Garlasco in Tv, l'ex pm Venditti attacca dopo l'archiviazione: "Leggerezza e approssimazione". E svela la teoria dei 21 secondi per Sempio
Grande esclusiva a Quarto Grado venerdì 18 settembre 2026, in studio l'ex pm Venditti, ora non più accusato di corruzione, ecco la sua opinione attuale su Andrea Sempio

Il venerdì sera non può mancare l’appuntamento con "Quarto Grado", in onda anche il 18 settembre 2026, come di consueto con un ampio spazio dedicato al caso Garlasco. Spicca questa volta una grande esclusiva, la presenza in studio dell’ex Procuratore di Pavia Mario Venditti, che era in carica nel 2017 ai tempi della prima indagine a carico di Andrea Sempio, che aveva deciso di archiviare in maniera decisamente veloce. Proprio ieri è caduta l’accusa di corruzione avanzata nei suoi confronti, ma che resta ancora in carico a Giuseppe Sempio, papà dell’indagato.
Questa può essere l’occasione per lui per togliersi qualche sassolino dalle scarpe dopo mesi in cui ha dovuto convivere con un’accusa così grave.
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Garlasco, Quarto Grado puntata 18 settembre 2026: come è nata l’inchiesta contro Mario Venditti
"Corruzione in atti giudiziari", questa era l’accusa avanzata nei confronti del magistrato, che il conduttore non esita a definire "infamante", ora archiviata su richiesta della stessa Procura di Brescia, ora convinta che lui sia stato pagato all’epoca per chiudere in fretta e furia l’inchiesta. "Ha preso una tonnellata di accuse di un certo tipo soprattutto da parte di certi soggetti, sui social è stato dipinto per qualcosa di infamante per ogni magistrato, archiviare o chiedere di archiviare un’inchiesta per il delitto peggiore che c’è, avere ucciso una ragazza. Questo uomo avrebbe ricevuto dei soldi per permettere ad Andrea Sempio di farla franca, presunto autore, oggi indagato per l’omicidio della povera Chiara", sottolinea il giornalista.
Tutto era nato in seguito a una perquisizione a casa della famiglia Sempio il 14 maggio 2025, quando era stato trovato un appunto scritto a mano da papà Giuseppe: "Venditti GIP archivia x 20. 30. €". Gli inquirenti avevano ipotizzato che potesse trattarsi di una tangente del valore di 20-30 mila euro, come confermato dal punto dopo i due numeri per chiudere in fretta l’inchiesta per l’omicidio della ragazza. Il GIP ritiene che quel pizzino sarebbe la trascrizione di un colloquio con i difensori, la cifra presente era da legare alle spese previste per quel colloquio, come giustificato anche da papà Giuseppe, riferendo di avere usato i soldi per pagare gli avvocati. Priva di valore per i giudici anche l’intercettazione tra Giuseppe e la moglie, che sarebbe stata la prova della corruzione: "Adesso devo anche trovare la formula per pagare quei signori lì", diceva Sempio sr, nel prosieguo del dialogo i Sempio si riferivano agli avvocati. Altri dubbi erano sorti dal comportamento di Andrea, che sapeva in anticipo le domande che gli sarebbero poi state fatte, cosa di cui lui parlava con il padre. Per il GIP la spiegazione è semplice, sono stati i legali a prepararlo sulle domande che gli sarebbero state rivolte perché erano entrati in possesso, anche se illegittimamente, delle relazioni che avevano dato il via all’indagine. Queste carte non sarebbero uscite da Pavia, quindi da Venditti, ma verosimilmente dalla Procura Generale di Milano. Venditti non avrebbe avuto quindi contatti con i Sempio, né avrebbe ricevuto soldi da loro, né li avrebbe agevolati, per questo l’accusa è stata archiviata.
L’inchiesta però non si ferma, ora spetta al Procuratore di Pavia Fabio Napoleone portarla avanti. Giuseppe Sempio resta indagato per corruzione, a lui potrebbero aggiungersi altri nomi. Da chiarire la posizione di alcuni membri della Polizia Giudiziaria, che avrebbero agito per millantato credito nei confronti della famiglia. Ma chi avrebbe dato loro i soldi? I genitori di Andrea o gli avvocati?
