Garlasco, cambio di rotta per Sempio su Stasi: "Ora non esclude più questo". Ma è polemica: "Bossetti arrestato per meno"

A Quarto Grado il blocco sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco comincia con un'intervista esclusiva ad Andrea Sempio: cosa è successo da Nuzzi

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Nella nuova puntata di Quarto Grado, condotta da Gianluigi Nuzzi venerdì 21 novembre 2025, in prima serata su Rete 4, il blocco sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco comincia con un’intervista esclusiva ad Andrea Sempio. L’indagato risponde a tutte le domande poste dalla giornalista di Quarto Grado, Anna Boiardi, senza battere ciglio e con una certa sicurezza nell’esprimersi, ma ecco cosa è successo nella puntata del 21 novembre del programma di Nuzzi e le ultime novità su Garlasco.

Garlasco a Quarto Grado, puntata 21 novembre 2025: cosa è successo e l’intervista a Sempio

"Che cosa si aspetta da questo Dna, è il suo?" è la prima domanda che viene posta all’indagato. "Ma in realtà siamo lì, neanche l’accusa dice che è esattamente il mio Dna, cosa che probabilmente sarebbe se si fosse trattato di una traccia lasciata durante un’aggressione. Secondo me, non si arriverà a poter dire che è esattamente il mio e torneremo a una traccia flebile, indefinita. Boh, può essere un discorso di contaminazione. Alla fine io frequentavo la casa", risponde Sempio.

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Poi la giornalista ricorda che invece non hanno trovato nessuna traccia di Alberto Stasi, che riconoscono quale assassino di Chiara Poggi, e Sempio dichiara: "Dicono di aver trovato una traccia mista e per il momento non si sa chi sia quel ‘misto’. Chi lo dice che non sia di Stasi, di un familiare o di qualcun altro?"

"L’impronta 33 è la sua?", chiede la giornalista. Questa la risposta dell’indagato: "E’ un’impronta nata già classificata come non attribuibile a nessuno. Abbiamo fatto le nostre verifiche e parlato più volte di questa impronta. Dai risultati, io non credo sia attribuibile a me. Poi, se risulterà mia va bene, ma comunque i consulenti che hanno fatto perizie contro di me concordano col dire che non è un’impronta insanguinata. E’ un’impronta sul muro della scala. Io ho detto che frequentavo la casa e di essere sceso qualche volta in cantina. Nel punto in cui il muro fa la curva c’è un’impronta mia e di altre persone: era semplicemente un luogo di passaggio dove ci si appoggiava".

"C’è un appunto di suo padre: Venditti archivia", dice la giornalista. E Sempio chiarisce: "Quello che posso dire è che lì mio padre ha scritto ’20/30 euro’ e secondo me voleva dire proprio 20/30 euro, non è interpretabile in altro modo. Se voleva scrivere in migliaia, scriveva in migliaia. Secondo me, era realmente il costo per ritirare la copia cartacea dell’archiviazione ai tempi".

Parlando poi dello scontrino del parcheggio, l’inviata chiede a Sempio perché quella mattina andò in libreria e lui risponde: "Lo scopo era andare lì, io ho sempre letto molto. Quel giorno non c’era niente da fare, era agosto, gli amici erano in vacanza… tu sei da solo e allora vai anche a fare un giro. Quello scontrino è stato tenuto in relazione a quello che era successo, questo è ovvio. Se io quel giorno avessi fatto anche qualcos’altro, se fossi andato al cinema, probabilmente avrei tenuto anche quel biglietto".

E ancora: "C’era un passaggio a livello ed era passato di lì quel giorno?" Andrea Sempio dice: "Il passaggio a livello a Vigevano c’è. E’ vero che ci sono vie alternative per arrivare alla piazza dove ho parcheggiato, ma io credo di aver fatto la strada classica che passa dal passaggio a livello. So che hanno fatto delle verifiche per cercare di buttare un po’ d’ombra, ma è semplicemente cambiata la viabilità negli anni".

"Questa vicenda quanto ha cambiato la sua vita e che cosa le ha tolto?", chiede l’inviata di Quarto Grado. "Mi ha cambiato totalmente la vita. In realtà, essendo questa la seconda volta, in realtà ci ricadiamo dentro. Quando è successo ho detto ai miei genitori: ‘Ci siamo dentro di nuovo’. Ormai è un calvario che si ripresenta ogni tot anni, puoi solo aspettare e sperare che si risolva in fretta, però…", risponde Sempio

"Lei pensa che si risolverà? O, meglio, ha paura di essere arrestato?", domanda ancora la giornalista: "Non so quali siano gli estremi, a livello procedurale, per un arresto. Ma penso che si risolverà, anche se non velocemente. Secondo me, prima di metà del prossimo anno siamo ancora qua!", risponde Sempio. "Lei ha ucciso Chiara Poggi?", chiede infine l’inviata. "No", dice Andre Sempio con un tono sicuro e pacato.

Una volta tornata la linea in studio, Gianluigi Nuzzi dice che Sempio sta cambiando strategia perché "adesso non esclude che l’assassino possa essere Stasi". Il giornalista Carmelo Abbate commenta: "Io lo vedo in un momento di estrema forza, è molto sicuro di sé, pensa di dominare la scena. Probabilmente è un sentimento che arriva dal nuovo avvocato, che evidentemente gli ha dato certezze, e lui sente di avere le carte per giocarsele. Io ritengo che la posizione di Sempio è compromessa: io penso che, quando si va a vedere come giustificare un potenziale Dna, ci sia estrema paura e possibilità che venga fuori che questo Dna sulle unghie di Chiara sia di Sempio. Se dall’incidente probatorio dovesse venire fuori ciò… ricordo che Massimo Bossetti è stato arrestato per molto meno".

