Garlasco in Tv, l'Estathé e la porta di casa Poggi. Bruzzone contro Stasi: "Non si apre come dice lui". La stoccata al pm Napoleone

Quarto Grado ha dedicato gran parte della puntata di giovedì 11 giugno 2026 al caso Garlasco, spazio alle parole di Alberto Stasi e a cosa non convince, Bruzzone non cambia idea

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Quarto Grado" è in onda con una puntata speciale giovedì 11 giugno 2026, con il consueto spazio dedicato al caso Garlasco, sempre più al centro dell’attenzione da parte dell’opinione pubblica. Il titolo della puntata è "Attrazione fatale", Gianluigi Nuzzi si chiede se sia quella provata da Andrea Sempio nei confronti di Chiara Poggi, al punto tale da non riuscire a resistere dopo il rifiuto della ragazza, secondo la ricostruzione fatta dalla Procura di Pavia.

Garlasco, Quarto Grado puntata 11 giugno 2026: l’ultimo interrogatorio di Alberto Stasi su colazione e ultima sera

Si parte dall’interrogatorio fatto dal Pm Fabio Napoleone, a capo dell’indagine sul delitto di Garlasco, ad Alberto Stasi, avvenuto il 6 maggio 2025. Il procuratore gli parla degli oggetti presenti nella spazzatura di casa Poggi che sono stati analizzati, chiedendo conto a lui di cosa sapesse, lui non esita: "Allora, l’Estathè è un alimento che mi è sempre piaciuto e mi piace, quindi… Non ricordo, ma a memoria diciamo posso dire di averlo anche eventualmente bevuto. Il Fruttolo, invece, non è un alimento che di solito mangio, quindi.. Fermo restando che Chiara potrebbe dire: ‘Assaggia, vuoi provarlo?’, non me lo ricordo, ma tenderei a escluderlo, ecco diciamo. Tra le due tipologie di oggetti l’Estathé rientra nell’ambito di ciò che di solito bevo, il Fruttolo non rientra nell’ambito di ciò che di solito mangio. Il punto è che quando frequentavo assiduamente Chiara erano contesti fuori di casa, quindi siamo andati a Londra, faccio un esempio, la colazione, perfino con le uova e la pancetta. Era un contesto del tutto estraneo a quello abituale di casa, non vivendo con iei io ho una cognizione piuttosto limitata delle sue abitudini, Chiara si alzava prima di me perché io dormivo, mi alzavo più tardi. Adesso non ricordo di avere esattamente visto con cosa faceva colazione, ricordo che mangiava dei cornflakes, biscotti secchi, cose di questo tipo, ma non è che andavamo in cucina a fare colazione insieme, quindi non saprei dirlo. Certo che se si trova penso che qualcuno l’abbia comprato, ma è una mia deduzione, o la mamma o lei facendo la spesa".

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Spazio anche a quando possano essere stati buttati i rifiuti. "Alla sera del 12 finché io ero lì lei non ha buttato l’immondizia, e io non l’ho buttata. Avevamo fatto più cene dal 4, quindi sarebbe stato pieno, avevamo cenato il 7 che io ero andato a fare un colloquio di lavoro, poi avevamo cenato mi sembra il 10 e l’11, insomma avevamo fatto più cene a casa sua, quindi chiaramente l’immondizia si sarebbe accumulata. Però non mi ricordo che lei il 12 abbia buttato l’immondizia, a meno che non l’abbia fatto quando io sono uscito di casa per il cane, o dopo. Ma dopo non credo neanche, perché l’ho vista rientrare. Io credo che a colazione lei mangiasse dei cereali, tipo cornflakes, senza il latte, credo li mangiasse secchi, asciutti. A memoria non mi ricordo di averla vista mangiare il Fruttolo, non lo escludo ma non me lo ricordo. Non mi ricordo della banana, non lo escludo, né sì né no, non me lo ricordo. A cena la sera prima io ho bevuto un po’ di birra con la pizza, io non l’avevo finita, era ancora nel frigorifero, lei credo acqua o una bibita gassata, non mi ricordo, comunque non la birra, non mi pare proprio la birra, non era tipo da bere alcol, birra o alcolici".