Garlasco, le sensazioni di Venditti dopo l’archiviazione
Nuzzi chiede innanzitutto a Venditti cosa gli abbia fatto peggio in questa vicenda: "Cosa non mi ha fatto peggio. Quello che ho subito in questi mesi è inenarrabile, me ne hanno dette di tutti i colori e non potevo difendermi, finalmente ho trovato un giudice a Berlino e degli ex colleghi, gli attuali titolari del procedimento a Brescia, che hanno letto le carte, le hanno valutate, hanno richiesto l’archiviazione e il GIP ha decretato l’archiviazione per le accuse infamanti nei miei confronti".
Il conduttore ci tiene a sottolineare come sia stata la Procura, quindi la pubblica accusa, a evidenziare l’assenza di elementi.
Venditti ricorda però come inizialmente la situazione non sembrasse così semplice: "Le indagini sono partite con grande leggerezza e approssimazione, quello che io contesto ai miei ex colleghi di Pavia, ad esempio, è che trovano il famoso appunto, per me è uno scarabocchio, a casa di una certa persona, la prima cosa che devi fare visto che hai lì la persona è chiedergli, anche informalmente o sentirlo come testimone, cosa significa. E’ equivoco perché ha mille spiegazioni, fatti dare l’interpretazione autentica. No, acquisiscono questo documento senza fare alcun minimo approfondimento e lo trasmettono a Brescia denunciandomi per corruzione in atti giudiziari. Continuiamo con l’approssimazione e la leggerezza, la denuncia finisce a Brescia, viene assegnata prima a un’ex collega, poi se ne affianca a un’altra, che sono i sostituti procuratori che firmano il decreto di perquisizione e sequestro della mia abitazione. Qui vengono contestate una serie di situazioni, su cui il GIP nell’archiviazione ha fatto giustizia. Mi viene contestata la copia della consulenza Linarello, che era nelle mani della difesa Sempio, secondo questi colleghi di Brescia io l’avrei consegnata alla difesa. Su questa c’è il timbro della Procura Generale, tutti hanno detto, e il GIP lo ha confermato, che quella copia non potesse essere uscita da altri uffici".
Il conduttore ricorda l’intervista fatta tempo fa a "Quarto Grado", dove Venditti aveva detto che "avrebbe archiviato la posizione di Sempio in 21 secondi", lui ora vuole precisare. "E’ stata equivocata. Si leggono e si ascoltano le cose come si vogliono ascoltare, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Io ho detto una cosa precisa, che sono stato autore di due richieste di archiviazione, tutte e due accolte dal GIP di Pavia. La prima riguardava la denuncia della madre di Stasi sulle indagini svolte dall’agenzia investigativa privata, in cui affiancavo la collega Pezzino nel marzo 2017. Dopo due mesi i Carabinieri di Milano, quelli famosi di Moscova, sono arrivati e mi hanno chiesto con una relazione di riaprire le indagini sugli stessi elementi oggetto della prima richiesta di archiviazione. Io ho risposto: ‘Me ne sono già occupato’, ho richiamato la richiesta di archiviazione fatta 1-2 mesi prima e ho detto che così non si andava da nessuna parte, ribadendo la richiesta di archiviazione, a quel punto un altro GIP a Pavia l’ha accolta. E’ questa che ho deciso in 21 secondi, avevo già studiato le carte e sapevo di cosa si trattasse".
Si ricorda inoltre il suo doppio no alla difesa Stasi di accedere alle intercettazioni di Sempio, interpretato come un modo per coprire alcune cose, anche su questo lui ribatte: "Il rigetto ha una motivazione, c’è un mio provvedimento. La difesa Stasi si lamentava perché nell’archiviazione della denuncia della mamma non fosse arrivato l’avviso di archiviazione, da qui è nata la questione. Io l’avevo rigettata perché sostenevano di essere persone offese dal reato, cosa ribadita anche nella richiesta di accesso ai documenti informatici. Io ho rigettato dicendo loro che non fossero persone offese, l’hanno ripetuta allo stesso modo, per questo è stata rigettata ancora. Con l’avvocato De Rensis la cosa è cambiata perché impostata in un altro modo, non come "persone offese, ma interessate’, così aveva una sua dignità. Tanto è vero che come persone interessate hanno partecipato all’incidente probatorio".
