Garlasco in Tv, Porro mostra l'interrogatorio di Stasi: "Avessimo avuto questo dato nel 2007". Dal muretto alla cenere, i dubbi non chiariti

Lungo approfondimento dedicato al caso Garlasco nella puntata di lunedì 8 giugno 2026 di Quarta Repubblica in esclusiva le immagini dell'ultimo interrogatorio di Alberto Stasi

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

"Quarta Repubblica", in onda lunedì 8 giugno 2026, ha voluto dedicare uno spazio al caso Garlasco, ormai sempre più al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, non solo della Procura di Pavia, che sta indagando da più di un anno. La puntata si preannuncia interessante anche per un’esclusiva annunciata da Rita Cavallaro poco prima della messa in onda.

Garlasco, Quarta Repubblica puntata 8 giugno 2026: l’interrogatorio sull’impronta 33

Si parte con immagini esclusive, che finora non erano mai state mostrate in Tv, relative all‘interrogatorio a cui era stato sottoposto Alberto Stasi il 20 maggio 2025, fatto dal pm Napoleone. Lui si mostra subito tranquillo, dicendo "Qualunque domanda mi vuole fare non c’è nessun problema".

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A questo si aggiunge l’interrogatorio di un Carabiniere, , risalente al 12 giugno 2025, che si era trovato pochi giorni dopo sul luogo del delitto di Garlasco, arrivando a dire cose fondamentali su quella che è stata ribattezzata come impronta 33, ritenuta determinante per l’impianto accusatorio ai danni di Andrea Sempio. "Sull’impronta 33 è stato effettuato il grattato perché, a differenza delle altre ora c’è una serie di impronte che avevano un disegno papillare ed erano…impronte. C’erano alcune tracce che avevano reagito, che non avevano dettagli papillari, questa impronta il 27 non l’abbiamo, non era così visibile, il 29 era visibile. Era particolarmente estesa, grande, se vedete le foto si vede. C’era anche una specie di macchia, addirittura, sembra una goccia, con degli schizzi, in prossimità del, di una delle dita, si vedeva che era una mano destra, a parte che faceva senso una mano destra scendendo dalle scale perché era nella parete di destra. Faceva senso perché io quando scendo le scale a destra appoggio la mano destra in maniera naturale, se mi voglio appoggiare mi appoggio a destra, nulla mi toglie di appoggiarmi a sinistra, però, diciamo, andandoci a.. senso noi andiamo a ricercare quelli che sono i contatti prodotti da azioni naturali, quindi se io scendo da una scala e c’è anche la curva mi appoggio. Si vedevano due o tre dita della mano perché se uno la vede di taglio è come se fosse l’impronta dello scrittore. Era evidente che il deposito amminoacidico fosse consistente, visto che abbiamo visto questa traccia così estesa con una così buona reazione, visto che anche il sangue reagisce anche gli amminoacidi presenti nel sangue reagiscono con l’impronta, fu fatto un test con la ninidrina. Cioè, la ninidrina se io lascio un’impronta di sangue e la tratto con la ninidrina può avere una reazione. Anche se ho le mani sporche di albume d’uovo lascio un’impronta, la tratto con la ninidrina ho la stessa tipologia di reazione. Se vuole tradurre la mia frase ‘faceva senso’ la può tradurre con ‘era logico’, era logico supporre che fosse la mano di una persona che si appoggia, che scendeva le scale e fosse una mano destra".

La giornalista Lodovica Bulan fa una precisazione: "Noi giornalisti abbiamo interpretato il ‘faceva senso’ con ‘faceva impressione’ perché lo si usa nell’uso comune, invece qui viene chiarito il significato".

Nicola Porro invita poi Rita Cavallaro a chiarire perché la testimonianza del carabiniere sia così importante: "Dice quello che noi sappiamo dall’inizio, che loro su quell’impronta si sono concentrati in maniera assoluta, al punto tale che la stessa pm Muscio aveva chiesto nell’interrogatorio a Stasi se si fosse appoggiato al muro. Questo perché avevano visto che qualcuno scendendo si fosse appoggiato e che quel contatto fosse recente, tanto più che l’alonatura era visibile già prima del rilascio". Il conduttore la incalza, chiedendole che conseguenze possa avere per Sempio: "Se la 33 fosse sua, ed è in corrispondenza spazio-temporale con l’orma impressa nel sangue sul gradino zero, in aggiunta al DNA sulle unghie, piazza Sempio sulla scena del crimine".

