Garlasco in Tv, Milo Infante attacca: "Il DNA sui pedali era una bufala clamorosa". Il ruolo del dato nell'arresto di Stasi

Dura presa di posizione di Milo Infante a Quarta Repubblica lunedì 28 settembre 2026, in seguito a quanto scoperto dalla Procura sulle lacune sulle analisi scientifiche

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Le indagini della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco si sono ufficialmente chiuse, come da programma, il 28 settembre 2026, confermando l’accusa nei confronti di Andrea Sempio, ritenuto l’assassino di Chiara Poggi. Di questo ha voluto parlare "Quarta Repubblica", mettendo in evidenza cosa questo possa significare.

Garlasco, Quarta Repubblica puntata 28 settembre 2026: cosa è successo

Nicola Porro parte mettendo in evidenza un interrogatorio che aveva colpito tutti all’epoca, quello che aveva subito Alberto Stasi dopo che la Procura aveva avuto delle rilevanze dai RIS sulla presenza di sangue di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta del ragazzo, che era il fidanzato della vittima. Questo elemento viene ritenuto un indizio molto importante a carico del giovane, che viene così arrestato nel settembre del 2007, a poco più di un mese dal delitto. L’allora 24enne resta però in carcere solo pochi giorni, per poi essere rilasciato dopo che i RIS ammettono di non essere certi che quel materiale fosse effettivamente sangue.

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Il quadro emerso è cambiato però quasi del tutto in occasione della chiusura delle indagini a carico di Andrea Sempio, la Procura riferisce che quel famoso DNA, prima ritenuto sangue al punto tale da portare Stasi in galera, non c’era. Anzi, i magistrati hanno evidenziato l’esistenza di due analisi che all’epoca erano state fatte dai RIS di Parma con esito negativo ma mai entrate nel processo, che ha poi portato alla sua condanna.

Durissima è la presa di posizione di Milo Infante, che da tempo si occupa del delitto di Garlasco, cercando anche di far venire alla luce errori e omissioni. Il giornalista ha un’idea ben precisa: "Non credo sia stata sciatteria, è stato un atto deliberato, che non proviene da una sola persona. Ma saranno le indagini a dimostrarlo. La vicenda parte il 19 settembre 2007, quando un ufficiale dei Carabinieri che non doveva intervenire sulle analisi scientifiche perché non delegato dalla Procura analizza questo campione, prelevato astrattamente dalla bicicletta di Alberto Stasi. Dico astrattamente perché si scoprirà a 24 ore di distanza, a opera di un altro ufficiale, il Capitano Marino, che era invece stato delegato dalla Procura di Vigevano, che quel materiale non contenesse il DNA di Chiara Poggi. In quel momento, secondo quanto riferito oggi dalla Procura di Pavia, si scopre che la presenza del DNA sui pedali di Alberto sia una clamorosa bufala. Ci saremmo aspettati che arrivasse alla dottoressa Muscio, allora pm nella Procura di Vigevano arrivasse una telefonata, magari dal Generale Garofano in cui si faceva riferimento al sangue sui pedali, per poi ammettere l’errore".

Il giornalista non ha timore di ammettere di essere rimasto del tutto sorpreso da questo aspetto: "Non sono prove testimoniali, sono documentali, quindi hanno un peso maggiore. Ho sempre pensato ad errori in buona fede, ma questo non può esserlo, qualcuno deve avere fatto un ragionamento: ‘Ormai abbiamo detto, invento, è una supposizione, alla dottoressa Muscio della presenza del sangue sui pedali, quindi non si può più tornare indietro. C’è un altro elemento che lo rende ancora più grave, il 19 e il 20 settembre (giorni in cui sono state fatte le analisi, ndr) Alberto Stasi non era ancora stato arrestato, sarà arrestato il 24, se questo fosse vero i RIS avrebbero avuto tutto il tempo per chiamare la dottoressa Muscio e dire: ‘Ci siamo sbagliati'".

Altrettanto precisa è la presa di posizione di Alessandro Sallusti, che evidenzia il ruolo particolare del generale Garofano nelle indagini per il delitto di Garlasco: "Il Generale che comandava i RIS di Parma poi è uscito di scena perché è andato in pensione/congedo ma continua da privato la sua attività, fa da consulente alla difesa di Sempio. Rimane quindi sulla scena, quasi a difendere la verità che lui aveva accertato. E’ una coincidenza, ma è abbastanza inquietante".

Nicola Porro ci tiene così a evidenziare come il Generale abbia sottolineato di non avere commesso alcuna scorrettezza nel suo lavoro, anzi ogni operazione sarebbe avvenuta nel contraddittorio, con la presenza quindi anche dei consulenti di Alberto Stasi. La realtà sarebbe però diversa, come ci tiene a sottolineare Infante: "E’ falso, è falso, questo è falso. Mi meraviglio che il Generale Garofano commetta un errore del genere, le analisi vengono fatte nei laboratori del RIS. Non c’è un pezzo di carta, non ci sono due righe scritte, non c’è un verbale, non c’è assolutamente niente, c’è solo un Capitano dei RIS che accerta che quanto trovato sui pedali non sia il DNA di Chiara, al contrario di quanto fatto da un suo collega il giorno prima".


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