrogatorio di un anno fa, di cui sono state diffuse recentemente le immagini, a opera del Pm Napoleone, Alberto Stasi ha parlato di alcuni aspetti che ancora oggi lo rendono dubbioso.

"Non mi sono mai spiegato il pezzetto del muretto di cinta rotto, praticamente è nel punto in cui io ho scavalcato, ma non l’ho rotto io, credo che i Carabinieri abbiano detto di non averlo rotto. E’ stato rinvenuto all’interno del giardino, se non sbaglio anche i genitori avevano detto che alla loro partenza fosse intatto. Quella è una cosa che io non mi sono mai spiegato e che nessuno ha mai approfondito in realtà, secondo me lì qualcuno può avere anche scavalcato. Poi magari il carabiniere si è dimenticato che con il suo peso l’ha rotto, non lo so, però è una cosa che mi ha sempre lasciato una domanda, un’anomalia. Come ad esempio, Chiara non fumava, io non fumo, mai fumato in vita mia, nemmeno lei, e mi pare che nel posacenere ci fosse della cenere. Ora, con i genitori che erano partiti da una settimana circa, dico, c’è qualcosa che non mi torna se c’è la cenere di uno dentro il posacenere, se chi vive in quella casa non fuma, o meglio chi fuma non è in casa perché è via.. Ecco, cose di questo tipo ogni tanto mi sono tornate alla mente, però non ho idea, né la capacità di darvi una risposta".

Alessandra Viero commenta queste parole: "Ad accorgersene all’epoca sono i genitori, che ne parlano con il comandante Cassese.

Paolo Reale smorza però la versione di Stasi: "Loro hanno detto di ricordarsi che il muro fosse integro, poi è stato rotto. Non capisco la suggestione lanciata da Stasi, è lui che dice di avere scavalcato il cancello visto che non riusciva a comunicare con Chiara, passando da quel punto. Se lui ci dice di non averlo visto rotto, non è che l’assassino possa essere passato in un momento successivo al suo. Del resto, i carabinieri sono passati in quello stesso punto e non l’hanno visto rotto, la possibilità è che, o l’hanno rotto i carabinieri senza accorgersene, o la suggestione lanciata per lasciare un ulteriore elemento su cui ragionare. L’unico che poteva avvantaggiarsi per quell’elemento era Stasi, che avrebbe potuto dire: ‘L’ho rotto io perchè ho scavalcato’, il dubbio che sia rientrato nell’abitazione è sempre rimasto".

Brindisi commenta invece il particolare relativo alla cenere: "Mi stupisco che la cenere non abbia colpito gli inquirenti, lei non fumava, Alberto non fumava, e lo ricorda, di chi era? Non mi si venga a dire che Chiara non aveva buttato la cenere da quando erano partiti i genitori. Si dice che si oscura il ricordo di Chiara, prima si dice che non lava i pavimenti così può avere preso il DNA di Sempio durante il trascinamento, poi non si lavava così sulle unghie.. Non si dia che quella cenere è stata lasciata lì da Chiara per chissà quanti giorni, andava investigata, non c’erano i mozziconi, solo il materiale dentro. Si potevano cercare le impronte sul posacenere".

L’indagine sulla corruzione ai danni dei Sempio e l’azione di Napoleone

Non poteva mancare un accenno all’indagine sulla corruzione, di cui è indagato Giuseppe Sempio, che ha invece sempre riferito di avere speso tanti soldi solo per pagare gli avvocati. E’ quindi inevitabile chiedersi come vengano pagati Cataliotti e i consulenti, il legale spiega: "Annotiamo, capiamo la situazione della famiglia, ci sono note ancora inevase, ci sembra rispettoso vengano prima affrontate le spese vive relative ai debiti maturati, è un impegno che ci siamo presi. Le dirò che sono arrivato a rifiutare un pagamento che in questo momento di difficoltà Andrea Sempio voleva fare, si è limitato ai minimi rimborsi, avrebbe voluto affrontare una spesa, ma sono due mesi che non percepisce lo stipendio. Io ho preferito mantenere l’impegno che mi sono preso con lui, quando verrò pagato si troverà traccia nella fattura. Non lo so perché non viene pagato, bisogna chiederlo a lui, non voglio farmi interprete di fatti extra processuali, non vado oltre. Per quanto riguarda la corruzione, manca la figura del corrotto, se anche i soldi fossero arrivati all’ultimo funzionario delle forze dell’ordine, quell’indagine era stata condotta in prima persona dal dottor Venditti dal primo all’ultimo atto, qualunque altro soggetto avesse percepito denaro non avrebbe avuto il minimo ruolo influente rispetto al corso di quell’indagine, che ha portato a un’archiviazione cristallina".

Nuzzi però non concorda: "Venditti era il dominus di quell’indagine, ma assumeva informazioni dalla sua Polizia Giudiziaria, se uno dei suoi uomini compromette la verità, prospetta a Venditti cose diverse, parziali o false". Cataliotti ribatte: "Mi si trova l’atto contrario ai doveri d’ufficio che sarebbe stato oggetto del mercimonio. Sarà difficile".

Si torna poi sull’interrogatorio, dove Napoleone ha parlato a Stasi anche dei numerosi scrtti di Sempio, "dicendogli questi scritti dimostrano una personalità particolare, scrive ‘ho fatto cose brutte’, ha un’attenzione quasi morbosa nei suoi confronti". Nuzzi non capisce come si possa parlare di morbosità quando Sempio segue la vicenda di Stasi, Cataliotti ribatte: "Come tutti gli italiani, era fisiologica l’avesse visto che viveva nel suo stesso Comune e che il suo migliore amico era il fratello della vittima. Credo che sia accettabile, e mi riferisco all’audizione di Marco Poggi persona informata sui fatti, che si possano usare domande suggestive, rappresentando in modo non fedelissimo le rappresentanze istruttorie per indurlo a fare affermazioni che gli inquirenti ritengono siano rispondenti alla verità che loro credono di avere ricostruito. Lo ritengo, anche se forse sbaglio io, che sia meno ammissibile farlo se poi a quelle premesse non conseguono domande sul tema, non ce ne sono state e non potevano essere rivolte a Stasi".

Nuzzi ribatte: "Il Procuratore parla con Stasi, gli dice dei diari di Sempio e parla della pubblicazione di un’immagine social il giorno della condanna, ma la domanda poi è diversa, visto che gli chiede se lo conoscesse. Non ho capito cosa volesse capire. Non vedo cosa faccia di pazzesco il giorno della sentenza".


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