A riguardo, dice la sua opinione anche il giornalista Stefano Zurlo: "All’epoca la 33 era stata esaminata, si era arrivati a due conclusioni. La prima, che non era identificabile con qualcuno, la seconda, che è la cosa più importante, che non aveva tracce di sangue. Oggi si tende a dire che sia di Sempio e che sia sporca, non di sangue, ma di qualcosa che può assomigliare al sangue mi sembrano delle grandi capriole fatte a distanza di 20 anni su un’impronta che c’era, era stata esaminata, ma con conclusioni diverse".

E nell’interrogatorio a Stasi di un anno fa era stato detto proprio dell’impronta, sottolineando che gli inquirenti la ritenessero di Sempio, lui non si era sottratto e aveva risposto: "E’ importante, certo. Avessimo avuto questo dato nel 2007. Vabbè, è una cosa personale".

Nicola Porro non riesce a trattenersi di fronte all’osservazione di Stasi nell’interrogatorio: "A me un po’ fa rabbrividire da uno che sta in carcere da dieci anni". Cavallaro concorda: "Si percepisce l’emozione del ragazzo, si è visto passare davanti tutti gli ultimi 18 anni, ma non perché gli veniva detto dal Procuratore che fosse l’impronta di Sempio. Lui dice: ‘Se noi l’avessimo avuta nel 2007 avremmo potuto escludere me’. Ed è comunque da vedere, nel 2007 delle minuzie c’erano, forse all’epoca poteva essere già escluso".

Alberto Stasi e le informazioni su Andrea Sempio

Si prosegue con l’interrogatorio di Stasi, il video consente di capire meglio le sfumature delle sue parole: "Prima di questa conoscenza mai avuto sospetto su Sempio. Io, come forse ben, o forse non a lei, però come ho detto già più volte, prima di leggere le SIT messa disposizione dalla Procura di Vigevano dalla dottoressa Muscio non sapevo che esistesse una persona che si chiamava Andrea Sempio. Le avevo lette, mi aveva personalmente incuriosito, insospettito la questione dello scontrino perché comunque le avevo lette tutte perché nell’ottica che la mia storia è importante oggi come lo era all’epoca, quindi avevo letto tutto quello che ci aveva messo a disposizione, quindi mi aveva lasciato un po’ sorpreso per quella che era la mia esperienza. Io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni, lo esibisco al bisogno, quindi eravamo rimasti così, ma prima di allora non sapevo neanche che esistesse il signor Andrea Sempio. Mai incontrato".

L’interrogatorio a Stasi aveva riguardato anche le telefonate di Sempio a casa Poggi e la sua presenza nell’abitazione. Il pm vuole sapere se lui avesse saputo da Chiara di un eventuale tentativo di approccio da parte dell’indagato: "Non me lo ha riferito, non lo avrebbe fatto, quindi chiedersi se lo avrebbe fatto fa perdere significato alla domanda. Ragionando in termini più astratti e generici forse dipende dalla circostanza, cioè se in quel momento l’avesse reputato importante magari me lo avrebbe detto, oppure se non era distratta da altre cose, da fattori che forse oggi è difficile mettere in campo. Credo che sia un po’ come oggi nella vita quotidiana, non so come dire.. magari vado a casa, c’è anche una cosa importante, magari mia madre non me la dice semplicemente perché in quel momento ha il pensiero di altre cose. Non saprei dare un motivo del perché non me lo abbia detto, ma sicuramente non me lo ha detto. Sì, mi aveva eventualmente parlato di approcci sul luogo di lavoro, dette non con malizia. Cioè mi ricordo di un collega del suo ultimo posto di lavoro che era carino con lei offrendole il caffè, cose simili, lei diceva: ‘Secondo me ci prova con me’, cose di questo tipo, che si dicono così, non veri tentativi di approccio, non erano esposti in questo modo, erano esposti con leggerezza. Magari anche solo galanteria, fa il piacione, il senso era quello. Delle telefonate di Andrea Sempio no, né mi ha mai parlato di lui".

