Garlasco in Tv, De Rensis attacca: “Stasi in galera da 10 anni, ma dove ha preso l’arma?”. Poi i dubbi del giudice che lo assolse
Nella puntata dell'8 settembre di Quarta Repubblica le ultime novità sul delitto di Garlasco: dai tempi dell'omicidio di Chiara, fino al numero di persone coinvolte.

Nella nuova puntata di Quarta Repubblica, condotta da Nicola Porro su Rete 4 nella prima serata di lunedì 8 settembre 2025, si torna a parlare del delitto di Garlasco con il Magistrato Stefano Vitelli, presente tramite un collegamento video, l’avvocato di Alberto Stasi Antonio De Rensis, il giornalista Stefano Zurlo (Il Giornale) e Ludovica Bulian. Ecco cosa è successo durante la puntata di Quarta Repubblica.
Garlasco a Quarta Repubblica: cosa è successo nella puntata dell’8 settembre 2025
In collegamento video a Quarta Repubblica c’è il Magistrato Stefano Vitelli, colui che ha assolto Stasi nel primo grado del processo, ed è proprio da quest’ultimo che comincia la discussione sul delitto di Garlasco. L’uomo ha spiegato cosa non lo aveva convinto al tempo, citando ben due indizi: "Il primo è l’alibi informatico, è stato accertato che Stasi nel cuore della mattinata ha lavorato alla tesi. Non solo non ha detto una bugia, ma nelle ore centrali della mattina era impegnato a casa sua in un lavoro intellettualmente significativo, e lo ha fatto con sostanziale continuità, mettendoci la mano e il cervello. Il secondo è che sicuramente l’assassino o uno degli assassini è entrato in bagno. Abbiamo l’impronta insanguinata sul tappetino davanti allo specchio. Abbiamo anche l’impronta di Stasi sul dispenser, ma mancava il suo sangue nel sifone e sul dispenser stesso. Ma quel lavandino era fisiologicamente sporco, addirittura vi erano dei capelli, quindi non era stato lavato molto bene. È ragionevole ipotizzare che l’assassino sia entrato in bagno, ma magari si sia solo specchiato e abbia preso i teli, e quindi non è irragionevole pensare che quell’impronta di Stasi possa essere stata lasciata la sera prima, quando ha mangiato la pizza con Chiara e prima di lavorare alla tesi si è lavato banalmente le mani. Il ragionevole dubbio non è un espediente grazie al quale l’imputato la fa franca nonostante sia colpevole, è una garanzia vera, nel caso di concreta incertezza multidirezionale non si deve correre il rischio di mettere in galera un innocente, meglio avere un colpevole fuori".
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Entra nel canale WhatsAppPoi si parla dei 23 minuti in cui Stasi avrebbe ucciso Chiara Poggi: "23 minuti sono di problematica compatibilità, non è matematicamente impossibile, ma in una dinamica omicidiaria che non si è concretizzata in un atto unico – non è stato un colpo di pistola – e in una dinamica omicidiaria che fra Alberto e Chiara si deve immaginare caratterizzata da un litigio particolarmente violento – quando c’è stato? La sera prima, la mattina dopo? Ci vuole tempo. E l’arma? Poi bisogna considerare anche il tempo per disfarsene e ripulirsi: 23 minuti sono davvero pochi", sostiene Vitelli, che poi sull’attuale indagine aggiunge: "Noi tutti stiamo guardando dal buco di una serratura che è rappresentato dall’incidente probatorio e da qualcos’altro che è emerso, come l’impronta in cantina, ma un’indagine seria è costituita da una serie di elementi su cui c’è il segreto istruttorio, quindi noi sappiamo veramente poco, bisogna aspettare che la porta si apra".
