Garlasco in Tv, dal DNA di Sempio all'Estathè di Stasi. Le nuove indagini dei Poggi: "Oggetti conservati come reliquie"

Gran parte della puntata di venerdì 12 dicembre 2025 di Quarto Grado è stata dedicata come sempre al delitto d Chiara Poggi, con attenzione a quanto sta emergendo su Andrea Sempio e i dubbi sull'ex fidanzato oggi in carcere

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Redazione

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È venerdì, non poteva quindi mancare anche in questo 12 dicembre 2025 l’appuntamento con "Quarto Grado", che da tempo si occupa per gran parte della puntata del delitto di Garlasco. Ecco cosa è successo nella puntata di ieri.

Quarto Grado, puntata 12 dicembre 2025 – I dubbi sul DNA

La puntata parte mettendo in evidenza il lavoro che sta eseguendo la difesa dell’indagato, convinta che se il DNA fosse il suo sarebbe da contatto, quindi legato ad alcuni aggetti che potrebbe avere toccato nella casa di Garlasco, poi finiti nelle mani di Chiara Poggi.

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Si sottolinea come la perita Denise Albani, che ha analizzato il DNA presente sulle unghie della vittima abbia ravvisato una compatibilità tra il forte e il molto forte con la linea paterna di Andrea Sempio. Come da lei stesso sottolineato, si tratterebbe di un DNA parziale, misto, non consolidato, che non ha caratteristiche scientifiche che consentono di attribuirlo a una singola persona. I possibili punti di inquinamento individuati dai legali sarebbero almeno 31.

Su questo a Quarto Grado interviene l’avvocato Taccia, chiamata a dire la sua a riguardo, scegliendo tra l’avvocato Gallo, che sostiene che il DNA sia di Sempio, e Giorgio Portera, che ha fatto parte dei RIS e nega. "Io non posso che dare ragione a un genetista, se l’avvocato Gallo leggesse bene la perizia capirebbe che l’aplotipo Y non permette di identificare nessuno. Si parla di non esclusione, si aggiungono poi le premesse, dove si parla di dati artefatti. Non capisco la ratio dei suoi discorsi". Gallo ribatte subito: "Se lui fosse mio cliente non mi concentrerei sulla possibilità che il DNA sia del mio cliente o no, concentrerei le mie energie su altro. Ma forse faccio da poco questo mestiere. Anni fa la dottoressa Baldi diceva altro, diceva che era ottimo e si poteva confrontare".

A riguardo non può che essere importante l’opinione del consulente Armando Palmegiani: "Gli oggetti sono tanti, noi consideriamo quelli di uso comune, quelli che possono ricevere e conservare per più tempo e maneggiati più volte. La Albani ha confermato che non sia possibile sapere se si sia trattato di contatto mediato o diretto, mi sembra quindi corretto capire quali possano essere".

A questo replica Carmelo Abbate, con una stroncatura magistrale: "Per me non vanno da nessuna parte, per una cosa banale: la sera prima dell’omicidio a casa c’è stato Alberto Stasi e il suo DNA non c’è. Ci tengo a sottolineare una cosa, oggi è il 12 dicembre, dieci anni fa Alberto Stasi entrava in carcere, a me viene da piangere. A me piange il cuore per lui. Eravamo qui dieci anni fa con la mamma di Chiara collegata, io le dicevo: ‘Con il dovuto rispetto per me si sta scrivendo una delle pagine più nefaste della giustizia italiana, oggi lo confermo ancora più forte". C’è però la stoccata del conduttore Gianluigi Nuzzi. "Basta che non ti viene da piangere, che hanno già pianto altri" (il riferimento è a Brindisi e alle lacrime a ‘Mattino 5’, pur senza nominarlo, ndr).

Gallo concorda pienamente con Abbate, ma su questo interviene Grazia Longo: "Una pagina talmente nefasta che oggi si sta indagando un’altra persona in concorso quando ancora non c’è stata la revisione del processo. E sappiamo che forse la difesa vuole ricorrere alla Corte Costituzionale".

Abbate prosegue però imperterrito: "È DNA su due unghie di due mani diverse, non c’è contaminazione che tenga". A detta del genetista Portera potrebbe trattarsi di DNA da background, "in grado di resistere più a lungo di quello fresco".