A commentare è anche Armando Palmegiani, consulente di Sempio: "Lui all’inizio è stato interrogato tantissime volte, molte domande su eventuali altri rapporti di Chiara, è stato sentito per ore. Ora dopo tanto tempo se avesse parlato di un contatto con un amico avrebbe dovuto spiegare come mai non lo avesse detto negli altri interrogatori, dove rischiava in prima persona, come è successo. Spieghiamo le tre telefonate, la prima di due secondi, chiama cellulare con il cellulare, la seconda di otto secondi chiama con il fisso di casa Sempio, chiede: ‘C’è Marco?’ e gli dicono di no. La terza, del giorno dopo, la fa perché si chiede quando Marco Poggi sarebbe tornato, lei gli dice la data. Queste telefonate possono sembrare strane, ma noi dobbiamo cambiare la visione, una persona che ossessiona una ragazza con questo modo ci vuole un po’ di…".

Rita Cavallaro precisa: "Per gli inquirenti quello che ha detto nella telefonata di 21 secondi è quello che lui ha raccontato nel soliloquio, dove ha ricordato quelle chiamate nella sua mente. Non solo, per gli inquirenti non regge che lui abba sbagliato numero quando torna a casa e chiama il fisso, quindi dovendo comporre il numero di casa Poggi". Palmegiani: "Sulla seconda è vera la visione degli inquirenti, ma se noi vogliamo vedere questo come il preludio di un’ossessione visto che non ci sono altre chiamate e contatti come la costruiamo? ".

I video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi

L’interrogatorio di Stasi è servito però anche a chiarire il suo punto di vista sull’ormai nota questione dei video intimi, uno di quali potrebbe essere stato visto da Sempio. "Che io sappia non sono circolati, cioè a distanza di tanto tempo direi di no. Nessuno mi ha mai detto niente. Il fratello di Chiara mi aveva fatto una domanda, pochi giorni dopo la famiglia era venuta a casa mia, tutti e tre perché andavamo spesso al cimitero insieme, entrando suo fratello si attardò rispetto ai suoi genitori che stavano parlando con i miei, prendendomi quasi da parte mi ha chiesto se fosse vero dell’esistenza dei video sessuali tra me e Chiara. Credo perché in quei giorni erano uscite notizie su quello, non mi disse che era quello il motivo, mi fece solo la domanda, è una deduzione mia che fosse quello il motivo. Questo episodio è avvenuto prima del mio fermo per indiziato del delitto, dopo i rapporti si sono interrotti. Quei video li avevo fatti con la mia fotocamera, in quell’occasione li stavo inviando a lei, la connessione dell’epoca era lenta, probabilmente lui ha visto quando era in fase di trasmissione da me a lei. Marco però non mi ha detto che fosse quello il motivo, mi ha chiesto solo se fosse vero, come se volesse una mia conferma. Non mi ricordo, ma tendo a escludere che Chiara mi avesse detto che il fratello aveva notato qualcosa. Chiara li aveva nel computer, che era nella sua camera, il fratello doveva andare nella sua camera per usarlo, non so che uso ne facessero, non ho questi dettagli"

Cavallaro commenta: "Il dato interessante per capire il tipo di rapporto che Chiara aveva con Alberto è che lei non ha detto niente sull’idea che il fratello potesse avere visto o intuito dei video. Eppure noi sappiamo che lei si era lamentata con la mamma perché il fratello con gli amici smanettavano sul computer, andavano su alcuni siti, aveva visto cose che non andavano, al punto tale da decidere di proteggere i suoi video con una password. Lui non sapeva niente del fastidio di Chiara sui video, ma la mamma sì. Dal PC sparisce il video ‘Parte Seconda’, non è stato trovato, e sulla pennetta resta per un mese, poi Stasi lo mette sulla pennetta perché non riesce a scaricarlo. Oggi gli inquirenti dicono: ‘Dalle chat MSN di quel giorno in cui Stasi li mandava a Chiara, emerge che lei si fosse allontanata spesso dal PC durante lo scaricamento. Ci ha messo diverse ore, il fratello potrebbe essere andato lì e avere visto".

