Garlasco in Tv, lo scontrino di Sempio e il testimone, Nuzzi svela: "La Procura dubita sia suo". E arriva la nuova svolta sul piede
A Quarto Grado venerdì 10 luglio 2026 è stata fatta ascoltare per la prima volta la deposizione del pompiere amico della mamma di Sempio, che può avere un ruolo sul suo alibi

Venerdì sera è sinonimo di "Quarto Grado", regolarmente in onda anche il 10 luglio 2026, ovviamente con uno spazio di approfondimento dedicato al caso Garlasco. La puntata ha come titolo "Senza cuore", questo spinge Gianluigi Nuzzi a fare una domanda: "E’ davvero Sempio l’uomo senza cuore, l’assassino di Garlasco come ritiene oggi la Procura di Pavia? "Il giornalista sottolinea di voler provare a dare una risposta su uno dei misteri dell’inchiesta, il suo alibi, che lui ha provato a dare con l’ormai noto scontrino.
Tutto questo sarà possibile con un documento esclusivo, la testimonianza del vigile del fuoco, amico della mamma del 38enne.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppGarlasco, Quarto Grado puntata 10 luglio 2026: il ruolo dello scontrino di Sempio
Parlare dell’alibi di Andrea Sempio fa subito pensare allo scontrino del parcheggio che lui aveva presentato agli inquirenti un anno dopo il delitto per dimostrare di essere stato a Vigevano quando era stata uccisa Chiara Poggi. La Procura di Pavia ha messo a segno alcune intercettazioni ed è arrivata a una conclusione, a farlo è stata la mamma. Cruciale è un dialogo in macchina tra i genitori, dove il papà dice alla moglie: "Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu", pronunciata il 22 ottobre 2025, A supporto di questa tesi ci sarebbero più di 20 messaggi, che Daniela avrebbe scambiato con l’amico vigile del fuoco il 12 e 13 agosto 2007, la mattina dell’omicidio di Chiara, quando lui era di turno presso la caserma di Vigevano.
Questo scrive il Procuratore Civardi: "La messaggistica tra il 12 e il 13 agosto porta a ritenere che lo scontrino sia stato utilizzato dalla Ferrari, atteso che lo scambio di SMS avveniva sempre per concordare un prossimo incontro". Daniela dopo essere stata a Gambolò, come lei stessa ha riferito e confermato da una cella telefonica, è poi andata a Vigevano? Un collega del pompiere ha escluso che lui possa essersi allontanato dalla caserma momentaneamente durante il suo turno. Il diretto interessato, convocato dai Carabinieri per due volte, esclude di avere incontrato l’amica il giorno del delitto. Ma se così fosse perché i due si sarebbero sentiti così tanto in quelle due giornate? Il 1° maggio 2025 Daniela aveva commentato preoccupata con il marito la notizia di un supertestimone, il pompiere appunto, che avrebbe smontato l’alibi dello scontrino. "Non penso dichiari qualcosa di non vero". Secondo gli inquirenti la verità è una sola, lo scontrino non lo ha preso Andrea.
Gianluigi Nuzzi ne chiede conto a Liborio Cataliotti, legale di Sempio, soprattutto in riferimento alla frase sentita nel dialogo tra i genitori del suo cliente, sottolineando come sia "una frase che fa effetto". Questa l’opinione del legale: "E’ una porzione di dialogo, non rappresentativa della reale portata del contenuto del dialogo. Qui i due coniugi ironizzano sulla deposizione di questo fantomatico super testimone, che avrebbe dovuto esserci, ma non c’è".
La testimonianza del pompiere
Molti dubbi possono essere chiariti ascoltando la sua testimonianza rilasciata il 31 marzo 2025, finora mai diffusa in Tv. "Sì, conosco Daniela Ferrari, perché era… Quando abitavo a Garlasco da ragazzo era la figlia di uno che abitava lì vicino a mia mamma e mio papà. C’era solo amicizia con lei. Qualche volta ci sentivamo, per gli auguri di Natale o compleanno". Il carabiniere chiede: "Quindi nel 2007 se vi siete sentiti era solo per gli auguri di Natale o compleanno?", lui risponde affermativamente, ma il Carabiniere obietta: "Non è proprio così. Alle 15.32 Ferrari Daniela le manda un SMS, e siamo al 12 agosto del 2007, poi lei manda un SMS in risposta, alle 20.30 la signora manda un SMS a lei, alle 20.31… Qui non è per gli auguri di compleanno o Buon Natale. La mattina seguente alle 8.41 lei è il primo pensiero della signora Daniela Ferrari, le manda un messaggio alle 8.47, appena accende il telefono. Si rende conto che sono un po’ troppi i messaggi per facilitarla… con auguri di compleanno e auguri di Natale". Il pompiere replica: "Sì, adesso ricordo perché nel 2007 non è che, ma se c’è qualche cosa, scambiate qualcosa e via, non è che, sono proprio di amicizia. Adesso che ricordo è venuta qualche volta a trovarmi, al mattino. Veniva magari alle 9.30-10, mi veniva a trovare, prendevamo il caffè, ma eravamo amici, proprio amici, amici, amici. Siamo cresciuti da amici in cortile quando abitava ancora a Garlasco con la nonna, abitavamo nel cortile insieme".