Ogni dubbio viene poi ulteriormente smontato dal generale Garofano: "Questa discussione è sterile. Non credo alla contaminazione. Dobbiamo partire da un presupposto, quello che ha analizzato De Stefano era il residuo di quanto aveva già prelevato il RIS, che non aveva trovato materiale maschile tanto da arrivare a un profilo interpretabile. Come De Stefano, era stato trovato solo il profilo della vittima". Gallo non ci sta: "Se De Stefano non avesse trovato niente perché ha chiamato Stasi per il confronto?". Garofano continua: "Non è una critica alla dottoressa Albani, ha fatto un grande lavoro, il calcolo è però sbagliato perché quel profilo può essere il risultato di artefatti". Ecco l’ennesima stoccata di Gallo: "Menomale che ha fatto un bel lavoro, ha ammazzato la Albani".

La contraddizione di Reale

Tra gli opinionisti fissi di "Quarto Grado" c’è da tempo anche l’ingegnere Paolo Reale, cugino di Chiara Poggi, finito al centro delle critiche recentemente perché in una vecchia intervista aveva negato che Andrea Sempio frequentasse spesso la villetta di Garlasco. Ora invece si sostiene il contrario.

"Partendo dai social e da YouTube sono uscite riflessioni prendendo video anche miei in cui è stato strumentalizzato quello che ho detto – riferisce in diretta -. Dobbiamo basarci su quello che c’è agli atti e la dichiarazione fatta in quel momento, da 3 settimane mi porto dietro i verbali, nel 2007 Marco Poggi dopo l’omicidio aveva dichiarato che gli amici che frequentavano la casa erano Biasibetti e Sempio. Qualche tempo dopo a SIT aveva confermato la versione. È scolpito negli atti del processo, finché nasce una cosa sui social si fa fatica a replicare, ma se viene portata avanti da diversi giornalisti, come Umberto Brindani è diverso, o si ignora l’esistenza dei verbali o si vuole fare campagna denigratoria nei confronti della famiglia e dei professionisti che lavorano per la famiglia". Brindani replica: "Ma sei pazzo? Nel mio post non c’era il tuo nome". Nuzzi chiosa con sarcasmo: "Mi sembra che il clima sia amicale".

Il dubbio sull’Estathè

Nelle ultime analisi fatte il DNA di Alberto Stasi è stato rinvenuto solo sull’Estathè, che lui sostiene possa avere bevuto la sera prima del delitto dopo la pizza mangiata con Chiara. Nuzzi non crede però se questa versione sia così certa. Ai tempi il materiale nella spazzatura era stato catalogato ma non analizzato, solo recentemente con la nuova inchiesta ai danni di Andrea Sempio si è deciso di far luce su questo grazie alla perita Denise Albani. Il materiale genetico di Stasi è rinvenuto sulla cannuccia ed è parziale e degradato.

Nelle testimonianze rese da Stasi nel 2007 non si parla della possibilità che lui lo abbia bevuto dopo la cena. Si fa riferimento alle parole pronunciate dall’avvocato De Rensis: "Non credo che Chiara abbia tenuto solo quel poco di spazzatura per una settimana, tutto il resto sarebbe stata buttata. Credo che quella sia la spazzatura della mattina, lei era una ragazza ordinata". Brindani smonta ogni accusa sull’avvocato: "De Rensis si aspettava una svolta e anch’io, ma non c’è stata. Adesso volete farmi pensare che in quei 23 minuti avrebbe anche bevuto prima del delitto di impeto?". E su questo arriva la puntualizzazione sincronizzata di Nuzzi e Longo: "Se fosse stato di Sempio sarebbe stata la svolta, visto che è di Stasi no".

I nuovi rilievi voluti dalla famiglia Poggi

Dario Redaelli, criminalista e consulente della famiglia Poggi, è presente in studio e fa sapere il punto di vista dei parenti della vittima: "La casa di Garlasco è rimasta uguale all’epoca del delitto. Tutto quello che c’era è rimasto tale e quale. Ho fatto da poco delle indagini per conto della famiglia sui vestiti e accessori che Chiara indossava il giorno dell’omicidio, sono stati conservati come se fossero delle reliquie e così tutto quello che aveva a che fare con la ragazza".