Antonio De Rensis commenta: "Vede come cambiano le prospettive? Alberto che era il fidanzato di Chiara e frequentava la casa aveva l’impronta sul dispenser, perché aveva mangiato la pizza e si era lavato le mani, ed è in galera. Invece oggi dicono che è normale che ci siano eventuali tracce di Sempio in quella casa. Dobbiamo comprendere e farci una ragione che sono talmente bravi e importanti coloro che stanno indagando che per forza dobbiamo dargli fiducia. L’indagine di Vigevano è stata una delle indagini peggiori da parte della Procura della storia giudiziaria italiana. Il giudice Vitelli ha svolto degli approfondimenti incredibili, i suoi consulenti hanno verificato quanto aveva lavorato Alberto i giorni prima del 13 agosto, quanti salvataggi faceva ogni ora, quanto duravano le telefonate con la mamma che era in vacanza… e hanno verificato che l’iter era sempre uguale".
L’impronta della mano (forse mai analizzata) nell’indagine sul delitto di Garlasco e più persone sulla scena del crimine
Mentre il giornalista Stefano Zurlo ricorda che poi sono emersi nuovi elementi che hanno portato alla condanna di Stasi e che per lui sono forti (De Rensis invece sostiene che sono "debolissimi"), Ludovica Bulian parla di "un’impronta che probabilmente non è mai stata analizzata, quella che ci sembra una mano. Forse rientrerà nell’esame della BPA. Siccome le mani di Chiara non sono state misurate, non sono state comparate con questa impronta, allora di chi è la mano? Possiamo escludere che sia di Chiara? Possiamo pensare che sia di qualcun altro? Questa impronta non è stata analizzata con degli scanner, a occhio non si vedono i contatti papillari. Il perito dell’epoca ipotizza che potrebbe essere stata coperta da qualche cosa, magari da un guanto. Queste sono domande a cui bisognava rispondere allora".
C’erano più persone sulla scena del crimine? A rispondere alla domanda di Nicola Porro è l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, che dichiara: "La dinamica, a mio modesto avviso, non è quella di una porta che si apre e di Chiara colpita dopo 3/4 secondi. Io credo che forse qualcuno sia andato per vedere se si poteva capire qualcosa, aggiungere un punto, e che poi tutto sia degenerato. Chiediamoci perché è entrata in campo la professoressa Cattaneo: forse la BPA e gli accertamenti della Cattaneo potrebbero convergere in una dinamica diversa. Noi per la giustizia italiana siamo i colpevoli. Alberto dorme in galera tutte le notti da 10 anni. Noi abbiamo una sentenza nella quale si dice che questo è un delitto di impeto: se non c’è la premeditazione, l’arma dove è stata presa? Vede quanti aspetti vanno ancora analizzati?".
Stefano Zurlo interviene, su richiesta del conduttore, ricordando che "La Procura è partita dall’elemento del Dna sulle unghie, molto controverso e discusso che però è stato preso sul serio. Qui la difesa di Stasi ha fatto un grande lavoro, ha convinto la Procura che ha combattuto una vera guerra col Gip perché non voleva riaprire il caso. E alla fine la Cassazione ha detto ‘rifare’. A questo punto è nato uno scenario completamente diverso, si ipotizza che gli assassini siano due o tre. Questo vuol dire che quelli che si sono occupati dell’inchiesta nel passato non hanno capito assolutamente nulla".
A questo punto De Rensis ‘ringrazia’ il giornalista "che con grande onestà intellettuale, a differenza di alcuni, ha ricordato che la Cassazione ha legittimato questa indagine. Quindi questa Procura aveva già da tempo le idee molto chiare. E ricordo che sono 4 i PM che stanno indagando: uno si può innamorare di un’idea, 4 è un po’ più difficile". "Quali sono i tempi?" chiede Nicola Porro a Ludovica Bulian, che risponde: "Entro ottobre si dovrebbe concludere l’Incidente probatorio", ma De Rensis dice: "Io credo che una proroga potrebbe esserci", e Zurlo ipotizza: "Andremo a dicembre qua". Poi il conduttore di Quarta Repubblica chiede alla Bulian se pensa che la procura abbia in mano qualcosa di cui ancora non siamo a conoscenza e lei risponde: "Non lo sappiamo, c’è il segreto istruttorio, però è chiaro che tutti lo pensano, forse lo sperano. Questi elementi si prestano a una battaglia feroce tra consulenti. Anche l’opinione pubblica si domanda se ci sarà davvero qualcosa di controvertibile contro questo nuovo indagato".