Il carabiniere vuole quindi sapere quando siano ripresi i contatti tra loro: "Adesso, ero lì a fare il volontario alla Croce Garlaschese, è passata di lì, io ero fuori con gli amici della Croce, è passata: ‘Ciao, ciao’, ma era una vita che non ci vedevamo più, ci siamo scambiati il numero di telefono, e ci siamo sentiti, mi mandava messaggi, tutto qui. Può che darsi che i messaggi fossero prima di un incontro: ‘Se sei a casa, domani mattina passo di lì’, io dico: ‘Sì, va bene'". Il carabiniere incalza, chiede se si sia visto con la signora Daniela il giorno dell’omicidio, lui dice di non ricordare. "Lei veniva a casa mia, nella Lomellina, mai uscito fuori a Vigevano con lei, solo incontri a casa, né l’ho mai recuperata da qualche parte. Quei messaggi erano come amicizia".
Spazio all’interrogatorio del 17 aprile 2025, con il carabiniere che dice: "Abbiamo fatto una verifica, stabilendo che la mattina del 13 agosto lei era in turno 8-20 di reperibilità. Era possibile, in teoria, che voi usciste dalla caserma?". Lui nega: "No, si stava in caserma, al massimo si faceva l’uscita, magari rientrando, se vogliono prendere un caffè alla partenza andavamo a prendere, poi rientravamo, ma uscire così no. Noi eravamo contati, non si poteva uscire". Le domande proseguono, "La signora Ferrari non è mai venuta a Vigevano per dirle: ‘Ti voglio parlare?’", lui nega ancora: "No, questo no’, penso non mi facesse visite o controlli a sorpresa".
Nuzzi commenta: "E’ una testimonianza importante, conferma quanto detto da Andrea, nega soprattutto di avere visto la mamma il giorno dell’omicidio", anche se gli inquirenti sembrano non credergli". Arriva l’opinione di Cataliotti: "Gli inquirenti non credono a nessuno che non accrediti l’ipotesi accusatoria. Qui c’è un dato probatorio, una testimonianza tradizionale, il testimone chiave nega di averla vista a Vigevano, tutto il resto è filosofia. Ho conosciuto la mamma venerdì scorso, mi ha fatto un’incommensurabile tenerezza, ho visto una persona forte, reattiva, credo di avere dato il mio contributo, spero, per darle la forza che serve per reagire a questa tempesta. Con gli occhi lucidi del caso mi ha detto una cosa sola: ‘Quello scontrino lo ha fatto Andrea’. Io in questo momento vorrei spogliarmi della veste di avvocato e diventare testimone per rappresentare quanto io abbia avuto l’impressione che fosse un’affermazione genuina, quanto disperata".
Giuseppe Brindisi fa una rivelazione: "Ho sentito una telefonata tra il pompiere e suo figlio, che lo mette di fronte ad alcune contraddizioni che escono nell’interrogatorio. Il figlio sottolinea come sia possibile uscire dalla caserma se ci sono commissioni da fare, oltre a dirgli non sia necessario fuggire dai giornalisti se non ha niente da nascondere, lui risponde: ‘Se dico qualcosa che non ho detto nei verbali passo i guai’. La testimonianza non è lineare, per questo in Procura a Pavia non gli credono tanto. Per me la Procura ha delle perplessità, io non ho un’idea precisa, non discutono sull’autenticità, ma sull’origine".
Nuzzi si rivolge a Cataliotti per capire come possano dimostrare che sia stato Sempio a prendere lo scontrino: "Non ribaltiamo l’onere della prova, quello incombe sull’accusa, avrebbe una valenza indiziaria l’alibi smentito, cioè se lui avesse dichiarato di essere stato a Vigevano e ci sia la prova che non sia vero. Non siamo noi a dover dimostrare che fosse a Vigevano, lui ha consegnato lo scontrino tre mesi fa, corredandolo con un’indagine difensiva non ancora nota, che dimostra la genuinità, quindi la non falsità. Abbiamo una deposizione testimoniale di una persona fortemente accreditata perché l’azienda che gestiva le macchinette nel parcheggio di Vigevano ha confermato la genuinità dello scontrino con riscontri di natura tecnica. Sono però sicuro che se non avessimo offerto questa prova si discuterebbe oggi come un anno fa sulla falsità dello scontrino". Nuzzi continua, sottolineando di non mettere in dubbio che lo scontrino sia vero, serve capire chi lo abbia preso dalla macchinetta: "La signora parla del super testimone, dice di non credere che possa andare a raccontare cose false, quindi che lo abbia fatto lei".