L’avvocato Liborio Cataliotti, nuovo difensore di Andrea Sempio, risponde così alle parole di Abbate: "Dire che non condivido una parola che sia una sarebbe dire poco. Va spiegato che il Dna non è subungueale o quantomeno non può dirsi che lo sia e, dunque, può essere sulla punta delle unghie di questa ragazza. Poi la dottoressa Albiani, il perito del Gip del tribunale di Pavia, in via ufficiale in udienza ci ha detto: ‘Ci troviamo di fronte a un reperto di minima entità e misto, il che significa che quand’anche fosse di un soggetto, se rimanessero ignoti gli altri ma la Bpa confermasse che l’autore del reato è uno, quel dato perderebbe totalmente la propria valenza probatoria. E il dottor De Stefano nel 2017 precisò davanti all’ex Procuratore aggiunto Venditti: ‘Attenzione: io non ho dato rilievo alla comparabilità di quel reperto perché ritengo che non possa essere, proprio per la sua entità, frutto di un contatto fra due corpi".

Un’ultima ora che riguarda Giuseppe Sempio e l’avvocato Tizzoni

Poi ascoltiamo un'"ultima ora" da Martina Maltagliati, che sul biglietto trovato in casa di Giuseppe Sempio, quello dove l’indagato per corruzione aveva segnato tutte le spese in migliaia, dice: "E’ stato trovato tra pagina 46 e 47 del libro di Gianluigi Tizzoni, che è l’avvocato della famiglia Poggi e non c’entra nulla con la casualità che il biglietto fosse lì. Sono moltissime le cifre scritte a mano a penna da Giuseppe Sempio: dai 2mila euro (primo prelievo in contanti, ndr) ai 1000 euro per Lovati e fino ai soldi per il Generale Garofano, per un totale di 56mila euro. Le pagine sono del libro Delitto Garlasco: processo alla verità e il foglietto è stato trovato sul capitolo L’evitamento inconsapevole della verità".

Garlasco, le chiamate di Andrea Sempio a casa Poggi a Quarto Grado

Subito dopo si torna sulle chiamate effettuate da Andrea Sempio a casa Poggi mentre Marco, fratello della vittima, era in montagna con i genitori e l’amico Alessandro Biasibetti. L’indagato aveva dichiarato di aver chiamato nei giorni precedenti all’omicidio sulla linea domestica di Chiara perché non era riuscito a contattare Marco Poggi via cellulare in quanto in montagna prendeva poco il suo telefono. Eppure sul dispositivo di quest’ultimo era attivo il servizio di Tim che avvisava delle chiamate perse, ma oggi Paolo Reale, cugino di Chiara Poggi, ricorda: "Il servizio è pensato per dare questo avviso sia quando il telefono è occupato sia quando è irraggiungibile o spento. Quello che però non sappiamo con certezza è se effettivamente è pervenuto questo messaggio, non abbiamo un tabulato che possa confermarlo. Ma soprattutto ci siamo dimenticati che nel 2007 i cellulari avevano un numero limitato di locazione di memoria per ricevere messaggi, tant’è che il sistema tipicamente faceva 3 tentativi di invio laddove trovava il telefono con la memoria piena. E’ un’ipotesi, noi potremmo averne la certezza solo dal tabulato, che non abbiamo, oppure dall’analisi del telefono, che al tempo non fu fatta e che rappresenta l’unico tentativo che potrebbe essere fatto per capire la dinamica di queste chiamate tra Sempio e Marco. E’ anche vero però che quelli sono i tipici messaggi che quando uno li vede poi li cancella, è quasi automatico, perché non hanno importanza".

Quando Gianluigi Nuzzi chiede a Umberto Brindani, direttore di Gente, quale potesse essere il motivo per cui Marco Poggi non aveva avvisato Andrea Sempio della data della partenza, nonostante la sera prima si fossero visti, il giornalista risponde: "L’ipotesi che non piacerà all’avvocato Cataliotti è che in realtà lo abbia avvisato, che Sempio sapesse benissimo che Marco era in montagna e che non abbia mai provato a chiamare Marco. Ricordiamoci che quelle tre telefonate sono il primo segnale che ha posto l’attenzione degli inquirenti dell’epoca su Andrea Sempio". L’avvocato Cataliotti ricorda: "Andrea sapeva che sarebbe partito, ma non precisamente quando. Nessuno dei suoi amici ha detto nei verbali di sapere il giorno in cui sarebbe partito Marco Poggi".

Durante un’intervista rilasciata a Quarto Grado, Andrea Sempio spiega: "Io sapevo che doveva partire, ma non sapevo precisamente la data", e poi ricorda la dinamica delle chiamate: la prima volta sbaglia numero, la seconda, non riuscendo a contattare Marco, prova a chiamare a casa sua, e la terza richiama sulla linea fissa, questa volta "consapevolmente", per chiedere a Chiara quando sarebbe tornato il suo amico dalla vacanza. Ma il giornalista Carmelo Abbate ricorda che Alessandro Biasibetti aveva detto a verbale di aver informato tutti gli amici del gruppo sulla partenza fissata con Marco Poggi per il 4 agosto 2007. L’avvocato Cataliotti però precisa: "Ha usato la parola ‘credo’, se vuole tiriamo fuori il verbale!".

La puntata di Quarto Grado si chiude con una notizia dell’ultima ora: ieri pomeriggio sono stati restituiti i dispositivi telefonici all’ex Procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti.


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