Nuzzi sottolinea come questo interrogatorio lasci inalterato il "giallo dell’Estathé" (sulla cannuccia è stato trovato il DNA di Stasi, ndr), ne chiede conto a Paolo Reale, cugino di Chiara Poggi e consulente informatico della famiglia. "La domanda che doveva essere posta in maniera chiara era proprio su quell’Estathé, è vero che in quel momento non sapevamo che sarebbe stato trovato il suo DNA, ma in una fase incui si vanno a chiarire i dettagli sarebbe stato essenziale. Abbiamo parlato troppo a lungo della famosa colazione degli assassini, poi l’unico elemento a chi ci riporta? Ad Alberto Stasi, che come sappiamo beve l’Estathé, la connessione con la mattina rimane, e rimane l’unico elemento con DNA riconosciuto e riconoscibile appartenuto a qualcuno in quella casa quella mattina".

Carmelo Abbate dissente: "Adesso vogliamo anche fargli fare colazione con Chiara? Se volete gli facciamo fare colazione, lo facciamo sedere, bere l’Estathé, poi i 23 minuti? I vestiti, la bicicletta. Mi pare che nella spazzatura ci fosse carta dei biscotti, piatto, due Fruttolo, Estathé, e allora è tutta roba del mattino? Mi sembra un po’ difficile da ipotizzare, l’Estathé l’ha bevuto il giorno prima, la sera prima. La banana, c’è la buccia nella pattumiera, ma non ci sono residui nello stomaco di Chiara, è un’altra evidenza che fa capire che quella pattumiera non sia del mattino, ma almeno del giorno prima. Di cosa stiamo parlando? Stasi, Stasi, Stasi, o c’è Stasi o non c’è nessuno".

Di parere opposto il giornalista Paolo Colonnello: "Lui non dice di avere bevuto l’Estathé la sera prima perché non pensava trovassero il DNA. C’è una sentenza definitiva che dice che lui è l’assassino di Chiara Poggi, in questo momento ci sono evidenze, come l DNA, e allora non era stato ancora controllato". Caterina Collovati non ci sta: "Era un fidanzato che frequentava la casa, era chiaro che si potesse trovare il suo DNA ovunque, non era così chiaro che ci fosse quello di Sempio sulle unghie, appartiene alla famiglia e lì non vi scandalizzate. Ci scandalizziamo su uno che frequentava quotidianamente la casa".

Grazia Longo la smentisce: "Non è un DNA completo, prima di tutto è solo l’aplotipo Y. Ma soprattutto potrebbe essere da contatto indiretto, chi lo dice che sia da contatto diretto? E’ talmente infinitesimale che a stento si può quantificare, a stento si può comparare, quindi cosa stiamo a dire".

La porta dove si trovava il corpo di Chiara Poggi

Stasi ha parlato anche della porta che conduce alla cantina, dove c’era il corpo, ma che portava ai giochi usati da Marco Poggi e Andrea Sempio: "Mi era capitato di andare in cantina, ma accompagnando Chiara, personalmente non avevo mai avuto l’esigenza di andarci in autonomia. La cantina la usavano proprio come una sorta di cantina, cioè avevano penso dalle valigie, cioè era scaffalata, in quegli scaffali c’era un po’ di tutto, mi sembra anche delle conserve sott’olio, giocattoli vecchi dei ragazzi, proprio uso cantina classico. Io scendevo semplicemente perché magari Chiara mi diceva: ‘Dai, mi accompagni vieni giù’, non è successo molte volte. Forse tre o quattro volte, sempre con lei. Il giorno del delitto la porta era chiusa, ho provato ad aprirla però come un po’ ho provato a spiegare non si apriva, probabilmente io l’aprivo nel modo in cui ero abituato ad aprire una porta scorrevole simile che ho a casa mia, ma è una porta che entra nel muro, cioè segue dei binari, quella invece era una porta che, poi abbiamo capito, si piega su se stessa, quindi tirando, poi provando, si vede che ho appoggiato un po’ la mano, ho generato una leggera pressione e subito le due ante si sono piegate e si è aperta. Non mi ricordo di essere andato in cantina il 12. Io di solito seguivo Chiara, non la anticipavo, in una di quelle occasioni lei mi ha detto: ‘Chiudi la porta, altrimenti scendono i gatti’, ma non ricordo se fosse il 12 agosto o un altro giorno".