Palmegiani sottolinea: "La parte seconda non è mai arrivata, pesava troppo. Lui dice: ‘Te lo metterò sul dischetto’, ma non si sa se sia mai stato fatto". Cavallaro incalza: "L’unico video che manca è ‘Parte Seconda’, l’ipotesi accusatoria è che Sempio abbia rubato un video".

La ricostruzione del delitto e il racconto della sera precedente

Stasi ha però manifestato alcuni dubbi su alcuni aspetti non considerati: "Non mi sono mai spiegato il pezzetto del muretto di cinta rotto, praticamente è nel punto in cui io ho scavalcato, ma non l’ho rotto io, credo che i Carabinieri abbiano detto di non averlo rotto. E’ stato rinvenuto all’interno del giardino, se non sbaglio anche i genitori avevano detto che alla loro partenza fosse intatto. Quella è una cosa che io non mi sono mai spiegato e che nessuno ha mai approfondito in realtà, secondo me lì qualcuno può avere anche scavalcato. Poi magari il carabiniere si è dimenticato che con il suo peso l’ha rotto, non lo so, però è una cosa che mi ha sempre lasciato una domanda, un’anomalia. Come ad esempio, Chiara non fumava, io non fumo, mai fumato in vita mia, nemmeno lei, e mi pare che nel posacenere ci fosse della cenere. Ora, con i genitori che erano partiti da una settimana circa, dico, c’è qualcosa che non mi torna se c’è la cenere di uno dentro il posacenere, se chi vive in quella casa non fuma, o meglio chi fuma non è in casa perché è via.. Ecco, cose di questo tipo ogni tanto mi sono tornate alla mente, però non ho idea, né la capacità di darvi una risposta".

Cavallaro commenta ancora: "Non sappiamo se l’assassino abbia fumato in casa. Dagli scritti di Sempio nel Forum Seduttori ce n’è uno dove dice che anni prima lui fumava".

Anche Porro osserva: "Sulla vecchia dinamica ci sono tanti dubbi sulla colpevolezza di Stasi, tant’è che vogliono la revisione del processo. Vedi uno condannato ingiustamente secondo lui, a cui dai una palla, gli chiedi se conoscesse Sempio e dice no. Non ne schiaccia una".

Stasi ha parlato al pm anche di quanto successo il giorno prima del delitto: "Dopo la pizza io ho continuato a lavorare al computer, lei guardava un po’ il giornale e un po’ la Tv. Io ho bevuto un po’ di birra con la pizza, non l’avevo finita, era ancora in frigorifero avanzata, lei una bibita o credo acqua gassata, non ricordo. Sì, sono andato nel bagno sotto, anche per lavarmi le mani certo. Non mi ricordo di avere visto Chiara andare in bagno, ma presumo di sì, non ho un ricordo netto di lei che entra in bagno, ma mi sembra una cosa naturale, ti lavi le mani prima di mangiare la pizza sia dopo, comunque ti ungi le mani".

Cavallaro spiega perché tutto questo sia importante: "Nella nuova inchiesta è cruciale, tutto nasce da un DNA sulle unghie di Chiara che oggi sappiamo essere il cromosoma Y di Sempio. Già nel 2016 si è posta la base su dichiarazioni non corrispondenti al vero dell’allora perito De Stefano, che aveva detto che il DNA non era più da contatto diretto da mediato con oggetti, allora Chiara si è lavata le mani? Sì, e allora perchè non c’è il DNA del fidanzato, che è l’ultima persona con cui è stata ma quello di Sempio, che non entrava in quella casa da giorni? Se lei si è lavata le mani quel DNA di Sempio deve avere una spiegazione differente, non può essere che lei ha toccato delle cose ed è rimasto attaccato".


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