Le dichiarazioni del consulente portano Nuzzi a fare un’osservazione: "Questo porta a smentire un’accusa fatta spesso alla famiglia di Chiara, che si dice sia soddisfatta della presenza di Stasi in carcere perché deve coprire qualcosa".

Il conduttore ne approfitta anche per chiedere a Garofano perché con i RIS non abbiano analizzato questi oggetti: "Il nostro lavoro risale a 18 anni fa – è la risposta -. Allora avevamo dei limiti analitici che sono cambiati". E su questo Gallo non resta in silenzio: "Non li avete proprio fatti".

Quarto Grado, scintille in diretta tra Garofano e Gallo

Questo scatena la reazione stizzita del generale: "Avvocato, credo che lei abbia una malattia che la spinge alla parola. In una scena del crimine, che forse l’avvocato Gallo non conosce, non si prende tutto e si analizza, si valutano i reperti che possono essere importanti". Ma anche questa osservazione non basta per il legale: "La cavigliera era sulla gamba della parte offesa". A quel punto Garofano si alza in piedi con tono minaccioso andando verso Gallo dicendogli: "La vuole finire di interrompere o continua in questo modo maleducato? La prego di stare zitto". Nuzzi prova a calmare Garofano, sottolineando che così passa dalla parte del torto: "C’è modo e modo, non condivido la sua presa di posizione". L’ex capo dei RIS prova a concludere il suo discorso: "Si prende quello che può essere utile all’indagine. Una catenina o un oggetto che indossava la vittima restituisce il suo DNA, allora, oggi sarebbe diverso. La cavigliera, non la ricordo, probabilmente era intrisa di sangue, quindi era talmente contaminata da non poter essere guardata. Non si analizzano 100 reperti, solo quelli su cui speri di avere un risultato".

Questo non basta però a Gallo: "Se una ragazza viene trascinata dai piedi, chiaramente l’assassino può lasciare le sue impronte, non avere analizzato la cavigliera per me è stato un orrore. Non si può non analizzare qualcosa che sta attaccato al corpo". Ennesima replica piccata di Garofano: "Faremo tesoro dei suoi insegnamenti".

Garlasco, la posizione della famiglia Poggi

C’è però anche una domanda interessante di Brindani a Redaelli: "I nuovi rilievi indicano che la famiglia Poggi sta avendo dei dubbi?". Ma lui risponde sicuro: "Assolutamente no, lei ha detto che stiamo rifacendo il processo ad Alberto Stasi, lui è stato condannato. Stiamo solo dicendo che se la Corte d’Assise d’Appello di Milano che ha condannato Stasi avesse avuto le informazioni attuali che vedono il DNA del condannato sulla spazzatura la motivazione della sentenza sarebbe stata diversa".

A Nuzzi però non basta quanto emerso sull’Estathé, il programma ha fatto anche un approfondimento a riguardo facendo riferimento a un colloquio fatto qualche mese dopo l’omicidio tra Alberto e Maria Rita, un’amica di famiglia, che ha poi chiamato Rita Poggi. Secondo quanto riferito, lui non avrebbe fatto accenno all’Estathè nella pattumiera, alla donna avrebbe detto: "Non è possibile che Chiara quella mattina abbia mangiato tutte quelle robe lì".

Impossibile per Abbate stare in silenzio: "Alberto Stasi non ha mai detto dell’Estathé all’epoca perché non gli era stato chiesto, lo ha fatto quest’anno ad apposita domanda, prima della perizia. Trovo insopportabile che a questo si dia valore come prova".

Redaelli smentisce una teoria che va per la maggiore, sostenuta anche da tante persone che seguono assiduamente gli sviluppi del delitto avvenuto a Garlasco: "I Poggi non stanno con Sempio, hanno nominato dei consulenti per dare un contributo alle indagini in corso. La famiglia Poggi segue la cosa con il massimo interesse, è aperta a ogni a qualsiasi situazione che può cambiare uno stato di cose che, a oggi, non fa altro che aumentare gli indizi a carico dell’attuale condannato. Per ora non abbiamo comunicato niente alla Procura, siamo in una fase iniziale, l’attività è relativa a un oggetto non indossato da Chiara, ma rinvenuto sui gradini della scala (orecchino)". Un pensiero su cui però Nuzzi è parzialmente d’accordo: "Abbiamo spesso visto un allineamento tra le parti".


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