Roberta Bruzzone è stata a casa Poggi e aveva fatto una serie di simulazioni con la porta, vuole quindi dire la sua opinione: "La porta non si apre come la descrive lui, nemmeno come l’aveva detto nella seconda SIT all’epoca dei fatti. Per quanto detto prima, da psicologa e criminologa mi incuriosisce una cosa, è estremamente preciso nel ricordare di avere bevuto metà birra e di avere riposto la parte restante nel frigorifero, ma non ricorda di avere bevuto un’altra bibita, che è l’Estathé, dice che gli piace, cosa che rende plausibile che l’abbia bevuto lui, ma non ricorda nessun riferimento temporale, mentre su un’altra circostanza è estremamente preciso. Questo un po’ mi incuriosisce".

Nuzzi vuole sapere il parere a riguardo anche di Massimo Picozzi, in riferimento ai ricordi che si hanno quando succedono eventi così importanti: "C’è sempre un limite lasciato all’interpretazione. Il Dottor Napoleone ha creato una situazione di ascolto sufficientemente rilassata, pone tante domande aperte in modo tale che le risposte siano più esplicative, mi è difficile giudicare, certo questi problemi di memoria…Il volto è ipomimico, non è mosso, non presenta alterazioni di espressione in base a quello che dice. Il mancato ricordo sull’Estathé lascia perplessi, ma non è un elemento centrale".

Si torna su quella porta, Stasi dice di averla trovata chiusa, di avere impugnato il pomello, ma non riuscendo ad aprirla ha messo la mano in una posizione centrale, nonostante questo non sono state trovate impronte (nemmeno di Sempio). A spiegare la situazione è la genetista Marina Baldi, del team di Sempio: "E’ di uso comune, tante persone praticavano la stessa identica manovra per aprire e chiudere, la sovrapposizione di tante impronte fa sì che poi non si trovi più nulla. Se l’assassino l’avesse toccata con mani sporche di sangue e poi ripulita si sarebbe trovata traccia, le sostanze usate per le tracce latenti avrebbero permesso di trovare sangue. Riusciamo a trovare tracce di sangue anche dopo anni su pareti lavate, fatto tutto il possibile su quella porta".

Carmelo Abbate non ritiene sia così strana la mancanza di impronte, il killer potrebbe averla ripulita a suo dire (mancano degli asciugamani) Bruzzone va avanti imperterrita: "Non si apre come dice lui, il problema non è il pomello. Il problema non è mi ricordo o no, è straordinariamente preciso sulla birra, dice quanto ne ha bevuta".

Nel suo sopralluogo fatto in passato Bruzzone aveva ipotizzato che il kiler potesse avere aperto la porta con un piede, su questo Nuzzi sembra concordare: "Una teoria con la sua logica, non vedo l’assassino che prende un asciugamano, pulisce la porta, ma nemmeno mi immagino che si appoggi al muro per vedere lo scivolamento del corpo". Bruzzone continua: "Capisco che chi non è esperto possa cadere facilmente in un’illusione, ma il sangue nonè che quando si vede c’è, a volte non si vede ma c’è, non a caso vengono fatti test con dei prodotti per individuare una percentuale di emoglobina. Con un asciugamano, per quanto si possa pensare di portare via lo strato evidente della traccia, in assoluta certezza sarebbe rimasto abbastanza sangue per fare una rilevazione Quella porta non è mai stata chiusa".

La criminologa continua a ritenere falsa la testimonianza: "Il problema non è quello che dice Stasi, è che Napoleone non fa l’unica domanda che avrebbe dovuto fare, lui sa che tra i reperti c’è l’Estathé. Avrebbe dovuto chiedere in maniera precisa se avesse bevuto o meno l’Estathé".

L’impronta 33 e le orme in casa Poggi

Spazio all’impronta 33, per la Procura è dell’assassino e attribuita a Sempio, Stasi ha parlato anche di questo dopo che Napoleone gliel’ha mostrata, indicandogli la corrispondenza. Il PM parla chiaro: "E’ un dato oggettivo, come lo è che sulle mani ci sia il suo DNA". Lui ha riisposto amareggiato: "Avessimo avuto questo dato nel 2007".