La posizione di Venditti su Sempio e l’indagine
Nuzzi non può quindi non chiedergli se sia ancora convinto dell’innocenza di Sempio alla luce di quanto emerso: "Non mi faccia rispondere a questa domanda. C’è un responsabile, che è Stasi, condannato in via definitiva. Se all’epoca ho detto di ritenerlo innocente è perché comunque si deve aspettare prima la revisione, se la sentenza della Cassazione viene revisionata allora si può parlare eventualmente della responsabilità di Sempio altrimenti Stasi rimane l’unico colpevole".
Il conduttore vuole evidentemente sapere l’opinione del magistrato su cosa sia davvero successo con il denaro: "I soldi si sono fermati agli avvocati, qualcuno lo contesta, ma risulta dalle carte, i legali hanno detto di avere preso 45 mila euro a testa, se aggiungiamo gli oltre 6 mila della consulenza Garofano siamo quasi a 52 mila. Ho letto che i familiari avevano recuperato 60 mila, rimangono 8 mila euro, non i 15 di cui parla il GIP. Poi se vogliamo fare un’indagine pensando che i soldi non si siano fermati agli avvocati resta tutto da dimostrare, ma è molto difficile. Io non avrei approfondito, i miei ex collaboratori hanno lavorato, anche con alcune inesattezze, ma da qui a dire che il loro comportamento omissivo, irregolare, insufficiente, colposo sia doloso e li abbia portati a incassare soldi ne passa".
A dire la sua è anche l’avvocato Aiello, legale di Venditti, che ha sempre usato parole dure: "L’archiviazione arriva tardi, quando si fa giustizia producendo un danno alla reputazione di un uomo e alla sua onorabilità è sempre tardi. La vicenda Garlasco ha in sé qualcosa di urticante, quello che incontra lo travolge. Si dice che la Procura affidata a lui fosse un colabrodo, adesso si diffondano interrogatori e immagini video di un indagato di un assassinio, le immagini quando ancora le indagini non sono chiuse. Questo non è un colabrodo? Non si è mai vista una cosa del genere, nemmeno che partecipi all’incidente probatorio una parte che non ha titolo di esserci, la difesa Stasi".
Si torna all’indagine dell’epoca, Venditti aveva risentito il genetista De Stefano, che aveva confermato quanto aveva scritto dopo il delitto sul DNA. Oggi la Procura la pensa diversamente, è interessante sapere se oggi la sua idea sia cambiata: "Una cosa sono le consulenze di parte, una le perizie disposte dal giudice. Non voglio dire che i consulenti di parte siano mercenari e dicano quello che vuoi sentirti dire, ci sono professionalità e competenza. Io e la collega sappiamo che quelle trovano il tempo che trovano, hanno valore solo in dibattimento. De Stefano era il perito della Corte d’Assise d’Appello di Milano, non solo aveva depositato la sua relazione, era stato oggetto anche di un esame incrociato nel dibattimento. Io e la collega Pezzino avevamo acquisito la sua relazione, i verbali dell’udienza dove aveva risposto, per me quello era esauriente".
Carmelo Abbate interviene, ricorda che è stata proprio la Pezzino a rivelare che la scelta di risentire De Stefano sia arrivata su suggerimento di Tizzoni, avvocato di parte civile, con cui venivano condivisi tutti i passi, mossa anomala. "Il professor De Stefano era quanto di meglio ci fosse in Italia, era il presidente della Società Nazionale dei Genetisti, era l’ordinario di Medicina Legale di Genova, non c’era nessun altro al di sopra di lui. Con tutto il rispetto per il dottor Linarello, lui non è nessuno rispetto a un luminare del professor De Stefano. Le contestazioni che gli vengono mosse sono di parte, vedremo se sono fondate durante il dibattimento".
Nuzzi chiude chiedendo a Venditti cosa direbbe a Napoleone in un eventuale incontro in un bar: "Gli offrirei il caffé. Se l’avesse già pagato? Rimane un discorso di cortesia, anche se la mia posizione nei confronti dell’indagine di Pavia è molto critica".
