Garlasco in Tv, Palmegiani smonta l'errore sul pigiama di Chiara Poggi. Il possibile destino di Sempio

Quarta Repubblica è tornata in onda lunedì 5 gennaio 2026 dedicando uno spazio alle indagini per il delitto di Garlasco e alla posizione dell'indagato Andrea Sempio

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Redazione

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"Quarta Repubblica" è tornata in onda dopo la breve pausa per le festività lunedì 5 gennaio 2026 con un’attenzione particolare ai fatti di cronaca più importanti, per questo non poteva mancare uno spazio dedicato alle nuove indagini per il delitto di Garlasco, in cui era rimasta uccisa Chiara Poggi il 13 agosto 2007 a soli 26 anni.

Nicola Porro sottolinea subito come uno dei mesi chiave potrà essere marzo, visto che sarà in quel momento in cui si deciderà se rinviare o meno a giudizio Andrea Sempio, amico del fratello della vittima e attualmente indagato per concorso in omicidio.

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Garlasco, Quarta Repubblica, puntata 5 gennaio 2026: cosa è successo

Il conduttore mette in evidenza come questo caso di cronaca nasconda degli orrori, sia in riferimento a Sempio, indagato per la terza volta dopo le due precedenti archiviazioni, sia per la posizione di Alberto Stasi, che potrebbe essere in carcere da dieci anni pur essendo innocente (assolto nei primi due gradi di giudizio nel 2009 e 2011).

A rendere ancora più intricata la situazione sono certamente i numerosi errori commessi all’epoca dagli inquirenti, a partire dalle impronte dei polpastrelli, con ogni probabilità dell’assassino, che erano presenti sul pigiama di Chiara ma che sono state cancellate. Non si può dimenticare inoltre come l’attuale condannato sia arrivato al primo processo senza alibi, ma solo perché carabinieri avevano manomesso il suo PC. Queste sono però solo alcune delle scorrettezze fatte, ma che hanno certamente minato la certezza di essere arrivati a una condanna senza ogni ragionevole dubbio.

Stefano Zurlo, giornalista de ‘Il Giornale’, minimizza però il quadro come ha fatto altre volte: "Alcuni errori li abbiamo visti anche in altri casi, ma dipende dal tipo di errore. L’impronta sul pigiama eliminata è certamente clamorosa, ma per me, che mi ero convinto della colpevolezza di Stasi, vale anche avere preso la bicicletta giusta solo dopo sette anni".

Non può che essere rilevante l’opinione di Armando Palmegiani, attuale consulente di Sempio, che vanta anche una lunga esperienza in polizia: "Le quattro ditate sulla maglia rappresentano un errore clamoroso, ma soprattutto come concetto, nessuno da lì poteva tirare fuori un’impronta digitale. Ci poteva essere una possibilità remota, ma che andava percorsa, di fare una campionatura di DNA. Prendere il colpo e girarlo è stato grave".

Palmegiani ritiene ovviamente difficile che per il suo assistito non possa esserci il rinvio a giudizio: "A questo punto difficile ipotizzarla diversamente". A complicare la sua posizione è anche l’ormai noto scontrino che lui aveva consegnato anni fa quando era stato interrogato, puntando a dimostrare di essere stato a Vigevano la mattina del delitto, ma sembra ora che non fosse suo, come riferito da un testimone già a ottobre. "Se lo scontrino fosse un elemento importante per la Procura lo avrebbe sequestrato, invece è ancora nelle mani di Sempio" – sottolinea il consulente. La giornalista de "Il Tempo" Rita Cavallaro, che segue da tempo il caso di Garlasco, smonta per questa teoria: "Alla Procura non serve il reperto, ma la testimonianza. Questa persona che smentisce che lo scontrino sia di Sempio non si è presentata in autonomia, ma viene chiamata".


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