Su questo Abbate non ha dubbi: "BPA e Cattaneo la contestualizzano all’azione omicidiaria, è facile fare la datazione, su quel muro ci sono Sempio, Marco Poggi e i Carabinieri, non ci sono tutti gli altri amici. Sempio è sul muro dove viene ritrovata la vittima, è addosso alla vittima, ma non c’è in nessun’altra parte della casa, non c’è un’impronta o un DNA suo. Non è l’impronta di una persona che scende e si appoggia, è di una persona che perde l’equilibrio, è in una posizione innaturale".

Reale contesta: "Non si deve oggettivare l’impronta a quando è stato commesso il crimine, se non c’è sangue, e ce lo dice la Procura, ha bisogno di produrre una spiegazione alternativa che non ha alcun riscontro oggettivo, quindi si è lavato in bagno, in cucina, non c’è una sola traccia di questo. Non si può confrontare la macchia rossa di una foto in cui c’è la macchia di sangue con un’impronta che non aveva alcuna traccia di sangue, era completamente bianca".

La difesa di Sempio si è però mossa trovando due paia di scarpe Frau, numero 42 e 43, fatte provare all’indagato per dimostrare che il suo numero sia più grande, quindi non compatbile con le 27 impronte a pallini presenti sulla scena del crimine. Sono state usate due modelli che erano prodotti all’epoca, non più in produzione: secondo i consulenti, il 42 sarebbe risultato troppo stretto e non calzabile, mentre il 43 avrebbe permesso di forzare l’ingresso del piede, risultando però stretto per essere utilizzato. Le immagini della prova saranno depositate in Procura, insieme a nuove misurazioni. Nel suo armadio oggi ci sono scarpe solo numero 44, ma come aveva dimostrato un ortopedico può accadere negli anni che la pianta del piede si possa allargare, fino a un massimo di 1,5 centimetri, resta da capire quindi se da ragazzo avesse un piede diverso, più esile.

Bruzzone dice la sua a riguardo: "Nel 2017 Sempio era più in carne rispetto al 2007, ma non aveva grandi dimensioni, anche oggi avrà preso 15 chili? Non è obeso al punto tale da ipotizzare un cambiamento nelle dimensioni della pianta del piede. Perché questo piede dovrebbe essere cambiato in modo così spropositato? Sta alla Procura dimostrare che Sempio entri in quell’orma, non il contrario, per ora il paradigma è questo, lo ricordo sommessamente".

L’intervento del consulente dei Poggi e i prossimi sviluppi

In chiusura interviene Marzio Capra, genetista che segue i Poggi: "Siamo contenti che le dimensioni trovate non siano cambiate in 20 anni. Nel corso del dibattimento il consulente della Procura Generale aveva depositato una relazione esaminata dalle parti, attribuivano questa impronta al 42 di marca Frau, adesso ci sono queste voi fuori dal contraddittorio, ne prendiamo atto, non penso che Stasi o chiunque altro possa essere condannato solo perché ha un piede compatibile con quell’orma".

Nuzzi chiede a Capra parere sull’interrogatorio, dove Napoleone attribuisce impronta 33 a Sempio, così come il DNA: "Questo lo dice lui, ma non era presente quando la dottoressa Albani, perito del GIP, ha detto determinate cose, magari non le ha lette. Lei ha ripetuto che quel risultato vale zero, se poi vogliamo parlarne al bar possiamo farlo, in un Tribunale dei risultati che non osservano le linee guida della Comunità Internazionale non possono essere prodotte dagli scienziati, non sono dati scientifici. Per l’impronta si dice che ci sono alcune caratteristiche che possono avere più valore, i nostri consulenti hanno evidenziato che su questa impronta non si possano prendere solo le porzioni che vanno bene ed escludere quelle che non vanno bene, ci sono caratteristiche che non trovano corrispondenza.

Non può mancare una domanda del conduttore a Bruzzone su quello che può accadere in autunno tra richiesta di revisione di Stasi e la situazione di Sempio "Mi aspetto che la dottoressa Nanni a breve ci comunichi di non avere alcuna intenzione di procedere con un’istanza autonoma di revisione da parte della Procura Generale di Milano, la palla passerà a un GUP, mi aspetto che la Procura di Pavia avanzi richiesta di rinvio a giudizio per Sempio".


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