Garlasco, la teoria dell’incidente domestico e la versione di Stasi
Spazio a uno degli elementi inseriti nella sentenza di condanna di Stasi, i Carabinieri giustificano il loro non utilizzo dei calzari sostenendo che sia stato il fidanzato della vittima a parlare di un incidente domestico. Nella telefonata al 118 del 13 agosto lui dice "credo abbiano ucciso una persona", parlando quindi di un possibile omicidio, teoria confermata nella sua prima testimonianza alle ore 16, dicendo di avere "pensato che l’avessero accoltellata". Non c’è quindi traccia in alcun verbale di Alberto di riferimenti a un incidente domestico. Eppure nell’appello bis quello risulta essere il primo grave indizio a suo carico, anche l’allora procuratore Generale Oscar Cedrangolo aveva riconosciuto l’errore, oggi ha definito tutto questo "una bufala". Nella sentenza della Cassazione questo indizio viene eliminato, non ritenendolo corrispondente al vero, anche se restano validi tutti i motivi che lo hanno portato alla condanna per 16 anni.
Brindisi evidenzia: "Siamo arrivati alla Cassazione con quella bufala, se non ci fosse non sarebbe stato condannato" . Su questo non concorda Carmen Pugliese, ex magistrato: "Capisco che lei dia un peso enorme a questo nella sua prospettiva innocentista, Stasi non ha mai parlato di incidente domestico ai Carabinieri, questo è chiaro. I Carabinieri dal suo racconto fanno una deduzione sbagliatissima, se ti parlano di sangue se si deve entrare sulla scena del crimine con le opportune protezioni. Io dissento, l’incidente domestico non faceva cadere tutto, la Cassazione conferma l’errore, ma lo ritiene non influente.
Garlasco, i video intimi e il ruolo di Sempio
Si continua con un tema cruciale, quello dei video intimi di Chiara e Alberto, ritenuti dalla Procura un movente per l’omicidio. Sempio infatti li avrebbe visti, da lì avrebbe iniziato a maturare un’ossessione per lei, al punto tale da avere un approccio sessuale con lei, al suo rifiuto sarebbe arrivato a ucciderla. Questo è stato fatto presente anche dal Procuratore Civardi, lui saprebbe di un filmato mai arrivato sul computer di Casa Poggi. Il più lungo faticava a essere scaricato, Stasi aveva così ipotizzato di metterlo su un CD, è possibile che Sempio lo abbia trovato in camera e se ne sia impossessato? A pochi giorni dal delitto lui aveva però negato di averli messi su un CD, ma di averli condivisi con la fidanzata solo attraverso MSN Messenger.
Cataliotti dice la sua: "Agli atti esiste la prova che Sempio non abbia mai visto i video. Erano quattro, i primi tre erano sul PC d Chiara, abbiamo la prova che lui non li abbia visti, uno non è mai stato riversato in un CD, come confermato da Stasi. Sulla chiavetta c’era quello denominato ‘1 maggio’ non è mai uscito dalla disponibilità di Chiara, che l’ha portata in Inghilterra. E’ la millesima congettura, smentita dalle prove".
Le impronte di scarpe sulla scena del crimine
Non si poteva non dedicare un angolo della puntata alle note impronte a pallini presenti sulla scena del crimine, è determinante capire se siano compatibili con il piede di Sempio. Per gli inquirenti e per la difesa di Stasi la sua lunghezza sarebbe compatibile con scarpe di taglia 42, come quelle che avrebbero lasciato l’impronta insanguinata, mentre per la difesa dell’indagato lui ha sempre indossato scarpe 44 perché la sua larghezza non ci sta in una tomaia di taglia più piccola. Il 10 ottobre lui e il padre vengono intercettati mentre discutono davanti alla scarpiera di taglia di scarpe, lui sostiene di avere solo scarpe 44, numeri più piccoli non gli entrano. Il 24 ottobre la professoressa Cattaneo lo ha sottoposto alle misurazioni antropometriche, qui la lunghezza risultata è 27,2 centimetri, compatibile con la lunghezza di 27 centimetri dell’impronta insanguinata, ma la larghezza, 11,3 centimetri, sarebbe superiore a quella dell’ombra, quindi incompatibile con una 42. Ma nel 2007 indossava già la 44 o aveva un numero più piccolo?
Cataliotti: "Nei processi la difesa scopre le carte per ultima, nel nostro, per me irritualmente, chiuse le indagini, depositate le prove da parte della difesa, la Procura ha scoperto che non era scaduto il termine per svolgere le indagini, quindi le ha riaperte. Non mi faccia dire quali carte scopriremo su questo tema, io però sono certissimo che Sempio porti il 44, che portasse il 44, che le impronte lasciate dall’assassino sono almeno di due, se non tre o quattro numeri in meno rispetto alle scarpe che indossa e indossava Sempio. Non abbiamo finito la raccolta delle prove, noi potremo mettere in discussione la scientificità delle prove della Procura".
Emerge un dettaglio finora non noto, la Procura di Pavia ha chiesto alla professoressa Cattaneo di fare approfondimenti sulla larghezza del piede di Sempio, così da rispondere alla consulenza prodotta dalla difesa dell’indagato.
